Antonio De Lisa – Invisibile Orfeo – Il testo teatrale

Immagine Orfeo

Antonio De Lisa- Invisibile Orfeo

Spettacolo di teatro, musica e danza

di Antonio De Lisa

Personaggi:

Il Custode del Mito
Orfeo
Euridice
La madre di Orfeo
Un amico della madre
Direttrice della clinica Ade
Primo Paziente dell’Ade
Secondo Paziente dell’Ade
Terzo paziente dell’Ade
Produttore discografico
Assistente di produzione
Narratrice

Coro:

Primo Semicoro (anche Baccanti)

Secondo Semicoro

Fantasmi del bosco:

Primo insieme

Secondo insieme (anche Baccanti)

Gruppo rock (voce, chitarra, basso, tastiere, batteria)


Prologo

IL CUSTODE DEL MITO-
Stamane il cielo è chiaro e limpido l’orizzonte. Si è calmato il doloroso vento di scirocco, le cui folate sono presagi di sciagura. Quel vento trasporta nelle sue spire il bozzolo delle vampate. Quando soffia quel vento si siluppano gli incendi divoratori. Giganteschi. Che arrivano a lambire il mare come lingue di drago. Lo scirocco si alza con una prima folata imperiosa, mentre la gente è impegnata in tranquilli conversari (Pausa).

E’ l’annuncio (Pausa).

Non ti abbandonerà per l’intera nottata. Il mare è mugghioso e neghittoso. Non è un bel vento sincero.

E’ un vento di cupi desideri, sudati incubi (Pausa).

Se il mare è di malumore, meglio non entrare in acqua; ma se il mare è solo leggermente accigliato ti fa sentire la sua potenza con brutalità leggera, invitante, provocatrice. Ti avvolge nelle sue spire con trattenuta lascivia; sembra volerti trattenere e impedire di uscire. Devi volerlo, entrare deciso, perché qui a due metri è già profondo. Ma non lasciarti ammaliare (Pausa). Il mare è suduttivo (Pausa).

Mi sono ritagliato uno spazio in un anfratto di lecci. Sotto un alberello torciglioso. Non sarà l’albero della conoscenza, ma non dispiacerebbe a Rousseau. Si intravede il mare tra le fronde come in una poesia di Montale e le foglioline del sottobosco sono mosse dai rapidi movimenti delle lucertole guizzanti.

Per entrare a mare  bisogna sottoporsi a una prudente lentezza. Le falesie sono cosparse di punte aguzze come coltelli ben affilati. Il granito seghettato, che immagino staccatosi dalla montagna in una notte di tregenda, fra tuoni e lampi, scava nella pelle dei solchi simmetrici. Ci vogliono delle scarpette di gomma. Ma con cotali calzari eccoti trasformato in riluttante creatura anfibia, indecisa tra il regno terricolo, stabile ma monotono e quello equoreo, invitante nella sua incessante metamorfosi ma lievemente infido.

Vista dal mare, la costa sembra l’opera di un semidio crucciato, che per uno sgarbo degli dei superni abbia graffiato la montagna senza uno scopo preciso, facendo rotolare a mare massi di varia consistenza e spessore (Pausa). Umani, animali e pesci si aggirano fra queste rovine, senza fraternizzare, ciascuno chiuso nel suo mondo. I peggiori sono quelli che ti passano accanto in vocianti motoscafi interrompendo le tue bracciate tranquille. Il rullio delle bracciate ti consente, a turno, di assorbire boccate di sole che si inclina sull’orizzonte (Pausa).

Il sole ti sorride benevolo, sia pur tra gli spruzzi sgraziati di umani motorizzati.

Io a mare non sto sopra, sto sotto. Non molto sotto, quel tanto che basta. Armato di maschera e boccaglio esploro quieti abissi, tranquille profondtà, miti insenature. I ricci mi fanno compagnia, disposti in un ordine incomprensibile ma sensato (Pausa).

Adoro i dirupi muschiosi che si aprono in radure sabbiose, le rapide ascese di grumi rocciosi, le improvvise voragini fitte di alghe. Non scendo tanto sotto, non ho più il fiato, ma una tenera meraviglia mi guida in percorsi senza meta. Entro in acqua in un punto e ne esco 150 metri più in là, senza sapere nemmeno come ho fatto (Pausa).

Non ha importanza (Pausa).

Mi lascio andare (Pausa).

Nel paesaggio sottomarino le correnti si incrociano in una rete di direttrici. Seguire la corrente è come decifrare la lingua propria del mare, la sua logica interiore. Le correnti sono attorcigliate in presenza di grotte sotterranee. E’ meglio seguire quelle che conosci, perché sai dove sbucano, le altre lasciale stare. E quelle che conosci riservano sempre la sorpresa di sbucare in un condotto dai colori impossibili, azzurri ambrati, blu rocamboleschi, celesti gonfi di bianco. La risacca provoca una sinfonia di suoni a eco, come canti di sirene, vociare di ombre (Pausa).

Sì, ti metti a sonnecchiare in pineta, ma poi ti devi guardare dai sogni, mentre gli insetti ti irrorano di piccole gocce di veleno (Pausa). E i sogni sono pericolosi (Pausa). Anche se talvolta affascinanti. Le cicale forniscono il tappeto sonoro di viaggi miracolosi, tra mostri marini e angeliche risonanze. Deve essere lo sciabordio ritmico delle onde pochi metri più giù che ti trascina in abissi scivolosi e verdastri, all’ appuntamento con figure che si celano negli scogli profondi. E quando ti svegli e ti immergi, riappaiono le stesse figure, mentre il mare perde l’azzurro e si veste di verde.

