Grecia antica- Età ellenistica

Il termine Ellenismo (o periodo ellenistico) serve a indicare il periodo compreso tra la morte di Alessandro Magno e la fine del I sec. a.C. Questo termine non esiste nell’antichità classica: hellenistès è, negli Atti degli Apostoli (6, 1), l’ebreo che aveva adottato la lingua greca in contrasto con quello di lingua tradizionale. Il termine è stato adoperato per la prima volta da J.G. Droysen appunto perché implica una differenziazione dal termine ellenico, che serve a definire il periodo della cultura più propriamente classica del V-IV sec. a.C. Difficile è stabilire la data di inizio dell’Ellenismo, perché la crisi che determina questo fenomeno ha le sue radici già al principio del IV secolo. Nel IV secolo, nella Grecia settentrionale si va organizzando una nuova cultura che sarà ricchissima di risultati. L’assurgere a potenza egemonica dello stato macedone è fatto che, per quanto concerne i temi politici è ben noto ma sul piano dei riflessi formali non è stato ancora chiarito (e si va definendo appena in questi ultimi anni in seguito a memorabili scoperte in Macedonia e in Tessaglia).

Il mondo macedone si manifesta, sin dall’inizio, con rozzezza, ma anche con volontà di potenza. Il potere è nelle mani di una ristretta aristocrazia spesso legata da parentele; la forza è in un esercito sperimentato. I Macedoni che sino al V secolo avevano mantenuto consuetudini aristocratiche, appena velate dall’influsso delle colonie attiche sul mare di Tracia, si trovano improvvisamente a possedere un’organizzazione che di necessità diverrà sostitutiva di quelle democratiche. La grandezza macedone non è tanto nell’essersi saputa sostituire alle forme di vita cittadina che nella Atene del V sec. a.C. avevano trovato le manifestazioni più clamorose, quanto nell’aver saputo assimilare gli spunti della vita democratica (così come quelli dell’oligarchia ellenizzata achemenide) e di averli rifusi in un nuovo modo amministrativo e politico. Certo è che già a partire dalla metà circa del IV sec. a.C., a giudicare dai corredi delle tombe macedoni, si nota una precisa autonomia soprattutto per quanto concerne la pittura, la toreutica, le oreficerie. Purtroppo non possediamo una documentazione altrettanto cospicua per quanto concerne l’architettura e la scultura: i documenti a nostra disposizione sono databili solo alla seconda metà del IV secolo.

Impressiona soprattutto una serie di pitture e di mosaici che mostrano l’acquisizione di spunti da grandi pitture della seconda metà del V e del IV sec. a.C. e una serie straordinaria di opere toreutiche e di oreficeria. Le opere toreutiche vogliono riproporre la tettonica dei vasi di uso comune di materiale più duraturo, come il bronzo: con una carica di invenzione, nella composizione così come in singoli dettagli, da lasciare stupefatti. Alcune composizioni mostrano l’acquisizione di un modulo nuovo per le figure che forse deriva da esperienze elaborate nella stessa Atene. Le oreficerie mostrano un talento compositivo che prescinde dalla ricchezza del materiale e si basa sulle capacità di invenzione di moduli formali ancora ignoti. L’arte macedone sembra proporre una privatizzazione delle grandi categorie dell’arte classica, un’arte intelligibile solo a pochi: di censo particolarmente elevato. Con queste premesse essa è destinata ad avere larghissima fortuna nel mondo di età ellenistica. Queste esigenze trovano la propria giustificazione nella poetica di Lisippo. Egli partecipa, proprio perché di Sicione, della cultura attica e di quella peloponnesiaca. Ma soprattutto è colui che, al servizio dei dinasti di Tessaglia e di Macedonia, sa liberarsi dei canoni limitativi della tradizione realizzando una nuova poetica. Alcune sue opere, soprattutto i suoi ritratti, sono inedite nel panorama della cultura formale della Grecia. Alcune sue sculture, colossali o miniaturistiche, sconvolgono i canoni tradizionali: egli può dirsi il creatore di un modo ancora ignoto di proporre iconografie e stili. Rifonde tutte le esperienze del passato con una dinamica che non ammette soste e che apre ormai la via alla nuova umanità del mondo ellenistico; inizia quel fenomeno che potrebbe essere definito come arte di corte.

