Lautréamont – I canti di Maldoror

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Lautréamont – I canti di Maldoror

I canti di Maldoror è un poema epico in prosa, composto di sei canti, pubblicato nel 1869 dal Conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore Ducasse.

Isidore Lucien Ducasse nasce il 4 aprile 1846 a Montevideo, figlio di un funzionario dell’ambasciata francese nella città uruguaiana.

Nel 1859, a tredici anni, viene spedito in Francia a studiare dapprima al liceo di Tarbes, e poi a Pau, dove rimane fino al 1865. Tornato per due anni a Montevideo, si stabilisce definitivamente a Parigi, dove pubblica come anonimo, nel 1868, il primo canto de “Les Chants de Maldoror”.

L’anno successivo, utilizzando il nome d’arte di Conte di Lautréamont (pseudonimo ispirato all’omonimo romanzo di Eugene Sue), dà  alle stampe l’intera opera in sei canti. Il libro, tuttavia, non viene messo in vendita dall’editore Albert Lacroix (lo stesso di Emile Zola e Victor Hugo), per paura della censura, a causa di una violenza espressiva ritenuta eccessiva.

Il primo dei Canti di Maldoror è stato pubblicato dall’autore nel 1868, e l’opera completa è stata stampata in Belgio un anno più tardi.

Lautréamont Ducasse muore il 24 novembre 1870 a Parigi, a soli ventiquattro anni, in circostanze misteriose: il suo cadavere viene ritrovato nel letto dell’albergo in cui soggiorna.

La sua morte prematura (probabilmente avvenuta per suicidio), unitamente alla violenza verbale della sua opera, alla sua visione nichilista e satanica e a una fantasia romanticamente immaginifica che caratterizza i suoi scritti, induce gli studiosi a posizionarlo tra i poeti maledetti.

I canti di Maldoror hanno conosciuto un successo tardivo e postumo. Nel 1874, le copie dell’edizione originale dei Canti furono acquistate dall’editore J.-B. Rozez, residente in Belgio. Nel 1885, Max Waller, direttore della Jeune Belgique, ne pubblicò un estratto e lo fece conoscere.

Isidore Ducasse pubblicò in seguito solamente altre due opere, Poésies I e Poésies II, il cui stile è abbastanza differente da quello dei Canti di Maldoror.

I Canti di Maldoror è un poema in prosa in cui si esprime un unico personaggio, Maldoror.

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Maldoror incarna la rivolta adolescenziale e la vittoria dell’immaginario sul reale. È difficile non essere presi dalle vertigini leggendo i Canti, in questo mondo in perpetuo movimento. Non è possibile dissociare il significato e la forma, la storia e lo stile e certe pagine fanno pensare alle tele più allucinanti di Hieronymus Bosch. Ma la rivolta è derisoria e Lautréamont usa anche tutti i processi di presa di distanza per negare se stesso. Una vena buffonesca, che contrasta con il « sole nero » del satanismo apparente, attraversa l’opera: parodia del naturalismo o del romanticismo più scapigliato, luoghi comuni, apostrofi che si prendono gioco del lettore, ironia sarcastica… Tutte le forme d’ironia sono riunite e notano il disprezzo dell’autore per ciò che racconta. Capace dei più bei poemi, ne deride e costringe il lettore a riderne con lui. È l’adolescente che prende una rivincita sulla miseria umana del secolo, diventando l’eroe di un racconto dove si cancellano le barriere che imprigionano l’uomo. Nel gioco, tutto è permesso: ardente fervore, gioiosa ferocia e metamorfosi.

Il nome stesso dell’eroe, Maldoror, è soggetto ad interpretazione, Si può per esempio leggerci le parole « mal d’aurora » (ovviamente leggendola alla francese), « mal », « horror », « dolor » (dolore in spagnolo, lingua parlata da Isidore Ducasse, nato a Montevideo in Uruguay). Questi nomi fanno riferimento alla profonda malvagità del personaggio ed il suo amore apparente del « male ».

I Canti di Maldoror ha esercitato un’influenza fondamentale sul surrealismo. Riscoperto da Philippe Soupault prima (nel 1917) e da Louis Aragon e André Breton poi, l’opera di Lautréamont è sempre stata rivendicata come libro precursore del movimento.

Breton scriveva che “I Canti di Maldoror scintillano di una luce senza pari; sono l’espressione di una rivelazione totale che sembra andare al di là delle possibilità umane” e aveva centrato in pieno il senso di un’opera straordinaria. – See more at: http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/12/i-canti-di-maldoror/#sthash.eX2iRLN4.dpuf
Breton scriveva che “I Canti di Maldoror scintillano di una luce senza pari; sono l’espressione di una rivelazione totale che sembra andare al di là delle possibilità umane” e aveva centrato in pieno il senso di un’opera straordinaria. – See more at: http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/12/i-canti-di-maldoror/#sthash.eX2iRLN4.dpuf

Il poema ha ispirato il musicista Sylvano Bussotti che, nel 2000, ha composto Poésies à Maldoror, per otto violoncelli.

Il celebre passaggio:

(FR)
« […]beau comme la rétractilité des serres des oiseaux rapaces ; ou encore, comme l’incertitude des mouvements musculaires dans les plaies des parties molles de la région cervicale postérieure ; […] et surtout, comme la rencontre fortuite sur une table de dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie ! »
(IT)
« […]bello come la retrattilità degli artigli degli uccelli rapaci; o ancora, come l’incertezza dei movimenti muscolari nelle pieghe delle parti molli della regione cervicale posteriore; […] e soprattutto, come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello! »
(Lautréamont, Canti di Maldoror, canto VI)

è l’esempio tipico della «bellezza compulsiva» sbandierata da Breton.

Bibliografia

  • Lautréamont, Canti di Maldoror. Poesie-lettere, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1995.
  • Lautréamont, I Canti di Maldoror, poesie, lettere, a cura di Ivos Margoni, Einaudi, Torino, 1989.


Categorie:R10- Avanguardie letterarie - Literary Avant-garde

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