La scuola non (si) regge più

La scuola non (si) regge più

La scuola non si regge più sulle sue gambe. Gli studenti non reggono più la scuola così com’è. Ogni giorno emergono fatti nuovi che confermano questa sensazione. Ormai sembra esserci un muro tra istituzione e fruitori di questa stessa istituzione. Si può partire da qualche elementare dato di fatto per tentare di generalizzare il discorso. Ma prima bisognerebbe chiarire il senso di questo discorso: la scuola è vissuta con disagio sia da chi vi insegna sia da chi vi studia. Ci sarà qualche motivo? Oppure è un dato come un altro, contingente e passeggero?

La riforma Gelmini ormai è nel pieno del suo compimento, ma non sembra che sia oggetto di qualche verifica. Questa riforma ha aperto un fossato incolmabile tra Licei e Istituti tecnici. Non c’è mediazione. Chi vuole studiare e soprattutto vuole diventare un professionista laureato va al liceo, chi non è molto portato per lo studio va al Professionale. Dentro, il vuoto. Anzi, peggio: la riforma ha caricato il Liceo scientifico del peso di una istruzione tecnico-scientifica che era più opportuno lasciare in un Istituto tecnico rinnovato e aggiornato.

Quindi, spesso i genitori spingono anche chi non ne ha voglia ad iscriversi al Liceo (soprattutto scientifico, ma anche pedagogico o linguistico). Ma con risultati opposti alle aspettative. I ragazzi non motivati cominciano un’opera di mugugno e scontentezza che contagia intere classi. Si passa più tempo a spiegare qual è la caratteristica di un Liceo che a studiare le materie che vi si insegnano. Senza contare varie altre operazioni di disturbo.

I docenti da parte loro subiscono questa situazione, senza spesso comprenderne le origini, scaricando nei consigli di classe le frustrazioni scolastiche e personali. Le classi non seguono, pensano ad altro, divagano. Il problema a questo punto si fa grave perché gli insegnanti molte volte adottano metodi didattici che erano già obsoleti ai miei tempi, figuriamoci oggi. Pretendono di insegnare il latino con pratiche antiche, adatte a chi vuole diventare filologo, non certo ingegnere; quest’ultimo vive questa imposizione come un peso insopportabile, perdendo così un’occasione preziosa per capire la struttura di una lingua. Gli insegnanti tentato di conservare un qualche rigore anche se praticamente il latino l’hanno smantellato dal Liceo scientifico. Con tre ore nel biennio non si insegna latino. Ma il docente insiste a far fare agli studenti versioni da terzo liceo classico. In questo caso i docenti vivono la frutrazione di non riuscire a far studiare gli altri come hanno studiato loro, senza contatti con altre discipline e soprattutto senza una profonda trasfomazione della mentalità didattica. E’ una guerra continua, combattuta con ostinazione da entrambe le parti.

Questo è solo un caso, ma se ne potrebbero citare altri, come per esempio quello di Scienze. Si è smantellato l’impianto precedente spandendo le materie scientifiche per tutto il quinquennio. A detta dei colleghi che insegnano Scienze si fa di tutto, ma di tutto un po’. Chi è biologo batte soprattutto sulla Biologia, chi è chimico, sulla Chimica, chi è geologo parla soprattutto di rocce, annoiando a morte studenti che spesso sono più avanti nella simulazione al computer. Sì, è bello portare dei sassolini in classe, ma così si perde il senso stesso della convergenza delle Scienze della terra con la Geografia astronomica. Un guazzabuglio.

Storia e Filosofia non sono state molto toccate. Quindi continuiamo a non capirci, tra insegnanti e con gli studenti. Si pretende di fare, anziché la Storia, la filosofia della Storia, perdendosi in una nebulosa paurosamente sterile e noiosa. L’uso, al contrario, degli schemini in Storia condanna questa nobile materia a un Bignamino insipido, indigesto e soprattutto facilmente deperibile. Dopo un mese viene tutto resettato dalla memoria, e via.

Matematica non presenta nessun problema. Il problema è la quantità infinita di esercizi puramente meccanici che vengono assegnati. Poi, quando per curiosità faccio qualche domanda (nell’ora di filosofia) sulla differenza tra calcolo e misura nessuno risponde. Il vuoto. Che è un vuoto concettuale, culturale. Si insegna la Matematica come se gli studenti dovessere entrare nello studio di un geometra, a fare brutalmente calcoli e basta. La dimensione, appunto storica e culturale della matematica è evanescente.