Svegliandomi, scorgo una mia vicina di postazione. Mi accorgo che ha voglia di parlare. Le faccio un sorriso. E’ il mio segnale di complicità. L’impercettibile movimento del sole nel cielo ha fatto sì che un ramo si frapponesse disegnandomi un’ ombra sul viso – ciò è contrario ai miei principi: io devo arrostire al sole, come una lucertola.

Allora mi sposto un poco e nel farlo noto che a breve distanza un ragazzo dai capelli biondissiimi è pronto per un tuffo in piscina. La postura è di una plasticità indefinible, tra un efebo e una statua. La signora sta seguendo il mio sguardo. Si volta un attimo e poi sorrdie: mio figlio Orfeo, dice… è di una bellezza che sfiora la perfezione. Poi il ragazzo esegue un tuffo (Pausa). Naturalmente perfetto.

(Assolo di sassofono mentre Il custode del mito esce di scena)


Primo quadro

Scena prima

(Orfeo, Euridice, Coro)

Orfeo entra lentamente in scena, mentre ancora sta suonando l’assolo di sassofono. Il Coro si dispone dietro di lui.

I VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
notte

II VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
senza

III VOCE DEL PRIMO SEMICORO-

luna

IV VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
buio

V VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
il cielo

VI VOCE DEL PRIMO SEMICORO-

come

PRIMO SEMICORO UNITO-
una metafora

SECONDO SEMICORO-

una metafora

ORFEO-
L’ho incontrata in una via traversa
più dark e rock che mai
era lì che si era persa.
Perché sono passato proprio da lì? (Pausa)
Appena mi ha visto ha lanciato un urlo
strano, Euridice,
e mi si è aggrappata al collo (Pausa)
era proprio tanto persa.
Perché sono passato proprio da lì? (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì…

PRIMO SEMICORO-
gene

SECONDO SEMICORO-
razione

PRIMO SEMICORO-
deldi

SECONDO SEMICORO-
s

PRIMO SEMICORO-
incanto

ORFEO-
… mi ha letto per intero una sua poesia
in fondo non era poi tanto male
parlava del morso di un serpente. (Pausa)
Mi sembrava in effetti un po’ persa. (Pausa)
Dovevo passare proprio da lì?…

(Entra in scena Euridice)

CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO-
Appare troppo rumoroso il mondo
in questa parte di mondo, Orfeo,
troppo su di giri il tuo tempo
per quella parte di tempo non tuo.

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO-
Sussurri disordinatamente
infittiscono di vuote presenze
il tuo paesaggio della mente…

I DUE SEMICORI INSIEME-
… è il canto delle ombre.

EURIDICE-
Col gelo nelle ossa ho salito mille gradini
Oh, yeh, col gelo nelle ossa ho salito mille gradini…
Ehi, tu che stai lì fermo e non intervieni
Che guardi dall’alto col tuo sole in tasca
Fa almeno che finisca presto questo andirivieni
Non ne posso più di questa burrasca.
Col gelo nelle ossa ho salito mille gradini
Oh, yeh, mille gradini…

ORFEO-
Uno strano suicidio, abissale
meticolosamente surreale
come il suo sorriso lunare
sembrava uscita da un bosco incantato. (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì. (Pausa)
Euridice ha bersagliato il mio cellulare
– dobbiamo assolutamente vederci… (Pausa)
La sua voce ha la sonorità degli abissi
eterea, irresistibile, innocente.
Il posto l’ha scelto Euridice
una specie di antro poetico
dove tutto è possibile (Pausa), tutto accade.

CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO-
Il rito veloce della tua giovinezza
si consuma tra l’infame e il sublime
è una ceralacca che si scioglie in fretta
con molta furia e poche rime.

ORFEO-
La sua voce è come la schiuma del mare. (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì. (Pausa)
L’angelo perso si sistema accanto
a un grande amplificatore, così che non parliamo
ma muoviamo la bocca come pesci. (Pausa)
Non si sente niente (Pausa). Solo la musica e solo da un lato. (Pausa)
Ma a parlare sono i suoi occhi (Pausa).
Il posto è pieno fino all’inverosimile
ciascuno col suo bicchiere in mano.
Ma io vedo solo Euridice (Pausa). Incantato dalla luna (Pausa).
Trasmettono un pezzo che piace a entrambi
e l’angelo perso mi fa un cenno con le testa.
Io annuisco (Pausa). Sono due secondi intensi, poi si alza,
Per non vederla più. Non mi resta che pagare… (Pausa)
E’ veramente bella e infelice come un angelo perso
Ma io non dovevo passare da lì, non dovevo passare da lì.

EURIDICE-

Ehi, amico, perché stai lì davanti alla  televisione
Ehi, dico a te, perché stai lì davanti alla  televisione
Allora io, indecisa se volgere o no lo sguardo altrove
Ho deciso di guardarlo per mandarlo non so dove
Ma io che sono politically correct, o meglio il mio istinto
Ha risposto per me ok e mi sono data per vinta…

Scena seconda

(Orfeo, Euridice, Coro)

(Orfeo ed Euridice attraversano la scena mimando una corsa in motocicletta. Il Coro si muove in cerchio, silenziosamente, intorno ai due. Il primo semicoro in una direzione, il secondo semicoro nella direzione inversa).

GRUPPO ROCK-
(Assolo di basso. Alla fine il bassista indica la battura al Coro)

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO-
Il rito veloce della tua giovinezza
si consuma tra l’infame e il sublime
è una ceralacca che si scioglie in fretta
con molta furia e poche rime.


