Il secolo borghese

Il secolo borghese

Borghesia L’insieme degli appartenenti al cosiddetto ceto medio, che vivono del loro reddito o esercitano il commercio, l’industria o una professione libera.

La parola burgenses appare la prima volta in Fiandra nel 1066 e designa gli abitanti del ‘borgo’ nelle rinascenti città. Quando, con l’affermarsi del comune, la civitas si fonde con il borgo, la contrapposizione è tra cittadini (borghesi) e contadini. In Italia, sorge nel 13° sec. una classe di persone che attende al commercio, alle operazioni finanziarie, all’industria; e anche di giuristi, notai, letterati, che dominano la vita intellettuale della città e sono indispensabili al governo. Due sono le sue caratteristiche: il possesso della ricchezza mobiliare e la lotta contro i privilegi diclero e feudalità. Nell’Europa orientale (salvo in Boemia) si parlerà di una b. solo dalla metà del 19° sec.

Ha avuto modo di scrivere Luciano Cafagna:

“Il ‘secolo borghese’ è un secolo lungo e intenso, che solo con molto sforzo può essere considerato in modo unitario. È il secolo della grande espansione del capitalismo industriale. La rivoluzione industriale, avviatasi in Inghilterra negli ultimi decenni del XVIII secolo, accelera il suo corso nel XIX secolo e si diffonde, a cadenze successive di qualche decennio, nei paesi del continente europeo, negli Stati Uniti d’America e poi in Giappone. La rivoluzione industriale significa, sotto il profilo sociale, la formazione di una borghesia imprenditoriale, non solo nell’industria manifatturiera, ma anche nei settori, a quella funzionali e strettamente integrati, della finanza, della banca, del commercio, dei trasporti. Questa è, di certo, la forza più dinamica e foriera di mutamenti, nell’immediato e nella prospettiva; non è, però, e per parecchio tempo, la realtà economica e sociale maggioritaria. Ancora nel XIX secolo, la ‘borghesia’ non coincide con il gruppo sociale degli imprenditori capitalistici. La ricchezza resta a lungo, nella sua parte sostanziale, prevalentemente terriera. Così nella Francia degli anni quaranta per i quali si parla in modo insistente di ‘borghesia al potere’, il 74% dei notables più ricchi erano proprietari terrieri (v. Magraw, 1983). Di più: nonostante la primogenitura nella rivoluzione industriale, l’Inghilterra, ancora nel 1880, faceva registrare come proprietari terrieri un buon 50% dei più ricchi (v. Rubinstein, 1981). Ma questa ricchezza può ormai definirsi borghese, essa stessa, per i suoi caratteri giuridici, di cui si è detto, e quindi per le sue modalità di acquisizione e detenzione: il simbolismo stesso del vecchio mondo nobiliare è un distintivo che non vale ormai a costituire un separato e soprastante rango, ma solo un di più del quale una parte dei ricchi può drappeggiarsi, mentre un’altra parte può collegarvisi con relativa facilità: gli incroci matrimoniali fra ricchezza fresca, o posizioni di successo, e dissanguati blasoni sono all’ordine del giorno”.

La borghesia emerse in luoghi e tempi diversi. Nell’Occidente europeo, e soprattutto in Italia, la nascita di tale classe fu particolarmente precoce, potendosi collegare allo sviluppo economico e sociale di età comunale (XII – XIII secolo), mentre in alcuni paesi dell’Europa orientale una borghesia propriamente detta iniziò svilupparsi solo nel corso del XIX secolo (e, in alcuni casi, in forma incompleta, come ad esempio nella Russia zarista). In linea generale si può affermare che il sorgere di tale classe è da considerarsi un fenomeno urbano, legato allo sviluppo dei villaggi e delle borgate medievali e alla propria trasformazione in città. Gli abitanti di tali centri proto-urbani iniziarono a godere di un maggiore benessere economico in relazione a coloro che vivevano nelle campagne circostanti. Tale benessere diede loro un potere e una influenza maggiori all’interno della società, avvicinandoli alla classe governante e al clero, consentendogli di assumere cariche pubbliche e amministrative, e allontanandoli dalle classi rurali. L’archetipo del primo borghese medievale fu, quasi certamente, il proprietario del mulino, che acquisì rapidamente un’influenza notevole sull’economia locale.

