Come scrivere articoli e saggi scientifici

Discussion Papers

Rodolfo Signorino – Davide Fiaschi

COME SCRIVERE UN SAGGIO SCIENTIFICO: REGOLE FORMALI E CONSIGLI PRATICI

ovvero

ciò che il vostro supervisor sa ma non ha mai avuto il coraggio di dirvi

Discussion Paper n. 16 2003

Discussion Paper n. 16, presentato: settembre 2003

Indirizzo dell’Autore:

Davide Fiaschi (corresponding author)

Dipartimento di scienze economiche, via Ridolfi 10, 56100 PISA – Italy tel. (39 +) 050 2216208

fax: (39 +) 050 598040

Email: dfiaschi@ec.unipi.it

Rodolfo Signorino, Università di Palermo

Dipartimento di Studi su Politica Diritto e Società G. Mosca

© Rodolfo Signorino – Davide Fiaschi

La presente pubblicazione ottempera agli obblighi previsti dall’art. 1 del decreto legislativo luogotenenziale 31 agosto 1945, n. 660.

Si prega di citare così: Rodolfo Signorino – Davide Fiaschi (2003), “COME SCRIVERE UN SAGGIO SCIENTIFICO: REGOLE FORMALI E CONSIGLI PRATICI ovvero ciò che il vostro supervisor sa ma non ha mai avuto il coraggio di dirvi

”, Discussion Papers del Dipartimento di Scienze Economiche – Università di Pisa, n. 16 (http://www-dse.ec.unipi.it/ricerca/discussion-papers.htm).

n. 16

Rodolfo Signorino – Davide Fiaschi

COME SCRIVERE UN SAGGIO SCIENTIFICO: REGOLE FORMALI E CONSIGLI PRATICI

ovvero

ciò che il vostro supervisor sa ma non ha mai avuto il coraggio di dirvi

Indice

1.    Cosa è un saggio scientifico e perché esistono regole formali codificate

Il saggio scientifico (‘paper’) è un vero e proprio genere letterario. In quanto tale è caratterizzato da regole formali da tempo codificate. Tali regole sono universalmente accettate dalla comunità degli studiosi professionisti di una  data disciplina scientifica (‘scholars’). Il mancato rispetto di anche una sola di queste regole trasforma il componimento in qualcosa di categorialmente diverso dal paper, ad es. lo trasforma in un articolo per un giornale non scientifico, in un discorso politico o divulgativo etc.

Le affermazioni di cui sopra non nascono da sterile formalismo: la forma nel caso di un paper è contenuto! L’apparente paradosso si risolve non appena si accetta il fatto che il fine della ricerca scientifica è duplice: 1) scoperta di

nuove conoscenze e 2) divulgazione della scoperta alla platea degli scholars. L’erudizione fine a se stessa o peggio il solipsismo sono attitudini e forme mentali che non appartengono allo scholar: la scienza è comunicazione,  dialogo interpersonale con gli scienziati che non ci sono più, con quelli che ci sono qui e ora e con quelli che verranno domani. Lo scholar non tiene egoisticamente per se le proprie scoperte. Il suo fine è far avanzare la conoscenza umana, non la propria individuale conoscenza: lo scholar è dunque desideroso di condividere gratuitamente, rapidamente e integralmente il nuovo sapere che ha prodotto. Per comunicare occorrono gli strumenti adatti e l’abilità per usarli: il paper è lo strumento di cui si serve lo scholar per comunicare, la sua abilità nel comunicare in modo corretto rivela il grado della sua scholarship. Da qui la fondamentale importanza del rispetto delle regole formali nella composizione di un paper. Il rischio della Torre di Babele, della confusione delle lingue e dunque della mancata comunicazione è un pericolo sempre presente e reale, un pericolo che uno scholar non sottovaluta mai.

Chiariti questi concetti fondamentali, nelle sezioni seguenti studieremo le regole formali del genere letterario ‘paper’ e forniremo alcuni consigli pratici o trucchi del mestiere, utili per lo scholar giovane e non ancora ‘smaliziato’. In particolare, cercheremo di chiarire la ratio di ogni regola. Ogni regola è stata infatti codificata per ottemperare ad una o più finalità concrete. Tutto il reale è razionale, in particolar modo nel campo della scienza! Comprese a fondo tali finalità sarà più semplice sottomettersi alla disciplina delle regole codificate. Sarà inoltre più facile violarle in modo intelligente!!