Sto parlando soprattutto dei danni prodotti dalla riforma nei Licei scientifici, ma si potrebbe generalizzare il discorso. Bisogna aggiungere che ci sono molte eccezioni, nel caso degli insegnanti; ma in sostanza siamo fermi a metodi di insegnamento vecchi di trenta, quaranta anni. Si ha ancora l’illusione di gestire una classe con te che parli e un uditorio zitto e buono che sta lì ad ascoltare. Si fanno mille progetti, ma nessuno che riguardi l’aggiornamento sulla didattica interattiva. Mi è capitato di discuterne con moliti colleghi: quando ci si inventa qualcosa per rendere più stimolante la propria materia, spesso la classe segue, si interessa, propone.

Da parte loro, gli studenti si comportano ormai (in molti casi) come batteri refrattari agli antibiotici. Non temono più niente e nessuno. Per loro una legge come quella che vieta di fumare nel perimetro scolastico (quindi anche all’esterno degli edifici) è un optional. Il personale ATA (i bidelli) viene trattato come un complice. Se non si può entrare da un lato a scuola, si entra da un altro, c’è sempre qualcuno pronto ad aprire la porta.

In queste condizioni che tranquillità può esserci in una scuola? Poi bisogna cancellare le scritte come: “frocio” e simili. Disinfettare i bagni come se si fosse in una baraccopoli. Questa non è una scuola, è un gioco (noioso) tra guardie e ladri.

Ma questo sarebbe ancora il minimo se non si sfiorasse continuamente un ribaltamento dei ruoli tra studente e insegnante. Un caso tipico è quando qualcuno si prepara ai testi di medicina su Alphatest mentre tu stai spiegando Kant. Un corto circuito assoluto. Lo studente si sente come autorizzato a infischiarsene altamente di quello che dici. Quando è stato introdotto il bonus per il voto di maturità ancora potevi sperare che lo stimolo a fare un buon esame potesse contribuire all’interesse per le singole materie. Ora che è stato abolito il bonus praticamente l’esame di stato è diventato solo un fastidio e una seccatura. Io voglio diventare odontoiatra o designer e tu mi fai studiare la Filosofia?

Il panorama non è molto confortante e nessuno sembra avere una soluzione. Ma il problema è nostro. Tutto nostro. Allo studente, in fondo, basta superare il test di ingegneria…

A.DeL.

Logo NSC copia

http://www.storiografia.org

E-mail: mailto@storiografia.org

Testi pubblicati per studio e ricerca – Uso non commerciale

Texts published  for study and research-non-commercial use

© Copyright 2010-14 – Rights Reserved

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License



Categorie:W01- L'educazione proibita, Y01- Corsivi Fatti e Opinioni

Tag:

