Test di Psicologia 2013

1. Quante sono le stelle che compaiono sulla bandiera dell’Unione Europea?


A

8

B

10

C

12

D

28

E

15

2. La frase Andiamo ad ascoltare è corretta?


A

No, un verbo non è utilizzato correttamente

B

Sì, perché non viola regole grammaticali

C

No, perché è un anglismo

D

Sì, la usano i presentatori televisivi

E

Sì, perché è corretta come sintassi

3. L’apocope è:


A

un malore improvviso

B

il troncamento in fine di parola

C

una parte del telaio

D

una figura retorica

E

una metrica della poesia latina

 4. Nel 1936, Hans Selye, in una lettera inviata alla rivista “Nature”, utilizza per primo in biologia il termine stress, da quale terminologia deriva questa parola?


A

Dall’astronomia

B

Dalla chimica organica

C

Dalla metallurgia

D

Dalla fisica dei fluidi

E

Dalla zootecnia

5. Quale politico propose la strategia del “compromesso storico”?


A

Luigi Sturzo

B

Bettino Craxi

C

Enrico Berlinguer

D

Silvio Berlusconi

E

Oscar Luigi Scalfaro

6. Da quale musica è tratto l’inno dell’Unione Europea?


A

Concerto Grosso Op. 6, No 12 in B- di George F. Handel

B

Sesta Sinfonia di Ludwig van Beethoven

C

Prima Sinfonia di Johannes Brahms

D

Sonata in B-, Op. 58, No 3 di Frédéric Chopin

E

Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven

7. Quale, tra i seguenti artisti, non appartiene alla scuola dei macchiaioli?


A

Giovanni Fattori

B

Telemaco Signorini

C

Silvestro Lega

D

Umberto Boccioni

E

Giovanni Boldini

8. La battaglia di Waterloo fu combattuta:


A

tra tedeschi e francesi nel 1815

B

tra inglesi e francesi nel 1821

C

da inglesi, prussiani e olandesi contro i francesi nel 1815

D

da olandesi e belgi contro i prussiani nel 1805

E

tra tedeschi e francesi nel 1917

 9. In un liceo classico torinese il 70% degli alunni studia il latino, il 60% il greco. Quale percentuale di alunni studia entrambe le lingue?


A

10%

B

30%

C

40%

D

65%

E

I dati del problema sono insufficienti per rispondere

10. Palazzo Chigi è, dal 1961, sede:


A

del Senato della Repubblica

B

della Presidenza della Repubblica

C

della Corte dei Conti

D

della Corte Costituzionale

E

della Presidenza del Consiglio dei Ministri

11. Qual è la sostanza isolante che ricopre l’assone?


A

La serotonina

B

Il liquido di Ranvier

C

La mielosi

D

La mielina

E

Nessuna di queste

12. Il pensiero di Charles Darwin influenzò in psicologia:


A

l’approccio culturalista

B

il concetto di personalità di base

C

le teorie istintualiste

D

la teoria della Gestalt

E

nessuna teoria

13.   ? : 3 = inverno: ?

1.1                2.4                3.Nome            4.Autunno   

5.Primavera    6.Numero       7.Cifra             8.Stagione 


A

8-5

B

3-4

C

1-7

D

5-2

E

4-2

14. Se:

1


A

6

B

12

C

9

D

16

E

3

15.

 2


A

3

B

4

C

5

D

6

E

7

16. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Sessismo

B

Xenofobia

C

Razzismo

D

Pregiudizio

E

Atteggiamento

17. Qual è il numero che sostituisce il punto interrogativo?

8


A

1

B

2

C

3

D

4

E

Nessuno di questi

18. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

9    10    11    12    13


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

19.       ? : immanente = trascendentale : ?

1.Sostanziale            2.Natura            3.Dottrina            4.Divino

5.Proprietà               6.Inconoscibile    7.Illimitato          8.Funzione 


A

4-8

B

1-6

C

5-2

D

3-7

E

5-1

20. Se:

14


A

9

B

13

C

15

D

7

E

1

21.

15


A

16

B

17

C

18

D

19

E

20

22. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Anfiteatro

B

Teatro

C

Arena

D

Politeama

E

Proscenio

23.