Secondo quadro

Salotto con due poltrone e un tavolinetto basso
(La madre di Orfeo, l’Amico, Coro)

LA MADRE-
Vieni, mio caro, accomodati;
posso offrirti qualcosa?

L’AMICO-
Grazie, cara, ma dimmi: tuo figlio
è ancora perduto in quel bosco?

LA MADRE-

(Mesce del té nella tazza)
Si, con quella, come si chiama?
(Pausa) Margaret, credo,
sapessi almeno da dove viene.

(Porge la tazza del té all’amico)

L’AMICO-
(Prende la tazza del té)

Grazie… l’ha incontrata di notte,
una notte misteriosa, mi dicevi;
le ha dato un passaggio
e da allora non si sono più separati…

LA MADRE-
Si lamentava di sentirsi solo, (Pausa)
ma con tutte le figlie
delle mie amiche
che girano per casa!… Niente.
Doveva scegliere proprio
una sconosciuta. (Pausa)
In quella notte misteriosa. (Pausa)
Son più di due mesi che stanno lì,
dicono che non vogliono più uscire. (Pausa)
Quel ragazzo è uno stupido.

(Allarga le braccia in un gesto sconsolato)

L’ AMICO-
Tuo figlio è un musicista.
Va preso per il verso giusto.
E’ un momento di “malumore d’artista”,
ne uscirà e rideremo di gusto.

LA MADRE-
Lo spero, altrimenti
manderò la polizia

L’ AMICO-
(Con intonazione enfatica) Esagerata!

LA MADRE-
Deve almeno ubbidire alle convenzioni (Pausa).
Mi ha fatto saltare una settimana
di partite di bridge… (Pausa)

… una settimana, dico…

L’AMICO-
(Con fare annoiato) Il padre che dice?

LA MADRE-
Che vuoi che dica:
mi ha chiamato da New York,
dice che è troppo occupato
con i suoi affari per preoccuparsi
delle “non-azioni” del figlio (Pausa).
Ho sempre pensato
che quei due si somiglino…

LA MADRE-
Del resto Orfeo
ha una certa consuetudine
con le forze dell’ordine…

L’AMICO-
Ricordo, si, quella volta
che l’arrestarono durante
l’occupazione dell’università.

LA MADRE-
Non ha mai capito nulla della vita:
la chitarra, la rivoluzione (Pausa),
(con gesto enfatico) i suoi pezzi di musica!

L’AMICO-
Belli, però, sai,
ne ho sentito in un concerto:
mi fece impressione
con quegli ottoni che gridavano
la loro metallica protesta (Pausa).
Ma naturalmente
la musica è altra cosa,
spirito romantico, conciliazione, armonia.
In fondo, tuo figlio è un musicista… anche se un po’ strano…

LA MADRE-
Ora dice che non vuole scrivere
(Alza gli occhi al cielo) più nulla,
che ha scelto il silenzio (Pausa).
Al diavolo queste fantasie,
preferisco le mie partite a bridge…

L’AMICO-
Hai un figlio complicato
e degenere… (fa per alzarsi)

LA MADRE-
Il tuo invece…

L’AMICO-
(Si risiede) Già, invece il mio
pensa alle cose giuste;
è un dirigente di banca
e sta facendo carriera.
Anche i suoi figli la faranno!

LA MADRE-
Con l’aiuto del padre e del nonno.

L’AMICO-
Sono un uomo
stimato nell’ambiente…

LA MADRE-
Stimato?
Si stima un uomo di potere?
Lo si teme, piuttosto!

L’AMICO-
Non fa differenza (Pausa).
Dove non ci sono
più valori, trionfa il timore (Pausa).
Deve andare così.
Ed è così che va!

LA MADRE-
Già, è così che va.
Ma Orfeo
preferisce le puttane.
E’ lì, ad iniettarsi l’AIDS,
e noi qui a fare salotto…

L’AMICO-
Meglio morto che rosso…

GRUPPO ROCK-
(Assolo di chitarra. Alla fine il chitarrista indica la battuta al Coro)

I VOCE DEL PRIMO SEMICORO-

Et

II VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
lei

III VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
cala

IV VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
magra

V VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
sapida

VI VOCE DEL PRIMO SEMICORO-
traente

II SEMICORO-
allegria
sbilancia
scioltezza
canalizzata

I SEMICORO-
confortevole
approssimante
agglutinazione
stabilizzazione

GRUPPO ROCK-
(Sfuma l’assolo di chitarra mentre inizia quello della batteria)


Terzo quadro

Sala prove

( Produttore, Assistente e Gruppo Rock )

GRUPPO ROCK-
Va a fuoco l’amplificatore
si scuote il palazzo e vibra di musica
fin nell’anima la sala prove.
Trasformiamo in nettare il sudore.

PRODUTTORE-
Vorrei sapere che fine ha fatto Orfeo…
è la terza convocazione che salta.
Se non si presenta, questa
sua performance
va certo all’aria…
e non si meritava un destino migliore:
per ogni nota sei, sette indicazioni…

TASTIERISTA-
(Ispirato) Intendo quietamente e fermamente
fare musica che porta lontano

CANTANTE-
(Altrettanto ispirata) Oh, e io coltivo

un mood jazzeggiante e variantistico

PRODUTTORE-
… mai un respiro: dal silenzio all’urlo,
e chi ne ha ce ne metta.
cento battute senza che il violino
suoni da violino (Pausa).
… Assistente! Dove si è cacciata la mia assistente?

ASSISTENTE-
Eccomi, capo, stavo chattando con un’amica…

PRODUTTORE-
Ti sembra questo il momento
di chattare con le tue amiche?