4 replies

  1. Professore, quello che afferma è tristemente vero. In cinque anni di liceo quello che ho esperito si ritrova largamente in quello che ha descritto sopra.
    Secondo me, i problemi e le anomalie sottendono ad una struttura globalizzata mentale, comportamentale, e quindi istituzionale, facente capo a logiche che tendono ad alienare l’individuo da se stesso. E tutto ciò per promuovere un individuo proiettato in un futuro che sarà più o meno brillante in base a quanto la società potrà speculare su di lui.
    Sappiamo che possiamo conversare con persone a migliaia di chilometri di distanza attraverso un pc, spiare Marte, fumare digitale, fare un pieno con 12euro con un impianto a metano e diamo il nostro voto di fiducia incondizionato alla scienza perché è radicata in noi la certezza che un giorno risolverà tutti i nostri problemi. Ma in tutto questo ci dimentichiamo da dove partono le invenzioni e ci dimentichiamo che prima di essere fruitori di un qualcosa (in senso pratico o intellettuale che sia) siamo persone storicamente e culturalmente determinate e che tali determinazioni hanno reso possibili scoperte e rivoluzioni. E le logiche della speculazione vogliono farcelo dimenticare. Così possono promuovere il loro principio speculativo, non importa che sappiate chi siete e perché siete, l’importante è che compriate il nostro prodotto e se siete bravi a produrlo noi vi ricompenseremo più degli altri.
    In tal modo si è generata una sproporzione imbarazzante nella considerazione delle scienze che studiano l’uomo e quelle che studiano innovazioni e nuove tecniche. Ed è questo che si riflette nella scuola di oggi.
    Si dovrebbe colmare il divario, dovrebbero camminare di pari passo questi due emisferi, queste due facce della conoscenza, così forse la scuola di domani formerà persone coscienziose.
    Per questo tra i miei compagni, arrivati in quinto, serpeggiava un’aura di sconforto e paura di fronte all’eventualità di non passare il test per ingegneria, quasi come il timore ed il tremore dell’uomo kierkegaardiano di fronte a Dio.
    E non era la paura di un fallimento e basta, era la paura di non poter trovare altrimenti un posto nel mondo.
    Ho finito il liceo da un paio di anni ormai, studio una materia umanistica all’università, e speravo che dopo anni di crescita e maturazione molti giovani come me, ma soprattutto gli adulti, arrivassero a comprendere le ragioni che spingono una persona ad intraprendere studi umanistici, l’importanza vitale di tali materie. Alcuni lo capiscono, altri si compiacciono perché non sanno cosa dire, altri fanno le battutine di rito. La verità è che molti non si spingono a voler capire nel profondo il perché si studiano queste materie, mentre noi lo facciamo, noi cerchiamo sempre motivi in lungo ed in largo, capiamo le loro motivazioni e l’importanza delle loro materie, la grande portata di ciò che studiano.
    Spero di non aver trasmesso un messaggio campanilistico nell’ultima parte, è mia premura che ci sia coscienza dell’importanza di tutti e due gli aspetti dello studio (grossolanamente agglomerati tra scientifici e umanistici); e spero di non aver dato di me l’impressione di voler sembrare la persona più stimabile e coraggiosa del mondo solo perché studio una materia umanistica, non sarà una società di soli umanisti a rendere il mondo un posto migliore, ma, forse, lo renderebbe migliore una società dove umanisti e scienziati sottolineino reciprocamente la dignità e l’importanza delle conoscenze e studi altrui.

  2. Questo sito mi incuriosisce veramente.

    Aspetto ansiosa la risposta che ( se e quando) verrà data alla studentessa…:)

  3. Lascio qui un link che fa riflettere

    http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/31/news/addio_cultura_umanista_per_i_ragazzi_non_ha_senso-45632524/

    Quello che mi stupisce di questo sito è che vedo pochi interventi eppure di argomenti da esplorare ce ne sono. Premetto che non sono un addetta ai lavori, ma in quanto persona creativa sono curiosa di quello che mi circonda. Le problematiche della scuola ai nostri giorni sono davvero svariate. Condivido parecchio di quanto è stato scritto sopra, ma non capisco perché mai degli insegnanti che non sono disposti ad interagire in un sito come questo che sviluppa problematiche non da poco, dovrebbero avere poi anche le capacità di interessare delle scolaresche, indisciplinate o peggio…

    Viviamo tempi difficili, però sono convinta che se si crede in qualcosa, questo qualcosa bisogna trasmetterlo ‘con passione’ perché arrivi a sollecitare un interesse.

    Un odontoiatra o uno stilista sicuramente farà meglio il proprio mestiere se interessato anche a una cultura umanistica. E forse bisognerebbe sfatare anche i luoghi comuni perché ogni persona è a sé.

    Così come uno studente che vuole passare il test di medicina, dovrebbe sapere che il latino e soprattutto il greco porta la mente a ‘ragionare’ meglio ancora della matematica e di certo non è inutile.

    Sono convinta però che se non c’è passione in chi insegna nulla possa su scolaresche indisciplinate…e alla fine se proprio vogliamo fare un analisi un po’più approfondita, questo mondo così ‘effimero e superficiale’ i ragazzi lo hanno ereditato da altre generazioni. Forse occorrerebbe rimboccarsi le maniche e ricominciare in maniera più costruttiva.

    E questo detto riferito agli ‘adulti’ di qualsiasi appartenenza.

    Forse un po’ di colpa l’abbiamo tutti.

    Buona serata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Officina Galilei per il Teatro e la Musica

Museo virtuale delle maschere e del teatro popolare

CULTURE ASIATICHE - ASIAN CULTURES

STUDIES AND RESOURCES FOR HIGH SCHOOLS AND UNIVERSITY

IL CALEIDOSCOPIO

Per guardare il mondo con occhi diversi

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATER AND RESEARCH

Sito di approfondimento e studio della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: