Potenza e declino dell’Impero Ottomano

Potenza e declino dell’Impero Ottomano

I Turchi sono un popolo proveniente dall’Asia Centrale, come i Mongoli. Si dividono in varie famiglie e rami e migrarono sotto l’incalzare delle invasioni mongole verso Occidente attorno al XII-XIII secolo.

Nel 1243 i Turchi Ottomani sono in Asia Minore. Come già detto, anche l’Egitto diviene turco. Gli occupanti in breve si convertono all’Islam, pur rimanendo invasori non graditi dalle popolazioni arabe. Nel 1301 Osman I si proclama sultano, e tra il 1326 ed il 1337 il suo successore Orkhan estende il proprio potere su tutta la Bitinia e l’Anatolia meridionale (battaglie di Brussa 1326 e Nicomedia 1337).

Il vicino impero bizantino, profondamente decaduto chiama i Turchi come guardie e come soldati, fino a concedergli, in una mossa che gli sarà fatale, l’appalto della fortezza di Gallipoli, a sud di Costantinopoli sul Mar di Marmara. I Turchi così entrano in Europa. Solo pochi anni e, dal 1359 al 1389, Murad I si impadronisce della Grecia, impoverita dall’abbandono generale, e occupa Adrianopoli (1361). La città di Adrianopoli, tra Tracia e odierna Bulgaria, aveva sempre rappresentato la “porta” per Costantinopoli. Le forze bizantine dei tempi d’oro vi avevano fermato i Goti e gli Slavi, e la sua perdita significava aprire ai Turchi la strada per Costantinopoli. Un appello dell’Imperatore bizantino all’Occidente cristiano si risolse con l’arrivo di pochi volontari spagnoli ed emiliani.

Tra il 1389 ed il 1402 intanto Bayazid II “la Folgore” si impadronisce della Bosnia (1393), dopo aver sconfitto i serbi nella battaglia del Kosovo (1389), e della Bulgaria, soggiogando i bellicosi popoli serbi e slavi dei Balcani. Nel 1396 vi è un altro scontro a Nicopoli.

Ma nel 1402 il sultano deve fare un salto nei suoi possedimenti d’Anatolia, dove è arrivato Tamerlano con i suoi Turco-Mongoli. Da Samarcanda nel 1360 egli mosse sulla Persia, sulla Mesopotamia e dilagano in Anatolia. Costantinopoli trema, mentre l’ambizioso sultano ottomano marcia verso il cuore dell’Anatolia, dove hanno il campo i Mongoli. Lo scontro, svoltosi ad Ankara, sarà una sonora sconfitta per i Turchi, ed i Mongoli avrebbero potuto proseguire la loro marcia vittoriosa, sennonché il loro capo volle tornare a Samarcanda dove morì l’anno dopo. E i Mongoli rifluirono come sempre avevano fatto dalle ricche terre che avevano razziato verso la loro misera steppa. La disastrosa sconfitta di Ankara non fermò però l’espansionismo turco, che riprese sotto la guida di Mehmet I (1413-1421) e Murat I (1421-1451). A Murat succede Mehmet II. Nei Balcani si ottiene la vittoria di Varna (1444).

Mehmet II regna dal 1451 al 1481, e nel suo secondo anno di regno mette a segno un grande colpo: occupa Costantinopoli (1453). La capitale dell’Impero Romano d’Oriente, poi Bizantino, fondata da Costantino il Grande nel 329 su sette colli e sulle rive del Bosforo e del Corno d’Oro, a cavallo fra Europa ed Asia, e dedicata alla Madonna, cadeva dopo un assedio di varie settimane. Le truppe d’élite turche, i giannizzeri, che altro non erano che non-turchi, rapiti e convertiti all’Islam, avevano stretto in una morsa la gloriosa città, che aveva opposto una resistenza dall’alto delle mura di Giustiniano, completamente inadatta a resistere ad un assedio con armi da fuoco. I turchi infatti furono il primo popolo musulmano ad utilizzare armi da fuoco.

L’impero bizantino finiva, il sultano poneva la sua capitale nella ex-capitale bizantina, Costantinopoli, e scacciava il patriarca ortodosso da Santa Sofia per instaurarvi una moschea, l’Hagia Sofia. Solo nel 1929 Atatürk decise di chiudere la moschea destinando l’interno dell’Hagia Sofia a scopi museali. Nel frattempo, migliaia di eruditi e pensatori greci e bizantini si riversano in Occidente, per sfuggire alla dominazione musulmana. Anche gli albanesi di Calabria traggono origine dall’invasione turca del loro paese: difatti quando i Turchi entrarono in Durazzo, alcuni albanesi si radunarono attorno ad un Principe locale e partirono alla volta dell’Italia. Ma Mehmet II non si limitò a questo: uno dei relitti dell’impero bizantino era l’impero di Trebisonda, con capitale Trebisonda, appunto, sul Mar Nero. Nel 1461 anche Trebisonda cadde in mano musulmana.

