Glossario musulmano

Glossario musulmano

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ʿumra  عمرة

è il termine usato per indicare il pellegrinaggio “minore” che tocca molti dei luoghi del pellegrinaggio “maggiore”, detto hajj, effettuato tuttavia al di fuori del mese di Dhu l-Hijja.

A

Abū  أبو‎

Il termine  è usatissimo in arabo anche come soprannome che indica eccellenza in una determinata cosa o azione

adhān أَذَان

invocazione alla preghiera del muezzin prima di ciascuna delle cinque preghiere rituali (Ṣalāt ).

Rito sunnita

Recite Arabo Translitterazione Traduzione
4x الله أكبر Allāhu Akbar Allah è il Grande*
2x أشهد أن لا اله إلا الله Ašh-hadu an lā ilāha illallāh Testimonio che non c’è altro dio all’infuori di Allah
2x أشهد أن محمدا رسول الله Ašh-hadu anna Muħammadan Rasūlullāh Testimonio che Maometto è il Messaggero di Allah
2x حي على الصلاة Hayya ‘alās-ṣalāh Affrettatevi alla preghiera
2x حي على الفلاح Hayya ‘alāl-falāħ Affrettatevi al benessere
2x الصلاة خير من النوم As-ṣalātu khayru min al-nawm Pregare è meglio di dormire**
2x الله أكبر Allāhu akbar Allah è il Grande
1x لا إله إلا الله Lā ilāha illallāh Non c’è altro dio all’infuori di Allah

Rito sciita

Gli sciiti aggiungono allo schema sunnita le seguenti formule:

Recite Arabo Translitterazione Traduzione
2x اشهد ان عليا ولي الله ašhadu anna ʿAlīyan walī Allāh Testimonio che ʿAlī è il vicario di Allah, (dopo Testimonio che Maometto è il Messaggero di Allah)
2x حي على خير العمل ḥayyā ʿalā khayri l-ʿamal Affrettatevi a fare la azione migliore, (dopo Affrettatevi alla felicità)

Aghlabidi

nome della prima dinastia musulmana autonoma all’interno del califfato abbaside all’inizio del IX secolo d.C.

Amen

Amīr al-Muʾminīn أمير المؤمنين

L’espressione araba Amīr al-Muʾminīn (arabo: أمير المؤمنين‎, lett. “Comandante dei Credenti”, e non – come erroneamente spesso riportato – “Principe dei Credenti”) equivale perfettamente al sostantivo Califfo.

aqida

L’ʿAqīda (Aqīdah, plurale arabo: عقائد, ʿaqāʾid ) è un termine arabo che indica i vari aspetti della fede islamica così come devono esprimerla i buoni musulmani.

I sei articoli di fede sunniti sono i seguenti:

  1. La fede in Dio (Allah), l’unico degno di tutto il culto (tawhid).
  2. La fede negli angeli (malāʾika).
  3. Fede nei libri (Kutub) inviati da Allah (compreso il Corano, Torah, Salmi, Vangelo e, con minore importanza, l’Avesta e i Veda).
  4. La fede in tutti i Messaggeri (rusul) inviati da Allah (compreso Maometto, Gesù, Mosè, Abramo, Noè e Adamo)
  5. La fede nel Giorno del Giudizio (Yawm al-Dīn, o Yawm al-qiyāma) e nella risurrezione (la vita dopo la morte).
  6. Fede nel destino (qadar).

atabeg

Atabeg, in turco lett. “padre del Signore”, è il nome che in ambito turco-selgiuchide si dava al “tutore” cui era assegnato l’incarico di curare l’educazione militare e principesca dei figli del Sultano.

In realtà il termine fu presto usato per identificare i governatori selgiuchidi cui veniva affidata l’amministrazione delle province sultaniali con un ampio grado di autonomia gestionale. L’uso di questo termine per indicare il governatore di un territorio o di una nazione, rispondenti all’autorità di un monarca, si diffuse anche nelle entità statali georgiane e armene.

