Antonio De Lisa- La rivoluzione mariana. La figura della “Bella Signora” nell’opera degli ultimi tre pontefici prima di papa Francesco

 

madonna piazza san pietro

Antonio De Lisa- La rivoluzione mariana.

La figura della “Bella Signora” nell’opera degli ultimi tre pontefici prima di papa Francesco

Da osservatore laico ed esterno, ma interessato all’evoluzione religiosa, c’è una circostanza su cui vale la pena soffermarsi e che presumibilmente sarà ricca di conseguenze. La potremmo chiamare la “rivoluzione mariana”, ossia il grande recupero teologico della figura della Madre di Cristo operata dagli ultimi tre pontefici, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, prima di papa Francesco. A partire dalla presa di coscienza che Maria, con il suo “sì” all’Annunciazione, è al cuore dell’evento salvifico, i tre ultimi Papi, con accenti diversi, hanno voluto sottolineare il “sì al mistero” come figura centrale dell’umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni credente e in misura ancora maggiore la guida stessa dei credenti. La Chiesa dell’umiltà si caratterizza quindi come la chiesa della sofferenza, piuttosto che come Chiesa trionfante. Umiltà e sofferenza sono proprio i concetti espressi da Papa Ratzinger nel discorso della rinuncia al soglio pontificio. Il tema richiede un approfondimento molto dettagliato; quelli che seguono sono solo appunti, schizzi per un quadro che presenta sicuro interesse.

Papa Luciani. L’incontro con suor Lucia e il segreto di Fatima

“Radicale come i santi: ou todo ou nada: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio”

Uno degli episodi più importanti nella vita di Papa Luciani sembra essere stato l’incontro con Suor Lucia. Il 10 luglio 1977, l’allora cardinale Luciani, molto devoto alla Madonna di Fatima, accogliendo l’invito di Suor Lucia, vi si recò in pellegrinaggio (esattamente a Cova da Iria) incontrando al Carmelo di Coimbra la famosa mistica, con la quale si trattenne per due ore in conversazione. Suor Lucia gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima. Egli ne fu sensibilmente impressionato e, una volta rientrato in Italia, descrisse così quell’incontro: “La suora è piccolina, è vispa, e abbastanza chiacchierina… parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la Chiesa d’oggi con i suoi problemi acuti…; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio, senza riserve. Con tanta energia e convinzione m’ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. Radicale come i santi: ou todo ou nada: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio”.

Si dice anche che suor Lucia abbia predetto a Luciani la sua elezione e il breve pontificato, chiamandolo “Santo Padre” tuttavia nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia “tesi vecchia e priva di fondamento”. A tal proposito, si ricorda che il fratello Edoardo vide il cardinale Luciani tornare molto scosso dal viaggio a Fatima: era diventato silenzioso e spesso assorto nei pensieri e quando gli chiese cosa avesse, Albino rispose: “Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia”.

I dubbi di Papa Woytila e l’intervento mariano

Fin dalle origini della sua vocazione il Papa riconosce un intervento mariano: raccontando la sua esperienza di bambino e di studente nel libro “Dono e Mistero”, Giovanni Paolo II descrive la venerazione per la Madre di Gesù che fin da piccolo imparò nella famiglia e nella parrocchia a Wadowice. Ogni mattina, il giovane Karol, si recava in preghiera prima delle lezioni presso una cappella della parrocchia dedicata alla Madre del Perpetuo Soccorso. A circa dieci anni, continua a raccontare il Pontefice, ricevette lo scapolare della Madonna del Carmine presso un monastero carmelitano sulla collina presso la città natale. Dopo la maturità classica tuttavia, entrato in un gruppo chiamato “Rosario Vivo” nella parrocchia salesiana, sorse nel futuro Papa il dubbio che la sua devozione mariana incidesse negativamente sul culto dovuto a Cristo.

Scrive infatti: “Ero già convinto che Maria ci conduce a Cristo, ma in quel periodo cominciai a capire che anche Cristo ci conduce a sua Madre. Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo” (Dono e Mistero, p. 38).

