Donne, canzoni e musica dell’antico Egitto

Suoni e musica che ci arrivano direttamente dall’antico Egitto. Sono quelli che animano le pagine del volume di Marilina Betrò, docente di Egittologia all’Università di Pisa, e di Valerio Simini, studioso livornese di egittologia, edito dalla ETS di Pisa. Il volume è nato come evoluzione e arricchimento della tesi di laurea di Valerio Simini, laureato in Egittologia all’ateneo pisano. Suo principale interesse di ricerca sono infatti la musica e i canti dell’antico Egitto: su questo tema ha scritto articoli, tenuto conferenze e presentato contributi a convegni internazionali.
Il libro esplora le modalità con cui, nella loro ansia di farsi eterni, gli antichi Egizi hanno trasmesso al futuro la memoria delle loro vite: immortalati sulle pareti dei monumenti funerari, i musicisti di feste passate ancora toccano i loro strumenti e al loro fianco le iscrizioni geroglifiche riportano i testi delle canzoni.
Il volume rappresenta dunque una sintesi documentata e puntuale della vita musicale nell’antico Egitto. In particolare, nella seconda parte, propone i testi delle canzoni più rappresentative che circolavano nell’antica Tebe più di tremila anni fa, veri e propri “gioielli” letterari dell’antica cultura egizia.

Sono venuta correndo a cercarti” nasce come evoluzione e arricchimento della mia tesi di laurea – spiega Valerio Simini – Gli antichi egiziani credevano che, dopo la morte, il corpo e tutte le parti che componevano l’individuo avessero una seconda vita. Secondo la religione, le iscrizioni e le raffigurazioni che costituivano la decorazione parietale delle tombe avevano il potere magico di divenire reali; il defunto, quindi, avrebbe vissuto eternamente assieme a esse. Tra i vari soggetti raffigurati nelle tombe troviamo numerose scene di musica, molte delle quali contengono anche l’iscrizione in geroglifico dei testi dei brani. In questo modo, i padroni delle tombe avrebbero potuto “ascoltare” sempre i loro canti preferiti, immortalati nel loro monumento funebre.
La quasi totalità dei testi dei canti deriva dalle necropoli dell’antica città di Tebe (l’odierna città di Luxor, ndr) e si data al periodo detto Nuovo Regno (1539-1075 a.C.). I testi delle canzoni sono state pubblicate, di volta in volta, dagli archeologi che scavavano le tombe in cui i brani sono stati iscritti”.

Questo perché non esisteva alcuna pubblicazione che raccogliesse i testi dei canti egizi noti e che li esaminasse confrontandoli l’uno con l’altro.
Ed è proprio per colmare questa lacuna che è nata la tesi di laurea di Simini: “Nella mia tesi – spiega infatti l’autore – ho raccolto queste canzoni, con lo scopo di dare loro una nuova traduzione, che può nascere soltanto da una visione d’insieme di tutti i brani conosciuti. A fianco di questa ricerca – prosegue il mio lavoro conteneva anche uno studio della musica praticata dagli Egizi nei secoli. Marilina Betrò, ha pensato quindi che la mia tesi potesse costituire la base per un libro, dato che non esisteva alcun volume in italiano relativo all’argomento. Insieme abbiamo deciso il taglio, dato che il volume si rivolge, in primo luogo, ad un ampio pubblico, abbiamo evitato l’utilizzo del linguaggio tecnico, molto spesso noioso e poco chiaro ai lettori. Gli studiosi possono trovare gli approfondimenti tecnici nelle note a fondo pagina e nel ricco apparato bibliografico”.

Non potendo a contenere tutti i testi delle canzoni, il libro propone una selezione dei più significativi. A suo completamento, Marilina Betrò aggiunge la traduzione delle canzoni d’amore iscritte in ieratico in un papiro, anch’esso proveniente da Tebe (il Papiro Harris 500).
La particolarità del volume è che riesce a fondere due aspetti  sino ad oggi trattati solo separatamente dagli studiosi di egittologia: i testi e le melodie musicali: “Gli Egittologi hanno sempre studiato i testi dei canti dal punto di vista linguistico e letterario, come se si trattasse di opere poetiche, e raramente si sono dedicati allo studio della musica – speiga Simini – La disciplina dell’archeologia musicale, del resto, si è occupata della musica antico-egizia, senza porre attenzione ai testi delle canzoni. Sono, questi, studi importantissimi e imprescindibili ma, presi ciascuno da solo, risultano decisamente incompleti. E’ come se tra 3000 anni trovassero un nostro cd: ascoltare solamente la musica, senza capirne la lingua, oppure leggere solamente il libretto contenente i testi dei brani, senza poter riprodurre i suoni, porterebbe a una conoscenza evidentemente limitata della nostra cultura”.

“Il mio lavoro – prosegue l’egittologo livornese – è stato quello di affiancare le conoscenze di due differenti discipline. Il risultato è stato molto interessante: ogni tipo di canto aveva un suo specifico accompagnamento musicale, un suo specifico messaggio, un suo specifico contesto in cui poteva essere eseguito, un suo specifico pubblico. Per esempio, durante i sontuosi banchetti dei nobili, si potevano ascoltare brani il cui messaggio doveva essere evidentemente poco impegnativo per l’ascoltatore. Queste canzoni dovevano essere udite da tutti, nonostante la confusione della festa, ed erano pertanto eseguite da orchestre a un volume sufficientemente alto. Di contro, i brani che contenevano messaggi più impegnativi, iscritti nelle tombe, sono stati quasi sempre associati a cantanti solisti che si accompagnano con uno strumento a corda (arpa o liuto). In queste scene il musicista si esibisce solamente per il proprietario della tomba”.
Il libro contiene anche gli apparati critici per ogni genere di canzone ma, naturalmente, può essere letto anche come un vero e proprio libro di poesie, scegliendo tra quelle che piacciono di più.

E le donne dell’antico Egitto?
“Molte parti del libro trattano il ruolo della donna nella vita musicale egizia – spiega ancora Simini – La figura femminile, infatti, ebbe un ruolo di prim’ordine nella musica, soprattutto nel periodo su cui si concentra il volume (la seconda metà del II millennio a.C.). Numerose suonatrici, cantanti e ballerine sono immortalate nelle pareti delle tombe, in tutta la loro bellezza. I possibili paragoni con l’epoca attuale sono naturalmente innumerevoli. La somiglianza che forse trovo più evidente tra le donne egizie e quelle attuali è riscontrabile osservando le fonti figurative. Le donne dovevano essere brave musiciste: molti banchetti erano ravvivati dalla musica e dalla danza di queste professioniste. Le ragazze avevano un duplice compito: da una parte intrattenere le orecchie degli ospiti, con la loro arte, d’altra parte sedurne gli occhi, con la loro bellezza”
Allora come oggi, evidentemente, viene da pensare, alle donne era richiesto un doppio impegno: essere altrettanto brave degli uomini e, al tempo stesso, apparire seducenti.

Fonte: http://www.comune.livorno.it/_cn_online/index.php?id=372&lang=it



Categorie:B04.03- Cultura dell'antico Egitto

1 reply

  1. Complimenti, un lavoro estremamente interessante.

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