Mario Pio Russo- Non immaginavo che un libro potesse scuotermi così nel profondo

La vicenda si sviluppa come conseguenza dell’assedio di Tebe, la città su cui aveva regnato Edipo.

Alla sua morte nacquero delle contese per la successione al trono tra Eteocle e Polinice figli del re.

Secondo diversi racconti, il trono spettava di diritto a Eteocle. Polinice non accettò questa decisione e così si rifugiò ad Argo, la città rivale di Tebe. Sposò la figlia del re e si fece promettere, come regalo di nozze, la riconquista della città. E’ l’alba del  giorno successivo alla disfatta dell’esercito guidato da Polinice contro Tebe. Eteocle e Polinice, figli di Edipo, sono morti combattendo per il trono.

Creonte è il nuovo re, sale al trono e proclama un editto; dalla pubblicazione di questo e dal rifiuto di Antigone, sorella di Eteocle e Polinice, di accettarlo, comincia la vicenda.

La tragedia inizia con un prologo (da prò e logos, discorso preliminare), che ha la funzione di introdurre il dramma; segue la parodo, che consiste nell’entrata in scena del coro, le parodoi; l’azione scenica vera e propria si dispiega attraverso cinque episodi, intervallati da altrettanti stasimi, alcuni intermezzi in cui il coro commenta, illustra o analizza la situazione che si sta sviluppando sulla scena; la tragedia si conclude con l’esodo (èxodos).

Prologo

Antigone incontra la sorella Ismene e le dice: “O volto di Ismene, Sorella sangue mio, sai se vi è un male tra quelli della stirpe di Edipo che Zeus debba ancora infliggerci in vita?”.

 “Io non so niente”: sono le parole di Ismene, non sa e non vuole sapere. Antigone la informa che cercherà di dare sepoltura a Polinice, andando conto gli ordini del sovrano e chiede alla sorella di aiutarla. Ismene, spaventata, si tira indietro. Antigone si mostra delusa dalla sorella, lei invece disposta a morire pur di dare degna sepoltura al fratello.

Parodo

Il primo coro è dedicato alle vicende di Polinice, in marcia contro Tebe e contro il fratello Eteocle. Annuncia inoltre l’imminente arrivo del nuovo re Creonte di Meneceo.

Primo episodio

Creonte, si proclama re di Tebe, emana un decreto nel quale si stabilisce che Etocle sia deposto nel sepolcro e celebrato con tutti i riti che spettano ai morti “eccellenti” mentre vieta la sepoltura di Polinice, considerato un nemico perché ha mosso guerra a Tebe. Il suo corpo deve rimanere insepolto sotto il sole come ”dolce banchetto agli uccelli e ai cani”, obbrobrio alla vista, e che chiunque si oppone a questa decisione deve essere punito con la morte.

Poco dopo una guardia scopre che qualcuno ha ricoperto di polvere il corpo di Polinice e gli ha reso il culto dovuto, condannato dal sorteggio con le altre guardie, si reca da Creonte per informarlo. Creonte è convinto che tale atto sia opera di cittadini contrari al suo governo e, furioso, congeda bruscamente la guardia con l’ordine di rintracciare i colpevoli.

Primo stasimo

Il coro esordisce con un’esaltazione dell’ingegno umano: molte potenze sono tremende al mondo ma nessuna è come l’uomo, che ha saputo sottomettere la terra e gli animali, ha organizzato la propria vita con le leggi e ha trovato la cura a molti inguaribili mali. Conosce, fabbrica, inventa, a volte, però, si macchia di azioni malvagie e di sfrontata audacia, e distrugge quelle cose che esso stesso ha costruito.

Secondo episodio

La guardia per scoprire il colpevole disseppellisce il corpo di Polinice e si nasconde per aspettare che qualcuno si faccia avanti a ricoprirlo, poco dopo vede Antigone, la nipote del sovrano, che con le mani ricopre il corpo per dargli sepoltura. Antigone viene arrestata e condotta da Creonte.

Davanti al re Antigone non nega di aver commesso il fatto, accusa lo zio di essersi posto con la sua decisione sopra gli dei, infatti, il rito funebre va concesso a tutti gli uomini per volere delle divinità, neppure un re può opporsi al suo svolgimento.

Lei non può, per volontà di nessun uomo, pagare la colpa della loro trasgressione. I Tebani temono Creonte e solo per questo motivo non osano ribellarsi alla sua legge, che ritengono ingiusta, e non mostrano di apprezzare il gesto di Antigone. Creonte la rimprovera di rendere a Eteocle e a Polinice gli stessi onori sebbene uno sia amico e l’altro nemico di Tebe. Antigone gli risponde: “Un fratello è caduto, le leggi di Ade sono uguali per entrambi” “Non per odiare sono nata, ma per amare”.

