Valentina Scaldaferri- Filosofia e scienza: Ipazia di Alessandria

ipazia

Laboratorio di Filosofia e Scienza:

Ipazia di Alessandria

Non sono poi tante le donne che hanno avuto la possibilità di distinguersi nella scienza, considerata, fino a poco tempo fa, campo di dominio maschile. Molte hanno dovuto pagare con la vita questa loro passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi.

Fra queste bisogna ricordare Ipazia, vissuta ad Alessandria d’Egitto a cavallo tra il IV e il V secolo DC, che fu matematica, astronoma e filosofa greca antica. Si avvicinò agli studi scientifici seguendo le orme del padre Teone, anch’egli astronomo e filosofo, che fece della figlia sua allieva e collaboratrice. Ipazia fu anche insegnante; numerose testimonianze attestano l’esistenza di sue opere, che purtroppo sono andate perdute. Pare comunque che una delle discipline in cui ella seppe distinguersi di più fosse l’astronomia. Filostorgio ci informa di interessanti scoperte compiute dalla donna a proposito del moto degli astri, scoperte che lei rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, chiamato “Canone Astronomico”.

Ipazia dubitava del modello geocentrico proposto da Tolomeo, giudicandolo troppo artificioso; per cui si interessò agli ormai dimenticati studi di Aristarco, che invece ponevano il sole al centro del sistema solare, e non riteneva che l’orbita dei pianeti fosse perfettamente circolare.

Ipazia fu anche filosofa molto apprezzata: Socrate Scolastico ci parla di lei come la terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino. Ma scienza e filosofia non devono poi considerarsi discipline separate: Ipazia fu maestra di filosofia neoplatonica, una disciplina dove convergevano anche studi di matematica e geometria, al punto che lei stessa avrebbe costruito macchinari adatti allo studio scientifico.

La vita di Ipazia cominciò ad essere scritta circa 20 anni dopo la sua morte, avvenuta per assassinio nel 415 DC. Al tempo di Ipazia, Alessandria faceva da sfondo a continui scontri violenti tra la parte cristiana della città e quella pagana. I cristiani colti e al margine dell’ortodossia vedevano di buon occhio Ipazia, altri cristiani fanatici invece non la tolleravano proprio a causa delle sue teorie ritenute oltraggiose nei confronti del Cristianesimo: perciò questi si scagliarono contro di lei fino ad ucciderla.

Questa donna giunse ad un tale grado di cultura che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. Socrate Scolastico disse di lei: “Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, Ipazia accedeva anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale.” Quindi Ipazia era rispettata dalle più alte autorità di Alessandria; questo provocò molto risentimento in Cirillo, vescovo della città. Cirillo rappresentava il massimo del potere ecclesiastico, ma Ipazia era il fulcro della cultura, occupando la prestigiosa cattedra di filosofia. Per cui il vescovo non riusciva ad accettare che una donna, per giunta pagana, riuscisse ad essere più influente di lui. In breve tempo l’invidia si armò contro di lei. Alcuni cristiani, dall’animo surriscaldato, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono in una chiesa isolata per scorticarla viva.

Il film del 2009 “Agora”, diretto da Alejandro Amenábar, narra della vita di questa grande studiosa e presenta così la sua morte: Ipazia viene sequestrata e portata in una chiesa da un gruppo di zelanti. Fra questi vi è Davo, un ex-schiavo della donna, che aveva abbandonato la casa della padrona perché convertitosi al Cristianesimo. Lui la amava segretamente da sempre, perciò propone al gruppo di lapidarla, invece che scorticarla. Approfittando del tempo necessario agli zelanti per raccogliere le pietre fuori dalla chiesa, Davo si avvicina a Ipazia e, con il suo tacito consenso, la strangola, risparmiandole così una morte ben più dolorosa.

Ma Ipazia era amata anche da Oreste, suo allievo, che divenne prefetto della città: egli più volte aveva annunciato pubblicamente il suo amore per la maestra, ma lei rifiutò sempre ogni legame sentimentale per dedicarsi completamente ai suoi studi.

I meriti di Ipazia furono molti. Secondo Socrate Scolastico e Damascio, con lei era ritornata la filosofia ad Alessandria. Il pensiero platonico, però, assunse con lei una configurazione nuova; in particolare, secondo Socrate Scolastico, Ipazia non apparteneva alla schiera di quei filosofi che “spiegano le opere di Platone e di Plotino”, ma la sua caratteristica fu la generosità con cui tramandava il suo sapere a quanti la attorniavano. Ipazia non riservava la conoscenza per sé e pochi eletti, ma la dispensava agli altri con estrema liberalità. Perciò Ipazia era molto amata dal popolo e ciò le conferiva una grande autorità. Con la sua morte, si poté considerare distrutta una delle più esemplari comunità scientifiche di ogni epoca.

Valentina Scaldaferri

Liceo Scientifico Galilei- Potenza- IIIG



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