Lineamenti di Storiografia greca

Le origini della storiografia: Erodoto e Tucidide

Erodoto, autore delle Storie

Se i primi passi nel campo storiografico avvengono tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. dalle ricerche geo-etnografiche o genealogiche dei primi logografi (tra cui il più famoso fu Ecateo di Mileto), la storiografia greca raggiunse la piena dignità con l’opera di Erodoto di Alicarnasso (V secolo a.C.), fin dall’antichità considerato il vero padre della storia.

Durante i conflitti con l’Impero Persiano viene a costruirsi dentro l’ecumene greca una identità comune che si basa principalmente su una costruzione politica antitetica a quella delle monarchie orientali.[9] Da ciò ne scaturisce una consapevole riflessione sulle vicende del popolo greco, nei suoi rapporti col mondo barbarico (essenzialmente l’Impero achemenide), ma anche nella dinamica dei suoi rapporti interni.

In Erodoto il peso della tradizione logografica si fa ancora sentire, specialmente nella prima parte dell’opera, nell’impostazione per singoli lògoi, cioè per sezioni su base etnica e territoriale, anche se essa appare contemperata dall’esigenza di presentare un evento come le guerre tra Greci e Persiani (combattute fra il 490 ed il 478 a.C.) nel contesto di una visione generale dell’uomo e della storia. Un primo enunciato di metodo si incontra nel proemio delle Storie:

«Espone qui Erodoto di Alicarnasso le sue ricerche, perché delle cose avvenute da parte degli uomini non svanisca col tempo il ricordo; né, di opere grandi e meravigliose, compiute sia da Elleni sia da Barbari, si oscuri la gloria; e narrerà fra l’altro per quale causa si siano combattuti fra loro.»
(Erodoto di AlicarnassoStorie, I proemio)

In questo breve proemio, la comparsa del termine historìes (da connettere con la radice id- di “vedere”, il cui perfetto òida assume il significato di “ho visto”, quindi “conosco”, “so”) rende l’idea di una ricerca condotta in preparazione dell’opera: una ricerca che poteva abbracciare avvenimenti, tradizioni etnografiche, resoconti di viaggi, notizie geografiche, ma che, per il fatto stesso di sussistere, prendeva le distanze dall’oralità dei rapsodi e dei poeti lirici. Anche i rapsodi ed i poeti erano animati dal desiderio di non lasciare che si oscurasse la fama delle gesta compiute, ma la memoria collettiva tramandata da Erodoto è frutto di una indagine razionale che, pur non escludendo la dimensione religiosa del mito, pur registrando tradizioni e notizie stravaganti, ha messo in salvo una quantità enorme di preziosi materiali che costituiscono ancora oggi la fonte principale per lo studioso delle guerre persiane.

Di questa attitudine documentaria apparirà consapevole Erodoto stesso, quando, dopo aver presentato le origini mitiche del conflitto tra i greci e popoli dell’Asia, esprimeva una prima professione di imparzialità nel narrare gli avvenimenti:

«Così raccontano i Persiani e i Fenici. Ma non di questo intendo io parlare: se così o diversamente si siano svolti tali fatti. Comincerò, invece, dall’indicare colui di cui so che fu il primo a far torto agli Elleni; e proseguirò poi nel racconto trattando di città piccole e grandi, degli uomini, senza far differenza: perché quelle che erano grandi in antico sono per lo più diventate piccole, e quelle che ai miei tempi erano grandi erano prima state piccole. Sicché, conoscendo la perpetua incostanza del benessere umano, ricorderò le une e le altre senza fare differenza.»
(Erodoto di AlicarnassoStorie, I 5, 3-4)

Il definitivo superamento della tradizione logografica si ebbe, alla fine del V secolo a.C., con le Storie che l’ateniese Tucidide dedicò ai primi vent’anni alla guerra del Peloponneso (431-411 a.C.), facendovi precedere una breve sintesi della più antica storia del mondo greco (la cosiddetta archeologia) e un’ampia trattazione delle cause del conflitto, attraverso una dettagliata indagine del cinquantennio precedente. Tucidide si proponeva di ricostruire, attraverso un’indagine molto rigorosa, i fatti nella loro effettiva realtà, escludendo il favoloso e il soprannaturale e rifiutando programmaticamente ogni abbellimento retorico, fatta eccezione per discorsi fittizi, nei quali cercò di ricostruire il senso generale delle parole effettivamente pronunciate. In questo modo egli fondò la cosiddetta storiografia pragmatica, che non intendeva fornire semplicemente un’interpretazione del passato, ma, pretendendo di avere individuato una serie di costanti nella natura umana e nel suo operato, si autoproclamava un’acquisizione per sempre, ossia un mezzo valido per comprendere ogni realtà futura e agire di conseguenza. Il V secolo a.C., il secolo della “rivoluzione culturale” della Grecia antica, fu il secolo in cui si affermò pienamente lo spirito razionalistico e scientifico della cultura greca. In questo contesto si collocò anche la nascita della scienza storiografica, i cui fondatori sono considerati unanimemente Erodoto e Tucidide.