Nei secoli seguenti, il termine venne meglio applicato per definire i primi banchieri e le persone coinvolte nelle attività nascenti del commercio e della finanza.

La Rivoluzione Francese segnò una tappa fondamentale nella transizione tra il “mondo antico” e il nuovo rappresentato dall’accrescimento del prestigio e del ruolo sociale della borghesia. Il terzo Stato riuscì ad abolire privilegi e diritti di tipo feudale ed impostò un programma di riforme istituzionali e di cambiamenti nei rapporti sociali. Balzac nei suoi romanzi presentò un preciso e profondo quadro dei sentimenti del mondo borghese, essa si sviluppò enormemente nei momenti di rivoluzioni scientifica e industriale.

In Inghilterra nel Seicento la borghesia già deteneva il potere economico, e grazie alle rivoluzioni del 1640 e del 1688 si affiancò alla nobiltà nella gestione politica del Paese. Gli Stati Unitinacquero con i caratteri tipici borghesi, dato che erano assenti le tradizioni e gli agganci con il mondo feudale. In Italia e in Germania, invece, la borghesia raggiunse il potere solo con l’unità nazionale.

Nell’arte e nella letteratura il passaggio storico rappresentato dalla decadenza della nobiltà e dell’ascesa della borghesia fu immortalato efficacemente da Cervantes nel Don Chisciotte, da Molière con i suoi personaggi descriventi i borghesi gentiluomini e dai pittori fiamminghi che raffigurarono i borghesi di Anversa e di Amsterdam.

Rilevante, secondo M. Weber, nella formazione di una mentalità borghese-capitalistica, è l’etica protestante e in particolare il calvinismo che, con l’esortazione perentoria ad agire nel mondo e la dottrina della predestinazione, impegna al dovere di esercitare un lavoro. La b. elabora dunque una serie di valori – impegno mondano, rivalutazione dell’attività economica, separazione della sfera della vita privata – che diventano (dal 18° sec.) elementi di un’autonoma concezione del mondo.

Già nel 16° sec., con lo sviluppo dei grandi Stati moderni, una parte della borghesia assunse importanti funzioni amministrative. In particolare in Francia, il peso crescente della burocrazia regia e degli uomini di cultura nella vita della nazione fanno sì che la borghesia., sempre più conscia di sé e della sua forza, si ponga, come terzo stato , fuori e poi contro gli altri due (nobiltà e clero), e infine come legittimo rappresentante della Francia nella sua totalità (Rivoluzione francese). Analogo lo sviluppo della borghesia in altri paesi, maturatosi già prima in Inghilterra, poi nel resto dell’Europa occidentale. Già nel 19° sec. è presente la distinzione tra la borghesia capitalistica e la classe costituita da artigiani, professionisti, piccoli possidenti, commercianti, che, con caratteristica di ceto medio o Mittelstand, è relativamente aperta verso l’alto e verso il basso e destinata a ricevere l’apporto dei nuovi strati impiegatizi.

Secondo la dottrina marxista, la b. capitalistica, detentrice di privilegi nuovi derivanti dal monopolio dei mezzi di produzione, va combattuta sino all’ascesa al potere del proletariato e alla creazione di una società «senza classi». Per i teorici della moderna società pluralistica invece la borghesia ha cessato di essere un ceto chiuso: la rivoluzione tecnologica, l’ascesa sociale di un ceto di tecnici e di impiegati, la diffusione nelle società industriali avanzate di forme di azionariato di massa, le hanno dato un aspetto nuovo e dinamico, immune da posizioni di privilegio esclusivo. In questo contesto, invertendo la previsione marxista sulla proletarizzazione nella società a sviluppo capitalistico, è piuttosto la borghesia nel suo insieme che sembra ridisegnare la stessa struttura della stratificazione di classe nei sistemi a economia terziaria. Pertanto nelle società di capitalismo maturo, secondo P. Sylos Labini, le linee delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e nelle relative posizioni di status passano all’interno stesso della borghesia, creando altrettanti sottogruppi (borghesia vera e propria, piccola borghesia impiegatizia, borghesia generica).

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A.DeL.



Categorie:W16- Il racconto della borghesia [V H 2012-13]

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