Fabiana Pignatelli- Il flâneur tra i boulevards (Ritratto di una classe sociale in ascesa)

IL RACCONTO DELLA BORGHESIA

RITRATTO DI UNA CLASSE  SOCIALE IN ASCESA

LAVORO COLLETTIVO
DELLA V H DEL LICEO GALILEI DI POTENZA

ANNO 2012-13

Logo Borghesia_modificato-2

Fabiana Pignatelli- Il flâneur tra i boulevards

 Il restauro di Parigi nel XIX secolo e la borghesia dei “passeggiatori”

“…d’un tratto, attraversando Piazza del Carosello,

m’ha richiamato a mente un ricordo lontano.

il volto di Parigi oggi non è più quello

d’un tempo; muta in fretta, al par del cuore umano.

Rivedo le baracche pigiate sul piazzale,

i ciuffi d’erba, i cippi sbozzati, ed inverdito

dall’acqua qualche grosso blocco monumentale;

dietro i vetri, anticaglie di un mondo ormai finito.”

(Ch. Baudelaire, Il Cigno – da “I fiori del male”)

È cosi che Baudelaire vede la Parigi della seconda metà dell’Ottocento, come un volto moderno che muta rapidamente aspetto, a differenza del cuore umano che resta attaccato al passato e stenta ad adeguarsi alle trasformazioni. Alla metà del XIX secolo Parigi, infatti, si presentava con lo stesso aspetto che aveva nel Medioevo, con strade strette e malsane. Durante il suo soggiorno in Inghilterra, Napoleone III era stato impressionato da Londra e dalla ricostruzione della capitale inglese seguita al grande incendio del 1666, che aveva fatto di questa città un punto di riferimento in materia d’igiene e di urbanistica; l’imperatore voleva fare di Parigi per il Secondo Impero una città prestigiosa come Londra. Cosi diede l’incarico al nuovo prefetto Georges Haussmann di ridisegnare le vie della capitale secondo il progetto “Parigi abbellita, ingrandita ”.

Haussmann concepì le nuove strade come arterie di un sistema circolatorio urbano. Queste idee, che oggi appaiono banali, nel contesto della vita urbana del XIX secolo erano rivoluzionarie. I nuovi boulevardsavrebbero permesso di collegare i vari quartieri, spazzato via le viuzze dei quartieri poveri e aperto uno “spazio vitale” fra strati di una congestione soffocante. Avrebbero straordinariamente favorito l’espansione del commercio locale a tutti i livelli, e, di conseguenza, contribuito a coprire gli immensi costi della demolizione e della costruzione. Avrebbero pacificato le masse occupando persone con lavori pubblici. Avrebbero creato, infine, lunghi ed ampi corridoi in cui le truppe e l’artiglieria si sarebbero mosse efficacemente contro future barricate e insurrezioni popolari. (Iboulevardscostituivano soltanto una parte di un vasto progetto di urbanizzazione che comprendeva mercati centrali, ponti, fogne, l’approvvigionamento d’acqua,i palazzi culturali, oltre ad una fitta rete di parchi). Ovviamente la nuova opera di ricostruzione comportò la demolizione di centinaia di edifici, privò di un tetto migliaia e migliaia di persone, sconvolse interi quartieri sopravvissuti allo scorrere dei secoli, ma, per la prima volta nella storia, Parigi stava trasformandosi in uno spazio fisico ed umano unificato.

boulevards, a livello della strada, erano fiancheggiati da negozietti di tutti i generi, con ogni angolo cintato per ristoranti e caffè. Questi caffè, giunsero ben presto ad essere considerati in tutto il mondo i simboli della vieparisienne. I marciapiedi di Haussmann erano, al pari deiboulevards, prodigiosamente ampi, corredati da panchine e lussureggianti di vegetazione. Per facilitare l’attraversamento, per separare il traffico locale da quello di transito e per prospettare itinerari alternativi per le passeggiate, vennero istituite le isole pedonali. Vennero progettati ampi scorci panoramici a perdita d’occhio, con file d’alberi in prospettiva e monumenti alle estremità dei boulevards. Tutte queste caratteristiche contribuirono a fare della nuova Parigi uno spettacolo straordinariamente seducente, una gioia per la vista e per gli altri sensi.