Gli studiosi successivi hanno colto differenze e affinità tra i due “padri della storiografia”: ad esempio, era comune a entrambi l’attenzione prevalente verso il presente o verso il passato prossimo e inoltre tutti e due tendevano ad individuare le cause delle vicende storiche nelle volontà e nelle passioni degli uomini. Soprattutto i grandi uomini, nel bene o nel male, facevano la storia, che svelava quindi la natura umana. Ciò che li differenziava era invece una certa attitudine di Erodoto a servirsi ancora dei racconti e degli elementi poetici e mitologici e a giudicare i fatti sulla base di criteri etici, mentre Tucidide appariva più “moderno”, nel senso che mirava a raggiungere una maggiore “oggettività” e imparzialità di giudizio. Un merito indiscusso della storiografia greca fu inoltre quello di ampliare le conoscenze etniche, culturali e geografiche dei greci: le ricerche storiche infatti superarono i ristretti confini del mondo greco e rivelarono l’esistenza di altri popoli e civiltà.

L’età classica

Tutta la storiografia successiva si muove nel solco tracciato da Erodoto e Tucidide. A Erodoto (senza peraltro condividerne la curiosità antropologica) si richiamava formalmente, per la presenza di singoli excursus sui popoli stranieri venuti a contatto con la grecità, Eforo di Cuma, autore di una storia generale del mondo ellenico ampiamente basata sulla compilazione di fonti precedenti, della quale possediamo solo frammenti. Diversi autori scrissero storie del mondo greco che si ponevano consapevolmente come continuazione dell’opera storica di Tucidide, bruscamente interrotta al 411, in pieno svolgimento della guerra del Peloponneso: nacquero così le Elleniche di Senofonte e quelle, per noi perdute, di Teopompo di Chio che narravano rispettivamente gli eventi dal 411 al 362 a.C. e dal 411 al 394 a.C.; di autore anonimo sono le cosiddette Elleniche di Ossirinco (dal nome della località egiziana del ritrovamento papiraceo che le ha parzialmente restituite), la cui parte conservata concerne l’anno 396/395 a.C.

Nella sua vasta e poligrafica attività letteraria, Senofonte diede vita anche ad altri filoni storiografici o di genere affine alla storiografia: con l’Anabasi, resoconto dell’avanzata all’interno dell’Asia, e della successiva avventurosa ritirata, di un esercito di mercenari greci di cui Senofonte stesso si trovò ad assumere il comando, egli creò il genere della memorialistica militare, che eserciterà un incerto influsso sui Commentarii cesariani; con la Ciropedia, biografia romanzata e agiografica di Ciro il Grande, fondatore dell’impero persiano, presentato come modello di monarca ideale, diede vita alla storia romanzata e con l’Agesilao, re spartano pure vagheggiato come modello, creò l’archetipo della biografia encomiastica. Con le Storie filippiche di Teopompo, che esponevano gli eventi del mondo greco dal 359 al 336 a.C. ponendo al centro dell’interesse la figura di Filippo II, re di Macedonia), nasce la monografia storica, incentrata su una singola personalità e di conseguenza su un limitato periodo di tempo. Con il riassunto, dovuto allo stesso Teopompo, delle Storie di Erodoto, prende corpo il filone dell’epitome, destinato a grande successo:)

L’età ellenistica

La fase più antica della storiografia ellenistica concentrò la sua attenzione sull’impresa orientale di Alessandro Magno, sul disfacimento del suo impero, sulla conseguente formazione delle monarchie greco-macedoni e successivamente sulla storia dei loro rapporti (per esempio Clitarco di AlessandriaIeronimo di CardiaDuride di SamoFilarco di Atene). La storiografia di questo periodo, in buona parte perduta, appartiene in prevalenza al filone patetico o drammatico: essa mirò a suscitare nel lettore intense emozioni attraverso artifici (come gli imprevisti, le peripezie, i colpi di scena) paragonabili a quelli della tragedia classica. Questo tipo di rappresentazione tragica degli avvenimenti caratterizzò tanto la storiografia incentrata sulla figura di Alessandro Magno, quanto quella successiva, che andava spostando il proprio baricentro verso Occidente, in quanto diventava ormai inevitabile fare i conti con una nuova potenza e con la sua rapida ascesa: Roma aveva cominciato ad affacciarsi sullo scenario del Mediterraneo.



Categorie:B50.01- Le fonti della Storia greca

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