2.   La prima pagina

Nella prima pagina di un paper devono apparire nome e cognome dell’autore (degli autori), l’affiliazione accademica, il titolo del saggio, il sommario, i ringraziamenti, un indirizzo per la corrispondenza (ricordate: la scienza è comunicazione!). Inoltre, è d’uso indicare alcune parole-chiave (max 5) che aiutino il lettore ad inquadrare il contributo in una delle aree specialistiche in cui è divisa la scienza economica (ad es: crescita, distribuzione del reddito,

tassazione ottima etc.). A tal fine si è affermato l’uso di riportare alcuni codici che fanno riferimento alla classificazione di un’importante rivista americana, il Journal of Economic Literature (JEL), codici che identificano le varie aree specialistiche.

L’uso ormai generalizzato di parole-chiave e di codici di classificazione rivela un principio di fondamentale importanza da tenere sempre a mente e su cui torneremo più volte in seguito: Il lettore ha sempre ragione! L’autore di un paper è, ovviamente, al servizio della verità scientifica; ma, una volta individuata la verità scientifica, è al servizio del lettore. Vedremo infra che cosa questo comporti in concreto.

2.1   Il titolo del paper

La prima cosa che si legge di un paper è il suo titolo. Da tale verità banale ma non per questo insignificante deriva che il titolo deve essere ponderato con molta cura. Bisogna assolutamente evitare un titolo troppo generico e ambizioso, che possa indurre nel lettore una giustificata diffidenza. Ad es. evitate titoli del genere “Una Teoria Generale. ” o “Valore e Capitale”: senza

alcun dubbio il futuro vi riserva di diventare economisti più grandi di Keynes o di Hicks; ma anche se siete consapevoli del radioso destino che immancabilmente vi attende non è il caso di sbandierare tale consapevolezza sin dal titolo del vostro primo paper!

Bisogna del pari evitare un titolo troppo specifico o troppo tecnico che possa scoraggiare il lettore non ferrato nell’argomento specifico. Esiste un trade-off ineludibile fra specificità del titolo e numero di lettori del vostro paper. Sta a voi scegliere il saggio di scambio!

Detto ciò che non va fatto, purtroppo non abbiamo molto da darvi come consigli in positivo su ciò che va fatto. Ciò che possiamo dire è che il titolo deve essere accattivante, d’effetto (cum grano salis); ma nello stesso tempo deve dare informazioni utili sull’argomento trattato. L’obiettivo è suscitare la curiosità del lettore; ma ricordate che la curiosità del lettore e la sua disponibilità a leggere il vostro paper sono una cambiale a breve scadenza: i debiti di gioco si pagano e le promesse del titolo vanno mantenute nel corpo del paper.

2.2   Il sommario

Il sommario (‘abstract’) è un elemento essenziale del paper. Molti lettori leggono solo il titolo e l’abstract di un paper (e solo pochi si spingono fino alle conclusioni). Perché è invalsa tale non commendevole pratica fra i lettori? Per la semplicissima ragione che il tempo del lettore è scarso e suscettibile di usi alternativi.

Inoltre, sono le stesse riviste scientifiche, i luoghi di pubblicazione naturali per un paper, a richiedere che il paper sia corredato da un abstract del paper medesimo. Le riviste specificano in modo tassativo il numero massimo di parole dell’abstract (di norma 100 parole).

L’abstract deve contenere una sintesi del problema trattato e delle conclusioni più importanti raggiunte. L’autore del paper deve dunque selezionare ciò che è veramente importante e innovativo del proprio lavoro. Se si incontrano difficoltà nella scrittura dell’abstract spesso la ragione è che non si è del tutto soddisfatti del proprio lavoro. E’ un campanello d’allarme da non sottovalutare!

