Impero achemenide

L’impero achemenide (in persiano Haχāmanišiyā, in greco antico: Ἀχαιμενίδαι), chiamato dagli abitanti nativi 𐎧𐏁𐏂 , traslitterato Xšāça (persiano antico) cioè “L’impero”[9] detto anche primo impero persiano[3][10] per distinguerlo dal secondo impero persiano guidato dai Sasanidi, fu un’entità politica comprendente l’attuale Persia e numerosi altri domini, fondata nel 550 a.C. da Ciro II di Persia. Per le sue conquiste l’impero achemenide fu il secondo più esteso della storia antica dopo l’impero nomade degli Xiongnu;[11][12] sul finire del VI secolo a.C. arrivò a comprendere: a est la valle dell’Indo, a nord la parte meridionale del lago d’Aral, del mar Caspio e del Mar Nero fino alla Crimea, a ovest l’Europa sudorientale e la Libia, a sud l’Egitto, la Mesopotamia e la costa del Golfo Persico e del Mar Arabico.

Al suo apice l’impero governava sul 44 – 52% della popolazione mondiale, la più alta percentuale mai raggiunta da nessun altro impero o Stato in tutta la storia mondiale (le esatte cifre sono però dibattute e molto incerte). Questo fu possibile perché fino al IV secolo a.C. la maggior parte degli abitanti del mondo era concentrata proprio tra Persia ed Egitto; alcuni storici portano la stima addirittura al 71%, ma questo dato è ritenuto eccessivo.[12][13][14] L’impero controllava inoltre il 64-68% della popolazione asiatica, secondo in questo solo all’impero medo da cui esso stesso deriva.[15] Per il fatto di governare circa metà della popolazione mondiale, nonché per la sua estensione che comprendeva la maggior parte del mondo conosciuto, l’impero achemenide è spesso considerato quello che arrivò più vicino al dominio del mondo nel corso della storia (ovviamente parametrizzato alla sua epoca e ai mezzi disponibili).[16][17] Fu inoltre il primo stato a definirsi con un termine traducibile con “impero”, appunto Xšāça.[18]

Tutto l’impero era saldamente controllato dal Gran Re, cui sottostavano i satrapi, e collegato in ogni punto grazie a un efficiente sistema di strade e di posta, velocizzata dagli spostamenti a cavallo e dalla presenza di stazioni di sosta. Il Gran Re era venerato come un Dio Re a tutti gli effetti e si proclamava “Re di tutte le terre”, “Re del Mondo”, “Re dei Quattro Angoli della Terra” e “Re dell’universo”, titoli già usati da sovrani precedenti in aggiunta al più classico “Re dei re“.[19]
L’impero persiano entrò in una grave crisi nel IV secolo, crollando nel 332 a.C. in seguito alla battaglia di Gaugamela e alla vittoria dei Macedoni guidati da Alessandro Magno. La parte occidentale passò ad Alessandro, che aveva sconfitto Besso, mentre quella orientale (4,5 milioni di km²) fu divisa in varie signorie. Il condottiero macedone però mantenne la cultura e lo stile di governo (dimostrando un gran Sincretismo e Rispetto) dell’impero fino al 323 a.C., l’anno della sua morte.

L’impero achemenide al suo apogeo, sotto Dario I (522-486 a.C.)

Storia

Origini

Fra i numerosi popoli dominati dai Medi, i Persiani erano quelli a loro più affini: come quelli erano divisi in numerose tribù, molte delle quali erano nomadi, mentre altre si erano stabilite in zone fertili e praticavano l’agricoltura.

Durante le guerre di Fraorte contro gli Assiri, i Persiani fornirono al sovrano medo reparti di cavalleria e fanteria astata, ma in seguito riuscirono a rendersi indipendenti dai Medi. È a questo periodo che la leggenda fa risalire le origini della dinastia achemenide, fondata dal mitico Achemene. Suo figlio, Teispe, fu il primo ad assumere il titolo di “re di Ansan e di Persia“; a lui succedettero i due figli: Ciro I su Ansan, e Ariamne sulla Persia, che furono seguiti dai loro rispettivi figli, Cambise I e Arsame.

Quando Ciassare sconfisse definitivamente gli Assiri, i re persiani tornarono a sottomettersi al sovrano della Media pur assumendo il titolo di “Gran Re”.