La perplessità suscitata in Giovanni Paolo II da questo dubbio fu superata attraverso la lettura e la meditazione del “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” di san Luigi Maria Grignion de Montfort: “Sotto la guida sapiente di san Luigi Maria compresi che, se si vive il mistero di Maria in Cristo, tale rischio [di compromettere la supremazia di Cristo] non sussiste. Il pensiero mariologico del Santo, infatti, è radicato nel Mistero trinitario e nella verità dell’Incarnazione del Verbo di Dio. […] La dottrina di questo Santo ha esercitato un influsso profondo sulla devozione mariana di molti fedeli e sulla mia propria vita. Si tratta di una dottrina vissuta, di notevole profondità ascetica e mistica, espressa con uno stile vivo e ardente, che utilizza spesso immagini e simboli.” (Lettera ai religiosi e religiose delle Famiglie Monfortane dell’8 dicembre 2003, n. 1). (Agenzia Fides)

L’attentato nel giorno della ricorrenza della Madonna di Fatima

Il 13 maggio 1981, pochi minuti dopo essere entrato in piazza San Pietro per un’udienza generale, mentre si trovava a bordo della sua Papamobile scoperta, Karol Wojtyła fu ferito gravemente da due proiettili sparati da Ali Ağca. Soccorso immediatamente, fu sottoposto ad un intervento di 5 ore e 30 minutiriuscendo a sopravvivere. Dimesso dal Policlinico Gemelli il 3 giugno, viene di nuovo ricoverato il 20 dello stesso mese per una grave infezione. Il 5 agosto i medici del Gemelli lo operano ancora. Dal 14 agosto al 30 settembre il papa trascorre la convalescenza a Castel Gandolfo.

Due anni dopo, nel Natale del 1983, Giovanni Paolo II volle incontrare il suo attentatore in prigione e rivolgergli il suo perdono. I due parlarono da soli e gli argomenti della loro conversazione sono tuttora sconosciuti.

Il papa disse poi dell’incontro:

« Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui. »
(Papa Giovanni Paolo II)

Tuttavia, Indro Montanelli riportò in seguito alcune parole che Giovanni Paolo II, durante una cena privata del 1986, gli riferì sull’episodio:

« «Santo Padre», dissi, «lei andò a trovare in prigione il suo attentatore…». «Carità cristiana…». «Certo, carità cristiana. Ma che cosa riuscì a capire dei moventi e dei fini di quello sciagurato?». […] «Parlai con quell’uomo», disse, «dieci minuti, non di più: troppo poco per capire qualcosa di moventi e di fini che fanno certamente parte di un garbuglio… si dice così?… molto grosso. Ma di una cosa mi resi conto con chiarezza: che Alì Agcà era rimasto traumatizzato non dal fatto di avermi sparato, ma dal fatto di non essere riuscito, lui che come killer si considerava infallibile, a uccidermi. Era questo, mi creda, che lo sconvolgeva: il dover ammettere che c’era stato Qualcuno o Qualcosa che gli aveva mandato all’aria il colpo». Giovanni Paolo non fece mai, né nel rievocare quell’episodio né in tutto il resto della conversazione, il nome di Dio o della Provvidenza. Disse soltanto: «Qualcuno o Qualcosa». Ma si sentiva benissimo che in quel Qualcuno o Qualcosa nessuno ci crede quanto lui. E aggiunse anche, con un sorriso: «Per di più, essendo musulmano, ignorava che proprio quel giorno era la ricorrenza della Madonna di Fatima…» »
(Indro Montanelli)

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“La devozione a Maria è fonte di vita cristiana profonda, è fonte di impegno nei confronti di Dio e dei fratelli. Rimanete alla scuola di Maria, ascoltate la sua voce, seguite i suoi esempi.” (Omelia ad Aparecida (Brasile) del 4 luglio 1980, n. 9). In pellegrinaggio in Brasile il Papa, dopo due anni di pontificato, volle dare questa chiara indicazione pastorale: una vera vita cristiana attinge forza e sostegno dalla devozione a Maria. Pochi anni fa, ancora ripeteva che “contemplando la Vergine Maria, i fedeli scoprono le meraviglie che Dio ha fatto per la sua umile serva e vedono in Lei, Madre della Chiesa e Regina del Cielo, la prefigurazione di ciò che l’umanità è chiamata ad essere, mediante la grazia della salvezza che ci è stata offerta attraverso la morte e la resurrezione del Salvatore. I fedeli che seguono l’esempio di Maria intraprendono un cammino di preghiera e di vita cristiana sicuro; con Lei, scoprono la misericordia del Padre, che si preoccupa di tutti gli uomini, soprattutto dei poveri, dei piccoli e di quanti soffrono” (Lettera in occasione del 50° anniversario delle apparizioni di Banneux (Belgio) del 31 luglio 1999, n. 3). Maria è dunque esempio per ogni cristiano, modello da seguire nella sua pronta adesione alla volontà divina: essa è modello di fede in Dio e nelle sue promesse, è modello di carità e di umiltà; è esempio luminoso di speranza. La sua vita è esempio per tutti i cristiani, “affinché nei grandi avvenimenti, come nelle vicende ordinarie, ci affidiamo interamente al Signore. Con la testimonianza della sua vita, Maria ci incoraggia a credere nel compimento delle promesse divine. Ci richiama allo spirito di umiltà, giusto atteggiamento interiore della creatura verso il Creatore; ci esorta a riporre sicura speranza in Cristo, che realizza appieno il disegno salvifico, anche quando gli eventi appaiono oscuri e sono difficili da accettare. Quale Stella fulgente, Maria guida i nostri passi incontro al Signore che viene” (Angelus dell’8 dicembre 2000, n. 2). (Agenzia Fides)