L’impero ottomano continuava a lievitare incessantemente: e raggiunse uno dei suoi picchi di splendore sotto la guida di Solimano II il Grande o Solimano il Magnifico, che si alleò con il re di Francia Francesco II per dare filo da torcere a Carlo V. Solimano prendeva, nel 1520, possesso della Grecia, dei Balcani fino all’Ungheria, di tutta l’Anatolia, e dei territori di Siria, Palestina, Egitto e della fascia costiera dell’Arabia con La Mecca e Medina che erano stati occupati tra il 1512 ed il 1520 da Selim I. Lui occupava fino al 1521 Libia, Tunisia, Algeria, mentre sbaragliava i serbi a Belgrado nel 1521, e i Cavalieri di San Giovanni a Rodi nel 1522-1523.

L’Umma era ricostituita stabilmente. Restavano, dell’antico Impero arabo al massimo splendore, solo l’Iran, che dal 1500 si era costituito in impero persiano di religione sciita, rimanendo tale fino al 1722, e l’entroterra arabo, che riconosceva la sovranità ottomana purché lasciasse in pace i nomadi che vi abitavano.

Gli effimeri califfi egiziani detenevano il mero titolo, che passerà ai sultani ottomani di Istanbul. La capitale califfale, in soli 9 secoli di storia, era passata da Medina a Kufa, da Kufa a Damasco, e di qui ad Harran, poi di nuovo a Damasco e poi a Baghdad; a Cordova c’era un anticaliffato, mentre il califfato di Baghdad migrò sotto i colpi mongoli al Cairo, da dove infine ad Istanbul. Questi spostamenti mostrano l’instabilità che regnò nei domini arabi fino all’avvento ottomano, che garantì agli arabi indigeni almeno 6 secoli di quiete.

Intanto, Solimano avanza nei Balcani e nel 1526 sconfigge gli Ungheresi cattolici a Moachs. Il Regno di Ungheria viene annesso nell’orbita degli Asburgo d’Austria, che dalla fortezza di Buda fronteggiano la fortezza ottomana di Pest. Solo il Danubio li separa. Solo tre anni dopo Mohacs, con l’appoggio del Re di Francia che aizzava le lotte fra protestanti e cattolici in Germania e occupava le forze asburgiche altrove, le armate ottomane avanzano in Austria e Ungheria fino ad arrivare alle porte della capitale austriaca e asburgici, Vienna. Vienna assume il ruolo che era stato di Costantinopoli, caposaldo cristiano contro gli invasori islamici. Il primo assedio di Vienna del 1529 è sventato in extremis. Alla fine i Turchi vennero, nonostante la forte resistenza dei monarchi europei nel fornire un esercito a Carlo V, battuti lo stesso, e Vienna fu salva. Fu firmata una pace nel 1533 che garantiva i confine dell’indomani di Mohacs.

Il lungo regno di Solimano registrò pure la battaglia di Baghdad (1536) con la presa della grande città mesopotamica e lo stabilimento dei confini con l’Iran Sciita, che in pratica uscì politicamente dalla Umma.

Nel frattempo l’Algeria era entrata nel dominio turco già dal 1529, mentre la Tunisia sarà soggiogata benevolmente solo nel 1574; la Tripolitania e la Cirenaica dal 1551 al 1911 saranno provincia ottomana; l’Ungheria solo nel 1541 sarà provincia ottomana, ma si espandono le dominazioni turche nel Canato di Crimea (annesso nella parte costiera già nel 1475). Con la battaglia di Cialdirin attorno al 1534 tutta la Mesopotamia, il Caucaso e parte di Iran sono vassalli ottomani.

Trent’anni dopo, con la battaglia di Seghedino nel 1566 l’Ungheria, che era rimasta un brandello di territorio tra Austria e Balcani turchi, deve capitolare di fronte alla potenza ottomana. Per evitare di sconquassare ulteriormente l’Austria, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo firma con il Sultano (Solimano era morto nel 1566) la Pace di Adrianopoli (1568), con cui l’Austria si impegna a pagare un tributo annuo.

Nel 1570, dopo l’attacco della flotta ottomana alle isole veneziane di Corfù e Cefalonia, papa Pio V indice la Santa Lega, riunendo sotto l’egemonia spagnola vari stati. Il comandante in capo della Lega è Don Giovanni d’Austria. Per Genova c’è Gianandrea Doria, per Venezia Antonio Venier e per lo Stato Pontificio (che, non essendo una grande potenza marittima, univa le sue forze ad altri staterelli italiani) Marcantonio Colonna, duca di Marino e Paliano. La flotta della Lega si riunì a Messina, e di lì arrivò a Corfù, donde la flotta ottomana, retta essenzialmente dal governatore d’Algeri, il rinnegato calabrese Ulug Alì (più noto come Occhialì), e dal vizir, si ritirò verso Patrasso, vicino Corinto, dove era una potente base navale. A Lepanto (Naupaktos) però la flotta ottomana, raggiunta, dovette dare battaglia. Lo scontro durò un’intera giornata e fu cruento; si narrano diversi aneddoti, come il fatto che don Giovanni d’Austria ballasse sul ponte della nave ammiraglia spagnola per allietare i militari, o che al Visir andò di traverso un osso del pollo che stava mangiando poco prima dell’inizio dello scontro. La battaglia venne contraddistinta dai due vessili: l’ammiraglia pontificia issava il vessillo con la scritta “In hoc signo vinces”, mentre l’ammiraglia ottomana si fregiava di una bandiera con scritto 99 volte il nome di Allah. Alla fine, i due terzi della flotta ottomana furono distrutti e solo Ulug Alì rientrò con la flotta integra a Costantinopoli. I cristiani vinsero nettamente, e la Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 si risolse in una vittoria cristiana. Il 7 ottobre il pontefice Pio V istituì la festa della Madonna del Rosario, che gli apparve in sogno annunciandogli la vittoria nello scontro navale, largamente rappresentato nelle decorazioni dei palazzi nobiliari dell’Urbe.

Il lungo declino degli Ottomani

La potenza ottomana era in declino, fatto confermato dalla guerra che fra il 1593 ed il 1606 il Sultano combatte contro l’Austria. Nel 1606 il grande impero ottomano dovette accondiscendere ad una pace con l’Austria, firmata a Zsitvarosk. A seguito della sconfitta le città di Baghdad e Mossul si ribellano, con altre province dell’impero, e scoppiano intrighi di palazzo. Quando alla Sublime Porta, appellativo della capitale dell’Impero ottomano, sale al potere Murad IV, tra il 1623 ed il 1640, la situazione si placa; le rivolte vengono straordinariamente sedate con violenza, nel 1639 viene stabilito il confine con la Persia, che resterà tale fino al 1918. Intanto, la ventennale guerra veneto-ottomana per Creta (1645-1669) scuote l’impero, che viene però riunificato dal visir Mehmet Küprülü, originario dell’Albania.

L’impero sembrava essere tornato potente, tuttavia durante la Prima guerra turca contro l’Austria, tra il 1663 ed il 1664, le forze turche furono pesantemente sconfitte nella Battaglia di San Gottardo ad opera degli imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli, e solo lo sciogliersi della coalizione spinse l’imperatore Leopoldo I ad accettare la tregua di Vasvár, con condizioni più che miti per lo sconfitto e che comunque conservavano lo status quo ante. Restò comunque il fatto che, finché fu vivo Montecuccoli, i Turchi non osarono più attaccare l’Impero dell’Austria.

Dopo la rivolta dell’Ungheria austriaca tra il 1669 ed il 1671, i turchi si sentono in dovere di intervenire con la Seconda grande guerra turca contro l’Austria (1683-1692). Il gran vizir Kara Mustafa avanza fino alle porte della capitale Vienna, che ripiomba nell’incubo di 190 anni prima, con il secondo assedio turco di Vienna. Un corpo di spedizione soprattutto polacco (il re Giovanni Sobieski) interviene liberando la città dai turchi, e assieme a Carlo V di Lorena sbaragliando gli occupanti al Kalhemberg. A questo punto, inizia il tracollo ottomano. Nel 1684 viene istituita la Santa Alleanza tra Austria, Polonia, Venezia e dal 1686 Russia, con le benedizioni di papa Innocenzo IX. L’avanzata ha inizio: nel 1688 cade Belgrado e nel 1697 l’Ungheria, la Morea è veneziana nel 1685. Nel 1687 la Dieta di Presburgo sancisce che l’Ungheria totalmente cristiana sarà appannaggio degli imperatori austriaci; nel 1691 gli asburgici sbaragliano le forze ottomane a Nissa, in pieni Balcani, mentre i popoli cristiani della Penisola si ribellano all’egemonia turca. Nel 1696 lo zar di Russia Pietro I entra trionfante ad Azov, e nel 1697 dopo la vittoria di Zenta, Eugenio di Savoia può portare trionfalmente i vessilli asburgici in Sarajevo. Alla fine l’Impero ottomano, stremato, firma la devastante Pace di Carlowitz (1699): fine degli assalti ottomani all’Europa, crollo del senso di superiorità dei turchi.

Solo nel 1715 gli Ottomani rientrano in possesso della Morea, fallendo però un tentativo di riscatto con la Terza guerra turca contro l’Austria: Eugenio di Savoia vince a Petervaradino e Temesvar (oggi Timişoara), entrando in Belgrado. Nel 1718 la Pace di Passarowitz sancisce un’altra sconfitta bruciante per la Sublime Porta.

Poiché i Turchi non demordono, nel 1737-1739 la Quarta guerra turca apporta una leggera vittoria contro l’Austria, segnata dalla Pace di Belgrado (1739). I Balcani sono stabilmente e tristemente divisi tra Austria, Russia e Turchi, tra cattolici, ortodossi e musulmani, in un’esplosiva miscela.

Intanto, il riflettore dai Balcani si sposta bruscamente in Africa. La Rivoluzione francese ha fatto emergere vari personaggi, tra cui Napoleone Bonaparte. Bonaparte, vincitore a Tolone e difensore della Repubblica per le vie di Parigi, eletto Primo Console tra il 1798 ed il 1801 si cimenta nella guerra d’Egitto, per colpire indirettamente gli interessi britannici. Bonaparte salpa da Marsiglia con 33 navi da guerra, 232 navi da trasporto che caricano 2000 cannoni, 32.300 soldati e 175 ingegneri e scienziati. Occupata l’isola di Malta, base britannica ex-possesso dell’Ordine Ospedaliero, sbarca ad Alessandria d’Egitto. L’esercito dei mamelucchi, vassalli dei loro conquistatori ottomani fin dal XVI secolo, viene battuto alle Piramidi da Napoleone Bonaparte, che entra al Cairo. Nel frattempo dall’isola d’Elba arriva il commodoro Horatio Nelson, che al comando della sua flotta britannica sbaraglia nella baia di Abukir la flotta francese. Il generale Bonaparte è tagliato fuori dall’Europa, poiché il Mediterraneo ricade sotto il dominio inglese. La spedizione contro la Palestina fallisce, di fronte alla strenua difesa turca di San Giovanni d’Acri (1799). Ad Abukir, frattanto, sulla terraferma i francesi sconfiggono i turchi. Nel 1802 i francesi si ritirano definitivamente dall’Egitto.

Il più importante risultato della spedizione in Egitto è lo sviluppo dell’egittologia. Nascono i musei egizi di Torino, del Louvre e del Vaticano, manufatti egizi dilagano in Russia, a Londra e negli Usa, e nel 1822, dopo la scoperta della stele di Rosetta (stele in greco, aramaico e geroglifico), lo studioso francese Champollion decifra i geroglifici.

Ma l’Egitto non tornerà al potere di Selim I, bensì alla dominazione di Mehmet Ali (1769-1846). Mehmet Ali nel 1811, dopo aver piegato i Mamelucchi, dà il via a riforme agrarie e fiscali. Tra il 1820 ed il 1822 la Nubia viene soggiogata dall’Egitto, occupazione siglata con la fondazione di Khartum nel 1823. Seguiamo le vicende egiziane. Tra il 1859 ed il 1869 si dà il via alle operazioni di costruzione del Canale di Suez. Un successore di Mehmet Ali, Ismail Pascià, tra 1863 e 1875 si dà all’operazione di conquista del Darfur. Nel frattempo, vende le azioni del Canale di Suez agli inglesi (1879). L’ombra lunga di Londra si stende sulla terra dei Faraoni. Nel 1881 ad Alessandria la popolazione si ribella alla presenza inglese, e la città viene presidiata dalle forze di Sua Maestà Britannica. Nel 1882 l’Egitto diviene Protettorato Britannico.

Il Sudan orientale nel frattempo è scampato all’occupazione egiziana e al protettorato britannico, e fra 1881 e 1883 i seguaci del Mahdi si ribellano occupando Khartum, dove il governatore anglo-egiziano resiste fino al 1888, quando arrivano i rinforzi britannici. Nel 1898 ad Omdurman i britannici sbaragliano i Mahdisti, e nel 1899 viene proclamato il condominio anglo-egiziano sul Sudan. Il Sudan diviene Sudan anglo-egiziano.

Frattanto i Balcani esplodono. Nel 1804-1812, la Serbia si ribella per la prima volta, soffocata dalle milizie ottomane. Tra il 1815-1817 la seconda insurrezione riesce, e la Serbia, destreggiandosi abilmente tra Austria, Russia e Turchia, ottiene il riconoscimento di moderata indipendenza dai turchi. Anche la Grecia vuole staccarsi dalla dominazione musulmana, e nel 1820 si dà vita alla Lotta di Liberazione Greca (1821-1829). La Moldavia e la Vallachia, stati balcanici che volevano ribellarsi alla dominazione ottomana, vengono riportate all’ordine (battaglia di Dragastani, 1821), mentre Istanbul incontra difficoltà in Grecia. Nel 1822 il Congresso di Epidauro sancisce l’Indipendenza greca, anche se i turchi assaltano ferocemente Chio anche grazie alla flotta egiziana, che assieme alle forze ottomane prende Missolungi (1826) e Sfacteria. Numerosi sono i “filelleni“, gli intellettuali europei che lottano per l’Indipendenza greca. Intanto, Atene cade. L’Austria disapprova il movimento greco, mentre la Russia ne è contenta, e tra il 1828-1829 si scontrerà con l’Impero ottomano nella guerra russo-turca. Nel 1827 intanto col patto di Londra Francia, Gran Bretagna e Russia decidono di soccorrere i greci ed inviano una flotta che nella baia di Navarino sbaraglia la flotta egizio-turca. Nel 1829 l’intervento prussiano farà firmare la Pace di Adrianopoli, con cui Russia e neonata Grecia sono soddisfatte. Nel 1830 la Grecia è ufficialmente stato pienamente sovrano.

In Asia Minore nel contempo tra il 1830 ed il 1839 il Sultano Mahmud II assoggetta una dinastia ribelle, i Dere-Bay.

L’Arabia era rimasta, dopo aver dato al Vicino e al Medio Oriente una religione, confinata in un cantuccio, tra le sue diatribe tribali. Ora il figlio di Mehmet Ali, Ibrahim Pascià, entra a Mecca e Medina lottando (1813-1815) contro lo strapotere della corrente integralista islamica dei Wahhabiti. Nel 1820 entra trionfante nella capitale wahhabita, Riyad. Fino al 1902 il sultanato wahhabita di Riyad resterà vassallo ottomano. Poi, i Sa’ud si daranno all’espansione nella Penisola arabica.

Mehmet Ali diventa minaccioso, per la Sublime Porta. Dall’Egitto già si è spinto in Arabia, e nel 1831 vince a Konya, in Siria, sulle forze ottomane. È il riscatto delle popolazioni arabe indigene, di cui l’Ali si fa paladino. Nel 1833 in base al trattato di Kutanya la Siria è egiziana. Nel 1839 Costantinopoli si indispone ulteriormente nei confronti degli egiziani che mirano con la battaglia di Nusayabin al possesso della Penisola Anatolica. Scoppia così la Questione d’Oriente (1839-1841). Una convenzione anglo-franco-prussiana invita la Francia a non sostenere il Pascià d’Egitto e sancisce il ritorno della Siria e della Palestina al dominio di Istanbul. Nel 1841 inoltre il Trattato del Dardanelli impone la chiusura degli stretti (Bosforo ed Ellesponto) al traffico russo.

Nel 1853-1856 frattanto, il già indebolito impero ottomano affronta la Guerra di Crimea. Tutta la questione parte da una diatriba sui monaci ortodossi a Gerusalemme e sulla richiesta dello Zar Nicola alla Sublime Porta di ottenere il patrocinio su tutti i cristiani dell’impero ottomano. La Sublime Porta, ispirata da Londra, rifiuta, e nell’ottobre 1853 i russi invadono i principati danubiani, vassalli ottomani. In breve accanto alla Turchia si schierano Francia, Gran Bretagna, ma soprattutto la grande potenza del Regno di Sardegna (dal 1855). Lo scontro, dopo l’occupazione austriaca dei principati danubiani, si sposta in Crimea, dove nel settembre 1854 gli anglo-francesi assediano Sebastopoli. I piemontesi vincono sulla Cernaia i russi, mentre Tolstoj narra l’assedio, duro, che viene raffigurato anche da fotografie. Alla fine, i russi vengono battuti e nel 1856 la Conferenza di Parigi sancisce la perdita russa del Delta del Danubio; la neutralizzazione del Mar Nero ed altre garanzie per i cristiani sotto sovranità turca.

Passano 20 anni, e tra il 1875 ed il 1878 si consuma la crisi balcanica, che era già iniziata nel 1871 con la Conferenza di Londra, che sanciva che la Russia poteva far passare per gli Stretti (Bosforo ed Ellesponto) ottomani i propri navigli. Tra il 1875 ed il 1876 le tensioni in Serbia aumentano, e tra il 1877 ed il 1878 la Russia dà avvio ad una guerra russo-turca. La Russia dello Zar Nicola voleva essere la patrona di tutti gli slavi (fenomeno del panslavismo). Le forze russe occupano il forte di Plevna in Bulgaria, occupando la Rumelia dopo aver lottato per il possesso del passo di Sipka. L’avanzata russa sulla capitale e nel Caucaso inclina la Sublime Porta a firmare la Pace di Santo Stefano (marzo 1878). Le rimostranze austriache però portano Bismarck, l'”onesto sensale”, a far concludere il Congresso di Berlino del 1878 con il riconoscimento della piena sovranità della Serbia, della Romania e della Bosnia. La Bulgaria è un vassallo ottomano, che cede la Macedonia all’Impero turco. La Rumelia diviene uno stato sovrano indipendente. La pace lascia tutti scontenti.