ASSISTENTE-
Bè, no… frose sì… non saprei…

PRODUTTORE-
Rintracciami Orfeo,
che gliene devo cantare quattro…

ASSISTENTE
(Curandosi le unghie con fare indifferente)
Chi deve cantare, capo?

PRODUTTORE-
Oh, santoiddio…
Chiamami Orfeo…

ASSISTENTE
Dove?

PRODUTTORE-
Ma come: “dove”! Al telefono…

ASSISTENTE-
(Allarmata, dopo aver frugato nella sua agendina)

Ho perso il numero, capo…

CHITARRISTA-
(Torvo) … non voglio sentire le mirabolanti storie d’amore
dei miei amici sparsi per il mondo
lo fanno solo per raccontarlo si perdono il meglio …

PRODUTTORE-
(Irritatissimo) Al diavolo tutti quanti…
è stato detto tante volte,
e io lo ripeto: questa non è musica,
questa è carta straccia.

GRUPPO ROCK-

Ma prima c’è quel posto
da visitare in branco
dopo una corsa a centottanta
con la moto che canta
e guai a chi è stanco.

PRODUTTORE –
I produttori si tengano
lontani da queste cose.
Questa volta mi è andata male,
non potevo rifiutare,
un’organizzazione importante
me lo chiedeva.

BATTERISTA-
(Sognante) Io già mi sono innamorato
si chiama ileana86
è favolosa emiliana bionda
ha scritto sul suo blog
vietato ai minori di 18 anni
ma non è come pensate
è solo eccentrica
ed è bellissima …
un sogno …

ASSISTENTE-
(Euforica) Ho trovato il numero, capo!
(Delusa) Ma c’è la segreteria…

PRODUTTORE –
Al diavolo!
(Parlando fra sé) Ma Orfeo
si è bruciato da solo.
Senti che roba scrive!

GRUPPO ROCK-
(Cluster collettivo degli strumenti del Gruppo Rock)

PRODUTTORE-
Ecco la degna conclusione
di una storia nata male.
D’ora in poi mi occuperò
solo di morti già ben morti,
non di morti che fingevano
di essere vivi…
ci sto perdendo dei soldi con questa roba…
sognavo già la pubblicità del disco…
con Orfeo a grandi lettere e foto in copertina…
Orfeo richiama le folle negli stadi
e vende tantissimo…
avrei fatto la mia fortuna…
e anche la sua…
ci sto perdendo dei soldi…
soldi guadagnati col sudore della fronte,
a forza di pubblicare robaccia
da mandare nelle discoteche…
questo sarebbe stato il salto di qualità…
ma ormai è tutto inutile…

GRUPPO ROCK-
Una chitarra elettrica
amplificata e col distorsore.
Chi vuole attraversare la notte
su fino al primo albore?


Quarto quadro

Scena prima

(Motociclisti, Coro, Batterista del Gruppo)

(Lotta di strada tra un gruppo di motociclisti abbigliati con giubbotti di pelle nera, borchie e scarpe militari e armati di mazze da baseball)

PRIMO MOTOCICLISTA-
(batte con violenza la mazza da baseball sul selciato)

GRUPPO ROCK-
(Il batterista coglie il ritmo e si scatena in un primo assolo)

PRIMO SEMICORO-

Unicorde
Unico Orfeo
E unicamente Orfeo
intendono colpire

SECONDO MOTOCICLISTA-
(anch’egli batte con violenza la mazza da baseball sul selciato, ma con un ritmo diverso)

GRUPPO ROCK-
(Il batterista coglie il secondo ritmo e improvvisa un secondo assolo, poi segue il combattimento tra il terzo e il quarto motociclista)

SECONDO SEMICORO-

Unicità
Unicum
Unidirezionale violenza

TERZO MOTOCICLISTA-
(si avventa contro un quarto motociclista con movenze da Stile Esterno di Tai Ji Quan)

QUARTO MOTOCICLISTA-
(lo scansa ruotando intorno all’avversario e preparandosi a colpire)

PRIMO SEMICORO-

Unilineare
Unilaterale
Unisonanza

Scena seconda

(Un semaforo all’incrocio. Orfeo accanto al cadavere di Euridice)

PRIMO SEMICORO-
L’incidente è stato terribile.

SECONDO SEMICORO-
Che orrore.

PRIMO SEMICORO-
Si sono scontrate due motociclette.
Facevano una gara a fari spenti
nella notte buia.

SECONDO SEMICORO
Ci sono feriti?

PRIMO SEMICORO-
Un ferito grave. Sembra una donna.

ORFEO-
Lo sapevo che non ne avrei ingranata una
Oh, sì, lo sapevo che non ne avrei ingranata una
E’ da stamattina che va tutto storto
Me lo sentivo quando mi sono alzato
La notte era passata e non me n’ero accorto
E allora mi sono detto: ehi, amico, è tutto bagnato…
Lo sapevo che non ne avrei ingranata una
Oh, sì che lo sapevo, oh ye…

GRUPPO ROCK-

(Breve assolo di chitarra elettrica)

ORFEO-

E ora, che farò senza Euridice?


Quinto quadro

Scena prima

Interno della clinica Ade
(Orfeo, Direttrice e quattro pazienti)

(Ufficio della Direttrice. Orfeo bussa alla porta, un po’ esitante)

DIRETTRICE DELL’ADE-
Vieni, Orfeo, entra pure.

Come stai? Ti sei ripreso

da quall’orribile incidente?

ORFEO-
Sì, grazie, ora sto molto meglio.