I pellegrinaggi mariani

“Ogni pellegrinaggio è un tempo forte nella vita spirituale del cristiano, che scopre così la forza della preghiera, che unifica l’essere e che è la fonte della testimonianza che ognuno è chiamato a rendere e della sua missione. Insieme a Maria, diveniamo umili figli nelle mani del Signore, chiedendo perdono per le nostre colpe e ritrovando così la gioia dei figli di Dio, che sanno di essere infinitamente amati e che provano dunque un desiderio profondo di conversione” (Lettera in occasione del 50° anniversario delle apparizioni di Banneux (Belgio) del 31 luglio 1999, n. 4). Così il Papa scriveva nel 1999 indicando il tema del pellegrinaggio mariano come grande scuola di preghiera e conversione. Nella vita del Pontefice i pellegrinaggi mariani ebbero sempre un ruolo importantissimo: nel libro “Dono e Mistero” scrisse: “Venne delineandosi l’itinerario di preghiera e di contemplazione che avrebbe orientato i miei passi sulla strada verso il sacerdozio, e poi in tutte le vicende successive fino ad oggi. Questa strada, fin da bambino, e più ancora da sacerdote e da vescovo, mi conduceva non di rado sui sentieri mariani di Kalwaria Zebrzydowska. Kalwaria è il principale santuario mariano dell’Arcidiocesi di Cracovia. Mi recavo lì spesso e camminavo in solitudine per quei sentieri, presentando al Signore nella preghiera i diversi problemi della Chiesa, soprattutto nel difficile periodo in cui si era alle prese con il comunismo” (Dono e Mistero, p. 39). Per il Papa il pellegrinaggio è dunque un’esperienza fondamentale nella vita di ogni uomo, ed egli si è fatto pellegrino fin dall’inizio del suo pontificato: poco dopo l’elezione alla successione di Pietro, volle recarsi in Pellegrinaggio in Polonia, a visitare il santuario di Czestochowa, e da quel momento non smise mai di recarsi nei maggiori santuari mariani, in Italia, in Europa ed in tutto il mondo, come per riaffermare ogni volta la propria devozione ed il desiderio di affidarsi totalmente alla Vergine. (Agenzia Fides)

Il Papa durante il suo Pontificato non ha mai smesso di farsi pellegrino sulle strade di Maria: Loreto, Pompei, Fatima, Lourdes, Czestokowa, e poi ancora Guadalupe, e tutti i maggiori santuari nel mondo. Ogni volta Giovanni Paolo II si reca ad incontrare la Vergine Maria nei luoghi in cui è venerata, e ogni volta si affida a Lei. Nell’ultimo pellegrinaggio a Lourdes, nell’agosto 2004, pellegrino con i pellegrini, malato fra i malati, volle dire a tutti, ancora una volta, senza timore, il suo totale affidamento a Maria: “Sono con voi, cari fratelli e sorelle, come un pellegrino presso la Vergine; faccio mie le vostre preghiere e le vostre speranze; condivido con voi un tempo della vita segnato dalla sofferenza fisica, ma non per questo meno fecondo nel disegno mirabile di Dio. Insieme a voi prego per coloro che si sono affidati alla nostra preghiera” (Saluto agli ammalati del 14 agosto 2004). Durante i giorni del suo pellegrinaggio ebbe a dire, inginocchiato presso la Grotta delle Apparizioni, le intenzioni che ancora una volta affidava a Maria: “Inginocchiandomi qui, presso la grotta di Massabielle, sento con emozione di aver raggiunto la meta del mio pellegrinaggio. […] Vogliamo imparare dall’umile serva del Signore la disponibilità docile all’ascolto e l’impegno generoso nell’accogliere l’insegnamento di Cristo nella nostra vita. In particolare, meditando sulla partecipazione della Madre del Signore alla missione redentrice del Figlio, vi invito a pregare per le vocazioni al sacerdozio ed alla verginità per il Regno di Dio, affinché quanti sono chiamati sappiano rispondere con disponibilità e perseveranza.” (Parole introduttive alla recita del Santo Rosario del 14 agosto 2004). Maria è per il Papa anche il modello stesso del pellegrinaggio: il silenzio, la preghiera, l’affidamento totale a Dio: “Con le sue parole e col suo silenzio la Vergine Maria sta davanti a noi come modello per il nostro cammino. E’ un cammino non facile: per la colpa dei progenitori, l’umanità porta in sé la ferita del peccato, le cui conseguenze continuano a farsi sentire anche nei redenti. Ma il male e la morte non avranno l’ultima parola! Maria lo conferma con tutta la sua esistenza, quale vivente testimone della vittoria di Cristo, nostra Pasqua. I fedeli lo hanno capito. Per questo accorrono in folla presso questa grotta per ascoltare i moniti materni della Vergine” (Omelia del 15 agosto 2004).

