Antonio De Lisa- Forconi, studenti e risposte della politica

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Forconi, studenti e risposte della politica

Che succede oggi in Italia? Blocchi alla frontiera di Ventimiglia, disordini alla Sapienza, presidi e cortei in tante città d’Italia da Torino a Firenze, da Milano a Palermo. La protesta iniziata il 9 dicembre sotto le insegne dei Forconi  si espande e attraversa le categorie più diverse: autotrasportatori, agricoltori, allevatori e poi studenti, casalinghe, precari. Un movimento eterogeneo e magmatico, che per ora ha prodotto a macchia di leopardo disagi e scontri accanto a manifestazioni pacifiche; ma sulla cui evoluzione si tengono gli occhi ben aperti.

Il movimento dei Forconi è nato nell’estate del 2011 ad Avola, in Sicilia, dopo la visita dell’allora ministro all’Agricoltura Saverio Romano. Proprio in quella giornata il movimento rivendicò le sue richieste: la defiscalizzazione dei carburanti e l’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano che prevede di trattenere sull’Isola le imposte sulle imprese che hanno stabilimenti e impianti sul territorio regionale.

Davanti al nulla di fatto, il 16 gennaio 2012, il movimento predispose blocchi stradali in ogni parte dell’Isola a cui parteciparono, oltre che agricoltori, allevatori, pescatori e autotrasportatori anche commercianti, semplici cittadini e studenti. Tutti uniti contro le politiche del governo Monti e dell’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo.
A causa dei blocchi, molti distributori esaurirono le scorte di carburante, i supermercati si svuotarono e cominciarono a scarseggiare i beni di prima necessità.

Dopo cinque giorni di caos, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, denunciò infiltrazioni mafiose all’interno del movimento. Dichiarazione confermata anche dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, che parlò di «giustificato allarme». E alla quale Martino Morsello, rappresentante dei Forconi, rispose: «Si facciano i nomi senza essere omertosi davanti ai siciliani».

«Lo Stato non ci fa scegliere chi ci governa, ci tartassa con le tasse, le grandi aziende finiscono all’asta», ha più volte dichiarato Mariano Ferro, il leader della rivolta siciliana e del movimento dei Forconi.  E, ancora, «è stata tolta l’assistenza ai disabili mentre le pensioni d’oro e i costi della politica restano uguali». «Le nostre aziende vengono derise dai cinesi. I cittadini chiedono a gran voce di passare ai fatti». Per questo, secondo Ferro, «la protesta non può essere democratica e pacifica. Continuerebbero a prenderci in giro. Ormai la macchina della rivolta è partita e questa volta speriamo che non ci scappi il morto».

Gli studenti della Sapienza che sono stati malmenati dalla polizia hanno dichiarato che protestavano per un’università senza futuro e per il fatto che fanno mille lavori per mantenersi allo studio. I Forconi invece non dichiarano niente, non rilasciano inteviste, non messaggiano su Twitter (forse solo su Facebook). Sono gli esclusi dal mondo delle comunicazioni digitali e le vittime dell’economia globale. Hanno perso un bar, una piccola azienda, un lavoro da elettricista. E ora protestano una rabbia cieca e senza prospettive. I primi ancora non sono entrati nel mondo del lavoro, i secondi ne sono appena usciti. E se dicessero per caso la stessa cosa?

Non la pensano così le forze dell’ordine, che hanno offerto ampi segnali a chi vada la loro simpatia.  “Io ho una figlia adolescente – ha dichiarato un carabiniere in servizio in Piemonte al “Fatto quotidiano”- mi rendo conto del loro disagio, forse non condivido la loro protesta, ma certamente la capisco”. Poi aggiunge: “Poi vedo certi giovani che in manifestazione vengono vestiti con il Monclear e le Vans, allora penso: andate a lavorare”.

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I metalmeccanici di Landini sono scesi in piazza per cercare di dare un indirizzo politico al clima di ribellione e di protesta che c’è in Italia in questo momento. Sono gli unici esponenti della sinistra a farlo. Gli altri purtroppo sono chiusi in quel Palazzo da cui i movimentisti vorrebbero sloggiarli. Ma senza avere nessuna idea su come rimpiazzarli. Solo slogan e minacce ai negozianti di chiudere le vetrine. A prescindere.

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Un vecchio copione recitava una volta che i sindacati fossero un presidio a difesa della democrazia. Poi, i sindacati sono diventati tutt’altro. Non te li trovi mai accanto quando servono. Ora sentono la pressione dei Forconi e scendono in piazza.

Tra i sindacati c’è diffidenza: ci sono “piazze piene di lavoratori che dicono cosa vogliono” e “altre dove si protesta in cui non si capisce che cosa vogliano”, attacca la numero uno della Cgil Susanna Camusso. Anche Raffaele Bonanni, leader Cisl, non fa sconti: “I forconi rappresentano obiettivi e interessi particolari”.

Ma non è un po’ tardi per riconquistare un consenso smarrito in vecchi e nuovi compromessi con i governi di turno? Io ho un’antica simpatia per la CGIL. Ma qualcuno mi sa dire qual è la linea della CGIL oggi. Qualcuno mi saprebbe illuminare sui nuovi rapporti con la CISL di Bonanni. Quest’ultimo ha tentato in tutti i modi di inserirsi nel gioco politico. Ora è in strada. Qual è la sua credibilità?

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Ci si meraviglia che Salvini della Lega e “Il Giornale” di Berlusconi cerchino di avallare la protesta dei Forconi. Non c’è molto da meravigliarsi. Molti di costoro facevano parte un tempo del popolo delle Partite IVA e molti hanno beneficiato delle quote-latte per gli allevatori del Nord. Non ci si dica che questi sono i “nuovi poveri”. Sono solo un po’ meno ricchi. I nuovi poveri sono altrove. non a caso il movimento dei Forconi è nato in Sicilia. E’ un movimento composito, in cui per ora si scorge solo la componente squadrista, ma in molte zone raccoglie anche la protesta antagonista. Nessuno riesce a vedere la pericolosità di questa mescolanza?

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Quello che veramente è indegno è che un personaggio come Berlusconi cerchi di cavalcare la protesta dei Forconi dopo essere stato per una buona parte del Ventennio il responsabile (almeno parziale) dello stato di crisi in cui si trova il paese. Che cosa dovremmo dedurre: che i Forconi sono la scheggia impazzita di una risacca berlusconiana? Quelli che avevano maggiormente creduto ai suoi “miracoli” e ne sono rimasti amaramente scottati? Per molti versi sembra proprio di sì. Ma la parte giovanile del movimento richiede un approfondimento maggiore. Sembra quasi di assistere a una specie di “qualunquismo” politicizzato: fuori tutti e basta! Qui qualche responsabilità la parte sinistra del paese dovrebbe sentirsela sulle spalle.

La Sinistra “perbene” (La Repubblica, L’Espresso) sta dipingendo il Movimento del 9 dicembre (i cosiddetti Forconi) come una manifestazione di ribellismo straccione, ignorante e razzista. Non sono infatti mancate le polemiche sulle dichiarazioni di Andrea Zunino, che in un’intervista, ha parlato di potere economico «in mano ai banchieri ebrei».

La Sinistra “permale”, la sinistra radicale e antagonista, dopo un primo momento di esitazione (al cospetto di tutti quei bracci tesi nel saluto fascista e di tutti quei tricolori) sta facendo proprio un giudizio meno drastico: è gente alla disperazione.

Un amico del vecchio movimento degli indignados mi ha riferito da Torino che, visti da vicino, i Forconi fanno paura: è un qualunquismo “populista” ancora più pericoloso di quello di Grillo.

Trovo quindi personalmente condivisibile la cautela con cui molti avveduti commentatori giudicano le proteste dei Forconi. La gente è realmente disperata. Veramente non ne può più. Ma da qui ad appoggiare un movimento che ha dentro di sé molti, troppi elementi ambigui, ce ne corre. A mio avviso la sinistra dovrebbe saper ascoltare la voce della gente, anche quando questa assume i toni del ribellismo fine a se stesso. Ma dovrebbe anche saper dare un giudizio, distinguere, incanalare il disagio verso obiettivi politicamente maturi. Accettare lo sfascio per lo sfascio serve solo a chi di obiettivi ce ne aveva, e oscuri, ancor prima che cominciassero le manifestazioni.

Intanto, il 18 dicembre la ventilata  marcia su Roma non ci sarà, ma un presidio a oltranza. «A Roma non ci saranno cortei perché non vogliamo dare sul piatto d’argento la possibilità a chi vuole creare solo un disagio e danneggiare il territorio, perché questo non è il nostro obiettivo», ha detto Giuseppe Scarlata, vicepresidente del Movimento dei Forconi e coordinatore nazionale del Movimento 9 dicembre. «Sarà solo un punto di aggregazione – ha spiegato – per tutta la gente che vuole venire a Roma. Ancora però non è stata ufficializzato il luogo in cui si terrà il presidio».

Tra tutte queste opinioni resto convinto che dare giudizi avventati sia sbagliato. E’ più sensato capire perché il ribellismo scoppi periodicamente in un paese devastato come l’Italia. Forse perché la Politica in Italia comanda, ma non dirige; non opera riforme, non cambia, non si cambia. Il nodo è in questo groviglio

Antonio De Lisa



Categorie:Y01- Corsivi Fatti e Opinioni

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