Da Ciro il Grande a Serse I

Disegno su un vaso greco raffigurante Dario I (riproduzione)

Salito al trono dei “Gran Re” nel 559 a.C., Ciro II riuscì subito a unire le tribù persiane sotto la propria egemonia. Approfittando della debolezza di Astiage, si ribellò e, alleatosi con il re babilonese Nabonedo, sconfisse il sovrano medo, tradito dal suo stesso esercito che lo consegnò nelle mani di Ciro, il quale poté così marciare su Ecbatana e conquistarla.
Le affinità tra i Medi e i Persiani consentirono ai due popoli di fondersi, al punto tale che nel mondo antico venivano chiamati entrambi con il nome dei primi.
Ciro proseguì l’espansione conquistando prima l’Asia Minore e la Lidia e poi il regno di Babilonia, e si spinse fino in Asia Centrale dove morì in battaglia, prima di potere conquistare l’Egitto.

Per tentare di conquistare Cartagine Cambise si impadronì delle vie di comunicazione terrestri africane attraverso l’oasi di Siwa, arrivando fino alla Libia. Non riuscì però a portare a termine l’impresa perché i Fenici si rifiutarono di fornire le navi contro quella che era una loro antica colonia.

Dopo la morte di Cambise I iniziò un periodo di intrighi e ribellioni che si concluse con la salita al trono nel 522 a.C. di Dario I. Fu proprio Dario, appartenente a un ramo collaterale della dinastia achemenide, a citare per primo la leggenda di Achemene, nel tentativo di legittimare il proprio potere, dicendosi discendente da Ariamne. Dario I conquistò la Tracia, il Caucaso e la valle dell’Indo e attaccò la Grecia, dove però fu sconfitto da un’alleanza di città greche indipendenti a Maratona. Si dedicò quindi a consolidare le conquiste, per consegnare un impero forte e organizzato nel 485 a.C. al figlio Serse I.

Anche Serse I cercò di annettere la Grecia peninsulare: riuscì a passare alle Termopili e a saccheggiare Atene, ma fu sconfitto a Salamina e a Platea e costretto a ritirarsi in Asia Minore. Con Serse I si conclude il periodo di grandezza della dinastia achemenide.

Il declino

A Serse I, morto nel 465 a.C., seguì una serie di re che dovettero districarsi tra complotti politici interni, lotte per il potere, rivolte e l’eterno conflitto con la Grecia finché l’ultimo di essi, Dario III (336 a.C.-330 a.C.), fu sconfitto da Alessandro Magno, che si impadronì dei domini persiani occidentali. La porzione orientale (4,5 milioni di km²) dell’impero fu divisa tra signori locali, satrapi e comandanti militari, e diede origine a diversi imperi nei secoli seguenti.

Un grande impero organizzato

L’impero achemenide sotto Serse I

La prima organizzazione dell’impero fatta da Ciro II prevedeva ampie concessioni alle autonomie locali e la centralità del potere regio come espressione della volontà divina, centralità rafforzata da un cerimoniale di corte che obbligava ad atti di sottomissione come la proskýnesis, l’inchino cerimoniale.

Dario I attenuò il decentramento amministrativo, poiché l’estensione e l’eterogeneità dell’impero esigevano un forte potere centrale capace di coordinare l’attività politica e di fare rispettare la propria volontà.

L’impero fu suddiviso in unità amministrative denominate satrapìe, e a capo di ognuna fu posto un satrapo, spesso legato alla famiglia regnante. I satrapi, oltre a riscuotere i tributi e ad amministrare la giustizia, si occupavano del reclutamento militare, ma non comandavano le truppe che erano affidate a generali di fiducia dello shah (re).

Il numero esatto delle satrapie e la loro estensione variò nel tempo. Questa la lista desumibile dalle iscrizioni di Bisotun[20] (databili intorno al 520 a.C., durante il regno di Dario I):

  1. Persia o Perside [Pârsa]
  2. Elam [Ûvja]
  3. Babilonia [Bâbiruš]
  4. Assiria [Athurâ]
  5. Arabia [Arabâya]
  6. Egitto [Mudrâya]
  7. le “terre vicino al mare” [Tyaiy Drayahyâ] (probabilmente la regione del Levante)
  8. Lidia [Sparda]
  9. Ionia [Yauna]
  10. Media [Mâda]
  11. Armenia [Armina]
  12. Cappadocia [Katpatuka]
  13. Partia [Parthava]
  14. Drangiana o Gedrosia [Zraka]
  15. Aria [Haraiva]
  16. Corasmia [Uvârazmîy]
  17. Battria [Bâxtriš]
  18. Sogdiana [Suguda]
  19. Gandara [Gadâra]
  20. Scizia [Saka]
  21. Sattagidia [Thataguš]
  22. Aracosia [Harauvatiš]
  23. Maka [Maka]