Appare Ismene, ora desiderosa di morire insieme alla sorella, ma Antigone rifiuta il suo appoggio e le dice: “non ti appropriare di ciò che non hai neppure sfiorato. La mia morte basterà”. E poco dopo aggiunge: “tu hai scelto di vivere, io di morire”. Le accuse di Antigone inaspriscono la reazione di Creonte, già furioso per l’affronto subito, che decide l’imprigionamento di Antigone e di Ismene, sua complice,  e decreta l’esecuzione d’entrambe.

Secondo stasimo

Il coro riflette su quanto inconsistente ed effimera sia la vita umana colpita da sventure continue e senza un disegno divino comprensibile che giustifichi la sofferenza. “Felice è chi vive senza sofferenze, se la sventura scuote la casa senza un comprensibile disegno”, conviene affidarsi alla speranza che per alcuni è aiuto e conforto, per altri è solo inganno. Saggio fu chi pronunciò questo detto: “ A volte un bene appare male a colui la cui mente un dio vuole portare a rovina. Breve è il tempo che passa senza sciagura”.

Terzo episodio

Emone, fidanzato di Antigone e figlio di Creonte, gli chiede udienza è preoccupato. All’inizio del dialogo Creonte è protettivo e amorevole, ed Emone concorda con il suo dire. Poi lo informa che la città sostiene Antigone e spera che sia salvata, la sua è stata un’azione degna di lode perché non ha lasciato insepolto il corpo del fratello. Il re gli dice di non gettare la sua intelligenza per una donna, di seguire il padre in tutto ciò che dice. Lei va considerata come nemica. Creonte ha emanato una sentenza e ora deve rispettarla, o perderà attendibilità tra la sua gente. Se non è in grado di mettere ordine tra i suoi consanguinei, sarà ancora più difficile con gli estranei. Non c’è male più grande dell’assenza di comando. Creonte è assolutamente irremovibile, ignora le suppliche di Emone e minaccia di far uccidere Antigone sotto i suoi occhi. Disperato e sdegnato, Emone corre via.

Creonte decide l’esecuzione di Antigone e riconosce l’innocenza di Ismene. La donna sarà condotta fuori le mura di Tebe  (per non contaminare la città) e seppellita viva in una caverna rocciosa fornendole il cibo giusto per non farla morire. Li invocando Ade forse otterrà di non morire o capirà che è vano venerare ciò che ad Ade appartiene.

Terzo stasimo

Il coro canta la potenza di  Eros che  rende folli tutti quelli che ne sono colpiti e si commuove vedendo Antigone andare verso la sua tomba, definita letto delle nozze di morte.

Quarto episodio

Antigone lamenta, insieme al coro propria sorte di ragazza: rimpiange la vita mancata è destinata a morire prima ancora di conoscere il matrimonio.

Sopraggiunge Creonte, il re le dice che per non contaminarsi di un crimine odioso agli dei non la farà uccidere, la farà condurre in  una grotta, perché lei lì muoia o viva lontana da tutti. Antigone non è certo risollevata, immaginandosi sola e disperata per il resto dei suoi giorni, mentre le guardie la portano via, s’immagina sola è disperata e per il resto dei suoi giorni.

Quarto stasimo

Il coro ricorda la sorte di alcuni personaggi mitologici: Danae, Driante che subirono un destino simile a quello di Antigone.

Quinto episodio

Appare Tiresia, indovino cieco che porta una profezia a Creonte. Egli sedeva al suo seggio e osservava gli uccelli volare, quando uno strano frastuono attirò la sua attenzione: erano due uccelli che lottavano l’uno contro l’altro per spartirsi la carne di quel cadavere a terra. La città di Tebe, afferma l’indovino, è malata, perché il figlio di Edipo è pasto di cani e uccelli. Gli dei non accolgono più preghiere e sacrifici. È comune a tutti errare ma l’ostinazione condanna alla stoltezza. Creonte risponde che quel corpo non sarà mai seppellito, accusa l’indovino di dire il falso e di fare tali affermazioni per tornaconto personale poi riafferma il proprio primato di sovrano, contro l’indovino. Tiresia gli dà un ultimo avvertimento: le Erinni faranno sì che Creonte riceva gli stessi mali che ha dato ad altri. Il re resta turbato da queste parole, il coro gli ricorda anche che le profezie di Tiresia si sono sempre rivelate vere. Il re si rende conto dei crimini contro la famiglia che sta perpetrando e discutendo con il coro degli anziani decide di dare sepoltura a Polinice e liberare Antigone.

Quinto stasimo

Il coro è contento per il ravvedimento di Creonte e invoca Bacco perché guarisca la città dal male che la affligge.