Benedetto XVI e la Madonna di Lourdes

“Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio”

Il sorriso di Maria

Nel Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Francia in occasione del 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes
(12-15 settembre 2008) le prime parole sono state per il “sorriso di Maria”. Il “sorriso di Maria – – ha aggiunto il Papa – è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo””. Cercare il sorriso di Maria, dunque, “non è questione di sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazione viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre”. D’altra parte, “qui a Lourdes, nel corso dell’apparizione del 3 marzo 1858”, Maria fece conoscere a Bernadette “innanzitutto il suo sorriso, quasi fosse questa la porta d’accesso più appropriata alla rivelazione del suo mistero”. A Lourdes Benedetto XVI non poteva non parlare della sofferenza.
Per Benedetto XVI “la sofferenza prolungata rompe gli equilibri meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura disperare del senso e del valore della vita. Vi sono combattimenti che l’uomo non può sostenere da solo, senza l’aiuto della grazia divina”. Poi un suggerimento. “Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita” o “ugualmente la grazia di accettare senza paura né amarezza il congedo da questo mondo, nell’ora voluta da Dio”. “Cercare il sorriso della Vergine Maria non è un pio infantilismo”, è l’ispirazione di coloro che riconoscono “la loro debolezza e la loro povertà davanti a Dio. In quella manifestazione molto semplice di tenerezza che è il sorriso, percepiamo che la nostra unica ricchezza è l’amore che Dio ha per noi e che passa attraverso il cuore di colei che è diventata nostra Madre””.

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La sofferenza è sempre una straniera

Il sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva”, ha osservato il Papa, e “la sorgente indicata, qui a Lourdes, da Maria a Bernadette è l’umile segno di questa realtà spirituale”. Poi, ancora un richiamo alla sofferenza che per ciascuno “è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più difficile ancora, come hanno fatto certi grandi testimoni della santità di Cristo, accoglierla come parte integrante della propria vocazione, o accettare, secondo l’espressione di Bernadette, di ‘tutto soffrire in silenzio per piacere a Gesù’”, ma “per poter dire ciò è necessario aver già percorso un lungo cammino in unione con Gesù”. Un aiuto, però, c’è: “È possibile già subito rimettersi alla misericordia di Dio così come essa si manifesta mediante la grazia del Sacramento dei malati”.

L’umiltà della “Bella Signora”

Mell’Omelia nella messa della domenica 14 settembre 2008, solennità della Santa Croce, proclamata dalla prateria del Santuario di fronte alla Grotta Benedetto XVI ha avuto modo di sottolineare il suo pensiero mariano:

“Proseguendo nella sua catechesi la “bella Signora”rivela il suo nome a Bernardetta: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Maria le rivela così la grazia straordinaria che ha ricevuto da Dio, quella di essere stata concepita senza peccato, perché “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48).  Maria è questa donna della nostra terra che s’è rimessa interamente a Dio e ha ricevuto da Lui il privilegio di dare la vita umana al suo eterno Figlio. “Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Essa è la bellezza trasfigurata, l’immagine dell’umanità nuova. Presentandosi così in una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamento di piena libertà, fondata sul pieno riconoscimento della sua vera dignità. Questo privilegio riguarda anche noi, perché ci svela la nostra dignità di uomini e di donne, segnati certo dal peccato, ma salvati nella speranza, una speranza che ci consente di affrontare la nostra vita quotidiana. E’ la strada che Maria apre anche all’uomo. Rimettersi completamente a Dio è trovare il cammino della libertà vera. Perché volgendosi a Dio, l’uomo diventa se stesso. Ritrova la sua vocazione originaria di persona creata a sua immagine e somiglianza”.

Appendice

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées
Lourdes, lunedì 15 settembre
2008

Signor Primo Ministro,
cari Fratelli Cardinali e Vescovi,
Autorità civili e politiche presenti,
Signore, Signori
!

