Antonio De Lisa- Resilienza: più forti delle avversità

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Resilienza- Più forti delle avversità

Resilienza deriva dal latino resilire che significa “saltare indietro, rimbalzare” e i suoi significati oggi sono molteplici.E’ un termine derivato dalla scienza dei materiali (metallurgia) e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In ingegneria, per esempio, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze impulsive (ovvero, della capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi).

Con il tempo il concetto si è allargato ad altre discipline: in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un ecosistema, inclusi quelli umani come le città, o di un organismo di ripristinare l’omeostasi, ovvero la condizione di equilibrio del sistema, a seguito di un intervento esterno (come quello dell’uomo) che può provocare un deficit ecologico, ovvero l’erosione della consistenza di risorse che il sistema è in grado di produrre rispetto alla capacità di carico.

In ambito urbanistico, una città resiliente è un sistema urbano che non si limita ad adeguarsi ai cambiamenti climatici (in particolare il global warming), di fronte ai quali le città si stanno dimostrando sempre più vulnerabili. La città resiliente si modifica progettando risposte sociali, economiche e ambientali innovative che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia.

In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà.

Le persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze.

Bisogna concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza, ai vissuti e, soprattutto, al modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

Secondo Susanna Kobasa, una psicologa dell’università di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità:

  • l’impegno;
  • il controllo;
  • il gusto per le sfide.

Più che questi riferimenti, può essere utile rifarsi alle teorie di Carl Gustav Jung per indicare i percorsi necessari a riemergere dalle avversità attraverso un processo di interiorizzazione e di presa di coscienza della propria identità.

Resilienza può essere opportunamente adottato anche in ambito socio-politico. Bisogna fare delle precisazioni, ma è una direzione interessante. Intanto, occorre definire che cosa provoca deformazione o turbamento. La vita è piena di queste circostanze e quindi è nessario indicare che la condizione da ripristinare è quella naturale per ciascuno di noi. Il cibo spazzatura perturba gravemente il metabolismo, in questo caso bisogna non solo farne a meno ma indicare e argomentare perché bisogna farne a meno o un consumo moderatissimo. L’esempio illustra che la resilienza in ambito socio-politico parte da un dato per giungere a un concetto più generale di bio-salute.

Riprendendo un concetto ecologico, un’indicazione può provenire dalla cosiddetta Agricolutura naturale di Fukuoka, su cui avremo occasione di soffermarci con maggior agio in questo sito.

Un altro esempio riguarda pratiche sociali come la competizione o l’arrivismo. In questo caso si ha un grave turbamento del senso di comunità, a cui rispondere con una pratica opposta che esalta i valori del collettivo piuttosto che quelli di un individualismo sfrenato.

Come si vede, i campi di intervento riguardano l’intero campo dell’umano nella condizione della società postindustriale. Per ora questi brevi cenni servano ad aprire la discusione.

Antonio De Lisa

 



Categorie:Z00- [ARCHIVIO]

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