Altre:

  1. Ircania [Varcana]
  2. Carmania [Karmana]
  3. Cilicia [Kirakuya]
  4. Indo [Indus], Taxila
  5. Tracia [Skudra]
  6. Sacia Amirgia [Saka Haumavarka]

Una lista diversa è fornita da Erodoto nelle Storie (circa 440 a.C.)[21] anche se essa riguarda piuttosto i distretti fiscali, che non necessariamente corrispondevano con le unità amministrative:

  1. Ionia (Yauna): Efeso
  2. Lidia (Sparda): Sardi
  3. Cappadocia e Frigia (Katpatuka)
  4. Cilicia
  5. Siria e Cipro
  6. Egitto (Mudraya): Menfi
  7. Susiana (Anzan): Susa
  8. Assiria e Babilonia (Athura): Babilonia
  9. Media (Mada): Ecbatana
  10. Caspio e Albania
  11. Battriana (Bakhtris): Bactra
  12. Armenia (Armina)
  13. Carmania (Caramania) e Sagartia (Asagarta):
  14. Saci Amirgi e Himalaya (Saka Haumavarka)
  15. Gandara
  16. Sogdiana (Suguda): Samarcanda (Marakanda)
  17. Margiana (Margus): Merv
  18. Gedrosia
  19. Arbela e Carduchi
  20. India (Hindush)

Stati vassalli e popoli tributari:

Fu inoltre adottata una lingua ufficiale comune per l’amministrazione statale, l’aramaico[22], e furono rafforzate le vie di comunicazione con la costruzione di diverse “strade regie“, tra cui la Via Reale, che collegava Susa con Sardi, o la grande strada del Khorasan, che collegava le città di Ecbatana e Bactra[23].

La religione e l’arte

Sfinge alata dal palazzo di Dario I a Susa (LouvreParigi).

A partire dal VI secolo a.C. tra la popolazione della Persia si diffuse lo Zoroastrismo, il quale ebbe grande fortuna dopo la conversione di Dario I e di sua moglie. I sovrani achemenidi erano devoti ad Ahura Mazdā, il dio supremo, ma a questa religione ufficiale si aggiungevano (o opponevano) diverse religioni popolari, come quella legata alle pratiche misteriche della tribù dei Magi. Molte delle caratteristiche dello Zoroastrismo (la tendenza monoteistica, la netta separazione del Bene e del Male, l’attesa di una apocalisse) si trovano anche nell’Ebraismo, e, di conseguenza, nel Cristianesimo e nell’Islam.

La commistione di elementi di origine diversa tipica della religione si verificò anche nelle arti, dove ritroviamo elementi elamitibabilonesiittiti, e assiri nella comune esaltazione del palazzo, arricchito dalla figura degli animali guardiani e dalla rappresentazione del “corteo dei tributari”; dagli egizi derivarono le sale regali, già presenti con le stesse caratteristiche nel tempio egizio; dalle regioni greche derivò la colonna, usata in Persia sia per gli interni sia per i portici esterni; dai proto-iranici derivarono altri tratti artistici, come la grande terrazza in pietra.

L’arte risentì della nuova atmosfera politica, spirituale e materiale, che mettendo da parte la crudeltà assira che aveva dominato l’Oriente per almeno tre secoli, la sostituì con un maggior spirito di tolleranza e clemenza che lasciava una certa libertà alle culture locali. Il sovrano invitò artisti da ogni parte dell’impero per realizzare opere importanti e questa fu un’altra ragione del carattere composito dell’arte.[24] L’arte achemenide perse alcune forme e scene crudeli di guerra e di massacro di belve tipiche dell’arte assira.

