Democrito e la fisica atomistica

Per la filosofia atomistica di Democrito, ripresa da Epicuro e Lucrezio, esiste una sola fisica, valida sia per il Cielo sia per la Terra. Esistono infiniti mondi, che si formano senza il concorso di un disegno intelligente, ma a causa dell’incontro fortuito degli atomi, il moto dei quali non necessita di alcuna spiegazione, perché è eterno. Nell’Universo non esiste un centro, né un alto e un basso assoluti, come non esistono moti naturali, perché tutti i moti sono ‘violenti’, cioè frutto di collisioni reciproche e casuali.

La scuola di Mileto non finì con Anassimene; da Mileto proviene anche Leucippo (sebbene qualche scrittore antico lo dica di Elea o di Abdera), il fondatore dell’atomismo, che si può considerare l’ultimo e più maturo frutto della ricerca naturalistica iniziata nella scuola di Mileto.
Di Leucippo si sa così poco che si è potuto dubitare perfino della sua esistenza. Epicuro (Diels, 67, A 2) dice che non c’è mai stato un filosofo di questo nome; e questa opinione è stata ripresa anche da storici recenti. Secondo testimonianze antiche, egli fu contemporaneo di Empedocle e di Anassagora e scolaro di Parmenide. I suoi scritti dovettero essere confusi con quelli di Democrito, con il quale fu unito ad indicare i due fondatoti dell’atomismo antico.

Democrito era contemporaneo di Platone, dal quale però non fu mai nominato. Egli stesso ci dice (fr. 5, Diels) che era ancora giovane, quando Anassagora era vecchio; la sua nascita è situata nel 460-59 a. C. Le molte opere che vanno sotto il suo nome, e di cui abbiamo numerosi frammenti, Il grande ordinamento, Il piccolo ordinamento, Sull’intelligenza, Sulle forme, Sulle l’anima, ecc., molto probabilmente non sono tutte dovute a lui; alcune  espongono la dottrina generale della scuola.
Pare che Leucippo abbia gettato i fondamenti generali della dottrina e che Democrito abbia poi sviluppato questi fondamenti sia nella ricerca fisica sia nella ricerca morale. Oli atomisti concordano con il principio fondamentale dell’eleatismo che solo l’essere è; ma intendono riportare questo principio all’esperienza sensibile e servirsi di esso per spiegare i fenomeni. Così intendono l’essere come il pieno, il non essere come il vuoto e ritengono che il pieno e il vuoto sono i principi costitutivi di ogni cosa. Ma il pieno non è un tutto compatto: è formato da un numero infinito di elementi che sono invisibili per la piccolezza della loro massa.

Se questi elementi fossero divisibili all’infinito, si dissolverebbero nel vuoto; devono dunque essere indivisibili, e perciò sono detti atomi. Soltanto gli atomi sono nel loro interno continui; gli altri corpi non sono continui perché risultano dal semplice contatto degli atomi e possono perciò essere divisi. La differenza tra gli atomi non è qualitativa come quella dei semi di Anassagora, ma quantitativa. Gli atomi non differiscono tra di loro per natura ma soltanto per forma e grandezza. Essi determinano la nascita e la morte delle cose con l’unione e la disgregazione; determinano la diversità e il mutamento di esse con il loro ordine e la loro posizione. Essi sono, secondo il paragone di Aristotele (Met., I, 4, 985 b), simili alle lettere dell’alfabeto; che differiscono tra loro per la forma e danno luogo a parole e a discorsi diversi disponendosi e combinandosi diversamente. Tutte le qualità dei corpi dipendono dunque o dalla figura degli atomi o dall’ordine e dalla combinazione di essi.
Perciò non tutte le qualità sensibili sono oggettive, cioè appartengono veramente alle cose che le provocano in noi. Sono oggettive le qualità proprie degli atomi: la forma, la durezza, il numero, il movimento; invece il freddo, il caldo, i sapori, gli odori, i colori sono soltanto apparenze sensibili, provocare bensì da speciali figure o combinazioni di atomi, ma non appartenenti agli atomi stessi (fr. 5).

Gli atomi sono tutti animati da un movimento spontaneo, per il quale si urtano e rimbalzano dando origine al nascere, al perire ed al mutare delle cose. Ma il movimento è determinato da leggi immutabili. «Nessuna cosa, dice Leucippo (fr. 2), accade senza ragione, ma tutto accade per una ragione e di necessità». Il movimento originario degli atomi, facendoli roteare ed urtarsi in tutte le direzioni, produce un vortice dal quale le parti più pesanti sono portate al centro e le altre sono invece respinte verso la periferia. Il loro peso, che li fa tendere verso il centro, è dunque un effetto del movimento vorticoso in cui sono trascinati. In questo modo si sono formati infiniti mondi che incessantemente si generano e si dissolvono.

Il movimento degli atomi spiega anche la conoscenza umana. La sensazione nasce dalle immagini (idola) che le cose producono nell’anima mediante flussi o correnti di atomi che emanano da esse.Tutta la sensibilità si riduce quindi al tatto; perché tutte le sensazioni sono prodotte dal contatto, con il corpo dell’uomo, degli atomi che provengono dalle cose. Ma di questa conoscenza, alla quale l’uomo è necessariamente limitato, Democrito stesso non è pago. «In verità, egli dice, nulla sappiamo di nulla, ma a ciascuno l’opinione vien dal di fuori» (fr. 7).

«Bisogna conoscere l’uomo con questo criterio: che la verità è lontana da lui», (fr. 6). E difatti le sensazioni dalle quali deriva l’intera conoscenza umana mutano da uomo a uomo, mutano anche nello stesso uomo a seconda delle circostanze, cosicché non forniscono un criterio assoluto del vero e del falso (Diels, 68 A 112). Queste limitazioni tuttavia non concernono la conoscenza intellettuale. Sebbene questa sia soggetta alle condizioni fisiche che si verificano nell’organismo (Diels, 68 A 135), è tuttavia superiore alla sensibilità, perché fa cogliere, al di là delle apparenze, l’essere del mondo: il vuoto, gli atomi e il loro movimento. Là dove termina la conoscenza sensibile, che, quando la realtà si assottiglia e tende a risolversi nei suoi ultimi elementi, diventa inefficace, comincia la conoscenza razionale, che è un organo più sottile e raggiunge la realtà stessa (DEMOCR., fr. 11).
L’antitesi tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale è così recisa come quella tra il carattere apparente e convenzionale delle qualità sensibili e la realtà degli atomi e del vuoto. «Per convenzione si parla, dice Democrito (fr. 125), di Colore, di dolce, di amaro; in realtà, ci sono soltanto atomi e vuoto». In tal modo, corrispondentemente al contrasto tra apparenza e realtà, permane nell’atomismo il contrasto tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale, nonostante la loro comune riduzione a fatti meccanici; ed entrambi questi contrasti sono desunti dall’eleatismo.

L’atomismo rappresenta la riduzione naturalistica dell’eleatismo. Dell’ eleatismo ha fatto propria la proposizione fondamentale: l’essere è necessità; ma ha inteso tale proposizione nel senso della determinazione causale. Parmenide esprimeva poeticamente il senso della necessità ricorrendo alle nozioni di giustizia o di fato. L’atomismo identifica la necessità con l’azione delle cause naturali.

Sotto diversi profili, però, la concezione atomistica di Democrito non può essere considerata soltanto una meccanica conciliazione del monismo eleatico col pluralismo, ma va vista come un superamento della metafisica parmenidea in forza di una nuova metafisica che fa del non-essere il tessuto dell’essere. È difficile dire, soprattutto per la scarsezza di documenti, se l’atomismo di Democrito fosse deterministico o casualistico: la propensione degli studiosi è verso quest’ultima interpretazione. Dal punto di vista fisico è particolarmente interessante la concezione atomistica, cioè discontinua, della materia; l’atomo di Democrito è considerato come l’unità elementare dell’Essere, fisicamente indivisibile, oltre che immutabile ed eterno: la formazione dei corpi, e in primo luogo quella dei cosiddetti elementi (fuoco, aria, acqua, terra), viene spiegata da Democrito in senso rigidamente meccanicistico come una conseguenza dell’incessante ed eterno movimento vorticoso degli atomi che determina, per qualità geometriche, il raggruppamento di elementi simili.

Dall’eleatismo, l’atomismo desume anche l’antitesi tra realtà e apparenza; ma quest’antitesi stessa viene portata sul piano della natura e la realtà di cui si parla è quella degli elementi indivisibili della natura stessa. Il risultato di queste trasformazioni, che va al di là delle intenzioni degli stessi atomisti, è l’avviamento della ricerca naturalistica a costituirsi come disciplina a sé e a distinguersi dalla ricerca filosofica come tale. La costituzione di una scienza della natura a disciplina particolare, quale appare in Aristotele, è preparata dall’opera degli atomisti, che hanno ridotto la natura a pura oggettività meccanica, con l’esclusione di qualsiasi elemento mitico o antropomorfico. La prova di questa iniziale separazione della scienza della natura dalla scienza dell’uomo si ha nel fatto che Democrito non stabilisce alcuna relazione intrinseca fra l’una e l’altra.



Categorie:L03- Filosofia e matematica - Philosophy and Mathematics

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