Nel momento di lasciare – non senza rincrescimento – il suolo di Francia, vi sono molto grato per essere venuti a salutarmi, offrendomi così l’occasione di esprimere ancora una volta quanto questo viaggio nel vostro Paese abbia rallegrato il mio cuore. Attraverso di Lei, Signor Primo Ministro, saluto il Signor Presidente della Repubblica e tutti i membri del Governo, così come le Autorità civili e militari, che non hanno risparmiato gli sforzi per contribuire al regolare svolgimento di queste giornate di grazia. Desidero esprimere la mia sincera gratitudine ai miei Fratelli nell’Episcopato, al Cardinal Vingt-Trois e a Mons. Perrier in particolare, così come a tutti i membri e al personale della Conferenza dei Vescovi di Francia. È cosa buona ritrovarsi tra fratelli. Ringrazio anche calorosamente i Signori Sindaci e i Consigli comunali di Parigi e di Lourdes. Non dimentico le Forze dell’Ordine e gli innumerevoli volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro competenza. Tutti hanno lavorato con dedizione e slancio per la buona riuscita dei miei quattro giorni nel vostro Paese. Grazie di cuore.

Il mio viaggio è stato come un dittico, il cui primo pannello è stata Parigi, città che io conosco abbastanza bene e luogo di molteplici incontri importanti. Ho avuto l’opportunità di celebrare l’Eucaristia nel contesto prestigioso della Spianata degli Invalidi. Vi ho incontrato un popolo vivo di fedeli, fieri e forti della loro fede, che sono venuto ad incoraggiare perché perseverino decisamente nel vivere gli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa. Ho potuto anche celebrare i Vespri con i sacerdoti, con i religiosi e le religiose e con i seminaristi. Ho voluto confermarli nella loro vocazione al servizio di Dio e del prossimo. Ho passato pure un momento, troppo breve ma veramente intenso, con i giovani sul sagrato di Notre-Dame. Il loro entusiasmo e il loro affetto mi sono di conforto. Come non ricordare anche il prestigioso incontro con il mondo della cultura presso l’Institut de France e i Bernardins? Come sapete, io ritengo che la cultura e i suoi interpreti siano un tramite privilegiato nel dialogo tra la fede e la ragione, tra Dio e l’uomo.

Il secondo pannello del dittico è stato un luogo emblematico, che attira ed affascina ogni credente: Lourdes è come una luce nell’oscurità del nostro brancolare verso Dio. Maria vi ha aperto una porta verso un al-di-là che ci interroga e ci seduce. Maria, porta caeli ! Mi sono messo alla sua scuola durante questi tre giorni. Il Papa aveva il dovere di venire a Lourdes per celebrarvi il 150° anniversario delle Apparizioni. Davanti alla Grotta di Massabielle ho pregato per tutti voi. Ho pregato per la Chiesa. Ho pregato per la Francia e per il mondo. Le due Eucaristie celebrate a Lourdes mi hanno permesso di unirmi ai fedeli pellegrini. Divenuto uno di loro, ho seguito l’insieme delle quattro tappe del cammino del Giubileo, visitando la chiesa parrocchiale, poi il cachot e la Grotta, e infine la cappella dell’Ospizio. Ho anche pregato con e per i malati che vengono a cercare sollievo fisico e speranza spirituale. Dio non li dimentica, e la Chiesa neppure. Come ogni fedele in pellegrinaggio, ho voluto partecipare alla processione “aux flambeaux” e alla processione eucaristica. Esse fanno salire verso Dio suppliche e lodi. Lourdes è anche il luogo in cui si incontrano regolarmente i Vescovi di Francia per pregare insieme e per celebrare l’Eucaristia, riflettere e scambiarsi idee sulla loro missione di pastori. Ho voluto condividere con loro la mia convinzione che i tempi siano favorevoli a un ritorno a Dio.

Signor Primo Ministro, Fratelli Vescovi e cari amici, che Dio benedica la Francia! Che sul suo suolo regni l’armonia e il progresso umano e che la Chiesa vi sia come lievito nella pasta per indicare con saggezza e senza timore, secondo il suo dovere, chi è Dio! È giunto il momento di lasciarvi. Potrò tornare ancora nel vostro bel Paese? Ne ho il desiderio, un desiderio tuttavia che affido a Dio. Da Roma vi resterò vicino e quando sosterò davanti alla riproduzione della Grotta di Lourdes, che da oltre un secolo si trova nei Giardini Vaticani,  penserò a voi.  Che Dio vi benedica!

Antonio De Lisa

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