Auguste Renoir– Les Grands Boulevards

Auguste Renoir– Les Grands Boulevards

 

Edouard Cortes - Theatre du Vaudeville

Edouard Cortes – Theatre du Vaudeville

 

I boulevards sono l’essenza stessa del moderno perché in esso nulla può durare e deve essere ossessivamente rimpiazzato dal nuovo, in corrispondenza della logica del profitto e dello sviluppo. Sono simbolo quindi della filosofia positivista, che ripone la sua fiducia nella scienza, nel metodo empirico e nel progresso, incarnata nella borghesia liberale dell’occidente, che esalta l’ottimismo e la moderna società industriale. Sono le vie della borghesia, dei medici, degli avvocati dei notai e delle loro mogli annoiate.

Sono le vie dedicate al passeggio, all’ozio, al parigino che assaggia i suoni e le vedute della città mentre cammina senza meta, contro l’utile.

Caratteristica della Parigi di questo secolo è infatti la figura del flâneur; ovvero dell’uomo agiato che vaga per le strade in cerca di qualche soddisfazione per la sua sensibilità eccessiva, è un gastronomo urbano, un conoscitore, un artista. Il flâneur è stato oggetto di un notevole numero di interpretazioni ed è servito come fonte di ispirazione per scrittori e artisti.

Honoré de Balzac ha descritto il termine flânerie come “la gastronomia dell’occhio”.Charles Baudelaire ha presentato un memorabile ritratto del flâneur come l’artista-poeta della metropoli moderna:

“La folla è il suo elemento, come l’aria è quello degli uccelli e l’acqua di pesci.La sua passione e la sua professione devono diventare una sola carne con la folla.Per il perfetto flâneur, per lo spettatore appassionato, è una gioia immensa mettere su casa nel cuore della moltitudine, in mezzo al flusso e riflusso del movimento, nel bel mezzo del fuggitivo e dell’infinito. Per essere lontano da casa e ancora sentirsi ovunque a casa, per vedere il mondo, di essere al centro del mondo, e tuttavia rimanere nascosta al mondo. Lo spettatore è un principe che gioisce dappertutto del suo incognito. L’amante della vita fa del mondo intero la sua famiglia, così come l’amante del bel sesso, che costruisce la sua famiglia da tutte le belle donne che abbia mai trovato, o l’amante di immagini che vive in una società magica di sogni dipinti su tela. Così l’amante della vita universale entra nella folla come se fosse un immenso serbatoio di energia elettrica. Oppure potremmo paragonato a uno specchio vasto come la folla stessa. O ad un caleidoscopio dotato di coscienza che risponde a ciascuno dei suoi movimenti e riproduce la molteplicità della vita e la grazia tremolante di tutti gli elementi della vita.”

È il flâneur che oziosamente va in giro senza meta per le vie della città, attraverso le masse brulicanti, e in questa sorta di distacco riesce veramente a vederle e a viverle, senza che il trauma dell’eccesso lo stordisca fino all’insensibilità. La passeggiata oziosa ma non pigra, la flânerie, “può mutare l’intera Parigi” in un’abitazione: non si tratta tanto di “sentirsi a casa propria” nelle inaudite velocità metropolitane, quanto di calarsi nei suoi ritmi senza farsene assorbire, lasciando aperto uno spazio di sensibilità per il mondo che ci circonda.

