Rivolte- Il linguaggio del conflitto fra immaginario e politica

Rivolte- Il linguaggio del conflitto fra immaginario e politica

Non pensiamo di sbagliare di molto se affermiamo che l’arco di tempo che va dal 2010 al 2013 sia stato  tempo di rivolta. Innanzitutto  contro chi ha prodotto una crisi economica mondiale di proporzioni gigantesche, ma più in generale contro le politiche neo-liberiste e globalizzanti. Nei paesi arabo-islamici, dalla Tunisia alla Turchia, si è trattato anche di una vera rivoluzione contro le dittature vigenti in quesi paesi; in quei casi però i risultati sono stati spesso contrari alle aspettative.

Quindi, un movimento di rivolta globale, come non si vedeva dagli anni Sessanta. In questo movimento non hanno mancato di farsi sentire le espressioni più moderne di emancipazione femminile. Alle dinamiche più apertamente economico-politiche si sono intrecciate quelle legate ai valori e alle aspettative della parte più vigile e meno rassegnata della società.

Questo scossone ha generato nuovi linguaggi e nuove forme espressive che si sono riversate nelle strade, sui muri e nelle piazze. Solo le forme artistiche più inquadrate nel sistema di mercato non hanno risentito di queste dinamiche. Altre, come le musiche punk e rap o alcune forme letterarie hanno saputo interpretare e talvolta anticipare questo grande movimento di rivolta.

Un’altra novità è la duplice direzione della rivolta, quella di piazza e quella digitale, non sempre coordinate ma spesso intrecciate nel contesto della comunicazione globale. La rivolta, quando per esempio assume le caratteristiche di Anonymous, usa gli stessi mezzi di comunicazione dell’economia globale, ma con segno rovesciato.

G8 di Genova: l’origine

Genova G8

Luglio 2001. Durante la riunione dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati i movimenti no-global e le associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell’ordine e manifestanti e, durante uno di questi, trovò la morte il manifestante Carlo Giuliani.

La segnalazione di un attacco a una pattuglia di poliziotti portò alla decisione da parte delle forze dell’ordine di effettuare una perquisizione presso la scuola Diaz e, ufficialmente per errore, alla vicina scuola Pascoli dove stavano dormendo 93 persone tra ragazzi e giornalisti in gran parte stranieri, la maggior parte dei quali accreditati; il verbale della polizia parlò di una “perquisizione” poiché si sospettava la presenza di simpatizzanti del Black bloc ma, a distanza di anni, resta tuttora senza motivazione ufficiale l’uso della tenuta antisommossa per effettuare una perquisizione.

Tutti gli occupanti furono arrestati e la maggior parte picchiata, sebbene non avessero opposto alcuna resistenza; i giornalisti accorsi alla scuola Diaz videro decine di persone portate fuori in barella, uno dei quali rimase in coma per due giorni, ma la portavoce della Questura dichiarò in conferenza stampa che 63 di essi avevano pregresse ferite e contusioni e mostrò il materiale sequestrato senza dare risposte agli interrogativi posti dai giornalisti. Le immagini delle riprese mostrarono muri, pavimenti e termosifoni macchiati di sangue, a nessuno degli arrestati venne comunicato di essere in arresto e dell’eventuale reato contestato, tanto che molti di loro scoprirono solo in ospedale, a volte attraverso i giornali, di essere stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio, resistenza aggravata e porto d’armi.

Movimiento 15-M

“El sol vuelve a brillar más fuerte que nunca

“Si no nos dejáis soñar, no os dejaremos dormir” (“se non ci lasciate sognare, non vi lasceremo dormire”), si leggeva su uno striscione il 15 maggio 2011 in una manifestazione  del Movimiento 15-M, giornalisticamente conosciuto come quello degli Indignados di Spagna,  che segnava la nascita del movimento. Pochi giorni dopo veniva diffuso un documento in cui si leggeva:

“Siamo persone normali e comuni. Siamo come te: gente che si alza la mattina per studiare, lavorare o cercare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duro tutti i giorni per vivere e dare un futuro migliore a coloro che ci circondano.

Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni con una ideologia ben definitia, altri apolitici…Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione dei politici, degli impresari, dei banchieri …Per la condizione indifesa dei cittadini.

Questa situazione ci danneggia tutti ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo possiamo cambiarla. E’ ora di metterci in movimento, ora di costruire tutti insieme una società migliore”.

Occupy Wall Street

Il 17 settembre del 2011 scoppiava il movimento di Occupy Wall Street, («occupiamo Wall Street») per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, che si è concretizzato in una serie di dimostrazioni nella città di New York presso Zuccotti Park. Il nome del movimento ha assunto Wall Street quale obiettivo simbolico, in quanto sede della Borsa di New York ed epicentro della finanza mondiale.

L’obiettivo delle proteste era rivolto  principalmente contro l’iniquità economica e sociale sviluppatasi a seguito della crisi economica mondiale, ispirandosi alle Proteste nel Nordafrica e Medio Oriente del 2010-2011, in particolare alle proteste tunisine.

Dimostrazioni simili si sono svolte in altre 70 città degli Stati Uniti e di seguito anche in Canada, Australia, Regno Unito a Londra e in Italia.

La rivolta delle donne

Il 25 novembre 2012 in tutta Italia scendevano in strada le donne contro il femminicidio. E’stata una manifestazione molto sentita. Più in generale, questa è stata l’occasione per ribadire a livello politico e sociale la permanente sudditanza della donna nella società italian. A livello europeo più recentemente le donne si sono mobilitate per difendere il diritto all’aborto, per esempio in Francia e Spagna.

I fenomeni più nuovi legati alla contaminazione tra femminismo e cultura punk sono rappresentati dalle Pussy Riot in Russia e dal gruppo Femen in Ukraina.

Il femminismo estremo e i flsh mob delle Pussy Riot

Pussy-Riot

Pussy Riot è un collettivo riot grrrl e punk rock russo, femminista e politicamente impegnato che agisce sotto rigoroso anonimato.

Il gruppo è attivo a Mosca, città che fa da palcoscenico ai flash mob e alle performance estemporanee attraverso cui il gruppo dà espressione a provocazioni politiche nei confronti dell’establishment politico e istituzionale, su argomenti come la situazione delle donne in Russia, o, più recentemente, contro la campagna, e i presunti brogli elettorali, con cui, nel 2012, il primo ministro Vladimir Putin si sarebbe assicurato la rielezione per la seconda volta a presidente della Russia.

Nel mese di marzo 2012, tre donne del gruppo sono state arrestate con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso” per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin. Sono poi state rilasciate, ma le attiviste non hanno rinunciato a far sentire la propria voce.

Il loro caso ha attratto notevole interesse, sia in Russia, sia nella comunità internazionale, a causa dei presunti abusi a cui sarebbero state sottoposte durante la custodia, e per la minaccia incombente di una sentenza severa, fino a sette anni di detenzione, secondo le misure previste dalla leggi varate in Russia in tempi recenti rispetto ai fatti.

Femen

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Femen (in ucraino: Фемен) è un movimento di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008. Il movimento è divenuto famoso, su scala internazionale, per la pratica di manifestare in topless contro il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni sociali. Alcuni degli obiettivi del movimento sono “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina”, “ricostruire l’immagine dell’Ucraina, un paese dalle ricche opportunità per le donne” e modificare l’immagine dell’Ucraina all’estero da meta di turismo sessuale a paese democratico. Già dall’aprile del 2010 il movimento stava considerando l’idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari.

Il gruppo di Femen ha trasformato l’esibizione del seno in un’arma impropria, uno sberleffo all’ipocrisia, un urlo dipinto.

La colonna portante del movimento è costituita da studentesse universitarie tra 18 e 20 anni. A Kiev ci sono circa 300 manifestanti attive che fanno capo al movimento. Non mancano attivisti maschi interessati alla causa e attivamente coinvolti. Alle manifestazioni del gruppo partecipano circa 20 volontarie in topless insieme agli oltre 300 membri completamente vestiti.

Riguardo all’utilizzo del corpo femminile come mezzo per attirare l’attenzione mediatica, la fondatrice dell’organizzazione, Anna Hutsol, ha affermato: “Mi sono resa conto che il femminismo tradizionale qui in Ucraina non avrebbe attecchito, né con le donne né con la stampa, né tanto meno con la società. E allora perché non adattare il femminismo al modello ucraino?”. L’organizzazione pianifica di diventare il più grande ed il più influente movimento femminista in Europa.