A.H. (anno hegirae)

datazione islamica che comincia dalla scelta calendariale voluta dal secondo Califfo e che fu fissata all’emigrazione di Maometto a Yathrib (poi Medina) nel 622.

ahl al-Bayt

(“Gente del Casato [di Muhammad]”): con l’espressione si indicarono, fin dalla seconda metà del VII secolo, i discendenti del profeta Muhammad.

ahl al-Kitāb

(Gente del Libro): nome dato dal Corano ad ebrei, cristiani, Sabei e zoroastriani e, talora, a hindu, perché la loro religione è fondata su scritture sacre e, per alcuni aspetti, su rivelazioni divine. Non viene loro richiesto di convertirsi, ma devono pagare una tassa (jizya) per essere “protetti” ( dhimma ).

Aisha (ʿAʾisha bint Abi Bakr)

la figlia del primo califfo dell’Islam Abu Bakr. Data in sposa, all’età di sei o sette anni, a Maometto quando questi aveva già più di 50 anni, divenne la terza moglie e la favorita del profeta.

Allah

(“Dio”): il solo vero Dio.

B

Banu ‘Ad

stirpe araba che visse in periodo preislamico.

báraka بركة  

Il termine significa in primo luogo “grazia” e pertanto può essere tradotto con “benedizione”. La bàraka può trovarsi in persone, luoghi o cose e in particolari azioni o circostanze.

Un modo di ringraziare nei paesi a maggioranza musulmana è l’espressione araba báraka ‘llahu fík che sta per “Iddio ti benedica”, come alla domanda in arabo classico kaifa hàluk che significa “come stai?”, in generale si risponde al-hamdu li’llah, cioè “grazie a Dio” per dire “bene, grazie”.

C

Califfato/califfo

istituzione nata alla morte del profeta che lasciò un vuoto politico alla testa della comunità musulmana. Il califfo (successore o vicario) ha dunque la missione di proseguire l’azione militare e politica del profeta e di far applicare la shari’a. Il sistema di individuazione del califfo è cambiato nel corso del tempo poiché dopo i primi quattro califfi, detti ortodossi (rāshid ) – impropriamente ben guidati o ben diretti (rashīd) nessuno è giunto al potere nello stesso modo prima della fase dinastica vera e proopria. La guida della comunità non ha lo stesso significato nel sunnismo e nello sciismo che preferisce il termine di imamato a quello di califfato.

Cinque pilastri dell’Islam

(Arkan al-Islam, “pilastri dell’Islam” o Arkan al-Din, “pilastri della fede”)

I cinque doveri principali di ogni musulmani: professione di fede (shahada ), preghiera rituale (Ṣalāt ), l’elemosina obbligatoria (zakat ), digiuno durante il mese di Ramadan (sawm Ramadān) e pellegrinaggio alla Mecca (hajj ): Compiere questi doveri porta riconoscimenti sia sulla terra, sia nell’Aldilà.

Corano

Il testo sacro dell’Islam direttamente ideato da Allah e rivelato nel corso di tutta la sua vita a Maometto, per tramite l’arcangelo Gabriele. Consta di 114 sure, non organizzate in base a criteri cronologici.

D

da’wa دعوة‎

“Proclamazione della fede”. Indica l’azione dei propagandisti-missionari ed in generale ogni forma d’incitamento a credere rivolto ad un musulmano o a un non-musulmano. Il termine  in linea di massima identifica l’azione di proselitismo dell’Islam. Il vocabolo arabo significa letteralmente “richiamo, appello, propaganda”. “Invitare il prossimo all’Islam” è considerato un dovere dai musulmani. Daʿwa è talora riferito all’azione di “predicare l’Islam”.

dāʿī (plurale duʿāt, دعاة)

Un musulmano che pratica la daʿwa, che sia o meno un “uomo di religione”, è chiamato dāʿī (plurale duʿāt, دعاة).

dîn دين

Parola della quale non esiste un esatto equivalente in italiano e resa normalmente come «religione» islamica o «stile di vita» islamico.