Volendo precisare alcune date per comodità scolastica, si potrà considerare ellenistica la cultura greca nel periodo compreso tra la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.), che segna la fine della indipendenza politica dei paesi di lingua greca. Il mondo ellenistico sviluppa sotto condizioni economiche e culturali diverse i motivi della cultura classica, ne accentua alcuni elementi e ne trascura altri, viene a contatto con culture diverse e sino allora in parte ostili (come quelle achemenidi ed egiziane) che elabora secondo le norme classiche e dalle quali viene influenzato. Le conquiste di Alessandro Magno, comprensibili solo dopo il travaglio politico della Grecia durante il IV secolo e l’allentarsi della omogeneità del mondo orientale, portano alla conquista di enormi territori.

Alla fine del IV secolo, il predominio dei paesi di lingua greca si estende dalle colonie del Mediterraneo occidentale all’India, in un’area geografica maggiore di quella sino allora conosciuta. Tale conquista determina un imponente numero di problemi amministrativi, economici e culturali. Già da quanto è possibile intendere dalla sua politica, Alessandro Magno si era reso conto dell’impossibilità della applicazione degli elementi tradizionali ai nuovi territori: l’adozione di motivi religiosi e culturali persiani ed egiziani, il desiderio di inserirsi capillarmente negli strati medi della popolazione mostrano il tentativo di una profonda assimilazione dei territori che egli era andato conquistando. La morte di Alessandro, seguita dalla suddivisione dell’impero tra i generali, nessuno dei quali riesce ad avere completamente il sopravvento sugli altri, determina la fine dell’idea dell’impero universale e in parte (nelle regioni più occidentali) un ritorno a motivi tradizionali.

Al principio del III sec. a.C. l’impero di Alessandro è diviso in quattro ambienti politici, ognuno dei quali presenterà una fisionomia definita durante tre secoli. La Grecia è sotto il predominio culturale di Atene, l’Asia Minore troverà nel regno di Pergamo una guida, l’impero seleucide e quello tolemaico vivono più separati ed elaborano motivi più innovatori rispetto a quelli classici. Durante il III sec. a.C. gli stati ellenistici riescono a bilanciare la propria potenza ed è questo il momento più denso di esperienze culturali, ma già alla fine del secolo si notano motivi di debolezza in tale equilibrio. La mancanza di una omogeneità nella politica degli stati ne fa la preda potenziale delle potenze vicine che nel frattempo si vanno organizzando: la repubblica romana e il regno partico. Ancora alla fine del III secolo Antioco III di Siria cerca di riunificare l’impero di Alessandro, ma già al principio del II secolo l’Ellenismo ha perduto capacità espansiva. Il II secolo è dominato da un abbandono sempre più rapido. In Occidente la repubblica romana, superato il pericolo cartaginese, si volge alla Grecia che occupa militarmente e alla quale permette in un primo momento una parvenza di autonomia che si risolve ben presto in soggezione amministrativa. In Oriente, fallita la politica di Antioco III, il regno partico riduce sempre più i territori dell’impero seleucide. L’Egitto è attraversato da una profonda crisi economica.

Con la seconda metà del II secolo inizia il fenomeno dei regni (il primo è quello di Pergamo: 133 a.C.) lasciati in eredità allo stato romano. Questo cedere di fronte a un avversario che non presenta ancora una tradizione culturale, ma solo buone qualità militari e amministrative, è indicativo dell’abbandono di qualsiasi vitalità da parte dell’Ellenismo. Quando, dopo le guerre sociali, i popoli dell’Italia si definiscono completamente a nazione, Roma si fa l’erede del programma ellenistico. Le reazioni di indipendenza, come quella di Mitridate, sono ben presto contenute, poi eliminate. Con Cesare il programma della formazione dell’impero universale si inserisce consapevolmente nel mondo romano, ma la sua uccisione alla vigilia di una spedizione verso oriente, le guerre civili, la minaccia sventata di una nuova indipendenza dell’Oriente di fronte a Roma che termina ad Azio (31 a.C.), determinano l’abbandono del programma da parte di Augusto, il quale preferisce rifarsi a forme tradizionali romane permeate da motivi dell’umanesimo greco di età classica, che divengono il programma ufficiale dell’Impero.

La struttura economica e sociale dell’Ellenismo si presenta con basi nuove rispetto a quelle di età classica. L’autarchia economica e culturale delle singole poleis cede di fronte a nuove esigenze. Le conquiste di nuove regioni fertili, sino allora mai sfruttate dai Greci, favoriscono nuove aree economiche di produzione che, se da un lato determinano il crollo dell’economia della penisola greca, dall’altro richiedono la fondazione di nuovi empori commerciali nei quali si raccolgono le ricchezze dei nuovi territori. Nuove città si sviluppano per assolvere a tali esigenze, sia su stanziamenti più antichi (ad es., Efeso), sia nei luoghi dove si articola il commercio, alla fine delle strade provenienti dall’interno (ad. es., Alessandria e Antiochia), sia nei punti di sosta delle carovane che, per la prima volta, dall’Oriente si affacciano direttamente sul Mediterraneo (ad. es., Seleucia). In Oriente il loro numero si moltiplica: Alessandro avrebbe fondato ben 70 città.

La nuova struttura economica impone diversi ordinamenti sociali. Le grandi città raccolgono un numero notevole di artigiani e di commercianti. L’indipendenza dell’economia negli stati ellenistici che scambiano i beni in sovrapproduzione favorisce lo stanziamento nelle città di intere colonie di cittadini dediti al commercio o specializzati in particolari forme di artigianato. Tale fenomeno determina, nelle diverse stirpi greche, la coscienza dell’impossibilità di una vita autarchica in limiti regionali, l’universalismo dell’uomo antico, una lingua comune nella quale esprimersi. Zenone lo stoico, nel suo trattato sul governo, insisteva affinché si vedesse in ogni uomo un concittadino, come se tutti appartenessero allo stesso demo e alla stessa città, canonizzando a norma morale quello che, un secolo prima, era scherzo dei comici. Contemporaneamente l’abbandono della tradizione accentua l’individualismo in persone costrette a dipendere per il proprio sostentamento non più da beni individuali o nazionali sfruttabili di persona, ma dal commercio, dall’avventura, dalla stessa residenza in città notevolmente popolose (nelle quali non si partecipa alla vita amministrativa e che interessano solo come fonte di guadagno e di benessere). La diversa distribuzione della ricchezza determina la formazione di classi sociali differenziate, ognuna con esigenze precise. Attorno alla corte dei dinasti si raccolgono le classi dei sacerdoti, dei grandi proprietari e dei soldati. Il ritmo del commercio favorisce lo sviluppo di una classe media di imprenditori, commercianti, piccoli industriali. Aumenta notevolmente il numero degli schiavi, che dipendono dalle grandi fortune nelle quali trovano protezione, e diminuisce il numero della mano d’opera libera. Tali mutamenti determinano il crollo economico delle città più tradizionali come Atene, il cui accentramento urbanistico non è compensato da una adeguata attività commerciale. Le campagne della Grecia si vanno spopolando, le città (esclusa Corinto che presenta una notevole attività commerciale) si impoveriscono: “ad Atene si ha fame, si vive di aria e di speranze” (Eubolos, fr. 10,7, in CAF, II, p. 164). Nel Mediterraneo orientale, le città di nuova fondazione, come Antiochia e Alessandria, aumentano invece, continuamente, di importanza grazie a un intenso ritmo commerciale (Tab. 1).

La cultura dell’Ellenismo, se da un lato si approfondisce e si raffina in ricerche particolari, dall’altro si abbassa notevolmente come livello medio. La ricerca erudita e quella scientifica hanno bisogno di ambienti particolari per manifestarsi. Nascono e si sviluppano i centri culturali, come i ginnasi, le biblioteche o i musei nei quali i dotti possono approfondire ricerche che non sono solo di ordine letterario, ma scientifico e sperimentale. Si sviluppano in tal modo le scienze esatte, le ricerche storiche, mentre la poesia, che non è più l’espressione della vita cittadina, nasce da circoli particolari che si articolano attorno alle corti dei principi, con i caratteri della poesia di occasione dedicata a singole e potenti persone. Alla religiosità si sostituisce la conoscenza, si approfondisce l’interesse psicologico nello studio dei caratteri e in quello di singole situazioni spesso determinate da interessi legati a un determinato momento storico e quindi irripetibili nella loro sostanza artistica.

