Henry Corbin: teosofia e filosofia profetica nel pensiero islamico

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Henry Corbin: teosofia e filosofia profetica nel pensiero islamico

Henry Corbin (Parigi, 14 aprile 1903 – Parigi, 7 ottobre 1978) è stato un filosofo e orientalista francese.

Si deve a lui la riscoperta di un continente filosofico sommerso dalla storia: l’Islam iraniano in generale e la gnosi sciita in particolare.

Tradusse, interpretò e pubblicò con entusiasmo alcuni dei classici di questa tradizione. Il suo lavoro su Sohravardī, Mullā Sadrā Shīrāzī e sul sufi Ibn ‘Arabī ha ampliato un orizzonte filosofico anch’esso in via di mondializzazione.

Allievo di Étienne Gilson e di Jean Baruzi, fu Louis Massignon a rivelargli la teosofia orientale che orientò definitivamente la sua vocazione filosofica.
Dopo diversi soggiorni in Germania pubblicò nel 1937, con il titolo « Qu’est-ce que la métaphysique ? » (Che cos’è la metafisica?) la prima traduzione francese di Heidegger.

Dal 1939 al 1945 fu all’ Institut français d’Istanbul, dove fu incaricato di fondare il dipartimento di Iranologia dell’Institut di Teheran. Là fondò la « Bibliothèque iranienne » (Biblioteca iranica), la collana nella quale furono pubblicati i classici di questa tradizione dimenticata.
Dal 1949 fino alla morte fu uno degli animatori dei colloqui di Eranos.
Nel 1954 fu nominato direttore degli studi di Islamismo e religioni dell’Arabia all’ Ecole des hautes études, succedendo al suo amico Massignon.

Tra il 1970 e il 1973 insegnò all’Istituto Ticinese di Alti Studi a Lugano.

Nel 1974 fondò un Centro internazionale di ricerca spirituale comparata all’università San Giovanni di Gerusalemme, che divenne punto d’incontro degli specialisti delle tre religioni abramiche.

L’opera
Con la sua esegesi Corbin mostra l’originalità e l’importanza di questa tradizione nei secoli.

Temi come quello della conoscenza e del racconto visionario, del mondo immaginale e dell’immaginazione creativa, intesi come facoltà teofaniche, del corpo spirituale e della terra celeste, dell’Angelologia e del dramma che si svolge nel cielo, sono creazioni intellettuali il cui sviluppo non ha equivalenti nella tradizione filosofica occidentale, sulle quali si fonda ciò che Corbin chiama una filosofia profetica, basata sull’ermeneutica spirituale del Libro, che trova il proprio equivalente cristiano più prossimo in Jakob Böhme.
Questa filosofia profetica va considerata come una teosofia capace di riconciliare le facoltà visionarie dell’uomo con quelle razionali.

Il bilancio storico dell’opera di Henry Corbin è di aver mostrato irrefutabilmente che il pensiero filosofico islamico non si limita ai filosofi ellenizzanti o al Kalām sunnita (teologia dogmatica) e neppure al sufismo, e che la storia del pensiero musulmano non finisce con Averroè, come troppo spesso si dice, ma che quel pensiero prese invece nuovo slancio a partire dall’opera fondatrice di Sohrawardī nel passare dal mondo arabo al mondo persiano islamico, e che qui trovò una nuova vitalità realizzando pienamente certe potenzialità ancora inesplorate, senza per ciò rinnegare le acquisizioni tecniche e le categorie filosofiche del pensiero greco.

L’opera di Corbin supera inoltre l’esegesi storica ed acquisisce una nuova dimensione, quando considera questa tradizione come un possibile riparo contro il pericolo mortale per la spiritualità costituito dalla secolarizzazione e dalla desacralizzazione, pericolo del quale il nichilismo occidentale sembra rappresentare il termine ultimo.
Per Corbin, l’esoterismo sciita non è da meno dell’esoterismo abramico, di cui è anzi uno dei culmini, e possiede una forza propositiva sempre valida, capace di trarre la ricerca spirituale fuori dal vicolo cieco metafisico rappresentato dai sistemi teologici dogmatici i quali, reificando Dio, ne fanno l’idolo metafisico (l’Essere supremo) contro il quale si scaglia l’ateismo dopo l’indebolimento del potere temporale delle Chiese.

L’opera di Corbin prosegue attraverso il suo allievo Christian Jambet che, pur senza rimetterla in questione, ha mostrato come, accanto a questo filone esoterico, la tradizione sciita comportasse anche un kalām, cioè una teologia dogmatica di cui non si può non tener conto quando si vuol comprendere le origini del settarismo e del fondamentalismo dei quali la rivoluzione iraniana è la più recente manifestazione.

Bibliografia

In francese
In italiano

Bibliographie et biographie détaillée dans Cahier de l’Herne consacré à Henry Corbin, 1981, sous la direction de Christian Jambet.

Le paradoxe du monothéisme, l’Herne, 1981.
Il paradosso del monoteismo, Marietti, 1986; Mimesis, 2011.
Temps cyclique et gnose ismaélienne, Berg International, 1982.

Face de Dieu, face de l’homme, Flammarion, 1983.

L’Alchimie comme art hiératique, L’Herne, 1986.
L’alchimia come arte ieratica, 2001, Aragno.
Philosophie iranienne et philosophie comparée, Buchet/Chastel, 1979.

Corps spirituel et Terre céleste: de L’Iran mazdéen à l’Iran shî’ite, 2e éd., Buchet/Chastel, 1979.
Corpo spirituale e Terra celeste. Dall’Iran mazdeo all’Iran sciita, 1986, Adelphi.
Histoire de la philosophie islamique, coll. «Idées».
Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai giorni nostri, 1991, Adelphi.
En Islam iranien: aspects spirituels et philosophiques, 2e éd., Gallimard, 1978, 4 voll.

L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arabî, 2e éd., Flammarion, 1977.
L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, 2005, Laterza.
Temple et contemplation, Flammarion, 1981.
L’Immagine del tempio,1983, Boringhieri.
L’homme de lumière dans le soufisme iranien, 2e éd., Éditions «Présence», 1971.
L’uomo di luce nel sufismo iraniano, 1988, Edizioni Mediterranee.



Categorie:H22- La ricezione del pensiero orientale in occidente - The reception of eastern thought in the west

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