Es: « giorno del giudizio
(يَوْم الدين [yawm ad-di-n]) »

(Corano, Sura I, 4)

Dār al-Islām دار الإسلام

“Casa dell’Islam”, ovvero l’insieme dei territori dove sono in vigore le leggi dell’Islam.

Dār al-ḥarb دار الحرب

“Casa della guerra”, ovvero l’insieme dei territori non musulmani.

E

Egira (Hijra) هجرة

La “fuga”, l'”emigrazione”, il “trasferimento”, la “rottura dei vincoli tribali” che portarono il primo gruppetto di musulmani dalla natia Mecca a Yathrib (poi Medina).

Eid Qurbani

Eid Qurbani (arabo: ﻋﻴﺪ ﺍﻟﻘﺮﺑـﺎﻥ , ʿīd al-qurbān) è un termine turco indicante il sacrificio (qurbani) annuale di animali non impuri secondo la religione islamica (quali colombi, cammelli, mucche, capre ecc.) eseguito nel nome di Allah nei giorni 10, 11 e 12 del mese del calendario islamico, di dhu l-Hijja. In arabo l’espressione usata è ʿĪd al-kabīr, ossia “Festa grande”, distinta dalla ʿĪd al-ṣaghīr (“Festa piccola”) che viene celebrata alla fine del mese di digiuno del Ramadan, e che in turco viene chiamata Bayram.

Emirato (imàra) إمارة 

L’emirato è il dominio di un emiro (in lingua araba amìr, comandante). Scorrettamente tradotto spesso e volentieri come “principato”, l’emirato non si riallaccia in realtà ad alcun primato morale, spirituale o economico, ma al puro e semplice diritto di impartire ordini (in lingua araba amr).

F

fard (farida)  الفرض

Fard  o farida (in arabo الفريضة‎) è un termine Islamico che indica un dovere religioso; è usato, anche, in persiano, turco, urdu e hindi con lo stesso significato. Fard, o il suo sinonimo, wajib indica uno dei cinque tipi di ahkam, ossia delle cinque tipologie in cui la giurisprudenza islamica, fiqh, categorizza le azioni di ogni musulmano.

La giurisprudenza islamica distingue due tipologie di doveri:

  1. doveri individuali o fard al-ayn, الواجب الع, ossia quelli che ogni Musulmano deve eseguire, come le preghiere giornaliere, Ṣalāt, in arabo صلاة‎, o l’hajj, in arabo حج‎, il pellegrinaggio alla Mecca che deve compiere almeno una volta nella vita.
  2. doveri comunitari o fard al-kifaya (in arabo الواجب الكفائي‎) ossia doveri imposti alla umma, l’intera comunità dei credenti, come la jihad.

fiqh

scienza del diritto religioso musulmano, elaborato a partire dall’VIII secolo. Nel mondo sunnita esistono quattro scuole giuridiche (madhhab ): hanafiti, malikiti, sciafeiti e hanbaliti, dal nome dei rispettivi fondatori.

fitna

“Rottura” (dell’unità della Umma). Sedizione tra i musulmani che ne minaccia l’unità.

Fratelli musulmani

La Jàmʿiyyat al-Ikhwàn al-Muslimùn, “Società dei Fratelli Musulmani”, è un’organizzazione islamista – cioè che ha un approccio politico all’Islam – fondata nel 1928 in Egitto da Hasan al-Banna alla fine del terzo decennio del XX secolo. Si oppone alle tendenze laiche degli Stati islamici e vuole un ritorno ai precetti del Corano, rifiutando le influenze occidentali e sufi. Motto dell’organizzazione è: “Allah è la nostra meta. Il profeta è il nostro capo. Il Corano la nostra legge. Il jihād la nostra via. Morire sulla strada di Allah la nostra speranza più grande”.

