Ritratto di Iannis Xenakis

Compositore e architetto greco naturalizzato francese, nato a Braila (Romania) il 29 maggio 1922. Stabilitosi ad Atene con la famiglia, studiò ingegneria al Politecnico, avviando al tempo stesso la propria formazione musicale. Durante gli anni Quaranta prese parte alla resistenza greca; nel 1947, gravemente ferito e condannato a morte per la sua attività politica, si rifugiò in Francia, dove divenne assistente di Le Corbusier (194760). In questa veste collaborò, tra gli altri, ai progetti per il Couvent Sainte-Marie de la Tourette (Eveux-sur-Arbresle, 1953); il padiglione Philips per l’Esposizione universale di Bruxelles (1958); lo stadio di Baghdad (1957). A partire dal 1947 studiò inoltre composizione a Parigi con D. Milhaud, A. Honegger e O. Messiaen, e a Gravesano (Svizzera) con H. Scherchen. Professore all’Indiana University (Bloomington), e alla Sorbonne di Parigi, nel 1966 ha fondato l’Équipe de mathématique et d’automatique musicales (EMAMu, poi denominato Centre d’études de mathématique et automatique musicales, CEMAMu) e, nel 1967, il Center for mathematics and automated music presso l’Indiana University. Nel 1976 è stato tra i fondatori dell’IRCAM (Institut de Recherche et de Coordination Acoustique/Musique) di Parigi, dal quale si è tuttavia ritirato nel 1981. Nel 1998 gli è stato conferito il Premio Unesco per la musica.

Dagli anni Cinquanta, dopo aver preso le distanze dal serialismo (1956), l’attenzione e la ricerca di X. si sono volte alla progettazione dello ‘spazio’ musicale attraverso l’integrazione di sempre nuovi percorsi logici, spesso basati su metodi matematici, che consentano di combinare le diverse caratteristiche del suono. Il ricorso al calcolo delle probabilità, alla teoria dei giochi e ad altre teorie matematiche è stato fin da allora elemento determinante nella riflessione e nella produzione di X., definita da lui stesso “musica stocastica”. La sua prima composizione importante, Metastasis (1954), basata sui progetti architettonici per il padiglione Philips all’Esposizione universale di Bruxelles, fu eseguita con grande successo in prima assoluta a Donaueschingen nel 1955. In anticipo su molti, in quell’epoca X. ha cominciato anche a interessarsi della composizione di timbri e dello sviluppo del suono, privilegiando quello prodotto dagli strumenti tradizionali in brani come Pithoprakta per orchestra (195556), Herma per pianoforte (196061), Eonta per piano e ottoni (196364), Nomos Alpha per violoncello (1966), e accostandosi alla musica elettronica in Diamorphoses (1957), Concret PH (1958), Orient-Occident (1960).

Il pensiero scientifico è divenuto così un mezzo per l’elaborazione delle proprie idee artistiche, offrendo il terreno per una sorta di nuovo universalismo alternativo a quello della religione, della tradizione, delle emozioni, mentre il rigore dei procedimenti compositivi e la loro base matematica e scientifica sostengono costruzioni spesso di marcata espressività. In questo quadro si colloca la riflessione sulle dimensioni spaziali della musica, realizzata soprattutto nei Polytopes, spettacoli multimediali nei quali entrano in gioco spazi architettonici, suono e luci (Polytope de Montréal, 1967; Persépolis, 1971; Polytope de Cluny, 1972; Mycenes Alpha, 1978), ma anche in brani che prevedono la dislocazione degli strumentisti nella sala e tra il pubblico, come Terretektorh (196566, per 88 strumenti) e Nomos Gamma (196768, per 98 strumenti). Nei lavori teatrali Hiketides (1964), Oresteia (196566) e Medea (1967) emergono inoltre le radici greche della formazione di Xenakis. Sempre a partire dagli anni Sessanta hanno visto la luce alcuni grandi brani con coro, da Nuits (1967) e Cendrées (1973), fino ad Anemoessa (1979), Ais (1980) e Nekuia (1981).

Una profonda riflessione sulle strutture ritmiche trova spazio, oltre che nei brani per percussioni Persephassa (1969), Psappha (1975), Pléiades (1979), anche nei balletti Kraanerg per nastro e orchestra (1968) e Antikhton (1971). X. è stato tra i primi a prevedere, fin dagli anni Cinquanta, l’applicazione del computer per usi musicali, e negli anni Settanta ha sviluppato il sistema informatico UPIC (Unité Polyagogique Informatique du CEMAMu), destinato alla composizione a partire da segni grafici e geometrici e alla didattica. Nel lavoro compositivo vengono inoltre integrati altri apporti matematici, come la legge di distribuzione di Poisson, i frattali, il moto browniano, cosicché la relazione tra leggi fisico-matematiche e fenomeni naturali entra sempre più intimamente nella determinazione della struttura musicale (Mikka per violino, 1971; Noomena per orchestra, 1974; Erikthon per piano e orchestra, 1974). A partire dagli anni Ottanta i lavori di X., pur basati sempre su precise riflessioni matematiche, presentano un effetto originario e immediato e un’apparente semplificazione delle strutture (Pour la paix per coro, voce recitante e nastro, 1981; Tetras, 1983, e Tetora, 1990, per quartetto d’archi; Ata per orchestra, 1987; Plekto per cinque strumenti e percussioni, 1994).bibliografia

D. Charles, La pensée de Xenakis, Paris 1968.

J. Bourgeois, Entretien avec Iannis Xenakis, Paris 1970.

Xenakis, a cura di E. Restagno, Torino 1988.

N. Matossian, Xenakis, London-New York 1991.

R. Eichert, Iannis Xenakis und die mathematische Grundlageforschung. Beiträge, Meinungen und Analysen zur neuen Musik, Saarbrücken 1994.

C. Schmidt, Komposition und Spiel. Zu Iannis Xenakis, Köln 1995.

A. Baltensperger, Iannis Xenakis und die stochastische Musik: Komposition im Spannungsfeld von Architektur und Mathematik, Bern 1996.

J. Harley, The string quartets of Iannis Xenakis, in Tempo, 1998, 203, pp. 2-10.

Fonte: Treccani Enciclopedia Italiana – VI Appendice (2000)



Categorie:L15- Musica e Matematica - Music and Mathematics

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