21


A

1

B

2

C

3

D

4

E

Nessuno di questi

24. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

22    23    24    25    26   


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

25. Leggete con attenzione il brano seguente e rispondete alle domanda sotto riportata.

La teoria di Piaget inquadra meglio di qualunque altra il problema dello sviluppo all’interno di un sistema teorico generale altamente coerente in cui, attraverso un numero relativamente basso di concetti chiave, vengono individuati gli aspetti fondamentali, le cause e le linee evolutive non solo dello sviluppo mentale, ma anche di quello sensomotorio, percettivo, della memoria e addirittura delle concezioni sulla moralità. L’obiettivo principale era, tuttavia, quello di delineare una teoria della formazione della conoscenza, ovvero una epistemologia genetica. L’epistemologia è quel settore della filosofia che si occupa della conoscenza; “genetico” viene inteso da Piaget non nel senso di innato o biologicamente determinato, ma piuttosto nel senso di genesi, emergenza, sviluppo. L’epistemologia genetica studia quindi le origini della conoscenza, i meccanismi psicologici che consentono il suo realizzarsi, i punti di partenza e di arrivo, le tappe intermedie tra le forme di organizzazione psicologica più primitive e le forme evolute, come quelle del pensiero maturo, che è logico, razionale e procede per deduzioni e ragionamento. Piaget ha svincolato l’epistemologia dalla filosofia e ne ha fatto una scienza sperimentale attraverso l’osservazione del comportamento dei bambini alle prese con la costruzione di nozioni che costituiscono i fondamenti stessi della conoscenza, cioè le nozioni di oggetto, spazio, tempo, numero, quantità, classe, causa, e altre ancora. Nel corso di questa vastissima indagine ha collaborato con ricercatori provenienti da varie discipline (matematici, fisici ecc.) e ha fondato a Ginevra il Centro Studi di Epistemologia Genetica..

Nel brano si afferma che l’obiettivo dell’epistemologia genetica è di delineare: 


A

una teoria dello sviluppo dei fenomeni psichici

B

una teoria filosofica della conoscenza

C

una teoria sulla nascita delle differenze genetiche della specie

D

una teoria antropologica della formazione della conoscenza

E

una teoria sull’evoluzione biologica del cervello

26. Leggete con attenzione il brano seguente e rispondete alle domanda sotto riportata.

La teoria di Piaget inquadra meglio di qualunque altra il problema dello sviluppo all’interno di un sistema teorico generale altamente coerente in cui, attraverso un numero relativamente basso di concetti chiave, vengono individuati gli aspetti fondamentali, le cause e le linee evolutive non solo dello sviluppo mentale, ma anche di quello sensomotorio, percettivo, della memoria e addirittura delle concezioni sulla moralità. L’obiettivo principale era, tuttavia, quello di delineare una teoria della formazione della conoscenza, ovvero una epistemologia genetica. L’epistemologia è quel settore della filosofia che si occupa della conoscenza; “genetico” viene inteso da Piaget non nel senso di innato o biologicamente determinato, ma piuttosto nel senso di genesi, emergenza, sviluppo. L’epistemologia genetica studia quindi le origini della conoscenza, i meccanismi psicologici che consentono il suo realizzarsi, i punti di partenza e di arrivo, le tappe intermedie tra le forme di organizzazione psicologica più primitive e le forme evolute, come quelle del pensiero maturo, che è logico, razionale e procede per deduzioni e ragionamento. Piaget ha svincolato l’epistemologia dalla filosofia e ne ha fatto una scienza sperimentale attraverso l’osservazione del comportamento dei bambini alle prese con la costruzione di nozioni che costituiscono i fondamenti stessi della conoscenza, cioè le nozioni di oggetto, spazio, tempo, numero, quantità, classe, causa, e altre ancora. Nel corso di questa vastissima indagine ha collaborato con ricercatori provenienti da varie discipline (matematici, fisici ecc.) e ha fondato a Ginevra il Centro Studi di Epistemologia Genetica..