G

ghāzī ﻏﺎﺯﻱ

E’ un appellativo che deriva dalla radice araba <gh-z-y>, che significa “compiere incursioni”, “compiere razzie”, “saccheggiare in territorio ostile”.

H

hajj

(“pellegrinaggio”): Pellegrinaggio alla Mecca, obbligatorio per ogni musulmano abile almeno una volta nella vita. Uno dei cinque pilastri dell’Islam.

hajjī

Chi vi abbia adempiuto è chiamato hajjī.

ḥadaṯẖ ﺣﺪﺚ

( “incidente, qualcosa che fa mutare dall’esterno”) è l’impurità giuridico-religiosa che impedisce al musulmano di accedere ad alcuni atti del rito.

Può essere contratta in due modi:

  • tramite contatto con nağāsāt (sostanze, elementi o esseri animati impuri), quali il cane, il maiale, la carcassa di animale o il cadavere umano, il sangue, l’urina e le feci, il liquido seminale maschile, le bevande alcoliche o intossicanti, il vomito, il pus;
  • tramite fatti quali il sonno profondo, lo svenimento o la perdita di coscienza, il toccare i propri genitali, il toccare il corpo di persone estranee (cioè non legate all’individuo da un rapporto di parentela o di sangue).

Lo stato di impurità (ḥadaṯẖ) può essere maggiore o minore:

  • la condizione di impurità minore impedisce all’individuo di compiere la preghiera rituale (ṣalāt), i sette giri (ṭawāf) attorno alla qāba della Mecca durante il pellegrinaggio e di toccare un esemplare del Corano.
  • la condizione di grande impurità è causata dal rapporto sessuale (ǧanāba), dal ciclo mestruale (ḥayḍ) e dal periodo successivo al parto (nifās); essa implica delle proibizioni ulteriori rispetto a quelle determinate dall’impurità minore: leggere o recitare il Corano, sostare o transitare in moschea, avere rapporti sessuali e per quanto riguarda la donna in particolare, essere ripudiata dal marito.

Lo stato di impurità si rimuove con un processo di purificazione tramite acqua (tahara).

hadhra حضرة

Termine usato collettivamente per i riti superogatori celebrati dalle confraternite islamiche. Regolarmente l’hadra si tiene di solito il Giovedì sera, dopo la preghiera della notte, Venerdì dopo la preghiera del Jum`a o Domenica sera. Durante l’hadhra vengono praticate varie forme di dhikr (ricordo), sermoni, studi collettivi, recitazione del Corano e altri testi (in particolar modo testi devozionali specifici della tariqa, chiamati hizb e wird), canti religiosi e poetici, concentrandosi sulla preghiera e supplica a Dio, esortazioni religiose, preghiera del Profeta, e richieste o intercessioni (inshad dini o madih) ed invocazioni ritmiche di Allah, utilizzando uno o più dei Suoi Nomi (specialmente “Allah”, “Hayy”, “Qayyum”, “Hu”) o la testimonianza di fede e tawhid: “la ilaha illa Allah” (Non c’è altro dio all’infuori di Iddio). La recitazione ritmica dei nomi e il canto dei poemi religiosi sono spesso eseguiti insieme. Neglio ordini Sufi conservatori non sono utilizzati strumenti musicali, con l’eccezione talvolta del daf (tamburo a cornice); altri ordini ne utilizzano diversi. Il termine in arabo significa letteralmente “presenza”. Il rituale collettivo Sufi è celevrato soprattutto nel mondo arabo, oppure in nazioni musulmane e non arabe come Indonesia e Malesia, Nel Sufismo turco talvolta ci si riferisce all’Hadra col termine Devran ed è praticato dai Khalwati, Shadhili, Qadiri e Rifa’i in tutta la Turchia e i Balcani.

L’Hadhra può anche essere celebrato in particolari festività islamiche o riti di passaggio. Si può svolgere in casa, in una moschea, in una Zawya propria dei sufi, ovunque.

ḥāfiẓ ﺣﺎﻓﻆ

La parola ḥāfiẓ ( pl. ḥuffāẓ ), ossia “conservatore, difensore, preservatore”, è il termine tecnico che serve a indicare il musulmano che conosce a memoria l’intero Corano.

ḥalāl, halaal حلال

“lecito”. In Occidente si riferisce principalmente al cibo preparato in modo accettabile per la legge islamica. In arabo la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l’Islam, in contrasto a ciò che è harām, proibito. Il concetto include dunque il comportamento, il modo di parlare, l’abbigliamento, la condotta e le norme in materia di alimentazione.

harām

“proibito”: è il contrario di ḥalāl

ḥanīf ﺣﻨﻴﻒ

Col questo termine sono chiamati nella religione islamica i monoteisti che precorsero l’Islam. Il termine, negli scritti islamici, si riferisce più precisamente ai seguaci dell’originale e autentica religione monoteistica che fu di Ibrāhīm (il patriarca Abramo).

harem

Dall’arabo: حريم, Ḥarīm”, propriamente “luogo inviolabile”), l’Harem indica il gineceo: il “luogo riservato” destinato alla vita privata delle donne.

hawza

Una Ḥawza (hauza, howza, howza) (arabo e persiano حوزة ), o più estesamente, ḥawza ʿilmiyya (حوزة علمیة, “territorio del sapere”) è un seminario religioso sciita duodecimano. Il termine ha varie accezioni: può designare un solo seminario oppure l’insieme dei seminari di un luogo, più specificatamente di una città.

Una hawza è formata da diversi insegnanti che hanno raggiunto il grado di Ayatollah e di Grande Ayatollah, o di marja’ al-taqlid).

hudna هدنة

“tregua” o “armistizio”, nonché “calma” o “tranquillità”, in quanto proviene da una radice verbale che significa “calma”. È a volte tradotto come “cessate il fuoco”.

hijra

termine arabo per “Egira” (vedi A.H.)

hojjatoleslam

(«prova dell’Islam» o «autorità sull’Islam»): titolo attribuito in ambito sciita a un tipo di dignitario religioso, di grado inferiore ad Ayatollah.

I

iḥsān احسان

“perfezione” o “eccellenza.” Nell’Islam, iḥsān è l’ambizione di ciascun musulmano di migliorarsi, al fine di giungere alla perfezione nella fede. La definizione è data da un ḥadīth, riportato nelle raccolte di Bukhārī e di Muslim b. Ḥajjāj, nel quale il profeta Maometto afferma “Iḥsān è credere in Dio come se tu Lo stessi vedendo. Ma se non riesci, allora ricorda che anche se tu non Lo vedi, Lui ti sta osservando”. Il concetto di iḥsān è stato interpretato in modi diversi dai vari ʿUlamāʾ ed esperti di scienze religiose. Di base iḥsān è l’eccellenza nella fede, nel lavoro, nelle relazioni sociali. Ad esempio, il concetto di iḥsān include la sincerità durante le preghiere e la riconoscenza verso Dio, i genitori e la famiglia.

ʿīd

(dall’aramaico/siriaco “festival”). Festa o festività

  • ʿĪd al-Adha (“festa del sacrificio”). Giornata di festa per la fine del hajj.
  • ʿĪd al-Fitr (“festa della fine del digiuno”). Giornata di festa per la fine del mese di Ramadan.

ihrām

lo stato di purità cerimoniale necessario per espletare il hajj. Nome anche del tessuto bianco che il pellegrino usa per il sacro rito. Si distingue in izār, che avvolge i lombi, e ridāʾ che ne copre il torso, lasciando però libera la spalla destra.

