Ezio Venetucci: Quelle canaglie benpensanti dei borghesi (Ritratto di una classe in ascesa)

RITRATTO DI UNA CLASSE IN ASCESA

LAVORO COLLETTIVO DELLA V H DEL LICEO GALILEI DI POTENZA – ANNO 2012-13

Ezio Venetucci- Quelle canaglie benpensanti dei borghesi

Tra arte e letteratura, la critica a chi diede il nome ad un’epoca

  La place de Europe  - Gustave Caillebotte

La place de Europe – Gustave Caillebotte

Quando nel 1863 il Salon dell’Accademia delle Belle Arti di Parigi rifiutò le opere di pittori come Manet, Pissarro o Cézanne, la stagnante mentalità borghese si era già imposta dando il nome ad una nuova epoca e facendo sua l’arte accademica, quella rispondente alle regole, quella ancora troppo celebrativa, e ahimè ancora troppo poco realista. Isolate erano tenute tutte le espressioni artistiche più innovative, tant’è che persino al Salon des Refusés (organizzato dall’imperatore stesso per le opere rifiutate da quello “ufficiale”) gli impressionisti, che allora non erano altro che un gruppo confuso dalla pittura indefinita, furono oggetto di critica e di derisione. Si dovrà infatti aspettare l’iniziativa del fotografo Nadar per assistere alla prima vera e propria mostra impressionista (1874).           Ipocritamente aperta all’arte, tanto da temerla, la borghesia parigina rifiutò per esempio, Le Déjeuner sur l’herbe di Manet solamente perché ad essere nuda non era una Venere ma una donna qualunque, forse proprio una di quelle cortigiane a loro ben note, e ad ammirarla non erano dei piccoli Amori, ma “semplicemente” dei borghesi vestiti alla moda.

Manet

Scriverà così Zola in difesa di Manet:

“Bisognerebbe punire i dileggiatori, perché insultano un uomo che sarà una delle nostre glorie. Ho visto -Le Déjeuner sur l’herbe-, quel capolavoro esposto al Salon des Refusés, e sfido i nostri pittori alla moda a darci un orizzonte più largo e più pieno d’aria e di luce. […] O poveri concittadini miei, ammettete di avere lo spirito facile.”                                                                                                                                                

Lei provoca, infatti, con lo sguardo, il pubblico benpensante; e il quadro intero mette in crisi la morale borghese dell’apparenza. La stessa ipocrisia l’avranno di sicuro avuta  sfogliando di nascosto le pagine della Nanà di Zola, scandalosa e immorale proprio per quella vena borghese che incarnava così bene. E lo stesso avrà pensato Flaubert esclamando:“Chiamo borghese chiunque pensa bassamente.”.

Eppure la borghesia si è dimostrata capace di plasmare un intero periodo storico, di gettare le basi del sistema sociale ed economico moderno e di affermare nuovi valori, sopravissuti fino ad oggi ed oggi palesemente contraddittori. Classismo, arrivismo, culto del denaro, capitalismo, conformismo, patria e famiglia: dobbiamo tutto ai borghesi ! Tutti miti, modelli e strutture loro; tutti retaggi d’un passato perbenista.

“A torto si è voluto fare della borghesia una classe. Il borghese è l’uomo seduto. Una sedia non è una casta.” ironizzava Hugo .

L’uomo seduto all’Opéra, ai caffè, lungo i boulevards, questo è il borghese parigino, laborioso e a modo suo anche pigro, attaccato ai principi delle buone maniere, dell’ordine e del decoro. Celebre La Famiglia Bellelli di Degas, che ad essere borghese non rinuncerà mai, in cui il dramma familiare tace nel momento in cui la famiglia è in posa dinanzi al pittore come quando lo è dinanzi alla società.

         

La Famiglia Bellelli - Degas

La Famiglia Bellelli – Degas

                                                           

Simphonie du diable - Degas

Simphonie du diable – Degas

L’oziosità che prima era del nobile diviene il passatempo post-lavorativo del borghese, tra i teatri, gli ippodromi e le cene. Il mondo diventa borghese, capitalista e conservatore. “La società borghese manca di eroismo.” sentenziava Marx, che della critica al mondo proprietario, inutile dirlo, ha fatto un motto. Di pari passo al progresso industriale, infatti, e all’ascesa borghese troviamo inevitabilmente la massa, sfatta, grigia e proletaria. La lotta è inevitabile e ed è il primo scossone alla struttura capitalista.

A testimoniare lo sfruttamento e l’avidità borghese sono i minatori della Coketown di Dickens, gli infiniti personaggi veri e quotidiani de La Comédie humaine di Balzac, la provincia e il sogno di Emma in Flaubert e i grassi che denigrano i magri nel Ventre di Parigi (1873) di Zola.

I grassi sono i piccoli e medi borghesi compiaciuti della propria opulenza e del proprio finto moralismo; i magri, miseri rivoluzionari, idealisti eppur non affamati.

“Fatti, fatti, fatti ovunque nell’aspetto materiale della città; fatti, fatti, fatti ovunque in quello spirituale.” scriveva appunto Dickens in Tempi difficili (1854), sottolineando come il fatto, l’utile e il pratico fossero l’ essenziale.

Bal au moulin de la Galette  - Renoir

Bal au moulin de la Galette – Renoir

                      

La modiste sur les Champs Elysées - Jean Béraud

La modiste sur les Champs Elysées – Jean Béraud

Di sicuro non ci sarebbe stato tempo per la poesia. Così scrive infatti Baudelaire, un po’ offeso e un po’vendicativo: 

“Se un poeta richiedesse allo Stato il diritto di avere qualche borghese nella sua scuderia, si sarebbe molto stupiti, mentre se un borghese domandasse del poeta arrosto, lo si troverebbe del tutto naturale.”

 E così chiuderà Zola, nel Ventre di Parigi, beffardo, crudele ma realista:

“Che canaglia, la gente onesta!”

Ezio Venetucci

Liceo Scientifico Galilei- Potenza- V H

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