Attiviste del gruppo Femen protestano davanti a una chiesa di Madrid contro la nuova legge spagnola sull’aborto. (Pierre-Philippe Marcou, Afp)

Attiviste del gruppo Femen protestano davanti a una chiesa di Madrid contro la nuova legge spagnola sull’aborto. (Pierre-Philippe Marcou, Afp)

Segretezza e potere

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WikiLeaks (dall’inglese “leak”, “perdita”, “fuga [di notizie]”) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di Stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato e da whistleblower.

Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale “che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende” tenuti nascosti.
Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima.

L’obiettivo dell’organizzazione è di assicurare che gli informatori non vengano perseguiti per la diffusione di documenti sensibili.

L’organizzazione dichiara di verificare l’autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella “fuga di notizie”.

La CriptoAnarchia di Anonymous

Anonymous

Anonymous può  essere inteso come firma adottata da unioni di hacktivists, i quali intraprendono proteste e altre azioni sotto l’appellativo fittizio di “Anonymous”. Più genericamente, indica i membri di alcune sottoculture di Internet.

Le azioni attribuite ad Anonymous sono intraprese da individui non identificati che si auto-definiscono Anonymous. Dopo una serie di controversie, proteste largamente pubblicizzate e attacchi DDoS attuati da Anonymous nel 2008, gli episodi legati ai membri del gruppo sono diventati sempre più popolari.

Nel dicembre 2013 la Cassazione con la sentenza che conferma gli arresti domiciliari per Gianluca Preite definisce il gruppo hacker come un’ associazione a delinquere composta da cellule

ed inoltre:

Nonostante a livello mondiale il gruppo possa ispirarsi ad ideali “lusinghieri e meritori” – come l’impegno sui temi ecologici – le cellule non possono ottenere giustificazione per le loro azioni. Anonymous può assimilarsi ad una organizzazione non statica, operante in una dimensione di per sé aperta e non individuabile su una base meramente territoriale.

Anche se non necessariamente legati ad una singola entità online molti siti web sono fortemente associati ad Anonymous, come le imageboard 4chan e Futuba, i loro associati wiki, Encyclopedia Dramatica e un certo numero di forum.

Datagate

Edward Snowden

Edward Snowden

Edward Snowden è soddisfatto del terremoto che ha causato con le sue rivelazioni sul programma di massiccia sorveglianza elettronica realizzato dalla National Security Agency, la Nsa. ”Per me, in termini di soddisfazione personale, la missione è già compiuta”, ha detto in una lunga intervista al Washington Post. ”Io ho già vinto. Da quando i giornalisti sono stati in grado di scrivere, tutto cio’ che ho tentato di fare si e’ concretizzato. Perché io non volevo cambiare la società. Io volevo dare la possibilità alla società di decidere se cambiare se stessa”, ha affermato la cosiddetta talpa del Datagate nell’intervista, la prima da quando ad agosto ha ottenuto asilo temporaneo in Russia.

Ecologia e ambientalismo

Monsanto

Le lotte ecologiche e ambientaliste hanno spesso trovato nelle campagne con la Monsanto Company un obiettivo e un simbolo. La Monsanto Company è un’azienda multinazionale di biotecnologie agrarie, con circa 18 000 dipendenti e un fatturato di 8,5 miliardi di dollari . Produttore di mezzi tecnici per l’agricoltura, è nota nel settore della produzione di sementi transgeniche e, da marzo 2005, dopo l’acquisizione della Seminis Inc, è anche il maggior produttore mondiale di sementi convenzionali.

In parallelo all’enorme successo commerciale, la notorietà dell’azienda è anche dovuta alle costanti critiche sollevate ad essa da associazioni contrarie all’uso delle biotecnologie (ad esempio Greenpeace) e alle numerose cause legali che Monsanto ha intrapreso per proteggere la propria proprietà intellettuale e tutelare i propri brevetti.

