Winfried Sebald: un maestro della nuova narrazione, tra memorie di viaggio, autobiografia e digressione

Winried Sebald

Winfried Sebald

Winfried Sebald: un maestro della nuova narrazione tra memorie di viaggio autobiografia e digressione

La narrazione degli ultimi vent’anni ha cercato di riconfigurare il suo modo di esprimersi. Una figura chiave è quella dello scrittore tedesco Winfried Georg Maximilian Sebald (1944 – 2001). L’ esordio letterario di Sebald avviene relativamente tardi: Nach der Natur. Ein Elementargedicht (Secondo natura. Un poema degli elementi) è del 1988, il primo romanzo, Schwindel. Gefühle (Vertigini) appare nel 1990 nella geniale collana di Enzensberger “Die andere Bibliothek”. Nei due decenni precedenti Sebald pubblica liriche e racconti su riviste e saggi critici su autori della letteratura tedesca dell’Otto e Novecento.

W.G. Sebald, nato in Germania, lasciò la Svizzera nel 1966 con pochi libri in valigia, da Hebel a Keller a Walser, ai quali aggiunse negli anni Rousseau e Morike per trasferirsi in Gran Bretagna dove, insegnando letteratura tedesca contemporanea presso la University of East Anglia di Norwich, è rimasto per tutta la vita.

Le opere di Sebald si concentrano soprattutto sul tema della memoria e dei ricordi, specie quelli personali e collettivi. Sono principalmente un tentativo di rinconciliare se stesso – in termini sia personali sia letterari – con il trauma della Seconda guerra mondiale e i suoi effetti sul popolo tedesco. Le sue profonde preoccupazioni in merito all’Olocausto vengono espresse in diversi scritti, che tracciano le sue connessioni biografiche con gli ebrei.

I suoi romanzi possiedono uno stile innovativo e particolare, sono scritti in tedesco, ma tradotti in molte lingue, tra le quali l’inglese che lui stesso controllava attentamente insieme ai relativi traduttori, come gli eccellenti Anthea Bell e Michael Hulse. Tra le opere principali si annoverano Austerlitz, Gli Anelli di Saturno, Gli Emigrati, e Vertigini. Tali opere sono una combinazione curiosa di fatti (o fatti apparenti), memorie e fantasia, spesso corredate di fotografie in bianco e nero che vengono a fungere da contrappunto alla narrativa, piuttosto che illustrarla direttamente. Tutti i suoi romanzi sono presentati come osservazioni e rimembranze di Sebald mentre viaggiava in svariate parti dell’Europa. Hanno spesso uno sfondo ironico e un umorismo caustico.

Vertigini sono quattro racconti, o forse meglio chiamarle narrazioni, quattro parti di una storia che non sembra avere una meta precisa ma più che altro un dipanarsi tra ricordi, immagini, invenzioni, una storia che si racconta, che è proprio quello che fa Sebald, con una sapienza, uno stile, un equilibrio sottile che, appunto, solo i maestri hanno saputo raggiungere, anche quando hanno scelto di plasmare lingua e stile, come nei ritmi nevrotici di Bernhard, o nelle lunghe digressioni corredate di fotografie e immagini di Sebald.

vertigini-sebald

La lettura filosofica fondamentale di Sebald, come per molti della sua generazione formatasi negli anni Sessanta in Germania, è quella della Dialettica dell’Illuminismodi Adorno e di Horckheimer da cui egli ricava l’idea che la ragione da mezzo di emancipazione diventa, in quanto ragione strumentale, dispositivo di dominio sull’uomo, rivelando il sostrato mitico che la sottende. Accanto ad Adorno l’altra figura fondamentale di riferimento è quella di Benjamin. Dalle sue “Tesi di filosofia della storia” Sebald ricava la convinzione della Storia come immane catastrofe. E sul piano narrativo la necessità di una prospettiva dall’alto che osservi gli abissi della memoria, non diversa dall’angelo della storia che là dove noi vediamo “catene di eventi” vede l’accumulo senza tregua delle rovine.

Sebald è anche l’autore di tre libri di poesia (uno dei quali è stato pubblicato in italiano – le edizioni inglesi sono: For Years Now – 2001, After Nature Secondo Natura – 1998, e The Unrecounted – 2004).

“Un altro aspetto non meno interessante è che la sua narrazione – ha scritto Roberto Gilodi- , per quanto abbia una “voce” e una cadenza straordinariamente riconoscibili, muove da un’ intenzione sottilmente ‘antinarrativa’. Nel senso che si sottrae alle regole della finzione, alle logiche costruttive coese e al gesto egemone di mettere in prospettiva il reale. La memoria è intermittenza, apparizione improvvisa, sorpresa, casualità. Non tollera la trama ordinata”.

Sebald è molto amato nei paesi anglosassoni, e non solo dal pubblico. Critici come Cynthia Ozyck e James Wood hanno gridato al miracolo nelle loro recensioni; Susan Sontag elenca Sebald fra i suoi «talismanic writers», insieme ad autori come Borges e Barthes, e lo osanna sulle pagine del Times Literary Supplement, ponendo la sua scrittura nell’ambito di quel «sublime» che sembrava scomparso dalla letteratura contemporanea. Insieme alla Sontag, Antonia S. Byatt e Tariq Ali hanno proposto Vertigo (traduzione inglese di Schwindel. Gefühle) come International Book of the Year nel 1999. Non così nei paesi di lingua tedesca, dove Sebald non ha riscosso un grande successo, nonostante recensioni molto positive – seppur prive delle grandiose lodi americane; non è un caso, del resto, che il retro di copertina dell’edizione italiana degli Emigrati contenga solo citazioni di autori anglosassoni. Questa disparità di ricezione dipende forse da un certo scetticismo del pubblico di lingua tedesca per la «grande arte», che puzza sempre di rievocazione nostalgica del passato – seppure nella denuncia delle atrocità – richiamando i miti del totalitarismo. Lo sguardo all’indietro di Sebald è capace di cogliere, fra i frammenti delle rovine, immagini straordinarie come quella dell’orsetto, rilevandone una misteriosa valenza universale di cui non sa dare pienamente ragione – e questo dona alla sua scrittura un’eccezionale modernità, impedendo al suo tono ottocentesco di finire nel Biedermeier. Ma d’altra parte, questo stesso sguardo è a tratti troppo incrostato di letteratura, troppo concentrato sul particolare e sul singolo, per dare una visione davvero lucida della storia.

Bibliografia

Opere in italiano
  • Gli anelli di Saturno: un pellegrinaggio in Inghilterra, a cura di Gabriella Rovagnati, Bompiani, Milano 1998; traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, Milano 2010
  • Gli emigrati, a cura di Gabriella Rovagnati, Bompiani 2000; traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2007
  • Austerlitz, Adelphi 2002
  • Vertigini, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2003
  • Storia naturale della distruzione, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2004
  • Il passeggiatore solitario: in ricordo di Robert Walser, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2006
  • Secondo natura: un poema degli elementi, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2009
  • Le Alpi nel mare, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2011
Critica
  • Walter Busch (a cura di), W. G. Sebald: storia della distruzione e memoria letteraria, Carocci, Roma 2006
  • Elena Agazzi, La grammatica del silenzio di W. G. Sebald, Artemide, Roma 2007

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Categorie:R01- Narrativa contemporanea - Contemporary Fiction

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