Nel brano si sostiene che, al suo massimo livello di maturazione, il pensiero utilizza tipicamente
il ragionamento:


A

situazionale

B

induttivo

C

analogico

D

deduttivo

E

personale

27. Leggete con attenzione il brano seguente e rispondete alle domanda sotto riportata.

La teoria di Piaget inquadra meglio di qualunque altra il problema dello sviluppo all’interno di un sistema teorico generale altamente coerente in cui, attraverso un numero relativamente basso di concetti chiave, vengono individuati gli aspetti fondamentali, le cause e le linee evolutive non solo dello sviluppo mentale, ma anche di quello sensomotorio, percettivo, della memoria e addirittura delle concezioni sulla moralità. L’obiettivo principale era, tuttavia, quello di delineare una teoria della formazione della conoscenza, ovvero una epistemologia genetica. L’epistemologia è quel settore della filosofia che si occupa della conoscenza; “genetico” viene inteso da Piaget non nel senso di innato o biologicamente determinato, ma piuttosto nel senso di genesi, emergenza, sviluppo. L’epistemologia genetica studia quindi le origini della conoscenza, i meccanismi psicologici che consentono il suo realizzarsi, i punti di partenza e di arrivo, le tappe intermedie tra le forme di organizzazione psicologica più primitive e le forme evolute, come quelle del pensiero maturo, che è logico, razionale e procede per deduzioni e ragionamento. Piaget ha svincolato l’epistemologia dalla filosofia e ne ha fatto una scienza sperimentale attraverso l’osservazione del comportamento dei bambini alle prese con la costruzione di nozioni che costituiscono i fondamenti stessi della conoscenza, cioè le nozioni di oggetto, spazio, tempo, numero, quantità, classe, causa, e altre ancora. Nel corso di questa vastissima indagine ha collaborato con ricercatori provenienti da varie discipline (matematici, fisici ecc.) e ha fondato a Ginevra il Centro Studi di Epistemologia Genetica.

Dal testo si deduce che l’epistemologia genetica è scienza sperimentale perché: 


A

utilizza il metodo dell’osservazione del comportamento dei bambini

B

nasce dalla collaborazione con altri approcci scientifici

C

si occupa scientificamente dello sviluppo sensomotorio del bambino

D

presenta una teorizzazione complessa e articolata

E

fornisce un approccio scientifico innovativo

28.   ? : gora = fiume : ?

1.Stagno        2.Fossato        3.Palude        4.Ambiente

5.Torrente       6.Fiumana      7.Acqua          8.Canale 


A

7-4

B

4-6

C

1-5

D

2-3

E

8-4

29. Se:

27


A

3

B

4

C

1

D

5

E

2

30. Qual è la figura che continua la serie?

28


A

29

B

30

C

31

D

32

E

33

31. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Watt

B

Joule

C

Erg

D

Caloria

E

Elettronvolt

32. Qual è il numero che sostituisce il punto interrogativo?

34


A

0

B

1

C

2

D

3

E

Nessuno di questi

33. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

35    36    37    38    39


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

34.    ? : prisma = cerchio : ?

1.Solido        2.Triangolo        3.Quadrato        4.Cono

5.Poligono     6.Cilindro          7.Figura             8.Sfera 


A

4-7

B

5-6

C

8-4

D

2-3

E

1-5

35. Molte ricerche hanno confermato che le ipotesi sulla personalità degli altri tendono a corrispondere agli schemi di chi fa l’ipotesi; quest’ultimo seleziona informazioni tali da confermare i suoi schemi. In una ricerca si chiese a un gruppo di studentesse universitarie d’intervistare un altro studente. A metà di esse fu detto che il loro compito era scoprire se l’intervistato era estroverso, all’altra metà se era introverso. Si diede poi a tutte le intervistatrici una serie di domande da cui dovevano estrarre un sottoinsieme da sottoporre all’intervistato.Metà delle domande verteva sull’estroversione e metà sull’introversione. Il grafico che segue illustra i risultati della ricerca.