DIRETTRICE DELL’ADE-
E’ la mia paziente
prediletta, Euridice (Pausa).
Ora ci sei tu con lei,
devi considerarti fortunato,
è una cosa che non capita tutti i giorni (Pausa).
La nostra è una piccola clinica
privata per malattie mentali,
non possiamo permetterci
uno scandalo,
non possiamo permetterci
di far evadere una paziente,
ne andrebbe della nostra reputazione
e delle nostre finanze (Pausa).
Dovremo chiudere,
ed è un peccato,
dopo tanti anni di lavoro.

ORFEO-
Sì, capisco…

DIRETTRICE DELL’ADE-
Ma visto che ci hai incantato tutti,
è stato deciso di darti una possibilità,
quella di condurre con te Euridice,
ma a un patto, che non ti volti
prima che sia completamente
uscita dal parco…

ORFEO-
Va bene…

DIRETTRICE DELL’ADE-
Ero sicura che avremmo trovato
un’intesa (Pausa).
Ora, se vuoi, puoi andare,
ma prima ti voglio presentare
questi vecchi pazienti (Pausa).
Osservali attentamente, Orfeo,
rimpiangono la vita, la loro vita
da giovani, quella che tu
rischi di perdere…

FANTASMI DEL BOSCO-
(Ruotano un bastone della pioggia)

PRIMO PAZIENTE DELL’ADE-
L’isola che abbiamo di fronte
ha un nome, ma pochi sanno
perché, a chi appartiene
quel nome (Pausa). E’ tozza e massiccia,
ferma nella mutevolezza
delle correnti marine che
la lambiscono in diagonale
a pochi metri dalla spiaggia (Pausa).
Sono due ore che la contemplo
sonnecchiando su un lettino,
tra lo scricchiolio delle pietruzze
che conducono a riva.

DIRETTRICE DELL’ADE-
E’ la Malattia dell’anima
che ci detta le sue leggi, Orfeo (Pausa).
Si chiama Rimpianto…

PRIMO PAZIENTE DELL’ADE-
E’ il mio
nostos privato, ritorno
mitologico ai luoghi frequentati da ragazzo
dopo aver girovagato tra i luoghi
del Mediterraneo che ora sono meta
del turismo aggiornato: El Kantaoui,
il Mar Rosso, il Marocco, Haifa,
Yalta, Odessa, Samo e Corfù (Pausa).
Il ritorno parla una lingua
misteriosa e familiare a un tempo,
come i monti alle spalle
che arrivano quasi a mare,
sembrano matrone che presiedono
al rito senza parteciparvi (Pausa).
Mute e fuori della storia,
delle mie storie che ho cercato e vissuto
con l’inquietudine dell’esploratore,
ma senza una meta, o forse troppe (Pausa).
Qui non c’è movimento (Pausa).
Qui forse io non ci sono
mai veramente stato.

DIRETTRICE DELL’ADE-
Da noi funziona tutto a dovere,
i nostri psichiatri sono i migliori
della Svizzera, le nostre infermiere
sono di altissimo livello;
non ci sono sbarre alle finestre (Pausa).
Curiamo la Malattia
come in un laboratorio
sperimentale (Pausa).
La condizione mentale
dei nostri pazienti è il rimpianto (Pausa),
le loro sbarre ce le hanno nel profondo del cuore.

FANTASMI DEL BOSCO-
(Ruotando ancora il bastone della pioggia, fanno gesti incosulti)

SECONDO PAZIENTE-
Miracolo di chitarra
col mare che acconsente
nella complice spiaggia (Pausa).
Passano i millenni – è incredibile-
ma ancora riesci a strappare
gli occhi dolci di qualcuno,
anche se siamo in tanti (Pausa).
Non è bella, ha la tua età,
(ma non conta né l’una né l’altra cosa)
e a trent’anni un matrimonio fallito alle spalle,
ma quando intoni sulla chitarra “Pugni chiusi”
ritorna il suo volto di donzella
e ci guardiamo allo specchio
di una strepitosa giovinezza,
dove tutto era bello, anche le delusioni
d’amore… (Pausa)
Sol Sol7 Do Mim… (Pausa)
C’era la chitarra e la speranza
del giorno dopo, al contrario
del primo verso della canzone (Pausa).
Nella notte il vino bianco
ha sostituito la birra nell’eleganza
di tenere movenze e bei vestiti,
ma “Pugni chiusi” la canta anche chi stona,
è la rabbia che non perdona,
ma senza più un orizzonte politico,
sagomati nel nostro privato… (Pausa)
… e ora ci abbandoniamo al canto
di una dolce e malinconica
serata d’estate, anche se senza fiato.

FANTASMI DEL BOSCO-
(Ruotando ancora il bastone della pioggia, fanno gesti incosulti)

DIRETTRICE DELL’ADE-
Qualcuno mi aveva avvertito
che Euridice non sarebbe stata
una paziente facile,
ma è così dolce, così colta (Pausa).
Il referto fattole all’arrivo
parlava di un disagio generico,
di una depressione… (Pausa)


ma io non ho mai saputo
veramente, ecco, veramente se… (Pausa)


Se ne stava con i suoi libri
tutto il giorno, e spesso la notte
scappava, ma era questione di ore (Pausa).
Questa volta è diverso.
La vedo fremere di impazienza… (Pausa)