Ismaele

figlio del patriarca Abramo (di Ur dei Caldei, quindi né ebreo, né arabo) e della sua schiava Hagar (Genesi 16). Secondo la tradizione ebraica (e quindi anche cristiana) e quella islamica è l’antenato degli arabi.

Islam

(“sottomissione”): la sottomissione totale e senza riserve alla volontà di Dio; il nome della religione predicata da Maometto, considerato dai musulmani l’ultimo profeta di una lunga serie profetologica iniziata con Adamo.

ijtihad

termine legale islamico che indica lo “sforzo interpretativo” di dati coranici o di Sunna non evidenti. Nello Sciismo indica il diritto di promulgare una fatwa basandosi su un’interpretazione indipendente da parte di religiosi autorizzati: Marja-e Taqlid ed i mujtahed con il titolo di Āyatollāh ʿOẓmā (“Ayatollah maggiore”, più spesso reso con l’espressione “Grande Ayatollah”).

J

jāhiliyya جاهلية

“Ignoranza”: è il termine che in arabo i musulmani danno al periodo precedente la missione profetica di Maometto. Secondo i musulmani si tratta quindi di “ignoranza” della verità salvifica che, il Profeta dell’Islam avrebbe avuto l’incarico da Allah di svelare agli uomini col Corano.

Oggi il termine ha conosciuto nuova fortuna dal momento che i movimenti fondamentalisti islamici hanno preso a usarlo per indicare non tanto gli ambienti non musulmani, quanto quelli che, ufficialmente musulmani, agiscono però in modo difforme da quanto quei movimenti reputano essere il più puro e autentico Messaggio islamico. Da qui il neologismo “giahilita” usato da parti della stampa scritta e parlata nel riferire di queste polemiche, per buona parte interne al mondo musulmano.

jumu’ah جمعة

preghiera del venerdì, è una preghiera pubblica e comunitaria che i musulmani tengono ogni venerdì subito dopo mezzogiorno al posto della dhuhr, (in arabo ظهر‎), la seconda delle cinque preghere giornaliere a cui ogni musulmano è tenuto. La jum’ah, che è preceduta da un sermone (khutba) diretto da un imam , inizia con il richiamo alla preghiera che fa il muezzin, l’adhān.

jihad

“sforzo”, “impegno”, “lotta”, ma anche “guerra canonica, obbligatoria, doverosa, da condurre in certe occasioni in difesa dell’Islam contro i suoi nemici. La giurisprudenza (sharīʿa ) chiama “maggiore” il jihad contro i propri peccati e debolezze e “minore” quello con caratteristiche belliche.

jizya

tassa imposta al “popolo del libro” (Ahl al-Kitāb ) che vive sotto il dominio islamico.

K

Kaʿba

monumento cubico di Mecca che ospita in un suo angolo esterno una Pietra Nera considerata sacra. Tutti i musulmani pregano volgendosi nella direzione (qibla) della Kaʿba.

kāfir

(chi nasconde, chi è empio): chi non crede in Allah o nel Corano o in Maometto come Profeta di Allah. La miscredenza (kufra) è la principale opposizione a Dio ed all’Islam ed è punita con l’inferno.

khaṭīb

chi tiene il khutba, l’allocuzione in moschea della preghiera di mezzodì del giorno di venerdì. In molti paesi è un servizio soggetto al controllo del governo.

khutba

sermone del venerdì e di altre feste religiose islamiche.

kiswa

panno serico, di color nero, che copre la kaʿba e che viene annualmente rinnovato.

kitmān

(riserva mentale): che consiste nel dire solo una parte della verità riconoscendosi il diritto di omettere il resto.

kufra

empietà di massima gravità.

L

lataif

Sulla base dei versetti del Corano che fanno riferimento all’aggettivo latīf (maschile, traducibile con ‘sottile’), i sufi individuano i Latā’if as-Sitta (“sei centri sottili”): Nafs, Qalb, Sirr, Ruh, Khafi, e Akhfa. Queste latā’if (sing. latīfa) definiscono vari “organi” psicospirituali o talvolta facoltà di percezione sensoriale e sovrasensoriale. Si pensa che siano parte dell’uomo così come le ghiandole e gli organi sono parte del corpo. Simili concetti in altri credi sono espressi nella medicina cinese tradizionale o nei chakra vedici.