Gustave Caillebotte - Paris Street, Rainy Day

Gustave Caillebotte – Paris Street, Rainy Day

Un’altra espressione architettonica del flâneur sono i passages: la prima forma di galleria commerciale coperta. Comparsi per la prima volta a Parigi verso la fine del Settecento, la prima metà dell’Ottocento rappresenta il loro periodo di massima diffusione.

vignetta

I passages sono stati costruiti con materiali “moderni” come vetro o ferro, che conferivano un aspetto moderno all’intera costruzione, andando a rappresentare la grande soddisfazione dell’uomo ottocentesco per il proprio sviluppo tecnologico. La borghesia, frequentatrice classica del passage, trasforma l’acquisto in occasione per vestirsi in modo elegante, per vedere e farsi vedere. Caratteristica che coincide con la voglia di questa classe, in forte ascesa sul piano sociale, di possedere nuovi beni per accrescere e affermare il proprio status sociale. Essi pulsano nel cuore della metropoli moderna e del suo caos, e tuttavia si incuneano in una sorta di spazio parallelo, scavato all’interno dei palazzi, dove, all’improvviso, il frastuono delle strade si fa più lontano. Lungo i passages la camminata può rallentare il proprio ritmo. Qui diviene possibile trovare ciò che la folla metropolitana non sa più esperire: l’oggetto raro, il pezzo da collezione, l’esemplare unico rinvenuto nella bottega di un anziano artigiano. Che corrispondono, peraltro, al gusto per l’attimo vissuto fino in fondo, per la sospensione del tempo cronometrato, per il ritagliarsi un istante di vita non omologabile a ritmi di esistenza imposti.

ultima

 

Il flâneur non è dunque un semplice nullafacente disinteressato e benestante. Ma la passeggiata oziosa per lui diviene sospensione dell’abituale, dallo stordimento quotidiano e si trasforma in una forma di attenzione al dettaglio e al particolare, elementi che la meccanizzazione delle industrie hanno offuscato con il loro fumo nero. È il mezzo con cui diventa consapevole della realtà e rende vivibile la foga accelerata del nostro tempo dall’interno, senza necessariamente annullarla: non è fuga, quindi, ma sforzo responsabile di “salvare” l’esistenza.

Egli può rappresentare infatti il prototipo dell’uomo moderno che, colpito dallo choc del frastuono cittadino, invece di lasciarsi anestetizzare dal troppo della quotidianità moderna, gli va incontro, paradossalmente, tramite l’ozio del passeggio. È un modo che consente di sfuggire alle nostre città sovraffollate, rumorose ed inquinate. È un modo che consente di svincolarsi dal costante rischio di omologazione della nevrosi del nostro tempo dove tutti hanno opinioni importanti, portano bei vestiti, sono immersi nella spirale del consumo e del guadagno frenetico.

E così il flâneur ieri come oggi (anche se a modo suo), risulta essere un ribelle che combatte in segreto contro una società orwelliana statica seppur dinamica, un passante che cammina lungo i boulevards nonostante sia in contrasto con essi e infine, paradossalmente, anche un borghese immerso nel sistema a lui contemporaneo.

Fabiana Pignatelli

Liceo Scientifico Galilei- Potenza – V H
 

Logo NSC copia

http://www.storiografia.org

E-mail: mailto@storiografia.org

Testi pubblicati per studio e ricerca – Uso non commerciale

Texts published  for study and research-non-commercial use

© Copyright 2010-13 – Rights Reserved

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License

 



Categorie:W16- Il racconto della borghesia [V H 2012-13]

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

SCIENZA E CULTURA - SCIENCE AND CULTURE

Lo stato dell'arte tra storia e ricerche contemporanee - State of the art: history and contemporary research

Storia delle Maschere e del Teatro popolare - Masks and Popular Theatre

Museo virtuale delle maschere e del teatro popolare

ORIENTALIA [ORIENTE-OCCIDENTE]

Studi orientali - Études Orientales - Oriental Studies

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATER AND RESEARCH

Sito di approfondimento e studio della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: