Il mondo musulmano nel secondo dopoguerra

Il mondo musulmano nel secondo dopoguerra

Turchia

La Turchia, in crisi con l’URSS che nel 1946 richiede la restituzione di vari territori di confine e la revisione del patto sugli Stretti, si avvicina agli Stati Uniti, partecipando anche alla guerra di Corea.

Nel 1950 sale alla presidenza della Repubblica Celal Bayar, mentre il Primo Ministro Adnan Menderes, del Partito Democratico, inizia un’azione di repressione contro gli oppositori al suo potere e avvia grandiosi progetti che portano il paese all’inflazione. Le lotte per Cipro suscitano nel 1955 gravi moti anti-greci ad Istanbul e Smirne.

Nel 1960 la difficile situazione economica, i moti studenteschi e il malcontento popolare causano una rivolta militare: il Comitato del Fronte Nazionale con a capo il generale Gursel assume nel 1961 il potere, annunciando il “ritorno al Kemalismo”. Le repressioni contro il precedente governo sono feroci, mentre si va alle urne per promulgare in un referendum la Costituzione della seconda repubblica turca. Tra il 1961 ed il 1965 l’instabilità politica porta ad un governo di coalizione con a capo il Presidente Inönü. Vengono amnistiati i seguaci di Bayar.

Nel 1964 si registra la guerra per Cipro. La Turchia, delusa dall’atteggiamento occidentale, si avvicina all’URSS. Al governo sale Süleyman Demirel, leader del Partito della Giustizia.

Iran

La Persia, o Iran, vive momenti di tensioni. Il partito comunista Tudeh inizia un propaganda massiccia con l’appoggio sovietico. Nel 1946 gli inglesi sgombrano il paese, seguiti dopo una sollecitazione dell’ONU dai russi. Nel 1949 i comunisti, molto forti, attentano la vita allo scià Reza Pahlevi.

Nel frattempo, le riforme sono bloccate, a causa di una grande corruzione e della opposizione delle grandi famiglie. Nel 1951 il primo ministro Mossadeq nazionalizza il petrolio, contro la volontà dello scià, suscitando le proteste dei magnati britannici. Nel 1952 gli inglesi boicottano i prodotti iraniani, mentre nel 1953 si ha una crisi costituzionale: lo scià esonera Mossadeq, troppo radicale, dall’incarico di Primo Ministro, ma l’esercito lo depone. Lo scià fugge dall’Iran, per ritornarvi l’anno dopo. La faccenda del petrolio si risolve con la costituzione di un comitato internazionale per la gestione dell'”oro nero”. L’Iran otterrà il 50% dei proventi, ottenendo inoltre 700 milioni di dollari di riparazione.

Gli anni sessanta iniziano con vasti moti studenteschi, e la situazione precipita quando nel 1961 il primo ministro Ali Amin scioglie il Parlamento.

Egitto

In Egitto, il dominio britannico ormai è troppo avversato. Nel 1950 il partito Wafd organizza moti contro la presenza inglese a Suez. Nel 1952 re Fārūq II, costretto da una rivolta militare, abdica. Nel 1953 si costituisce la Repubblica, e a capo dell’Unione Nazionale assumerà il comando dal 1954 il colonnello Gamal Abd el-Nasser.
L’Egitto inizia ad acquistare armi dalla Cecoslovacchia e nel 1956 scoppia la crisi di Suez.

La Banca Mondiale, in cui prevale il peso politico ed economico degli Stati Uniti e del Regno Unito, rifiuta di concedere un prestito all’Egitto per la costruzione di una diga ad Aswan, sicché il governo nazionalizza il canale di Suez, le cui azioni erano state acquistate nel tempo da francesi e britannici. Siamo nel luglio 1956. Nell’ottobre, a seguito dell’attacco israeliano nel Sinai, i franco-britannici sbarcano e occupano Suez. A novembre si registrano la ritirata franco-britannica a seguito della durissima condanna sovietica e statunitense dell’invasione. La conseguenza più immediata della crisi sarà il credito politico guadagnato dall’URSS, che concederà generosi aiuti economici e militari ad Egitto, Siria ed Iraq. L’egemonia sovietica in Vicino Oriente sarà controbattuta da Eisenhower nel 1957, quando concederà aiuti all’Egitto.

Il 1958 vede nascere la Repubblica Araba Unita (RAU), un’effimera unione di Stati tra Egitto, Siria e Yemen. Nasser si afferma come guida assoluta del movimento panarabo.

R.A.U.

La RAU si mantiene neutrale tra Stati Uniti ed URSS, e tra il 1963 ed il 1965 combatte la guerra civile yemenita, in ausilio del governo repubblicano contro la guida dell’Imam, sorretto dalla dinastia araba saudita. La lotta sarà aspra.

Tra 1963 e 1965 ci sarà una ripresa di ostilità contro Israele: anzitutto la nota di protesta contro la deviazione israeliana del Giordano; poi la nota di protesta contro la RFT, che aveva nel 1965 riaperto legami diplomatici con Israele. Ben nove nazioni arabe imiteranno l’Egitto protestando con la Germania Ovest.

La Siria si scinde nel frattempo dalla RAU nel 1961, dopo una rivolta militare del partito Ba’th. Sale al potere il generale Hafiz al-Asad.

Giordania

In Giordania il re Husayn I, salito al trono nel 1953, scioglie la legione Araba, ricordo della dominazione britannica, denunciando (rifiutando i termini) il patto di assistenza con il Regno Unito. Però, a seguito di disordini nazionalisti, sarà costretto a richiedere il supporto inglese. Nel febbraio 1957 si creerà l’Unione Araba, tra Giordania ed Iraq.

Iraq

Nel 1958 in Iraq la monarchia filo-occidentale è deposta da un putsch militare. Viene sciolta l’Unione Araba, ed il primo ministro iracheno, Abd al-Karim Qasim (Kassem), sospende la costituzione, annunciando l’appoggio sovietico e dichiarando la protezione irachena sul Kuwait (nel 1961).

Ma iniziano delle rivolte, nel 1962 e 1964 Mustafa Barzani chiede l’autonomia della regione curda, e nel 1963 c’è una rivolta militare che, compiuta la fucilazione di Kassem, porta al potere il maresciallo ba’thista ʿAbd al-Salām ʿĀref.

Nel 1964 ʿĀref si accosterà alla RAU, facendo maturare anche in Egitto progetti di federazione; dopo il fallito colpo di Stato contro di lui, ʿĀref morirà in un incidente, subito succeduto dal fratello generale ʿAbd al-Raḥmān ʿĀref.

Il 1958 vede l’instaurazione in Sudan, paese rivendicato dall’Egitto e sconvolto da tensioni tra arabi settentrionali e neri meridionali, di una dittatura militare del generale Ibrāhīm ‘Abbūd.

Libano

Il 1958 è anche l’anno della Crisi libanese. La “Svizzera araba”, piccolo paese indipendente dal 1941, precedentemente accorpato alla Siria, terra dei Fenici, è sconvolto da fermenti ideologico-politici. Gli americani sbarcano a Beirut su richiesta del Presidente maronita Camille Chamoun (Kamīl Shamʿūn), suscitando reazioni negative dell’URSS; i Marines si ritireranno solo dopo l’elezione di un nuovo presidente, cristiano, il generale Fu’ad Shehab.

Palestina & Israele

Il mandato britannico della palestina dal quale è nato nel 1948 lo Stato ebraico, oramai soggiace allo status di terra per due popoli. Le vicende ebraiche sono sconvolte dalle guerre arabo-israeliane, che vedono un sorprendente progresso militare israeliano: le nazioni arabe, dopo quattro guerre, si rassegnano all’idea di convivere con uno stato non islamico alle soglie di casa.

Indonesia

Vale bene gettare un occhio alle vicende dell’Indonesia, il più grande stato islamico al mondo, indipendente dai Paesi Bassi dal 1945, quando Ahmrd Sukarno dichiara la Repubblica d’Indonesia assieme a Mohammed Atta. La Repubblica si fonda sui Cinque principi di Sukarno: fede in Allah, umanitarismo, giustizia sociale, nazionalismo, democrazia. Ahmed Sukarno, anche se fra alterne vicende, resterà capo dello stato fino al 1965 ed oltre.

Pakistan

L’India, grazie all’operato di Gandhi ha ottenuto nel 1947 l’Indipendence Act. Ora i due gruppi confessionali maggiori, musulmani ed induisti, si vogliono dividere. E così, nel 1956 si costituisce nella valle dell’Indo la Repubblica Islamica di Pakistan, che annette anche il Bangladesh, il quale, a causa della distanza e delle diversità, nel 1964 si scinde.

Il Pakistan viene governato dal capo dell’esercito Ayyub Khan, che mantiene il potere, anche proclamando una Costituzione nel 1962, per lungo tempo. Si susseguono trattati con l’India per l’irrigazione con le acque dell’Indo (1960), con gli Stati Uniti (1959) e con la Cina (1961). La breve guerra indo-pakistana alle frontiere con il Kashmir (1965), si concluderà con la Conferenza di Tashkent (1966).



Categorie:F02- Storia contemporanea dei paesi musulmani

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