M

maktab ﻣﻜﺘﺐ

Dalla radice linguistica <k-t-b>, che significa “scrivere”, indica la prima precaria e rozza scuola islamica in cui un adulto volenteroso e discreto conoscitore del Corano insegnava a leggere e a scrivere la lingua araba ai ragazzi, in cambio di un magro emolumento da parte dei loro genitori.

Strumento di base era il Corano e nel maktab il fine principale era l’apprendimento della lingua e che lo studente (tilmīdh) imparasse a memoria, almeno in parte, il sacro testo (senza studiarne i contenuti). Imparandolo totalmente ci si guadagnava invece l’appellativo altamente onorifico nella società musulmana di ḥāfiẓ (arabo: ﺣﺎﻓﻆ‎), pl. ḥuffāẓ) lett. “Chi preserva, chi conserva [a memoria il Corano]”.

miʿrāj معراج

Termine arabo per indicare l’ascensione, narrata dal Corano nelle sure XVII:1, LIII:1-12 e LXXXI:19-25, del profeta Maometto in cielo e delle sue relative visioni delle pene infernali e delle delizie paradisiache fino alla finale visione di Allah.

In particolare il versetto 1 della sura XVII (la Sura del Viaggio notturno) dice:

« Gloria a Colui che rapì di notte il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, dai benedetti precinti, per mostrargli dei Nostri Segni. In verità Egli è l’Ascoltante, il Veggente. »
(Traduzione di Alessandro Bausani)

muharram

primo mese del calendario islamico.

Muhammad

Maometto, considerato come il profeta ultimo e più grande dell’Islam.

N

nafs

Nafs è un termine arabo che nel Corano assume il significato di Sé, Psiche, ego o anima. Nafs è un concetto importante nella tradizione Islamica, specialmente nel Sufismo, dove nel suo stato indefinito, “l’ego (nafs) è la dimensione più bassa dell’esistenza interiore dell’uomo, la sua natura animale e satanica.”

O

Onomastica araba

P

Pbsl

PBSL è l’acronimo di Pace e Benedizione su di Lui, un’eulogia che accompagna ogni menzione del nome di Mohammed da parte dei musulmani di lingua italiana. I musulmani di lingua inglese utilizzano invece l’acronimo PBUH, corrispondente a Peace be upon him, ‘la pace sia su di lui’. Entrambe le espressioni cercano di rendere quella in arabo صلى الله عليه وسلم ;ﷺ; salla Allahu alayhi wa sallam (a volte traslitterato anche come sallalahu aleyhi wasallam), una frase che i musulmani devono dire non solo quando menzionano il profeta dell’islam Mohammed, ma anche tutti gli altri profeti citati nel Corano, tra cui in particolare Gesù Cristo e Abramo (Ibrahim).

Q

qalb قلب

Termine arabo che significa “cuore”. È il secondo dei sei centri sottili (Lataif-e-sitta) nella filosofia sufi.

qibla

(“direzione”): direzione della Kaʿba di Mecca, verso cui bisogna rivolgersi per pregare.

qurʾān

o Corano (recitazione salmodiata): il testo sacro dell’Islam, rivelato a Maometto dall’arcangelo Gabriele in un periodo di 20 anni.

qurrāʾ

(“recitatori”): i primi devoti che impararono a memoria il Corano. Termine usato poi per tutti i recitatori professionali del Corano, il cui testo solitamente è conosciuto a memoria. Nei primi tempi dell’Islam i qurrāʾ erano chiamati per chiarire passaggi difficili del testo sacro, dando vita a varie scuole di interpretazione.

