Russian Empire

HISTORICAL EMPIRE EUROPEWRITTEN BY:  The Editors of Encyclopaedia Britannica See Article History Russian Empire, historical empire founded on November 2 (October 22, Old Style), 1721, when the Russian Senate conferred the title of emperor (imperator) of all the Russias upon Peter I. The abdication of Nicholas II on March 15, 1917,… Read More ›

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“Storia e Realtà” è il tentativo di raccordare Storia qualitativa e Storia quantitativa

Verso una Storia seriale

Come si può leggere su Treccani, la Storia quantitativa è un “indirizzo storiografico basato su una metodologia che prevede l’utilizzo sistematico di fonti quantitative, che forniscono allo storico una messe di dati tale da potere essere analizzata mediante procedure matematiche, statistiche e informatiche”.

Negli anni Cinquanta del XX secolo, la storia quantitativa tradizionale, che aveva in prevalenza indaga­to i processi e gli eventi economici (E.J. Hamilton, I. Fischer), subì un profondo rinnovamento a opera della scuola statunitense della New economic history.

A partire dai lavori di A. Conrad, J.R. Meyer, R.W. Fogel e D.C. North (che accolsero le riflessioni dell’economista C. Goldin), i metodi econometrici vennero applicati alla storia del lavoro e della schiavitù, dell’agricoltura e dei trasporti, con l’obiettivo di ottenere risultati che si riteneva avessero un’attendibilità scientifica superiore, in quanto frutto del connubio tra storia e scienze esatte, ovvero scaturiti da un metodo storico che veniva proposto come il primo empirico-oggettivo.

La storiografia ha sempre fatto ricorso a cifre e misurazioni, interpretandole in forma descrittiva. La storia quantitativa si spinge però oltre, poiché in essa i metodi e le analisi statistiche assumono un ruolo cruciale nella ricostruzione storica. Questo approccio permette di verificare le ipotesi relative a processi ed effetti storici e si affianca alla comprensione intuitiva fornendo una nuova dimensione di analisi. Malgrado la storia quantitativa non si esaurisca nell’uso del computer, l’elaborazione elettronica dei dati favorisce notevolmente gli studi di questo tipo. I programmi statistici e grafici come pure le banche dati sono strumenti classici per illustrare i risultati ottenuti.

Dalla fine degli anni Cinquanta le nuove proposte di approccio quantitativo vennero accolte anche in Europa, dalla storiografia francese in particolare. Mediante quest’ultima la storia quantitativa ha potuto anzi raggiungere la storia sociale (lo studio dei flussi migratori, della famiglia ecc.), della cultura e delle mentalità.

Le ricerche di E. Labrousse rappresentano una tappa fondamentale in questo processo, perché incentrate sul tema delle crisi economiche e delle conseguenze sociali (indagate attraverso la lettura seriale di fonti fiscali, notarili, militari ecc.).

Alla fine del XX secolo non sono mancate le critiche alla Storia quantitativa, ritenuta capace di dare conto di processi demografici ed economici ma inadeguata a livello di interpretazione generale dei processi storici.

François Furet e Pierre Chaunu, considerato quest’ultimo uno dei fondatori della nuova storiografia, hanno mostrato da una parte il progresso e l’innovazione apportati dalla storia quantitativa e dall’altra i limiti del nuovo metodo:

«l’utilizzo del calcolatore elettronico per lo storico non costituisce solo un enorme progresso pratico […]; è anche una coazione teorica molto utile nella misura in cui la formalizzazione di una serie documentaria obbliga fin dall’inizio lo storico […] a costruire il suo oggetto di ricerca, a riflettere sulle sue ipotesi, e a passare dall’implicito all’esplicito » (Stefano Vitali, Passato digitale: le fonti dello storico nell’era del computer, Pearson Italia S.p.a., 2004, p.19)

ed è quindi necessario possedere fonti da cui è possibile ricavare una grande quantità di dati, come ad esempio il registro parrocchiale, verificare l’omogeneità dei dati raccolti, la loro completezza e come sono stati trasmessi tenendo conto che «il privilegio sociale esistente nei secoli trascorsi ha condizionato la possibilità delle fonti storiche e lo studioso riesce difficilmente a ovviare a tale inconveniente» (Vitali, ibidem).

Insomma il nuovo storico deve utilizzare il calcolatore senza assistere in maniera passiva alla produzione “oggettiva” della storia da parte dei documenti.

Quando si fa storia bisogna sempre partire dalle fonti. Le prime a dovere essere usate cono quelle primarie come Documenti e materiali di cui si serve lo storico per strutturare la sua ricerca. Sono tracce dirette e contemporanee di una presenza o di una attività umana legate all’argomento della ricerca (documenti scritti, testimonianze orali, oggetti d’uso, giornali e riviste ecc.).

Sono invece fonti secondarie quelle costituite da opere storiografiche a loro volta frutto di un lavoro condotto su fonti. In particolare, grazie al contributo della Scuola delle Annales ( Bloch, Marc; Febvre, Lucien), nel XX secolo il significato di questa espressione si è molto esteso, cosicché dal monopolio quasi assoluto dei documenti scritti si è passati a riconoscere come fonti anche monumenti, fotografie, immagini, prodotti culturali o legati alla «cultura materiale» di un dato contesto.

Il problema è come integrare le varie fonti, specie ora che si pone all’attenzione degli esperti la valutazione delle fonti nate dal web 2.0. Rimandiamo all’interno del sito la valutazione di questi problemi. In questa presentazione abbiamo voluto sollevare l’argomento per rendere i lettori e noi stessi consapevoli della problematica.

6 replies

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