40

Il grafico conferma che le intervistatrici hanno selezionano domande sull’estroversione quando: 


A

l’intervistato sembrava loro estroverso

B

loro stesse si consideravano estroverse

C

è stato detto loro di scoprire se l’intervistato fosse persona estroversa

D

l’intervistato non rispondeva alle domande che vertevano sull’introversione

E

è stato detto loro di formulare ipotesi sulla personalità dell’intervistato

36. Molte ricerche hanno confermato che le ipotesi sulla personalità degli altri tendono a corrispondere agli schemi di chi fa l’ipotesi; quest’ultimo seleziona informazioni tali da confermare i suoi schemi. In una ricerca si chiese a un gruppo di studentesse universitarie d’intervistare un altro studente. A metà di esse fu detto che il loro compito era scoprire se l’intervistato era estroverso, all’altra metà se era introverso. Si diede poi a tutte le intervistatrici una serie di domande da cui dovevano estrarre un sottoinsieme da sottoporre all’intervistato.Metà delle domande verteva sull’estroversione e metà sull’introversione. Il grafico che segue illustra i risultati della ricerca.

41

Dal grafico si deduce che: 


A

l’ipotesi delle studentesse è stata confermata

B

nel campione erano presenti più intervistati estroversi

C

il questionario conteneva meno domande sull’introversione

D

l’ipotesi dei ricercatori è stata confermata

E

è più facile riconosce una persona estroversa di una introversa

37. Molte ricerche hanno confermato che le ipotesi sulla personalità degli altri tendono a corrispondere agli schemi di chi fa l’ipotesi; quest’ultimo seleziona informazioni tali da confermare i suoi schemi. In una ricerca si chiese a un gruppo di studentesse universitarie d’intervistare un altro studente. A metà di esse fu detto che il loro compito era scoprire se l’intervistato era estroverso, all’altra metà se era introverso. Si diede poi a tutte le intervistatrici una serie di domande da cui dovevano estrarre un sottoinsieme da sottoporre all’intervistato.Metà delle domande verteva sull’estroversione e metà sull’introversione. Il grafico che segue illustra i risultati della ricerca.

42

In conclusione, si può affermare che: 


A

le studentesse erano prevenute in senso confermativo

B

le studentesse, una volta confermato lo schema, erano riuscite ad abbandonarlo

C

le studentesse avevano individuato correttamente il tipo di personalità dell’intervistato

D

le domande dell’intervista non ebbero nessun effetto sulle intervistatrici

E

le studentesse selezionarono le domande basandosi sulla loro prima impressione

38. Se:

43


A

0

B

3

C

2

D

1

E

5

39. Qual è la figura che continua la serie?

44


A

45

B

46

C

47

D

48

E

49

40. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Ungherese

B

Francese

C

Italiano

D

Greco

E

Inglese

41. Qual è il numero che sostituisce il punto interrogativo?

50


A

7

B

6

C

5

D

4

E

Nessuno di questi

42. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

5152535455


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

43.   ? : telefono = cuffie : ?

1. Walk-man    2.Numero    3.Registratore    4.Voce

5.Filo               6.Nastro      7.Cornetta         8.Apparecchio 


A

4-3

B

8-6

C

4-7

D

2-5

E

7-1

44. Abbiamo visto come le eccezioni alla cosiddetta tendenza ad assumere più rischi in gruppo siano in realtà effetti regolari, previsti dalla teoria. In tutti i casi si verifica sempre che le opinioni e i giudizi degli individui riuniti convergano verso il polo dominante della loro scala di valori, siano essi moderati o estremisti. Ma l’ipotesi solleva anche interrogativi che prima non ci si poneva e a cui può dare risposta. Nella fattispecie, il problema di sapere se la distribuzione delle scelte iniziali in un gruppo influenza il processo che poi si verifica. Se sì, come? La risposta a questa domanda deve venire dall’evidenziazione di un preciso rapporto quantitativo, che consiste indubbiamente nell’individuare, da una parte l’esistenza di una correlazione positiva tra la media delle posizioni individuali e lo spostamento della media delle posizioni su cui si ottiene il consenso; e, dall’altra, la riduzione della varianza tra le diverse posizioni dopo la discussione di gruppo.Questi due rapporti esprimerebbero la convergenza intorno a un valore comune. Curiosamente, già li conoscevamo, ma solo dopo aver formulato l’ipotesi ci si accorge quanto siano importanti e quale significato assumano.

 

Dal testo si deduce che: 


A

è meglio non prendere mai decisioni in gruppo

B

il gruppo polarizza posizioni moderate o estreme già presenti nei membri

C

la discussione di gruppo distorce le posizioni assunte dai singoli

D

gli individui prendono quasi sempre decisioni migliori dei gruppi

E

i gruppi che più discutono prendono decisioni più vicine alle posizioni dei singoli

45. Abbiamo visto come le eccezioni alla cosiddetta tendenza ad assumere più rischi in gruppo siano in realtà effetti regolari, previsti dalla teoria. In tutti i casi si verifica sempre che le opinioni e i giudizi degli individui riuniti convergano verso il polo dominante della loro scala di valori, siano essi moderati o estremisti. Ma l’ipotesi solleva anche interrogativi che prima non ci si poneva e a cui può dare risposta. Nella fattispecie, il problema di sapere se la distribuzione delle scelte iniziali in un gruppo influenza il processo che poi si verifica. Se sì, come? La risposta a questa domanda deve venire dall’evidenziazione di un preciso rapporto quantitativo, che consiste indubbiamente nell’individuare, da una parte l’esistenza di una correlazione positiva tra la media delle posizioni individuali e lo spostamento della media delle posizioni su cui si ottiene il consenso; e, dall’altra, la riduzione della varianza tra le diverse posizioni dopo la discussione di gruppo.Questi due rapporti esprimerebbero la convergenza intorno a un valore comune. Curiosamente, già li conoscevamo, ma solo dopo aver formulato l’ipotesi ci si accorge quanto siano importanti e quale significato assumano.

Nel testo si afferma che: 


A

la distribuzione iniziale è influenzata dalle scelte del gruppo

B

media individuale e media di gruppo correlano positivamente

C

in un gruppo affiatato si riduce la varianza tra le diverse posizioni

D

la varianza riduce le posizioni discordanti del gruppo

E

la discussione di gruppo riduce le differenze tra le diverse posizioni

46. Abbiamo visto come le eccezioni alla cosiddetta tendenza ad assumere più rischi in gruppo siano in realtà effetti regolari, previsti dalla teoria. In tutti i casi si verifica sempre che le opinioni e i giudizi degli individui riuniti convergano verso il polo dominante della loro scala di valori, siano essi moderati o estremisti. Ma l’ipotesi solleva anche interrogativi che prima non ci si poneva e a cui può dare risposta. Nella fattispecie, il problema di sapere se la distribuzione delle scelte iniziali in un gruppo influenza il processo che poi si verifica. Se sì, come? La risposta a questa domanda deve venire dall’evidenziazione di un preciso rapporto quantitativo, che consiste indubbiamente nell’individuare, da una parte l’esistenza di una correlazione positiva tra la media delle posizioni individuali e lo spostamento della media delle posizioni su cui si ottiene il consenso; e, dall’altra, la riduzione della varianza tra le diverse posizioni dopo la discussione di gruppo.Questi due rapporti esprimerebbero la convergenza intorno a un valore comune. Curiosamente, già li conoscevamo, ma solo dopo aver formulato l’ipotesi ci si accorge quanto siano importanti e quale significato assumano.

Quale delle seguenti affermazioni risulta essere falsa: 


A

assumere meno rischi in gruppo è possibile

B

non è irregolare assumere meno rischi in decisioni di gruppo

C

la scala valoriale degli individui influenza il loro giudizio

D

assumere più rischi in decisioni di gruppo è possibile

E

la posizione dei singoli non predice quella del gruppo

47. Se:

56


A

4

B

12

C

6

D

10

E

8

48. Qual è la figura che continua la serie?

57


A

58

B

59

C

60

D

61

E

62

49. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Cura

B

Trattamento

C

Terapia

D

Diagnosi

E

Medicamento

50. Qual è il numero che sostituisce il punto interrogativo?

63


A

0

B

1

C

2

D

3

E

Nessuno di questi

51. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

6465666768


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

52.   ? : docimologia = educare : ?

1.Formazione        2.Istruzione        3.Pedagogia        4.Apprendere

5.Insegnare          6.Valutare           7.Misurare           8.Istruzione 


A

6-8

B

4-1

C

6-3

D

2-5

E

7-8

53. I problemi filosofici sollevati dalla nozione del vedere l’immagine retinica sono stati riconosciuti già da molto tempo e nessuno dei moderni psicologi la pensa più esattamente in questo modo. Per quanto molti studiosi contemporanei adottino ancora la stessa immagine per spiegare il fenomeno della vista, formulano però ipotesi ben diverse su come essa viene impiegata. Secondo la dottrina moderna, l’immagine non viene guardata, ma elaborata. Si suppone che certi meccanismi specifici dei sistema visivo, detti rilevatori (detector), diano origine a messaggi neurali in risposta a certe caratteristiche, ugualmente specifiche dell’immagine. Successivamente, l’informazione relativa a queste caratteristiche passa ai livelli superiori del cervello, dove viene controllata e combinata con altre informazioni immagazzinate in precedenza, in una serie di processi che culminano alla fine nell’esperienza percettiva. Teorie di questo tipo, teorie di elaborazione interna dell’informazione, vengono spesso illustrate con flow chart (diagrammi di flusso).

Nel brano si afferma che il messaggio neurale: 


A

nasce a partire dalla retina

B

segue l’immagazzinamento dell’informazione visiva

C

corrisponde a degli stimoli esterni specifici

D

è la risultante di un processo di decodifica dei rilevatori

E

è determinato dalle caratteristiche dell’immagine

54. I problemi filosofici sollevati dalla nozione del vedere l’immagine retinica sono stati riconosciuti già da molto tempo e nessuno dei moderni psicologi la pensa più esattamente in questo modo. Per quanto molti studiosi contemporanei adottino ancora la stessa immagine per spiegare il fenomeno della vista, formulano però ipotesi ben diverse su come essa viene impiegata. Secondo la dottrina moderna, l’immagine non viene guardata, ma elaborata. Si suppone che certi meccanismi specifici dei sistema visivo, detti rilevatori (detector), diano origine a messaggi neurali in risposta a certe caratteristiche, ugualmente specifiche dell’immagine. Successivamente, l’informazione relativa a queste caratteristiche passa ai livelli superiori del cervello, dove viene controllata e combinata con altre informazioni immagazzinate in precedenza, in una serie di processi che culminano alla fine nell’esperienza percettiva. Teorie di questo tipo, teorie di elaborazione interna dell’informazione, vengono spesso illustrate con flow chart (diagrammi di flusso).

Secondo la moderna psicologia il fenomeno della vista: 


A

può essere spiegato in termini di immagine retinica

B

corrisponde a una fotografia istantanea

C

è la risultante di un processo elaborativo

D

è un problema eminentemente filosofico

E

è un sistema di controllo gerarchico

55. I problemi filosofici sollevati dalla nozione del vedere l’immagine retinica sono stati riconosciuti già da molto tempo e nessuno dei moderni psicologi la pensa più esattamente in questo modo. Per quanto molti studiosi contemporanei adottino ancora la stessa immagine per spiegare il fenomeno della vista, formulano però ipotesi ben diverse su come essa viene impiegata. Secondo la dottrina moderna, l’immagine non viene guardata, ma elaborata. Si suppone che certi meccanismi specifici dei sistema visivo, detti rilevatori (detector), diano origine a messaggi neurali in risposta a certe caratteristiche, ugualmente specifiche dell’immagine. Successivamente, l’informazione relativa a queste caratteristiche passa ai livelli superiori del cervello, dove viene controllata e combinata con altre informazioni immagazzinate in precedenza, in una serie di processi che culminano alla fine nell’esperienza percettiva. Teorie di questo tipo, teorie di elaborazione interna dell’informazione, vengono spesso illustrate con flow chart (diagrammi di flusso).

L’esperienza percettiva può essere rappresentata attraverso: 


