Francesco Piccolo- Il desiderio di essere come tutti

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo- Il desiderio di essere come tutti

Francesco Piccolo- Il desiderio di essere come tutti, Einaudi, Torino 2013.

Pascalianamente, Piccolo divide il suo libro in due:”La vita pura: Io e Berlinguer” e “La vita impura: Io e Berlusconi”. Sembrerebbe uno spartiacque più che ovvio, quasi una dichiarazione. Ma l’articolazione narrativa non è affatto scontata, non è affatto “a tesi”.

L’incipit dell’io narrante retrocede la storia a quarant’anni fa: 1973: il colera in Campania, il vibrione assassino. E’ in quel momento che il protagonista dichiara di essere nato, suppergiù a nove anni. In quella precisa circostanza il protagonista entra in contatto con la dura realtà italiana.

Il resto è la navigazione in questa realtà, con le impennate della passione politica e le amare delusioni, i fuochi fatui e i conteggi delle schede elettorali tutte immancabilmente a proprio sfavore.

Il protagonista dichiara di essere diventato “comunista” il 22 giugno 1974, “al settantottesimo minuto di una partita di calcio”: si trattava dell’incontro tra Germania ovest e Germania est (DDR), al gol di Jürgen Sparwasser contro i ricchi dell’ovest. Così, per pura simpatia.  “In realtà, non lo capiva bene nessuno perché ero diventato comunista, la mia scelta non aveva una base solida”. E allora, perché?: “Fu questa sensazione molto sfocata nei contenuti ma molto netta nell’aria, di desiderio di cambiamento, di rinnovamento, di disponibilità verso il futuro”. Da allora il giovane “borghese” dovrà fare i conti un po’ con tutti.

L’io narrante annoda la trama degli anni della sua formazione con i fatti che hanno segnato la vita pubblica del paese. Privato e pubblico si mescolano in un groviglio difficilmente districabile. Il privato apre ampi squarci sul rapporto sofferto col padre fascista, quello naturalmente “superficiale” con la madre, l’impossibile amore con Elena affondata nel suo ruolo di vestale della sinistra rivoluzionaria.

Il pubblico  registra il progressivo spostamento dell’asse della politica italiana che vede il maggiore partito della sinistra conquistare sempre più consensi. Fino ai tragici giorni del rapimento e della morte di Aldo Moro. Da quel momento la sinistra si rattrappisce in una diversità sterile, in una supposta superiorità che la porterà a sottovalutare Berlusconi e a non affrontare i veri problemi del paese.

Leggendo questo libro sembra che qualcosa delle proprie riflessioni di lettore (proprie e di tanti) acquisti la consistenza delle idee e delle parole giuste. E ci si  accorge che  quello che è successo in questo strano paese è narrabile, che questi venti, trent’anni non sono stati solo sfilate di moda e di tette. Ma ci accorge anche degli errori di quella stessa sinistra che l’autore dice di condividere. Ci sarebbe molto da dire, però, su quegli errori e sulle loro conseguenze. La presa di posizione dell’autore è condivisibile solo in parte.

Sta di fatto che non si può che essere perfettamente d’accordo con lui nelle conclusioni: “Quelli che decidono di andarsene da questo Paese, o semplicemente dicono per tutta la vita di volerlo fare, è perché si vogliono salvare. Io invece resto qui. Perché non mi voglio salvare”.

Se dalla lettura ci si aspetta qualcosa, uno spunto, un’idea, la sensazione che le parole contino qualcosa qui ci si può fermare un attimo e riflettere.

A.DeL.

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Categorie:R01- Narrativa contemporanea - Contemporary Fiction

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