2.3   I ringraziamenti

I ringraziamenti per chi ha letto e dato suggerimenti sulle versioni preliminari del paper sono un dovere molto sentito specialmente nel mondo anglosassone. Non dimenticate la formula di rito che “scagiona” i ringraziati da eventuali errori presenti nel lavoro (del tipo “usual disclaimers apply” o “I want to thank without implicating…”). Evitate di ringraziare troppo persone! E’ vero: avete presentato versioni preliminari del vostro paper a innumerevoli seminari, workshops e conferenze, avete ricevuto consigli e pareri da decine e decine di studiosi in varie parti del mondo. Ma al lettore non interessa ricostruire in dettaglio il travaglio intellettuale e le doglie del parto che vi hanno condotto al prodotto finito (il paper nella sua forma attuale). Solo due, massimo tre persone hanno veramente inciso sul vostro lavoro lasciando una impronta caratterizzante. Chiamate in correità solo quelle!

3.   L’introduzione

L’introduzione di un paper deve sempre contenere i seguenti elementi e li deve contenere nell’ordine indicato:

3.1     Esposizione dettagliata e esaustiva dei risultati (i più recenti, almeno) conseguiti dagli scholars che si occupano dell’argomento cui vogliamo contribuire

Motivo n.1: non siamo i primi scienziati nella storia dell’umanità! Altri prima di noi hanno lavorato duramente sul nostro stesso argomento e le loro scoperte sono state universalmente accettate come scientifiche. Per rispetto nei confronti di chi ci ha preceduto e, come vedremo infra, per rispetto nei confronti dei nostri potenziali lettori, occorre dar conto dei risultati conseguiti da chi ci ha preceduto.

Consiglio: ricordare sempre che siamo nani sulle spalle di giganti!

Ulteriore consiglio: soprattutto se si è alle prime armi o se ci si occupa di un dato tema per la prima volta evitare di affrontare un argomento troppo complesso, su cui esiste una vasta letteratura. Il motivo è ovvio: tanto più la letteratura su un tema è vasta tanto più è difficile padroneggiarla in tutti i suoi aspetti. Il rischio di dire banalità o cose già dette da altri è molto alto. La tattica migliore è spesso la seguente: iniziare con un tema molto circoscritto su cui hanno scritto in pochi, così da essere sicuri di conoscere tutta la letteratura sull’argomento e progressivamente allargare il focus della ricerca nei papers successivi. Una delle tentazioni tipiche dello scholar giovane è quella di voler dire troppo e subito, concentrando tutto in un unico paper.

Corollario: diffidare sempre di chi afferma (spesso implicitamente) che non esiste o quasi letteratura sull’argomento prima di lui in quanto lui, l’illuminato, ha fatto la scoperta del secolo o del millennio! Un tal soggetto o è in mala fede

(se conosce e tace) o è ignorante (se è in buona fede). In entrambi i casi il nostro tempo è troppo prezioso per proseguire nella lettura del suo scritto.

Motivo n.2: il lettore ha il diritto di sapere qual è lo stato dell’arte, ossia il punto in cui si è arrestata la ricerca prima di noi così da poter meglio apprezzare il nostro contributo originale. La ricerca scientifica da almeno due secoli è specialistica: così come non esiste lo scienziato onnisciente non esiste il lettore onnisciente. Inoltre il lettore potenziale ha diritto si sapere subito di che cosa si sta parlando e se chi scrive sa di cosa sta parlando: In tal modo il lettore ha a disposizione tutti gli elementi utili per decidere se vale la pena di proseguire nella lettura.

3.2        Esposizione succinta ma dettagliata del nostro contributo originale

Motivo n.1: la ricerca scientifica (come tutte le ricerche umane) nasce da una insoddisfazione. Può darsi che il dibattito in corso sul nostro argomento abbia lasciato dei problemi (logici o empirici o metodologici) aperti, può darsi che nel corso del dibattito si sia affermata una tesi che a noi non convince, può darsi che un dato livello di indagine o una data metodologia di indagine non siano stati sufficientemente approfonditi o impiegati correttamente, può darsi che nuove scoperte in campi limitrofi abbiano ricadute sul nostro campo e tali ricadute siano ancora da analizzare etc. In ogni caso, il lettore deve sapere qual è il nostro motivo di insoddisfazione nei confronti dello stato del dibattito e come la nostra ricerca aiuti a superare (almeno in parte) tale insoddisfazione. La ricerca scientifica parte da problemi, dubbi, interrogativi e conduce (o almeno dovrebbe condurre) a soluzioni che aprono la strada a nuovi problemi, dubbi, interrogativi. Risolti tutti i puzzles, cessata la ricerca scientifica. Detto altrimenti, risolti tutti i puzzles in un dato campo del sapere, gli scienziati consapevolmente o meno si abituano a considerare il sistema delle conoscenze in tale campo come perfetto (dal latino perficio) e rivolgono altrove la loro curiosità. La perfezione nel caso della scienza significa morte per disinteresse o peggio sclerotica e dogmatica ricapitolazione di un insieme dato di proposizioni ritenute immutabili. Ai ricercatori curiosi e disinteressati subentrano i gelosi custodi dell’ortodossia.

Motivo n.2: il lettore ha il diritto di formarsi una idea di massima sul contenuto innovativo del paper. Tocca al lettore decidere se il problema proposto e/o la soluzione adottata sono interessanti o convincenti e dunque se vale la pena proseguire nella lettura.

Consiglio: immaginare di avere sempre per potenziali lettori scholars con le seguenti tre caratteristiche:

  1. sanno tutto dell’argomento di cui scriviamo,
  2. sono molto molto esigenti e
  3. sono impazienti in sommo grado.

Ulteriore consiglio: come messo già in luce supra nel punto 2.3, evitate di far “rivivere“ al lettore il vostro travaglio intellettuale per il raggiungimento del risultato. Questo non fa altro che allungare di qualche pagina il lavoro, senza aggiungere nulla all’utilità di chi legge. Se proprio volete, scrivete un diario e custoditelo fra i vostri manoscritti (‘unpublished papers’). Darete lavoro agli archivisti e agli storici del pensiero economico che vi studieranno dopo la vostra morte!

3.3   Dettaglio del contenuto delle singole sezioni del paper

Le espressioni tipicamente usate sono: “La struttura del paper è la seguente” oppure “Il paper consiste di x Sezioni”. Immediatamente seguono frasi del tipo: “Nella Sezione 2 faremo una certa cosa. Nella Sezione 3 faremo un’altra cosa…Nella Sezione x riassumeremo i principali risultati conseguiti e indicheremo gli sviluppi futuri del nostro lavoro”.

Motivo: i lettori gradiscono tale procedura in quanto aiuta a identificare il ‘filo rosso’ del paper e consente una lettura selettiva dello stesso.

4.   Il corpo del paper

Il paper si compone di Sezioni. Le Sezioni (escluse l’Introduzione e le Conclusioni) dovrebbero avere pari lunghezza e, ovviamente, devono mantenere le promesse fatte nell’Introduzione.

Consiglio: per non appesantire troppo una data Sezione spostare tutto il materiale non strettamente necessario in nota o in apposite appendici (procedura solitamente usata per le dimostrazioni matematiche).

Ulteriore consiglio: evitare troppe Sezioni con contributi originali altrimenti il paper diventa troppo lungo e potenzialmente dispersivo. La regola aurea è: una idea originale un paper (‘one shot one kill’). In quest’ottica il paper non dovrebbe mai superare le 30 pagine. Ricordate inoltre che molte riviste hanno problemi di spazio e privilegiano articoli brevi. Se volete massimizzare la probabilità di essere pubblicati, mettete un freno alla vostra grafomania!

4.1   Le parti matematiche

La scienza economica moderna è una disciplina che fa ampio ricorso alla formalizzazione, ossia utilizza modelli matematici nell’analisi e una notazione formale per esprimere i risultati a cui giunge. Essere consapevoli di questo implica l’adeguarsi ad un certo stile di esposizione che gli economisti hanno mutuato da discipline come la matematica e la fisica.

Ecco alcune regole da seguire quando si inseriscono formule matematiche lungo il testo.