Vieni, Orfeo, ascolta quest’altra
anima in pena, ombra di se stesso…

TERZO PAZIENTE DELL’ADE-
Nel caldo che scuote interiori tormenti
col sudore che riga la schiena
ad allontanare quello che verrà
a un certo punto ho avuto una visione
a richiamare quello che è già stato (Pausa).
Rivedo le formiche in fila indiana
sulla carta stagnola
di un panino sbocconcellato (Pausa).
Non so se fosse il mio
o quello della mia compagna
accampati poco più su del margine
di una strada che non so più dove portasse,
su un sacco a pelo
di amplessi prolungati
accanto a una moto
con me che cambio l’olio (Pausa).
Le ore tre del più lontano passato (Pausa).
Il ricordo si confonde
e io mi inoltro nel sole,
l’intensità dei suoi raggi
rende vivida la memoria.
La Sicilia, forse, la Grecia (Pausa).
Poi, più avanti nel pomeriggio
e nella notte la chitarra, la danza
accanto a un fuocherello (Pausa). Non saprei
più nemmeno accenderlo un fuocherello ora (Pausa).
Avevamo un mangianastri a pile
(ma dove la mettevamo tutta quella roba?)
forse la musica era quella
dei Pink Floyd … (Pausa) Liberi e selvaggi…
Ma i ricordi sono come i sogni (Pausa), lampeggiano…
E sento che questo sta per spegnersi… (Pausa)
Lo lascio andare, accompagnandolo
con lo sguardo e rotolo lentamente
giù per la collina (Pausa). Più giù c’è la zona
d’ombra, più vicina a quello che sono ora…

FANTASMI DEL BOSCO-
(Ruotando il bastone della pioggia, si avviano a nascondersi dietro le quinte)

QUARTO PAZIENTE DELL’ADE-

Solo gli oggetti sono nitidi e vividi
ai riflessi di luci trasognate
nella dolce tragedia di nottate
abbandonate dal sonno.

L’inizio è duro, quando sembra
che tu solo stia a vegliare
in un mondo appagato
che se di uno sguardo ti ha degnato
lo ha fatto per cortese abitudine
prima di volgersi da un altro lato.

Senti il duro peso dell’ingiustizia
come un’offesa inferta ai tuoi desideri
ma è quando anch’essi ti abbandonano
che lentamente la notte si svela
– notte che non è il rovescio del giorno
ma la netta antitesi, la negazione.

Spazio lascivamente improduttivo
in cui danzano fantasmi dimenticati
lontane erranze
brandelli di addii.

DIRETTRICE DELL’ADE-
Addio Euridice (Pausa),
mi resterà il ricordo
dalle nostre conversazioni
sui tuoi cantori, Virgilio, Ovidio,
sulla musica (Pausa), sul tuo amore
per la polifonia fiamminga,
per l’Orfeo di Monteverdi, per il teatro
musicale contemporaneo… (Pausa)
dicevi di amare la voce in musica,
li dove le “bruissement de la langue”
si trasforma in canto (Pausa).
Nel deserto delle parole.

Scena seconda

Squarcio del parco  dell’Ade
(Orfeo ed Euridice)

ORFEO-
Senti l’acqua che scorre lentamente,
invocando la misura
e la dignità dal silenzio,
nella rallentata mediocrità
della notte… (Pausa)
Leggimi una poesia…

EURIDICE-
No (Pausa), poi dici che sbaglio gli accenti.

ORFEO-
Ti prometto che non dirò niente…
mi farò avvolgere dai suoni.

EURIDICE-
Ti piacciono i miei suoni?

ORFEO-
(Pausa), i tuoi suoni
somigliano ai tuoi occhi…

EURIDICE-
E come sono i miei occhi?

ORFEO-
Fragorosi…

EURIDICE-
Allora, te la leggo, a mia scelta?

ORFEO-
Sì, mettici lo stesso incanto.

EURIDICE-
La scelgo io?

ORFEO-
Si, io taccio…

EURIDICE-
Ho cercato di questa sensazione
a lungo il percorso
che mi ci conducesse.

ORFEO-
E’ come uno spaesamento
che sfonda il presente…
Riesce a dirmi qualcosa
anche questa trasgressiva banalità:
tu, io figlio dell’alta borghesia
a caccia di me stesso in un bosco,
questa voglia di farla finita… (Pausa)
Questa mancanza di autenticità,
questo rivivere il già visto, (Pausa)
il già sentito, (Pausa)
mi danno la nausea.
Ma sto bene con te qui…. (Pausa)
Se di banalità si tratta
è tutta esterna
alla nostra situazione…

EURIDICE-
Si, la dimensione della banalità,
nel cui oltre si dà solo follia
e autodistruzione… (Pausa)
Mi incalza la perplessità,
il dubbio mi rovina questi attimi…

ORFEO-
Perché sei perplessa? (Pausa)
Mi stai mischiando
la tua inquietudine;
alla mia si aggiunge la tua….

EURIDICE-
Ti libererò dall’incantesimo
con un bacio.

ORFEO-
Si, dammene ancora.

EURIDICE-
Se mi prometti
che tornerai a scrivere.

ORFEO-
Sai che non potrò mantenere
questa dolce promessa.

EURIDICE-
Ma perché?

ORFEO-
Vuoi conoscere il perché
di qualcosa a cui nemmeno
io riesco a dare risposta.

EURIDICE-
Ma la musica è qualcosa
di straordinario, (Pausa)
è come scorgere
in lontananza una nave
immobile al largo
da cui i passeggeri scrutano
un mondo dai simboli sonori
affascinanti
ma incomprensibili. (Pausa)
E tu possiedi la chiave
di questo doppio gioco di specchi, (Pausa)
buttarla è un delitto…

ORFEO-
Questa era la musica,
non so se sia questa ancora,
la musica della Romantik…

EURIDICE-
Cosa c’è di diverso?

ORFEO-
Non ho risposta; sento
solo che non sa dare
corpo, suono e voce a qualcosa
di diverso (Pausa)
senza pensiero la musica
è una sensazione,
è come starnutire
o leccare un gelato… (Pausa)
In questo oceano di sensazioni
mi sento affogare:
dalla chiacchiera quotidiana
agli spots pubblicitari.
Queste sensazioni organizzate
sono il compimento del nulla.