R

Riformismo islamico

Ruh (religione)

rajm

“lapidare”

ramadan

nono mese del calendario islamico, durante il quale i musulmani digiunano durante le ore diurne per motivi devozionali. Il 27 (o il 29) del mese si commemora anche il dono del Corano (vedi anche Sawm).

S

Sahih

Sajjada Nashin

Salaf

Salām

Sceiccato

Shihna

Silsila

Ṣalāt

(“preghiera”): preghiera rituale obbligatoriamente da assolvere cinque volte al giorno rivolgendosi in direzione (qibla) di Mecca. Uno dei cinque pilastri dell’Islam.

sawm

(“digiuno” a volte detto siyam), il digiuno religioso, soprattutto durante il mese del Ramadan. È uno dei cinque pilastri dell’Islam.

sa’y

corsa rituale di sette volte tra le due colline di Safa e Marwa a Mecca durante il hajj. Rappresenta la ricerca di Hāgar per l’acqua.

shahada

(testimonianza): la formula di professione di fede “Non c’è Dio se non Allah e Maometto è il Suo profeta”, che è l’unica condizione richiesta per entrare alla comunità dei musulmani, purché il tutto avvenga di fronte a due testimoni validi. Essendo uno dei cinque pilastri dell’Islam, la formula deve essere pronunziata ad alta voce in piena coscienza ed almeno una volta nella vita. È anche parte della invocazione alla preghiera, in molte altre preghiere rituali ed è recitata in punto di morte.

Shari’a

legge islamica religiosa, costituita dai precetti coranici e da quelli della Sunna.

Sciismo

Variante dell’Islam che raccoglie chi, alla morte del Profeta, esigeva che alla guida della Umma fosse destinato solo chi poteva vantare legami di parentela con ʿAlī, cugino e genero del Maometto. Oggi rappresenta al massimo il 10 dell’intero corpo musulmano.

Sunna

(“Tradizione”): Complesso tradizionistico comprensivo delle parole e degli episodi della vita del profeta Maometto. Sebbene non esprimano la parola di Dio allo stesso livello del Corano, la Sunna è giudicata come seconda fonte del diritto per la sua ispirazione e autorevolezza (vedi hadith ).

Sunnismo

(“Tradizionalisti”). I seguaci delle tradizioni raccolte nella Sunna.

sura

uno dei 114 capitoli del Corano.

T

Tajdīd

Takbīr

Taqiyya

Taqiyya

(occultamento). Pratica islamica tesa a nascondere la propria fede in contesti ostili, al fine di evitare un’inutile morte. Per quanto il martirio venga premiato da Allah con il Paradiso eterno, la consapevolezza di dover affrontare un destino di morte assomiglia troppo a un suicidio, decisamente riprovato dall’Islam (malgrado i cosiddetti “martìri” perseguiti dalle organizzazioni terroristiche di matrice islamista).

Takfir

Pronunzia di kufra (empietà massima, meritevole di morte in età classica e, solo per i fondamentalisti, provvedimento tuttora applicabile).

U

Ulema

Umm al-walad

Umma

V

Valide Sultan

W

Wahhabismo

movimento neo-hanbalita che si propone di riportare l’Islam al rispetto letterale del solo Corano e della sola Sunna, rifiutando qualsiasi ragionamento giuridico di tipo analogico.

Z

zakat

(purificazione). Imposta obbligatoria per ogni musulmano con un minimo di ricchezza precisamente identificato. Solo con questo pagamento – destinato a orfani, vedove e a scopi pii – la ricchezza viene mondata dai suoi aspetti più egoistici e il suo godimento viene quindi benedetto dall’Islam.

zināʾ

indica nell’Islam l’adulterio. Per una condanna è richiesto un numero doppio di testimoni (4 anziché due persone) e storicamente è stato sanzionato con la pena di morte biblica per lapidazione.

Zawiya

Ç

Çelebi



Categorie:F04- Islamistica- Cultura Politica e Società

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