In tali condizioni l’arte figurativa prende nuove forme. L’urbanesimo nelle città determina la necessità di piani costruttivi ben definiti, la ripartizione precisa delle aree destinate a ciascun interesse: commerciale, amministrativo e culturale. L’edilizia si manifesta con la costruzione di edifici sino allora insoliti e diversificati in funzione delle singole attività cittadine come le stoài, i ginnasi, i palazzi, i porti, i bouleuteria, gli arsenali, ognuno dei quali riceve una impronta individuale come tipo di edificio. L’industrializzazione dell’artigianato riduce la qualità degli oggetti di uso quotidiano, nei quali si nota una sempre minore originalità di temi e un riflesso e un’imitazione di motivi della grande arte. Aumenta invece la produzione di oggetti in metalli preziosi o in pietre rare destinati a una clientela più ricca, di gusto elaborato e raffinato. Ma se le forme degli oggetti sono originali, spesso la decorazione, tratta dal repertorio della grande scultura o della pittura contemporanea, con la conseguente minore inventiva degli artigiani, non è in rapporto costante con la tettonica degli oggetti.

La richiesta di oggetti preziosi favorisce la formazione di un artigianato specializzato capace di lavorarli. La struttura sociale dell’Ellenismo determina la fioritura di generi artigiani sino allora meno sviluppati. Le case dei ricchi sono decorate da dipinti, stucchi, bronzi, mosaici, stoffe, tappeti, mobili. Spesso gli artisti sono chiamati a creare opere destinate a particolari cerimonie legate alle famiglie dinastiche, come in occasione della costruzione del carro funebre di Alessandro, della tenda per il banchetto di Tolemeo II o della nave fatta costruire da Gerone II di Siracusa. Monumenti occasionali, di breve durata, nei quali le famiglie dei dinasti manifestavano la loro potenza.

Un fenomeno di specializzazione si manifesta anche nella grande arte. Si formano dinastie di artisti specializzati nella creazione di generi artistici definiti, come, ad esempio, la ritrattistica. La scelta dei soggetti cambia: alle grandi composizioni mitologiche tradizionali si preferisce quella di miti collaterali o complementari prediletti dall’intellettualismo religioso dell’epoca. A volte, specialmente nei paesi più orientali e in Egitto, le divinità si identificano con i dinasti che sono rappresentati come dei. Nasce la composizione allegorica di avvenimenti legati con le famiglie dinastiche destinata a rappresentare, sotto forma mitologica o attraverso personificazioni, precise imprese storiche trasferite in un mondo ideale del quale i dinasti compartecipano. Alle composizioni auliche, destinate alle classi nobili, corrisponde la rappresentazione di scene realistiche, di soggetti di genere, prediletti dalla borghesia. L’approfondimento delle scienze esatte determina la nascita di testi illustrati, in principio con figure di solo valore scientifico, che ben presto acquistano anche valore puramente illustrativo. Un tale rovesciamento di valori si compie durante il III secolo e a esso partecipa tutto il mondo ellenistico, in modo particolare quello asiatico ed egiziano; mentre Atene e la Grecia rimangono più attaccate a formule tradizionali.

Dovendo suddividere la storia ellenistica per periodi o scuole, si incontra una notevole difficoltà determinata da un lato dalla imprecisa cronologia delle opere sino a noi conservate e dall’altro dall’interdipendenza artistica dei vari ambienti. Se inoltre un tale lavoro critico è possibile per la scultura (più conosciuta, anche in opere originali) non lo è per la pittura e l’architettura (che mostra una koinè più accentuata delle altre arti). Sarà quindi opportuno prendere in esame globalmente l’architettura, cercare di riconoscere le scuole della scultura, di comprendere i problemi della pittura, considerando a parte le arti minori. Se una tale suddivisione può apparire ingiustificata, bisogna pur tenere presente che la divisione in generi artistici ha una tradizione nella cultura figurativa antica: in essa ogni genere segue uno sviluppo artistico autonomo. Purtroppo le fonti letterarie antiche non ci aiutano molto in questo lavoro critico. La ricostruzione del testo di Xenokrates di Atene, critico vissuto tra la fine del IV secolo e il principio del III a.C., attraverso quanto dei suoi scritti è conservato in Plinio, ci permette di intravedere quali fossero i canoni critici del primo Ellenismo che si basavano, oltre che su una lettura dei valori stilistici delle opere d’arte, su un concetto di evoluzione dialettica di derivazione democritea.

Ma oltre a Xenokrates, nello stesso Plinio confluiscono motivi della critica classicistica di scuola attica che mostrano una notevole opposizione ai motivi di interpretazione della cultura innovatrice del III secolo, in senso tradizionalista. Caratteristico un brano quasi certamente tratto dalla cronaca classicistica di Apollodoros di Atene, scritta all’incirca nel 144 a.C. (Plin., Nat. hist., XXXIV, 51 s.) nel quale si afferma che: CXXI Olympiade (296-293 a.C.)… cessavit deinde ars ac rursus olympiade CLVI (156-153 a.C.) revixit. Le altre fonti non ci dicono molto sugli artisti ellenistici e le loro tendenze, soffermandosi di preferenza sulla descrizione delle grandi opere di occasione. Le iscrizioni di artisti, conservate solo raramente, soltanto in alcuni casi possono essere messe in rapporto con qualche opera conosciuta. Talvolta le iscrizioni (esempio unico quelle rinvenute nel santuario di Atena a Lindo) permettono di comprendere quale fosse l’organizzazione delle famiglie degli scultori, i soggetti da essi rappresentati, arricchendo le nostre conoscenze antiquarie. Se, d’altra parte, dall’esame degli originali si passa a quello delle copie di età romana di opere ellenistiche, si nota come queste siano state ripetute, nella gran maggioranza dei casi, non per riprenderne la qualità artistica, ma per il soggetto, a volte con notevoli varianti da parte dei copisti. Anche se le opere originali sono a volte sufficienti per orientarci criticamente, raramente la loro qualità è tale da poter permettere un preciso giudizio critico. A questo si aggiunga che, sino a ora, solo una parte del mondo ellenistico è stata esplorata e che la proporzione delle opere attiche, pergamene o rodie è enormemente superiore a quella delle opere alessandrine o seleucidi, così da determinare a volte un giudizio parziale a favore di un ambiente meglio conosciuto.

Gli scavi ci hanno fatto conoscere più o meno approssimativamente Pergamo, Priene, Mileto, Magnesia, Delo, Samotracia, Lindos, Coo; ma quasi nulla di Alessandria, Seleucia, Antiochia. Tali elementi impongono un riserbo di metodo nel trarre conclusioni in favore di uno o dell’altro ambiente della cultura ellenistica.

Bibliografia

G. Pasquali, s.v. Ellenismo, in EI, XIII, pp. 829-35.

 R. Bianchi Bandinelli, Osservazioni e postille, VII. Ellenistico, in La Critica d’Arte, 1 (1935-36), pp. 259-60.

 M. Rostovzev, Social and Economic History of the Hellenistic World, I-III, Oxford 1941.

 J.J. Pollit, Art in the Hellenistic Age, Cambridge 1987.

Per la critica antica, fondamentale:

 B. Schweitzer, Xenokrates von Athen. Beiträge zur Geschichte der antiken Kunstforschung und Kunstanschauung, Halle 1932 (anche in Zur Kunst der Antike. Ausgewählte Schriften, I, Tübingen 1963, pp. 105-64).

Sulle scoperte in Macedonia:

M. Andronikos, Vergina. The Royal Tombs and the Ancient City, Athens 1984 (con bibl. prec.).

Urbanistica:

F. Krischen, Die griechische Stadt, Wiederherstellungen, Berlin 1939.

Su Pergamo e Delo:

Altertümer von Pergamon, I-XVI, Berlin 1885-2001.

 R. Vallois, Architecture hellénique et hellénistique à Délos jusqu’à l’éviction des Déliens, 166 av. J.C., I. Les Monuments, Paris 1944.

 Ph. Bruneau – J. Ducat, Guide de Délos. Sites et monuments, I, 3, Paris 1983 (con bibl. prec.).

Santuari:

 – Samotracia: Samothrace. Excavations Conducted by the Institute of Fine Arts of New York University, I-XI, New York – Princeton 1958-98.

 K. Lehmann, Samothrace. A Guide to the Excavations and the Museum, New York 1960.

 – Coo: R. Herzog – P. Schazmann, Kos, I. Asklepieion, Berlin 1932.

 – Lindos: E. Dyggve – V. Poulsen, Lindos, fouilles de l’Acropole 1902-1914 et 1952, III. Le sanctuaire d’Athéna Lindia et l’architecture lindienne, Berlin 1960.

Architettura, fondamentale:

H. Lauter, Die Architektur des Hellenismus, Darmstadt 1986.

Particolarmente notevoli:

H. Lauter, Ptolemais in Libyen. Ein Beitrag zur Baukunst Alexandrias, in JdI, 86 (1971), pp. 149-78.

 W. Hoepfner, Filadelfeia. Ein Beitrag zur frühen hellenistischen Architektur, in AM, 99 (1984), pp. 353-64.

– Mileto: H. Knackfuss, Didyma 1. Die Baubeschreibung, I-III, Berlin 1941.

– Pergamo: A. Schober, Die Kunst von Pergamon, Wien-Innsbruck 1951.

 E. Rohde, Pergamon: Burgberg und Altar, Berlin 1982.

Sulla diffusione degli elementi decorativi pergameni:

J.M.C. Toynbee -J.B. Ward Perkins, Peopled Scrolls: a Hellenistic Motif in Imperial Art, Rome 1950.

Per l’assimilazione dei canoni ellenistici, soprattutto in Italia e a Roma:

P. Gros, Aurea Templa. Recherches sur l’architecture religieuse de Rome à l’époque d’Auguste, Rome 1976.

Edifici particolari, sale per contrattazione e amministrazione:

F. Krischen, Antike Rathäuser, Berlin 1941.

Teatri ed edifici per lo spettacolo:

M. Bieber, The History of the Greek and Roman Theater, Princeton 1971.

Mercati:

F. Felten, Heiligtümer oder Märkte?, in AntK, 26 (1983), pp. 84-105.

Edifici e residenze:

H. Drerup, Prostashaus und Pastashaus. Zur Typologie des griechischen Hauses, in MarbWinckPr, 1967-68, pp. 6-17.

 M. Nowicka, La maison privée dans l’Egypte ptolémaïque, Wrocław 1969.

 R. Osborne, Buldings and Residence on the Land in Classical and Hellenistic Greece: the Contribution of Epigraphy, in BSA, 80 (1985), pp. 119-28.

 G. Pesce, Il “Palazzo delle colonne” di Tolemaide di Cirenaica, Roma 1950.

 P. Bernard, Ai Khanoum on the Oxus: a Hellenistic City in Central Asia, London 1967.

Edifici effimeri:

F. Studniczka, Das Symposion Ptolemaios II, Leipzig 1914.

Scultura:

T. Schreiber, Die hellenistischen Reliefbilder, Leipzig 1889-94.

 M. Bieber, The Sculpture of the Hellenistic Age, New York 1961.

È ancora fondamentale l’inquadramento di:

G. Krahmer, Stilphasen der hellenistischen Plastik, in RM, 28-29 (1923-24), pp. 138-89.

 L. Laurenzi, Lineamenti di arte ellenistica, in Arti figurative, 1 (1945), pp. 12-28.

 Id., Aggiornamento della conferenza della scultura ellenistica, in Atti del VII Congresso Internazionale di Archeologia Classica (Roma – Napoli 1958), I, Roma 1961, pp. 391-400.

Magmatico, ma ricco di dati: A. Linfert, Kunstzentren hellenistischer Zeit. Studien an weiblichen Gewandfiguren, Wiesbaden 1976.

Ritratti e ricerche iconografiche:

R.P. Hinks, Greek and Roman Portrait Sculpture, London 1935.

 H.P. L’Orange, Apotheosis in Ancient Portraiture, Oslo 1947.

 R.R.R. Smith, Hellenistic Royal Portraits, Oxford 1988.

Sugli scultori si veda la bibliografia delle singole voci in EAA.

Scuola attica:

A. Stewart, Attiká. Studies in Athenian Sculpture of Hellenistic Age, London 1979.

Sul problema delle copie:

M. Bieber, Ancient Copies. Contributions to the History of Greek and Roman Art, New York 1977.

C. von Hees-Landwehr, Griechische Meisterwerke in römischen Abgüssen, Freiburg 1982.

Scuola pergamena:

B. Schweitzer, Das Original der sogenannten Pasquino Gruppe, Berlin 1938.

 Id., Die Menelaos-Patroklos Gruppe. Ein verlorenes Meisterwerk hellenistischer Kunst, in Die Antike, 14 (1938), pp. 43-72.