In questo contesto sono da considerare anche le diverse cause intentate contro l’azienda: per esempio una causa risalente al 2004 contro i produttori dell’Agente Arancio (di cui uno è Monsanto), defoliante, tossico per l’uomo, usato durante la Guerra del Vietnam dall’esercito statunitense, il quale provocò e provoca ancora oggi gravi danni alle popolazioni locali, creando modificazioni strutturali e malformazioni, non favorevoli alla vita, al corpo umano. In tempi più recenti, è stata criticata anche la produzione e la vendita di un ormone sintetico (Posilac) per l’allevamento, secondo i detrattori non adeguatamente testato e da loro ritenuto colpevole di danni sia al bestiame sia all’uomo.

Una recente manifestazione a Monaco di Baviera. Nudi in gabbia per protestare contro la condizione degli animali

Una recente manifestazione a Monaco di Baviera. Nudi in gabbia per protestare contro la condizione degli animali

Il movimento degli studenti- 2010-11. Dagli “Indignados” ai “Draghi ribelli”

Si fanno chiamare Draghi ribelli. Sono attivisti dei movimenti, precari, operai, studenti, professionisti e artisti, che hanno deciso di andare oltre le rispettive etichette per rivendicare, come un unico blocco, le stesse istanze. Una nuova prospettiva, dunque, rispetto alla generica etichetta di “indignati”, fortemente inflazionata in questo periodo e indicante – in qualche modo – una indistinta moltitudine. Volendo trovare un parallelo con il passato recente, lo stesso cambiamento che accadde poco prima del G8 di Genova, quando le anime diverse del movimento rientrarono sotto la definizione di “disobbedienti”.
“Draghi ribelli” è peraltro un nome non scelto a caso, ma con un preciso riferimento ai draghi orientali, gli stessi che secondo la leggenda controllano gli elementi, ergendosi a guardiani e difensori degli equilibri della Terra. Draghi che si ribellano contro i draghi occidentali, gli stessi che a loro dire hanno speculato sul popolo portando l’economia mondiale sull’orlo del precipizio. Non è un caso, infatti, che la prima grande azione di protesta abbia avuto come obiettivo la Banca d’Italia, simbolo del “governo delle banche e della finanza”. Un vero e proprio presidio il loro, iniziato due giorni fa e che sfocerà nella grande manifestazione di domani, quando centinaia di migliaia di persone sfileranno per le strade della Capitale. «Con l’occupazione della Banca d’Italia – hanno fatto sapere i loro portavoce – vogliamo dimostrare che la democrazia sta fuori da quel palazzo e noi da fuori la riconquistiamo. Faremo interventi, analisi, proposte, ci saranno bande musicali e artisti. Se ci cacciano, torneremo in molti di più». Un movimento che vuole “riprendersi” il Paese dal basso, facendo leva sul fatto che il potere «rappresenta solo l’1% della popolazione». Il punto di partenza è semplice: coinvolgere quante più persone possibili a scendere in piazza («Siamo il 99%») per dare scacco alla finanza e alla politica, incapace di dare risposte ad un Paese sempre più in difficoltà.

2012: Le proteste contro i tagli all’istruzione

5 ottobre 2012

Studenti e dei precari della scuola  contro le politiche del governo Monti e i tagli all’istruzione. Nella capitale gli studenti hanno raggiunto il ministero della pubblica istruzione portano con sé alcuni scudi di cartone: «nessun governo amico” e “se ne vadano tutti”. Lo slogan che unisce molte città italiane, come Milano, Torino, Bologna, Palermo e Pisa recita: “Contro la crisi e l’austerità riprendiamoci la cultura e la città”.

I flash mob dei docenti

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Centinaia di professori hanno organizzato a Roma  flash mob di protesta davanti al ministero dell’Istruzione contro l’aumento a 24 ore dell’orario previsto dalla legge di stabilità. Senza simboli politici o di sindacati i docenti si sono radunati per diverse domeniche di seguito sulla scalinata del ministero con cartelli che spiegavano come le ore di lezione sono solo una parte del lavoro svolto. Non sono mancate le «carote di protesta» a ricordare la manifestazione della scorsa settimana degli studenti. La protesta senza alcuno slogan politico né bandiere di sindacati. L’iniziativa, hanno spiegato alcuni docenti è stata convocata in maniera spontanea per «sensibilizzare tutti sulla difficoltà del nostro lavoro, che non è fatto solo di ore in classe, ma di tante attività che si devono svolgere a casa durante tutta la settimana, sabato e domenica compresi».

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