Al tempo di Ciro II l’arte composita risulta visibile soprattutto nell’architettura, con la costruzione di mura di mattoni decorati con smalti e incrostazioni preziose, di colonnati fatti di tronchi di alberi rari e con la grande varietà di materiali usati nei rivestimenti e nelle decorazioni. Tra le innovazioni principali vi fu l’uso della pietra che, se non sostituì i mattoni mesopotamici per la costruzione dei muri costituì un fondamentale scheletro dell’edificio. Uno dei tratti ricorrenti dell’arte fu il gusto dell’animale come elemento decorativo. La città regale possedeva almeno tre edifici importanti: il maestoso ingresso a sala arricchita da colonne caratterizzate da porte figurate da animali di guardia, la sala per le udienze, il palazzo dei banchetti del re. Oltre alla costruzione di monumentali palazzi e alla loro decorazione, la terza attività artistica fiorente fu la lavorazione dei metalli, a sbalzo e cesello, con ornamenti di figure di animali o pietre; dalle coppe d’oro alle spade di bronzo, dagli orecchini agli anelli, erano estremamente variegati i tesori e le ricchezze del Gran Re. I successori di Ciro II costruirono, alla maniera egizia, palazzi con grandi sale per le udienze, decorati con infinite serie di animali e di uomini che dovevano testimoniare la potenza e la grandezza del “re dei re“.[25]

Esercito

Ciro il Grande riuscì a creare un enorme impero multi-etnico, imponendo in ogni territorio il governo di una persona fidata, il satrapo. Ogni satrapia doveva consegnare al Gran Re una tassa, variabile in base alla ricchezza della regione.[26] La gestione di un così vasto impero necessitava di soldati di professione per mantenere la pace, sedando ogni tentativo di ribellione, e per proteggere i confini.[27]

Composizione militare

I soldati dell’esercito persiano erano di diverse etnie:[28][29] Persiani,[30] MacedoniTraciPeoniMediAcheiCissianiIrcani,[31] AssiriCaldei,[32] BattrianiSaci,[33] ArianiPartiCaucasici dell’Albània,[34] CorasmiSogdianiGandariDadici,[35] CaspianiSarangiPacti,[36] Utiani, MicianiFenici con i “Siriani della Palestina” (come i Giudei), Egizi,[37] Ciprioti,[38] CiliciPamfiliLiciDori dell’Asia, CariIoniEgei delle isoleEoli, Greci dal PontoParicani,[39] ArabiEtiopi,[40] Etiopi del Sistan e del Belucistan,[41] Libici,[42] PaflagoniLigiMatieniMariandiniCappadoci,[43] FrigiArmeni,[44] LidiMisi,[45] LasoniMilii,[46] MoschiTibareniMacroniMossineci,[47] MariColchidesiAlarodiani, Saspiriani,[48] isolani del mar Rosso,[49] Sagartiani,[50] Indiani,[51] LibiciEordiBottieiChalcidesiBrigiPieriPerrabi, Enieni, Dolopi e Magnesii.

Le tombe

Alcuni re persiani si fecero costruire una tomba. Naqsh-e Rustam è un’antica necropoli situata a circa 12 km a nordovest di Persepoli: quattro re della dinastia achemenide (Dario ISerse IArtaserse I e Dario II) fecero scavare le loro tombe in questo luogo. Altri re persiani fecero costruire le tombe in differenti luoghi: Artaserse II e Artaserse III preferirono scavare le loro tombe, i cui resti sono tutt’oggi visibili, nei pressi di Persepoli. La tomba di Ciro II di Persia fu costruita a Pasargadae (oggi Patrimonio dell’umanità).[52]

20101229 Naqsh e Rostam Shiraz Iran more Panoramic.jpg
Panorama di Naqsh-e Rustam (da sinistra le tombe di Dario IIArtaserse IDario ISerse I)

Lista dei re achemenidi

Non attestati

I personaggi sotto rappresentati non furono re dell’impero achemenide, che verrà fondata più tardi da Ciro il Grande, ma satrapi del nuovo impero assiro e dei Medi.

NomeImmagineCommentiDate
AchemenePrimo re del regno di Persia705 a.C.
Teispe di AnsanFiglio di Achemene640 a.C.
Ciro IFiglio di Teispe580 a.C.
Cambise IFiglio di Ciro I e padre di Ciro II550 a.C.

Attestati[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti attestano tredici grandi re durante i duecento anni di esistenza dell’impero. Il regno più lungo fu quello di Artaserse II, durato 47 anni. La titolatura completa dei sovrani achemenidi furono: Re dei reRe di Persia, Re delle Nazioni, Re di Babilonia, Re dei Sumeri, Re di Media, Re degli Akkadi, Re di Anshan, Re dei quattro angoli del mondo. Vari re avevano deciso di aggiungere e rimuovere alcuni titoli (per esempio il titolo “Re di Babilonia”)

NomeImmagineCommentiDate
Ciro II il GrandeFondatore dell’impero avente i seguenti titoli: Gran re, re dei re, re di Persia, re di Anshan, re di Media, re di Babilonia, re dei Sumeri e degli Akkadi, re dei Quattro Angoli del Mondo560–530 a.C.
Cambise IIRe dei reGran reRe di PersiaRe di BabiloniaFaraone d’Egitto530–522 a.C.
Smerdi522 a.C.
Dario IRe dei re (Gran re), Re di Persia, Re di Babilonia, Faraone d’Egitto522–486 a.C.
Serse IRe di Persia e MediaGran reRe dei reRe delle nazioniFaraone d’Egitto486–465 a.C.
Artaserse IRe dei reGran ReRe di PersiaFaraone d’Egitto465–424 a.C.
Serse IIRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’Egitto424 a.C. (45 giorni)
SogdianoRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’Egitto424–423 a.C.
Dario IIRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’Egitto423–405 a.C.
Artaserse IIRe di Persia405–358 a.C.
Artaserse IIIRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’EgittoRe di Babilonia358–338 a.C.
Artaserse IVRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’Egitto338–336 a.C.
Dario IIIRe dei re (Gran Re) di PersiaFaraone d’EgittoRe di Babilonia336–330 a.C.