 Scuola rodia, fondamentale:

L. Laurenzi, Problemi della scultura ellenistica: la scultura rodia, in RIA, 8 (1940), pp. 25-44.

 F. Coarelli, Sperlonga e Tiberio, in DialA, 7 (1973), pp. 97-122.

Su Alessandria:

A. Adriani, Repertorio d’arte dell’Egitto greco-romano, 1-2, Palermo 1961-63.

 H. Möbius, Alexandria und Rom, München 1964.

 P. Pensabene, Elementi architettonici di Alessandria e di altri siti egiziani, Roma 1993.

Scuola seleucide, ancora validissimi:

M. Rostovzev, Dura and the Problem of Parthian Art, in YaleClSt, 5 (1935), pp. 155-304.

 Id., Dura Europos and its Art, Oxford 1938.

Ceramica, studi indicativi su alcune singole classi:

D.B. Thompson, Ptolemaic Oinochoai and Portrait in Faience, Oxford 1973.

 T. Dohrn, Schwarzgefirnisste Plakettenvasen, in RM, 92 (1985), pp. 77-106.

Vetri:

M. Rostovzev, Vasi di vetro dipinto del periodo tardoellenistico e la storia della pittura decorativa, in ArchCl, 15 (1963), pp. 15-179.

Tessuti:

H. Schaefer, Hellenistic Textiles in Northern Mongolia, in AJA, 47 (1943), pp. 266-77.

Stucco e toreuticaper il Pelizaeus-Museum di Hildesheim: O. Rubensohn, Hellenistisches Silbergerät in antiken Gipsabgüssen, Berlin 1911.

Inoltre:

A. Ippel, Der Bronzefund von Galjub, Berlin 1922.

 J. Hackin -J. Carl, Recherches archéologiques à Begram, Paris 1939.

 J. Hackin, Nouvelles recherches archéologiques à Begram, Paris 1954.

Oreficerie:

B. Segall, Katalog der Goldschmiede-Arbeiten, Athen 1938 (Catalogo del Museo Benaki di Atene).

 P. Amandry, Collection Hélène Stathatos, I. Les Bijoux antiques, Strasbourg 1953.

 Id., Collection Hélène Stathatos, III. Objets antiques et byzantins, Strasbourg 1963.

 M. Pfrommer, Untersuchungen zur Chronologie früh-und hochhellenistischen Goldschmucks, Tübingen 1990.

Glittica:

M.L. Vollenweider, Die Steinschneidekunst und ihre Künstler in spätrepublikanischer und augusteischer Zeit, Baden-Baden 1966.

 H.P. Buhler, Antike Gefässe aus Edelsteinen, Mainz a.Rh. 1973.

 N. Dacos et al., Il tesoro di Lorenzo il Magnifico, I-II, Firenze 1973-74.

Monete:

N. Davis -C.M. Kraay, The Hellenistic Kingdoms. Portrait Coins and History, London 1973.

Pitture e mosaico:

R.P. Hinks, Catalogue of the Greek Etruscan and Roman Paintings and Mosaics in the British Museum, London 1933.

 B.R. Brown, Ptolemaic Painting and Mosaic and the Alexandrian Style, Cambridge (Mass.) 1957.

 P.H. v. Blanckenhagen – Ch. Alexander – G. Papadopoulos, The Paintings from Boscotrecase, Heidelberg 1962.

 W.A. Daszewski, Corpus of Mosaics from Egypt, I. Hellenistic and Roman Period, Mainz a.Rh. 1985.

Sui rapporti tra la pittura ellenistica e quella documentata a Roma e in Campania:

P. Williams Lehmann, Roman Wall Paintings from Boscoreale in the Metropolitan Museum of Art, Cambridge (Mass.) 1953.

Sulla pittura di paesaggio, insuperato e tuttora validamente problematico:

M. Rostovzev, Die hellenistisch-römische Architekturlandschaft, in RM, 26 (1911), pp. 1-185. Inoltre:

H. Lauter, Ein ländliches Heiligtum hellenistischer Zeit in Trapuria (Attika), in AA, 1980, pp. 242-55.

Illustrazioni sui libri:

K. Weitzmann, Ancient Book Illumination, Cambridge 1959.


di Antonio Giuliano – Il Mondo dell’Archeologia (2004)

https://www.treccani.it/enciclopedia/la-periodizzazione-della-grecia-antica-il-periodo-ellenistico_%28Il-Mondo-dell%27Archeologia%29/



Categorie:P10.05- Età ellenistica (III-I sec. a.C.)

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