A

la combinazione delle informazioni immagazzinate nella memoria

B

una sequenza ordinata di fasi

C

una struttura ad albero

D

uno schema gerarchico ascendente

R

una struttura complessa di tipo combinatorio

56. Qual è la figura che continua la serie?

69


A

70

B

71

C

72

D

73

E

74

57. Quale parola non è simile alle altre quattro?


A

Racconto

B

Novella

C

Fiaba

D

Romanzo

E

Storia

58. Qual è il numero che sostituisce il punto interrogativo?

75


A

0

B

2

C

5

D

8

E

Nessuno di questi

59. Quale figura è diversa dalle altre quattro?

7677787980


A

Figura A

B

Figura B

C

Figura C

D

Figura D

E

Figura E

60. Se:

81


A

2

B

3

C

5

D

6

E

7

61. Gli studi sulla ritualizzazione negli animali e nell’uomo indicano che il primo superamento dell’attacco fisico nelle relazioni sociali faccia a faccia si realizza esprimendo l’aggressività in modo ritualizzato. In una ricerca si proponeva di verificare l’esistenza di una correlazione tra la capacità del bambino di fare uso del simbolo ludico e le sue modalità di interagire con i pari nel periodo in cui il bambino sta conquistando, o ha da poco raggiunto, la capacità rappresentativa. In particolare, si ipotizzava che i bambini che manifestavano una più elevata capacità di simbolizzazione nel gioco del fare finta presentassero anche, già in età precoce, un minor ricorso al comportamento aggressivo e una maggiore capacità di interagire con i coetanei in modo cooperativo.


Confronto tra le frequenze e le percentuali relative ai comportamenti aggressivi osservati neibambini

82

Dai dati presentati in tabella si può affermare che:


A

la bassa simbolizzazione genera un forte incremento dei comportamenti riutilizzati

B

a una alta simbolizzazione corrisponde un incremento dei comportamenti fisici

C

la ritualizzazione correla negativamente con la simbolizzazione

D

vi è un incremento percentuale dei comportamenti ritualizzati in alta simbolizzazione

E

la simbolizzazione non ha effetto sui comportamenti verbali

62. Gli studi sulla ritualizzazione negli animali e nell’uomo indicano che il primo superamento dell’attacco fisico nelle relazioni sociali faccia a faccia si realizza esprimendo l’aggressività in modo ritualizzato. In una ricerca si proponeva di verificare l’esistenza di una correlazione tra la capacità del bambino di fare uso del simbolo ludico e le sue modalità di interagire con i pari nel periodo in cui il bambino sta conquistando, o ha da poco raggiunto, la capacità rappresentativa. In particolare, si ipotizzava che i bambini che manifestavano una più elevata capacità di simbolizzazione nel gioco del fare finta presentassero anche, già in età precoce, un minor ricorso al comportamento aggressivo e una maggiore capacità di interagire con i coetanei in modo cooperativo.


Confronto tra le frequenze e le percentuali relative ai comportamenti aggressivi osservati nei bambini

83

Per quanto riguarda i comportamenti cooperativi dalla sola tabella si rileva che: 


A

i bambini con basso livello di simbolizzazione presentano molti comportamenti cooperativi

B

i bambini più cooperativi presentano meno interazioni aggressive

C

i bambini con alto livello di simbolizzazione presentano molte interazioni cooperative

D

i bambini con alto livello d’aggressività presentano molti comportamenti cooperativi

E

non è possibile fare alcuna affermazione su tali comportamenti

63. Gli studi sulla ritualizzazione negli animali e nell’uomo indicano che il primo superamento dell’attacco fisico nelle relazioni sociali faccia a faccia si realizza esprimendo l’aggressività in modo ritualizzato. In una ricerca si proponeva di verificare l’esistenza di una correlazione tra la capacità del bambino di fare uso del simbolo ludico e le sue modalità di interagire con i pari nel periodo in cui il bambino sta conquistando, o ha da poco raggiunto, la capacità rappresentativa. In particolare, si ipotizzava che i bambini che manifestavano una più elevata capacità di simbolizzazione nel gioco del fare finta presentassero anche, già in età precoce, un minor ricorso al comportamento aggressivo e una maggiore capacità di interagire con i coetanei in modo cooperativo.


Confronto tra le frequenze e le percentuali relative ai comportamenti aggressivi osservati neibambini

84

Nei soggetti a bassa simbolizzazione, rispetto a quelli ad alta, l’aggressività si esprime: 


A

con un maggior ricorso a comportamenti di tipo verbale

B

con un maggior ricorso a comportamenti di tipo fisico

C

con elevata ritualizzazione dei comportamenti aggressivi

D

con un minor ricorso a comportamenti di tipo fisico

E

non ci sono differenze significative

64. Qual è la figura che continua la serie?

85


A

86

B

87

C

88

D

89

E