  1. Ogni formula matematica deve essere messa in una riga separata, con un allineamento centrale.
    1. Le formule matematiche, anche se riportate su singole righe, seguono la normale punteggiatura: virgole, punti, rientri nel paragrafo successivo, etc seguono dunque le usuali regole stilistiche.
    1. E’ conveniente numerare ogni formula in modo da potervi far riferimento nella discussione.
  1. iv)    Mai riportare nel testo tutti i passaggi necessari per arrivare ad un ceto risultato formale. Se tali passaggi sono non immediatamente intuibili, li si riporti in un’appendice così da rendere più scorrevole la lettura del testo.
    1. Definire ogni parametro subito dopo aver presentato l’espressione matematica che lo contiene per la prima volta (il lettore deve subito aver chiaro che cosa quel parametro significhi e quali sono le sue caratteristiche).

4.2   Esprimere i risultati tramite Proposizioni e Teoremi

Una conseguenza della formalizzazione della scienza economica moderna è l’uso di esprimere il(i) risultato(i) del lavoro tramite Proposizioni, a cui fa seguito per ogni Proposizione un paragrafo o un richiamo ad un’appendice che riporta la prova analitica di tale Proposizione.

Se il risultato ha carattere molto generale e non si applica solo al caso analizzato nel lavoro allora si usa l’espressione Teorema (con la relativa prova). Le espressioni Corollario e Lemma si usano generalmente solo in lavori di Economia Matematica.

Detto questo, è sempre necessario ricordarsi che si è economisti. Il modello formale deve dunque essere di supporto ad una ‘storia’ interessante, che getti luce sui fatti del mondo che si ostina ad esistere fuori dalle nostre lavagne o dai nostri computers (caveat: stiamo volutamente semplificando sul ruolo dei modelli in economia e sul loro rapporto con i fatti del cosiddetto mondo reale. Il lettore interessato può utilmente consultare “Fact and Fiction in Economics. Models, Realism and Social Construction, 2002, edited by Uskali Mäki, Cambridge: Cambridge University Press). Quindi spiegare l’intuizione economica del risultato espresso nella Proposizione è fondamentale per far apprezzare il proprio lavoro (e farselo accettare nelle riviste). Una mirabolante risultato analitico, la cui intuizione economica è tuttavia zoppicante o assente, non è di particolare interesse per gli economisti.

5.   Le conclusioni

Le Conclusioni seguono lo stesso schema espositivo dell’Introduzione: sono una sorta di Introduzione scritta al passato (nell’Introduzione si scrivono frasi del tipo: “in quanto segue studieremo, dimostreremo, confuteremo” etc. mentre nelle Conclusioni si scrivono frasi del tipo: “nel corso del paper abbiamo studiato, dimostrato, confutato” etc.). L’unica differenza sostanziale è la seguente: negli ultimi righi delle conclusioni si riconoscono con umiltà e onestà i limiti logici, empirici o metodologici delle soluzioni da noi proposte e si accenna ai probabili sviluppi futuri della nostra ricerca.

Motivo: la ricerca scientifica, così come la natura, non fa salti. Lo scienziato, in particolare il ricercatore che si muove sulla cosiddetta frontiera delle conoscenze, è in genere molto attento a sottolineare il carattere di continuità, e dunque di non occasionalità, del proprio lavoro all’interno di una scuola, di una tradizione, di un paradigma, di un programma di ricerca ben identificati e identificabili.

Consiglio: ricordare sempre: veniamo da un certo luogo, ci siamo fermati in questo punto, andiamo in quella direzione! Avere idee chiare sul lavoro da fare aiuta a comprendere meglio il lavoro già fatto.

6.   La bibliografia

Le riviste scientifiche di norma specificano in dettaglio le regole da seguire nell’estensione delle voci (‘entries’) di una bibliografia. Un libro si riporta in modo diverso da un articolo pubblicato su una rivista o da un saggio contenuto in un volume collettaneo o da un manoscritto inedito. La regola di carattere generale è che il lettore deve avere tutte le informazioni rilevanti per individuare in modo rapido e non ambiguo l’opera da cui si cita e il suo autore. Vanno dunque specificati il(i) cognome(i) dell’autore la cui opera è citata nel testo, almeno l’iniziale del suo nome, il titolo della sua opera, casa editrice, luogo e data di pubblicazione e eventualmente l’edizione da cui si cita. Nel caso di manoscritti inediti occorre inoltre indicare il luogo fisico dove sono conservati e la catalogazione in uso. Un esempio abbastanza rappresentativo delle convenzioni in voga è il seguente:

Blaug, M. (1996). Economic Theory in Retrospect. Cambridge: Cambridge University Press.