Note

  1. ^ Harald Kittel, Juliane House, Brigitte Schultze, Juliane House e Brigitte Schultze, Traduction: encyclopédie internationale de la recherche sur la traduction, Walter de Gruyter, 2007, pp. 1194–5, ISBN 978-3-11-017145-7.
  2. ^ Greek and Iranian, E. Tucker, A History of Ancient Greek: From the Beginnings to Late Antiquity, ed. Anastasios-Phoivos Christidēs, Maria Arapopoulou, Maria Chritē, (Cambridge University Press, 2001), 780.
  3. ^ Salta a:a b (EN) Ehsan YarshaterThe Cambridge History of Iran, Volume III, Cambridge University Press, 1993, p. 482, ISBN 978-0-521-20092-9.
  4. ^ Peter Turchin, Jonathan M. Adams e Thomas D Hall, East-West Orientation of Historical Empires, in Journal of World-systems Research, vol. 12, n. 2, dicembre 2006, p. 223, ISSN 1076-156X (WC · ACNP). URL consultato il 12 settembre 2016.
  5. ^ Rein Taagepera, Size and Duration of Empires: Growth-Decline Curves, 600 B.C. to 600 A.D, in Social Science History, vol. 3, n. 3/4, 1979, p. 121, DOI:10.2307/1170959JSTOR 1170959.
  6. ^ Jesse H. Ausubel e Cesare Marchetti, East-West Orientation of Historical Empires (PDF), in International Journal of Anthropology, 2012, p. 14. URL consultato il 15 ottobre 2020.
  7. ^ Prevas (2009, p. 14) stima 10 milioni; Strauss (2004, p. 37) circa 20 come Ward (2009, p. 16). Scheidel (2009, p. 99) ne stima 35 milioni; Daniel (2001, p. 41) 50 come Meyer e Andreades (2004, p. 58). Jones (2004, p. 8) ne stima oltre 50 milioni; e Richard (2008, p. 34) quasi 70. Hanson (2001, p. 32) 75 milioni e infine Cowley (1999 e 2001, p. 17) 80 milioni.
  8. ^ (EN) T. Boiy, Late Achaemenid and Hellenistic Babylon, Peeters Publishers, 2004, p. 101, ISBN 978-90-429-1449-0.
  9. ^ (EN) The Oxford Handbook of Iranian History, Oxford University Press, 16 febbraio 2012, DOI:10.1093/oxfordhb/9780199732159.001.0001/oxfordhb-9780199732159ISBN 978-0-19-994088-2URL consultato il 2 marzo 2019.
  10. ^ La civiltà cattolica, pag. 404
  11. ^ (EN) David Sacks, Oswyn Murray e Lisa R. Brody, Encyclopedia of the ancient Greek world, Infobase Publishing, 2005, p. 256, ISBN 978-0-8160-5722-1.
  12. ^ Salta a:a b (EN) Largest empire by percentage of world population, su Guinness World RecordsURL consultato il 6 settembre 2019.
  13. ^ Achemènidi – Sapere.it, su http://www.sapere.itURL consultato il 25 ottobre 2019.
  14. ^ (EN) Sean Manning, The Population of the Achaemenid Empire, su Book and Sword, 8 novembre 2014. URL consultato il 7 dicembre 2019.
  15. ^ (EN) Josep M. Colomer, Empires Versus States, in Oxford Research Encyclopedia of Politics, 28 giugno 2017, DOI:10.1093/acrefore/9780190228637.013.608URL consultato il 16 ottobre 2019.
  16. ^ The Achaemenid Empire of Persia, su explorethemed.comURL consultato il 10 dicembre 2019.
  17. ^ (EN) 10 Empires That Came Close To World Domination – IslamiCity, su http://www.islamicity.orgURL consultato il 10 dicembre 2019 (archiviato dall’url originale il 25 marzo 2019).
  18. ^ (EN) The Rise of Persia, su Khan AcademyURL consultato il 10 dicembre 2019 (archiviato dall’url originale il 10 dicembre 2019).
  19. ^ (EN) History com Editors, Persian Empire, su HISTORYURL consultato il 10 dicembre 2019.
  20. ^ Behistun Inscription, su worldhistory.orgURL consultato il 19 settembre 2021.
  21. ^ Erodoto, Storie, 3.89-97
  22. ^ Josef Wiesehöfer, Ancient Persia, I.B. Tauris, 2001, ISBN 978-1-86064-675-1.
  23. ^ (EN) Pierre Briant, From Cyrus to Alexander: A History of the Persian Empire, Eisenbrauns, January 2002, p. 358, ISBN 978-1-57506-120-7.
  24. ^ “Le muse”, De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.29-30
  25. ^ Impero achemenide, in Enciclopedia dell’arte antica, Istituto dell’Enciclopedia Italiana.
  26. ^ (EN) Palmira Johnson Brummett, Robert R. Edgar e Neil J. Hackett, Civilization past & present, Volume I, Longman, 2003, p. 38, ISBN 978-0-321-09097-3.
  27. ^ (EN) Pierre Briant, From Cyrus to Alexander: A History of the Persian Empire, Eisenbrauns, 2006, p. 261, ISBN 978-1-57506-120-7.
  28. ^ Tutte le popolazioni elencate (con eccezione per gli albanesi caucasici) presero parte alla Seconda guerra persiana.
  29. ^ ErodotoVII, 59.
  30. ^ Erodoto, VII, 84.
  31. ^ Erodoto, VII, 62.
  32. ^ Erodoto, VII, 63.
  33. ^ Erodoto, VII, 64.
  34. ^ Chaumont, M. L. Albania. “Encyclopaedia Iranica.
  35. ^ Erodoto, VII, 66.
  36. ^ Erodoto VII, 67.
  37. ^ Erodoto, VII, 89
  38. ^ Erodoto, VII 90.
  39. ^ Erodoto, VII, 68.
  40. ^ Erodoto, VII, 69.
  41. ^ Erodoto, VII, 70.
  42. ^ Erodoto, VII, 71.
  43. ^ Erodoto, VII, 72.
  44. ^ Erodoto, VII, 73.
  45. ^ Erodoto,VII, 74.
  46. ^ Erodoto, VII, 77.
  47. ^ Erodoto, VII, 78.
  48. ^ Erodoto, VII, 79.
  49. ^ Erodoto, VII, 80.
  50. ^ Erodoto, VII, 85.
  51. ^ Erodoto,VII, 65.
  52. ^ (EN) The Royal Tombs and Other Monuments, su Copia archiviataoi.uchicago.eduURL consultato l’8 ottobre 2015 (archiviato dall’url originale il 13 settembre 2015).

Bibliografia

  • Impero achemenide, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell’Enciclopedia Italiana.
  • Amélie Kuhrt, The Persian Empire. A Corpus of Sources from the Achaemenid Period, New York, Routledge, 2007.
  • J.M. Roberts, Storia completa del mondo, Piemme, 1998, pp. 120–123.

Fonte: Wikipedia



Categorie:B30.01- Il mondo iranico antico

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