EURIDICE-
Lasciarsi andare,
lo diceva John Cage.

ORFEO-
Non mi stupisce

EURIDICE-
C’è una riposta bellezza
nell’ascolto delle cose…

ORFEO-
Anche una malcelata nequizia…

EURIDICE-
E’ il tuo spirito geometrico
che trionfa!

ORFEO-
No, la musica non è solo
abbandono o calcolo,
è qualcosa d’altro, (Pausa)
è il limite estremo della possibilità
di pensare, lì dove le parole
non arrivano…

EURIDICE-
Stai aggiungendo alla banalità
la banalità del sigillo
di un destino postumo. (Pausa) Non farlo.

ORFEO-
Lo farò, (Pausa)
cercando con esso la solitudine,
non sapendo o potendo
incontrare gli altri
sulle strade del mondo…

EURIDICE-
Ti sentirai abbandonato
o alla banalità o a una memoria
senza luce…

ORFEO-
Si, a una memoria senza luce, (Pausa)
e nel mio futuro non c’è più musica.
Essa è diventata
invisibile agli altri. (Pausa)
Ma io è di te che voglio sapere…

EURIDICE-
Te ne ho parlato a lungo.

ORFEO-
Non mi sazio.

EURIDICE-
Cosa c’è ancora da aggiungere?

ORFEO-
Molto.

EURIDICE-
La mia è una storia di donna, (Pausa)
come tante.

ORFEO-
C’è qualcosa di misterioso
in te.

EURIDICE-
Nulla di importante.

ORFEO-
Al contrario.
E ne possiamo parlare:
siamo in un bosco.

EURIDICE-
Si, qui è possibile parlare,
dialogare;
mi ricorda la situazione della clinica.
C’era un grande parco che la circondava:
è lì che riuscivamo a parlare,
lontano dalla direttrice (Pausa), dai medici (Pausa)
che pensavano di curare con la scienza
qualcosa che è possibile esprimere
solo in un contesto dialogico.

CORIFEO DEL PRIMO SEMICORO-
(attraversando la scena)
Nel medioevo la foresta
era il luogo dello scambio
tra l’alto e il basso.

CORIFEO DEL SECONDO SEMICORO
(attraversando la scena)

La foresta e il meraviglioso
erano una cifra
di quella cultura pre-umanistica,
anti-cortigiana;
coloro che erano rifiutati,
gli emarginati,
i folli
si imbarcavano su battelli fluviali,
li chiamavano,
Narrenschift, e risalivano
le correnti ricreando
una comunità diversa.

(Entrano in scena i Fantasmi del bosco)

FANTASMI DEL BOSCO-
Dioniso era una dio
silvestre.
La foresta è il luogo dei sogni
di uguaglianza: lo stato di natura,
la condizione di Rousseau.
Una possibilità dell’immaginario,
un luogo dell’anima
per chi non si adegua.
Ma il luogo
dello scontro è altrove:
la comunità urbana
dello scambio e del profitto.
La foresta ci ricarica per uno scontro
che altrove dovremo sostenere.

EURIDICE-
Tu chiami donna
un fascio di possibilità.
Ma con linguaggio
ancora maschile,
che divide e separa. (Pausa)
Una sensibilità femminile
cerca di unire,
lì, nella zona del cuore. (Pausa)
Oggi viviamo proprio
questo dissidio annunciato,
dai tuoi filosofi…
ma anche e forse soprattutto
dai miei poeti:
Dickinson, Cvaetaeva, Bachmann. (Pausa)
E’ la sfera dell’umano tutto intero
che è arricchito da questa
nuova aurora…

ORFEO-
Lasciamo i discorsi, amiamoci.

EURIDICE-
E’ dell’amore che parlo.

ORFEO-
E’ dell’amore che ascolto,
come un eroe romantico.

EURIDICE-
No, dovunque appaia riscatta,
anche i fondali di una scena
di cartapesta.

ORFEO-
E’ teatro l’amore dunque.

EURIDICE-
Oh si, l’amore
come teatro dell’amore.

ORFEO-
Amo il teatro, allora.

EURIDICE-
Si, ma ti rifiuti all’azione
della scena, (Pausa) non vuoi essere
attore.

ORFEO-
No, non attore,
magari un servo di scena,
un macchinista,
un guardarobiere.

EURIDICE-
Magari un musicista.

ORFEO-
Ecco, vedi, la musica
è sempre qualcosa
che sta dietro le quinte,
e i musicisti non sono attori, (Pausa)
non cadono trafitti
da pugnalate d’amore,
principi splendenti
di una splendida corte.

EURIDICE-
Ah potessi io per un solo attimo
essere l’autore della musica
che accompagna quella scena,
modulare quell’encomio,
suggerire quell’affetto,
orchestrare quel lutto o quel dono: (Pausa)
ti cederei il mio posto di donzella.

ORFEO-
Accetterei questo scambio,
muto e senza suono,
e mi accarezzerei le trecce,
nel mio specchio perdendomi… (Pausa)
ma adesso, vieni, dobbiamo andare…

QUINTA PAZIENTE DELL’ADE-

(Esce dall’Ombra e si avvicina a Orfeo)

No, non ti lamentare, Orfeo,
se alzi il viso al cielo
e ti piove dentro
pensa che domani sarà diverso.

No, non ti lamentare
fai un sorriso e non guardarmi di traverso.

No, non ti lamentare
lo vedi anche tu che la natura
sorride sotto il velo
aspetta il momento giusto per uscire.

No, non ti lamentare…


Sesto quadro

(Le Baccanti, Gruppo Rock)

(Entrano in scena le Baccanti, all’inizio senza suoni; nel corteo finale ciascuna di loro ha uno strumento a percussione portatile: tamburelli, flexatone, guiro, nacchere ecc.)

I VOCE DELLE BACCANTI-
Avete sentito la notizia?

II VOCE DELLE BACCANTI-
No, quale?

III VOCE DELLE BACCANTI-
Un cadavere, nel parco dell’Ade.

IV VOCE DELLE BACCANTI-
Che orrore!

V VOCE DELLE BACCANTI-
Un ironico orrore…

VI VOCE DELLE BACCANTI-
Perché ironico?

VII VOCE DELLE BACCANTI-
Il cadavere penzoloni dal ramo
di un albero mostrava un cartello.

VIII VOCE DELLE BACCANTI-
Di che cartello parli?

IX VOCE DELLE BACCANTI-
Il cartello riproduceva la figura
dei tarocchi
con l’immagine dell’impiccato.

I VOCE DELLE BACCANTI-
Ma chi era quel cadavere?

II VOCE DELLE BACCANTI-
Euridice.

GRUPPO ROCK

Siamo come due derive
che fendono il vento che arriva
dal Mare  nell’ora sonora
del silenzio e del tramonto. Vi affondiamo
incuranti dell’ora; ma io non vorrei
essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona.
In nessun’altra memoria.
Con nessun altra fermare il tempo.
dire addio alla storia.

 (Finito il pezzo del Gruppo Rock le Baccanti inscenano un corteo colorato e rumoroso, con i loro strumenti a percussione. E’ la Danza delle Baccanti)

BACCANTI-
Venite, Sorelle!
E’ il nostro bottino, due cadaveri in uno…
Non può sfuggire, Sorelle,
lo consacreremo al Dio silvano,
cui nulla è ignoto,
è il nostro Dio di sangue,
un Dio che non ammette oltretomba,
un Dio assetato di vita,
splendente e notturno,
è il nostro specchio, Sorelle!


Settimo quadro- Epilogo

Proscenio
(La Narratrice, Gruppo Rock)

LA NARRATRICE-
Lo stabilimento balneare
è in un’insenatura di costa
a strapiombo sul mare (Pausa)
ma terrazzato con arte partecipe e amorosa
e i piani di soggiorno sono gradevoli
sotto pini e alberi di ogni specie. (Pausa)
Più su la piscina e ancora più in alto
camere per dormire (Pausa). Di fuori
non sembrava ma è tutto molto elegante
e silenzioso (Pausa). Vagamente profumato. (Pausa)
Al tavolo una coppia, lui italiano,
lei inglese. Lui è un bel ragazzo

dai capelli biondissimi,
di cui non riesco a capire l’accento.
Parla perfettamente
l’inglese, anche se fitto fitto
sotto lo sguardo sognante di lei. (Pausa)
Di lei mi colpisce il modo di stringere
il bicchiere di vino bianco ghiacciato.
Lo rotola tra le due mani a coppa
come si fa con una ciotola di latte. (Pausa)
I suoi movimenti sono di inizio giornata,
da prima colazione, dopo una breve nottata,
forse incerta nello stordimento del sole
e del caldo e per l’ebbrezza del vino
ma follemente partecipe.  (Pausa) Si sfila
e rincalza il laccio sul tallone dei sandali
con un movimento danzante del piede.
Il movimento fa da contrappunto
ai suoi occhi, mentre osserva
il suo compagno che le pulisce
il pesce freschissimo nel piatto
con una perizia consumata. (Pausa)
Lei quasi beve soltanto e guarda. (Pausa)
E’ tutto un gioco di sguardi
che fanno eco ai mille giochi della seduzione. (Pausa)
Non importa se quei due stanno
insieme da una vita o solo da un giorno.
Quei movimenti, quei gesti
caricano di desiderio i loro occhi
come una molla che brilla.

GRUPPO ROCK-
Il fuoco nella Notte di San Lorenzo
Notte di sortilegi
cielo di fregi, sulla costa
fra raffiche impetuose di vento,
vento di terra che frena il mare,
vento che porta fuoco nel rogo
e incendia la notte di San Lorenzo,
vento che scuote in una moltitudine di scintille,
fosca la notte nel fuoco dei fuochi
che dipinge di sue vampe il mare atterrito.
Le stelle perdono la scena spaurite
tra folate che rotolano sassi
in un groviglio di alberi allampati
tra spire che vorticano come baccanti.
Fuoco che brucia nel caldo
vento che non tace.

FINE

ANTONIO DE LISA

© 2014- Tutti i diritti riservati

© Copyright 2001-14 – Rights Reserved


Logo NSC copia

http://www.storiografia.org

E-mail: mailto@storiografia.org

© Copyright 2001-14 – Rights Reserved

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.



Categorie:T10- Antonio De Lisa- Testi teatrali, T13.4- Spettacolo "Invisibile Orfeo. Rock-Teatro"

Tag:

2 replies

Trackbacks

  1. Officina Galilei: Progetti 2014-15 | NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY
  2. “Invisibile Orfeo”- Il programma e la messa in scena | NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Officina Galilei per il Teatro e la Musica

Museo virtuale delle maschere e del teatro popolare

CULTURE ASIATICHE - ASIAN CULTURES

STUDIES AND RESOURCES FOR HIGH SCHOOLS AND UNIVERSITY

IL CALEIDOSCOPIO

Per guardare il mondo con occhi diversi

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATER AND RESEARCH

Sito di approfondimento e studio della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: