Ragione e rivelazione nell’Islàm delle origini: i mu‛taziliti

Ragione e rivelazione nell’Islàm delle origini: i mu‛taziliti

I Mu‛taziliti sono i seguaci della prima ‘scuola’ teologica islamica in ordine di tempo, nata con Wāṣil ben ‛Aṭā’ (m. 748), e in genere i teologi le cui dottrine sono coerenti con essa.

Il movimento dei Mu‛taziliti  nasce dalla definizione politico-religiosa del “peccatore”, in risposta alla domanda: un “peccatore” fa ancora parte della comunità islamica? La posizione dei Mu’taziliti è intermedia tra quanti ne prescrivevano l’espulsione (Khārigiti), evidentemente con un danno per la stabilità politico-sociale, e quelli che rinviavano a Dio il giudizio sulla vita interiore di ciascuno (Murgi’iti); per i Mu’taziliti la condizione del “peccatore” (fāsiq) non è determinabile dall’esterno, ma concerne il peccatore stesso, il quale decide liberamente se considerarsi “fedele” o “infedele”, ossia dentro o fuori della comunità islamica.

Ma, a parte la genesi politica dei Mu’taziliti, la corrente si espresse sul terreno propriamente religioso come un’importante scuola teologica che si oppose energicamente a ogni antropomorfismo.

Sviluppatasi secondo i principi della logica e del razionalismo (kalām), cercava di combinare questi principi con le dottrine islam, dimostrandone nel contempo la compatibilità.

Nata dal sunnismo, l’approccio mutazilita conobbe momenti di grande diffusione, e vi furono dei periodi in cui il mutazilismo fu la “dottrina di Stato” nel califfato abbaside, ma esso fu abbandonato nel XIII secolo. Oggigiorno alcuni suoi aspetti si ritrovano solo nello sciismo di orientamento zaydita.

Il termine indica l’idea di una separazione (i’tizāl), ma sul suo significato originale non vi è accordo. La parola mu’tazilismo ( المعتزلة , al-muʿtazila) ha varie etimologie, cariche di significati non sempre concordanti.

L’interpretazione a lungo più seguita è quella che vorrebbe che il suo fondatore, Wāṣil b. ʿAṭāʾ, abbia abbandonato un consesso guidato da al-Ḥasan al-Baṣrī perché le sue idee contrastavano con le posizioni del dotto basriota in materia di peccato del musulmano ma la tradizione vuole che essa derivi dal verbo اعتزل (iʿtazala), ovvero «se n’andò», che origina il maṣdar (nome d’azione) iʿtizāl, riferito sembra alla conclusione d’una discussione riguardante il destino dell’uomo e la sua capacità o meno di creare le proprie azioni, anche se Carlo Alfonso Nallino ha dimostrato che il nome deriva dall’atteggiamento “neutrale” che caratterizzava i mutaziliti sul problema del peccatore, rispetto a chi cioè – come i Kharigiti lo qualificava come un apostata (murtadd ) e chi invece – come al-Ḥasan al-Baṣrī – lo indicava come un “ipocrita” (munāfiq ), mentre il Mu’tazilismo si limitava e definirlo semplicemente (e temporaneamente, fino al pentimento del peccatore) un “empio” (fāsiq ).

Caratterizzata da un notevole sforzo razionalista (è la stessa teologia, del resto, in quanto «scienza del discorso» – kalām – ad avere nel logos la propria costituzione), la teologia dei mu‛taziliti si distingue per cinque tesi fondamentali, che ruotano a loro volta attorno ai due poli ­dell’unicità di Dio (tawḥīd), da una parte, e della giustizia divina, dall’altra.

Alla tesi dell’assoluta unicità di Dio, che porta al rifiuto dell’antroporfismo (gli attributi si identificano con l’essenza) e alla lettura simbolica del testo sacro, si affiancano così: la teoria della giustizia (al-‛adl) dell’agire divino; l’idea della promessa e della minaccia (al-wa‛d wa l-wa‛īd), per cui l’uomo verrà giudicato a partire dalle opere; l’idea della situazione intermedia (al-manzila bayna l-manzilatayn) del musulmano che, avendo commesso un peccato grave, è sospeso tra il fedele e l’infedele; l’obbligo di ordinare il bene e proibire il male (al-amr bi-l-ma‛rūf wa l-nahī ‛an l-munkar; cfr. Corano 7, 157).

Fondamentale è poi la concezione del Corano creato (makhlūq) e la lettura in chiave simbolica della visio beatifica garantita dallo stesso Corano. Dopo un tentativo di imposizione dall’alto di queste teorie (che il califfo al-Ma’mūʹn proclama ufficiali nell’827), i mu‛taziliti finiscono per perdere terreno in ambito sunnita. Vicine alle posizioni dei mu‛taziliti sono quelle dei teologi sciiti.

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