Blaug, M. (1999). Misunderstanding Classical Economics: The Sraffian Interpretation of the Surplus Approach. History of Political Economy, vol. 31, pp. 213-236.

Consiglio: molti lettori adottano il seguente test o ‘regola del pollice’ per decidere se vale la pena o meno leggere un paper appena giunto sulle loro scrivanie. Scorrono la bibliografia e verificano se le proprie opere sono ivi citate. Se dunque volete che il vostro paper venga accolto in modo non pregiudizialmente sfavorevole in un dato ambiente, citate (anche solo per criticare) tutte le opere scritte dagli scholars dominanti in quell’ambiente. Di norma uno scholar intelligente accetta che le proprie opere vengano criticate  (fa parte del gioco), ma non sopporta che esse vengano passate sotto silenzio (anche lo scholar è un essere umano e in quanto tale soggetto a debolezze umane quali la superbia e la vanità).

Visto che il potenziale lettore è spesso anche potenziale esaminatore del nostro lavoro in sede di concorsi accademici, assegnazione di fondi di ricerca etc. la rilevanza pratica di questo consiglio non va mai sottovalutata!

Per concludere, un’ottima fonte di informazioni su come si scrive un paper di teoria       economica       è                         il                               seguente   sito http://www.ag.iastate.edu/journals/rie/how.htm.

Esistono infine manuali e libri molto seri sull’argomento, tra cui: “How to Write Scientific and Technical Papers“ di Sam F. Trelease, 1982, MIT Press.

Discussion Papers – Collana del Dipartimento di Scienze Economiche – Università di Pisa

  1. Luca Spataro, Social Security And Retirement Decisions In Italy, (luglio 2003)
  2. Andrea Mario Lavezzi, Complex Dynamics in a Simple Model of Economic Specialization, (luglio2003)
  3. Nicola Meccheri, Performance-related-pay nel pubblico impiego: un’analisi economica, (luglio 2003)
  4. Paolo Mariti, The BC and AC Economics of the Firm, (luglio 2003)
  5. Pompeo Della Posta, Vecchie e nuove teorie delle aree monetarie ottimali, (luglio 2003)
  6. Giuseppe Conti, Institutions locales et banques dans la formation et le développement des districts industriels en Italie, (luglio 2003)
  7. F. Bulckaen – A. Pench – M. Stampini, Evaluating Tax Reforms through Revenue Potentialities: the performance of a utility-independent indicator, (settembre 2003)
  8. Luciano Fanti – Piero Manfredi, Endogenous fertility and cycles in Solow’s growth model (settembre 2003)
  9. Piero Manfredi – Luciano Fanti, Cycles in continuous-time economic models (with applications to Goodwin’s and Solow’s models) (settembre 2003)
  10. Gaetano Alfredo Minerva, Location and Horizontal Differentiation under Duopoly with Marshallian Externalities (settembre 2003)
  11. Luciano Fanti – Piero Manfredi, Progressive Income Taxation and Economic Cycles: a Multiplier-Accelerator Model (settembre 2003)
  12. Pompeo Della Posta, Optimal Monetary Instruments and Policy Games Reconsidered (settembre 2003)
  13. Davide Fiaschi – Pier Mario Pacini, Growth and coalition formation (settembre 2003)
  14. Davide Fiaschi – Andre Mario Lavezzi, Nonlinear economic growth; some theory and cross-country evidence (settembre 2003)
  15. Luciano Fanti , Fiscal policy and tax collection lags: stability, cycles and chaos (settembre 2003)
  16. Rodolfo Signorino- Davide Fiaschi, Come scrivere un saggio scientifico:regoel formali e consigli pratici (settembre 2003).
  17. Luciano Fanti, The growth cycle and labour contract lenght (settembre 2003)

COME SCRIVERE UN SAGGIO SCIENTIFICO: REGOLE FORMALI E CONSIGLI PRATICI 15

Redazione:
Giuseppe Conti
Luciano Fanti – coordinatore Davide Fiaschi
Paolo Scapparone
                               Email della redazione: Papers-SE@ec.unipi.it


Categorie:W25- Guida alla stesura di articoli e saggi scientifici

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