Il 1875 è l’anno che vede l’impero ottomano in bancarotta. I provvedimenti di riforme militari (1826) e giuridico-amministrative (1860 circa) non trovano attuazione, perché i consolati europei spadroneggiano. Nel 1881 si è costretti a indire un’amministrazione internazionale del debito pubblico ottomano. Nel 1876, accanto allo sfacelo economico, l’influenza europea ha portato anche alla promulgazione della “Legge fondamentale dello Stato”, carta costituzionale che sancisce l’equiparazione delle religioni e delle nazioni. La carta sarà abolita dal dispotico Abdul Hamid (1876-1909). Tra il 1890 ed il 1897 intanto, le forze turche si macchiano degli eccidi di armeni in Anatolia ed Armenia, che screditano ulteriormente il governo turco. Nel 1895 un piano di spartizione dell’impero, di provenienza britannica, viene nettamente rifiutato dalla Germania, la quale per ringraziamento si fa concedere le concessioni per la costruzione delle ferrovie del Hiǧāz, della ferrovia dell’Anatolia e di quella per Baghdad. A Costantinopoli fa anche tappa l’Orient Express. Tra il 1896 ed il 1897, la guerra greco turca per Creta si conclude con una vittoria turca. Così si chiude a livello militare il XIX secolo.

Frattanto, nel 1905 circa diverse società che si oppongono al regime del sultanato si uniscono. Una guida è Mustafa Kemal (Atatürk), che fonda l’associazione dei Giovani Turchi. I Giovani Turchi nel 1908 si ribellano a Salonicco, e ottengono la deposizione del Sultano e la rimessa in vigore della costituzione. Tra il 1911 ed il 1913, e poi fino al 1918, i Giovani Turchi spadroneggiano. Nel 1913 l’esercito turco è riorganizzato con l’aiuto tedesco, mentre la flotta viene rimessa a nuovo con una mano britannica. Così attrezzato, nell’agosto 1914 l’Impero ottomano entra in guerra con la Germania. Non ne uscirà.

Il resto del mondo islamico

Il mondo musulmano si andava espandendo. In Asia le comunità islamiche erano presenti in India, Indonesia, Filippine e altri possedimenti coloniali europei nel Pacifico. Scarse le presenze In Cina ed India, dove anche la penetrazione europea trovava difficoltà ad arrivare. In Africa presenze musulmane erano soprattutto nel centro del continente, anch’esso colonizzato dall’Europa. Il Medio Oriente era accerchiato dai possedimenti europei. La Russia sul Caucaso, l’Italia, la Grecia, l’Austria-Ungheria e gli stati balcanici si affacciavano sulla Tracia. La Francia, La Germania e la Gran Bretagna adocchiavano sempre più vistosamente le regioni islamiche del Nordafrica, mentre dal meridione del continente avanzavano verso il Mediterraneo. La Persia era smembrata in zone d’influenza russe e britanniche, e gli inglesi mettevano piede su suolo arabo. Anche l’Italia arrivava in Somalia, affacciandosi sull’Arabia.

In Africa esistono alcuni stati musulmani. Attorno al 1864 al-Hadi ‘Omar fonda una teocrazia nel Sudan Occidentale. In breve subentra il protettorato francese (1897). I regni Ful vengono soggiogati tra il 1754 ed il 1816 da Othman Danfodio. Questi reami cadono prima del 1837 sotto dominazione del signore di Sokoto Mohammed Bello. Nel 1900 i francesi sbaragliano questa signoria e si appropriano della zona. Sempre nel 1900 anche lo statarello islamico del Bornu è francese. Nella prima decade del 1900 il corso del Niger è in mano francese. Altri stati minori si alleano e sottomettono o alla Gran Bretagna o alla Germania, per sfuggire ai negrieri arabi.

Ma il Nordafrica non è immune a queste occupazioni europee. Nel 1830 la Francia sbarca in Algeria e nel 1881 in Tunisia, “sottraendola” alle ambizioni di conquista dell’Italia, che quindi si schiera con la Triplice Alleanza. Nel 1880 a Madrid si terrà una riunione con cui viene regolamentata l’amministrazione del Sultanato Alide del Marocco, il quale sarà conteso fra egemonia spagnola ed occupazione francese. Nel 1911, un poco in ritardo, l’Italia mette a segno il colpaccio impadronendosi della Libia. I bersaglieri entrano a Tripoli “bel suol d’amore”, incontrando poca resistenza. La collezione di colonie italiane aumenta.

L’Egitto, come abbiamo visto, tra 1882 e 1889 cade assieme al Sudan sotto egemonia britannica. Frattanto gli inglesi si stanziano anche a Cipro, ad Aden, in Kuwait e nel Bahrein, estendendo alla fine del XIX secolo la loro influenza sull’Arabia meridionale. L’Italia nel 1912 dichiara guerra all’impero ottomano e occupa il Dodecanneso con Rodi. La Grecia nel 1913 annette altre isole egee, mentre i giovani Stati balcanici attaccano l’impero ottomano. La Prima guerra balcanica (ottobre 1912) vede schierate Grecia, Bulgaria, Montenegro e Serbia contro la Sublime Porta, che in base alla Conferenza di Londra del maggio 1913 si vede costretta a cedere Adrianopoli e un bel pezzo di Tracia al di là della linea Enez-Midna (due paesi uno sul Mar Nero e l’altro sull’Egeo). A questa punto, però, la Bulgaria vittoriosa credendosi onnipotente attacca la Serbia, ma Impero ottomano, Montenegro e Grecia intervengono in aiuto dei serbi, così che la Bulgaria viene sconfitta nella Seconda guerra balcanica (giugno 1913). Nell’agosto a Bucarest si firma la pace.

Il crollo dell’Impero ottomano

La prima guerra mondiale per l’Impero ottomano è un disastro totale. L’esordio è il 2 agosto 1914, quando l’impero ottomano e la Germania si alleano. Il 3 agosto la Sublime Porta dichiara la neutralità armata. Ma, le navi tedesche “Goben” e “Breslau”, di stanza nel Mar Nero, sotto proprietà turca, cannoneggiano le città costiere russe. Il 5 novembre 1914 Russia, Inghilterra e Francia dichiarano guerra all’impero ottomano. L’Intesa programmò ben presto la spartizione dei possedimenti ottomani: con la Conferenza di Chantilly (6-8 dicembre 1915) viene decretato lo sgombero del Dardanelli ed un’offensiva sugli Stretti; il 16 maggio 1916 vengono siglati gli Accordi Sykes-Picot, dove gli Alleati si spartiscono le province ottomane in Mandati. Anche l’Italia è inclusa: entrata in guerra con l’Intesa il 24 maggio 1915, Roma il 20 aprile 1917 accetta la Convenzione di San Giovanni di Moriana con gli inglesi: all’Italia alcune regioni della Turchia asiatica. Frattanto nel novembre 1914 la Gran Bretagna si annette Cipro; il mese dopo l’Egitto. Il 25 aprile 1915 le forze alleate sbarcano a Gallipoli, sul Dardanelli. Saranno costrette a ritirarsi il 9 gennaio 1916.

Nel 1916 i turchi imbaldanziti assaltano il Canale di Suez, trovando resistenza inglese e dovendo retrocedere abbandonando la sponda orientale. Sul Caucaso i russi fanno una puntata (gennaio-aprile 1916) tra Armenia e Persia, e nell’agosto 1916 entrano in possesso dell’Armenia. L’avanzata britannica è arrestata a Qut el-Amarah a sud di Baghdad dai turchi, che costringono alla capitolazione le truppe di Sua Maestà Britannica. Baghdad cade comunque l’11 marzo 1917. Nel frattempo i francesi, sbarcati a Beirut, il 6 ottobre 1918 entrano a Damasco. Il fronte turco di Giaffa crolla. Il Gabinetto ottomano chiede l’Armistizio (14-15 ottobre 1918). Il 30 ottobre 1918 l’Impero ottomano firma con l’Intesa l’Armistizio di Mudros. All’indomani della firma dell’Armistizio, una flotta alleata entra nel Bosforo. Nel frattempo, forze dell’Intesa entrano ad Istanbul, Antalya e Konya diventano italiane (1919), la Cilicia cade in mano francese (1919), e i curdi e gli armeni minacciano l’unità nazionale. In reazione a tutto ciò ecco che il generale Mustafà Kemal, già giovane turco, fonda il Movimento Nazionale Turco. Si tengono riunioni ad Erzurum e Sivas, dove si decide di creare un nuovo stato turco con capitale Ankara. Il Parlamento di Istanbul accetta il Patto di Sivas, mentre le forze occupanti prendono duri provvedimenti contro i nazionalisti.
Nell’aprile 1920 Kemal si riunisce con i suoi collaboratori nella Grande Assemblea Nazionale ad Ankara. Il governo di Istanbul lo mette a morte.
Nell’agosto 1920 nel frattempo la burocrazia delle potenze vincitrici promulgava il Trattato di pace di Sevres. Il governo ed il Sultano Mohammed IV ratificarono, ma non il Parlamento di Ankara.
A Sevres furono sancite: l’internazionalizzazione degli Stretti; la cessione della Tracia orientale con Gallipoli, delle Isole egee tranne il Dodecaneso e Rodi, e di Smirne col retroterra alla Grecia; la cessione stabile del Dodecanneso e di Rodi all’Italia; l’affidamento mandatoriale della Cilicia e della Siria alla Francia, dell’Iraq e della Mesopotamia all’Inghilterra; L’Armenia stato sovrano; Egitto e Cipro britannici. L’esercito non deve superare i 50.000 uomini. Nel frattempo il governo turco di Ankara inizia a liberare la Turchia. Nel 1929 viene siglata la Pace di Gumru: l’Armenia è divisa tra URSS e Turchia. Erevan, la vecchia capitale armena, è turca. Il trattato di Kars del 1921 stabilisce invece la divisione tra Azerbaijan, Georgia e Turchia. Nel 1925 viene firmato il patto di amicizia turco-sovietico. Gli alleati dell’Intesa quindi inviano l’esercito greco a sbaragliare Kemal, ma dopo aver preso Bursa e Adrianopoli nel 1921 con le due battaglie di Inonu e del Sakariya i turchi sconfiggono i greci riprendendosi Smirne. Nell’ottobre 1922 viene firmato l’Armistizio di Mudanya. I greci lasciano Adrianopoli.
I francesi nel 1921 con il trattato di Ankara si ritirano. Mustafà Kemal, detto dal 1935 Kemal Atatürk (“padre dei turchi”) può instaurare una Repubblica.
Il 1º novembre 1924 viene soppresso il Sultanato.
Nel 1923 la Pace di Losanna sancisce che la Turchia riprenda la Tracia orientale fino al fiume Marita, le isole di Ambro e Tenedo, Smirne (smilitarizzata) e l’Armenia occidentale, dove si stavano svolgendo violenze ai danni degli armeni cristiani. Gli stretti sono ancora smilitarizzati, anche se la Turchia viene esentata dalle riparazioni di guerra. Vengono abolite le capitolazioni (le capitolazioni sono concessioni degli stati meno abbienti nei confronti degli stati europei). Si attua uno scambio di minoranze: 1.350.000 greci si spostano dal Bosforo, da Smirne e da Trebisonda verso la Grecia, mentre 430.000 turchi da Salonicco arrivano in Turchia. Gli armeni emigrano in Occidente.
In politica estera Atatürk firma nel 1926 la Conferenza di Mossul, nel 1930 il patto d’amicizia con la Grecia e nel 1934 il Patto balcanico. Nel 1939 con l’aiuto inglese la Turchia nella Conferenza di Montroux riesce ad ottenere il diritto di fortificare gli stretti: i russi non ne sono contenti.
Nel 1937 il Patto di Saʿdabad con Iraq, Iran, Afghanistan porta all’intensificarsi dei rapporti con gli altri stati arabi e musulmani confinanti.
Nel 1939 la simpatia degli alleati fa ottenere al successore di Atatürk, İsmet İnönü, il Sangiaccato turco di Alessandretta, sotto Mandato francese.

In politica interna Mustafà Kemal Atatürk ha dato una sterzata decisa alla Turchia. Anzitutto, viene eliminato il diritto religioso islamico dall’amministrazione, dalla giustizia e dalla vita dello Stato (laicismo). Nel 1924, già soppresso il Sultanato, vengono spazzati via il califfato ed i tribunali religiosi islamici. Nel 1925 vengono soppresse le confraternite, la più famosa delle quali – volgarmente chiamata dei dervisci – è la Mevleviyye (Mawlawiyya). Nel 1928 tutte le formule religiose vengono abolite nella Costituzione, già nel 1926 erano stati presi come Codici di diritto il Codice di Diritto penale italiano ed il Codice di diritto civile svizzero. Viene dapprima introdotto l’uso dell’alfabeto latino, poi viene vietato l’uso dei caratteri arabi. L’anno dopo viene abrogato l’insegnamento dell’arabo e del persiano nelle scuole superiori. Si vanno fondando nuove scuole medie ed elementari, e nel 1936 nasce l’Università di Ankara.

Nel 1934 viene istituito l’obbligo del cognome e dell’abbigliamento occidentale. Viene istituito il suffragio universale maschile e femminile, anche se c’è un solo partito, quello di Atatürk ed ogni opposizione è repressa.

Dopo Atatürk, la Turchia si democratizza più intensamente, con il pluripartitismo. Le potenze occidentali guardano con simpatia alla Turchia, che, se nel 1941 firma un trattato di non aggressione con la Germania, nel 1944 sospende le esportazioni di cromo verso la medesima nazione, cui nel 1945 dichiara guerra. Così la Turchia può entrare a pieno titolo a far parte delle Nazioni Unite.



Categorie:F01- Storia dell'Islam - History of Islam, F13- Storia della Turchia e dei popoli turchi - History of Turkey and the Turkish peoples

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