Esodo

Arriva un messaggero che porta notizia al coro di quanto avvenuto; afferma che la sorte alle volte è benevola altre sono feroci. Creonte era invidiato perché impadronito pieno potere della città e la fece il rifiorire, ora tutto è perduto… Puoi raccogliere grandi ricchezze ma se manca la gioia ogni cosa è vana. Annuncia  poi che Emone è morto. Nel frattempo arriva Euridice, madre di Emone, la quale vuole sapere cosa sia accaduto. Il messaggero le racconta tutta la verità. Egli faceva da guida Creonte verso l’altura, dove giaceva il corpo di Polinice, ne bruciarono i resti e li misero in un sepolcro poi si diressero verso la grotta. Da lontano udirono il lamento del figlio Emone e accelerarono il passo. Giunti in quella “tomba” videro la ragazza appesa per il collo ed Emone che le abbraccia la vita e piange. Emone  nel vedere Creonte tentò di colpirlo con la spada, ma, mancatolo, rivolse l’arma contro se stesso morendo abbracciato alla sua amata, così giacciono a terra due morti avvinghiati. Di fronte a queste notizie, ammutolita, Euridice rientra nel palazzo. Nel frattempo arriva  Creonte con braccio il corpo di Emone rimpiangendo la propria stoltezza quando si presenta un secondo messaggero che riferisce che alcuni dolori li porta tra le braccia altri li possiede in casa la sua: la moglie, a causa del dolore, si è tolta la vita. Creonte rimasto solo capisce le scelte sbagliate; si definisce uccisore del figlio e della moglie gli è piombato sul capo il più insopportabile destino e non vuol vedere un solo altro giorno, vuole morire. Il coro finisce questa tragedia e dice che aver sennò è il primo fondamento per una vita felice.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

La tragedia di Antigone  mi ha sorpreso, non immaginavo che un libro potesse scuotermi nell’animo e indurmi a riflettere sulle cose per me realmente importati. Vivo in una società catturata dai mass media, dalla tecnologia, dalla frenesia del vivere tutto e subito, da un continuo correre, tutto è scontato. Ora bisogna solo studiare, vestirsi bene, essere educati, gentili, velocemente diciamo questo mi piace questo no, questo non è giusto, questo no, ma quali sono le cose vere… quelle che bisogna difendere, quelle per le quali mi devo schierare e prendere una posizione, sono pronto per decisioni importanti? Ho il coraggio di difendere i miei ideali, ciò che per me è giusto?

Forse io si, ho difeso un amico in difficoltà, ma è poca cosa rispetto a ciò che dovrò affrontare da “grande”, sarò coraggioso, sarò capace di essere fedele ai miei ideali? E poi sarò capace di vedere i miei errori e sarò capace di chiedere perdono.  Antigone mi ha anche fatto riflettere sugli affetti personali, sul valore della famiglia, e sul bene reciproco.

Antigone è la protagonista dell’opera, è una donna sicura di se, non si lascia comandare, né intimorire, ha il coraggio di contrastare le leggi da lei ritenute ingiuste, sa ciò che vuole e lotta per far valere i propri pensieri. C’è una sua frase che mi ha colpito molto: “Sono nata per amare”.

Questo suo amare si traduce nell’amore incondizionato per i suoi famigliari, per suo fratello, non lo giudica, la morte lo ha strappato ai suoi affetti e questo dolore è insopportabile, per lui vuole una pietra tombale. Tutti devono poter piangere i propri cari e avere un sepolcro dove andare in loro memoria, perché recarsi dai propri defunti, è un ricongiungersi nella memoria, il legame di sangue è un sentimento forte e fiero, un’identità che ci appartiene. Sceglie la morte a una lunga agonia, non è un atto di codardia.

Anche Ismene, sua sorella che sembra distaccata, poi fa trasparire il suo legame familiare, il suo distacco era paura di morire, forse il pensiero di perdere anche Antigone le provoca coraggio. Vorrebbe morire con Antigone, forse per farsi perdonare di averla lasciata sola nelle sue scelte ma Antigone la manda via, rifiuta questo cambiamento. Credo, in realtà, che allontanarla e rifiutarla sia in realtà un altro atto di amore. Antigone protegge Ismaele dalla morte, vuole salvarla da un ingiusto re e da un’irreale e funesta morte.

Di lei ho respinto la scelta di suicidarsi, come se alla fine si fosse pentita della fermezza delle scelte fatte, o, forse, la paura di una lenta agonia e di una morte solitaria l’hanno portata a questo gesto, che sia anche questa una scelta coraggiosa? Non mi è chiaro ma sicuramente mi ha “turbato”.

Poi c’è Creonte, incontriamo dapprima l’uomo “re” che deve dimostrare la fermezza dei decreti, deve guidare il suo popolo perciò deve dimostrare capacità nel comando. E’ sovrano freddo e distaccato, suscita disprezzo anche in me lettore, poi nell’esodo finale Creonte è “ padre e marito”, matura la responsabilità e il dolore delle sue scelte, ammette di aver sbagliato, chiede perdono, invoca la morte.



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