Antonio De Lisa- Aviaria, Sars e i mille volti della Cina

Antonio De Lisa- Aviaria, Sars e i mille volti della Cina

9D56D12F472DBD2BE0468FA37B95C_h420_w598_m2_q90_cbhOASEnQ

Nuova vittima a causa dell’influenza aviaria H7N9. Le autorità cinesi hanno confermato la morte di un uomo della città di Hangzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, non lontano da Shanghai, che aveva già registrato una vittima. Al momento ci sono 14 casi di contagio di questa nuova influenza, con quattro vittime a Shanghai e due a Hangzhou. Due sono i ricoverati in gravi condizioni a Shanghai, due nella provincia del Jiangsu, uno nello Zhejiang e uno nell’Anhui.

Forse c’è un primo caso di H7N9 anche a Hong Kong. Le autorità sanitarie dell’ex colonia britannica, come scrive il South China Morning Post nella sua edizione on line, hanno ricoverato in ospedale una bambina di ritorno da Shanghai. La piccola, di sette anni, è stata messa in isolamento nell’ospedale Queen Elizabeth con i sintomi della nuova influenza aviaria. I sanitari stanno effettuando i test per capire se la piccola, che a marzo ha visitato Shanghai dove sarebbe stata a contatto con uccelli, ha contratto il virus della nuova influenza o altro.

Le autorità di Shanghai hanno soppresso oltre 20.000 volatili in un solo mercato della città, mentre è stato ordinato il controllo e la chiusura degli altri mercati di pollame. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. In totale, 20.536 tra polli, anatre, oche e piccioni dal mercato degli uccelli di Huhuai, nel distretto di Songjiang a Shanghai, sono stati soppressi. Il mercato è lo stesso nel quale sono stati trovati piccioni in vendita contagiati dal virus della nuova influenza aviaria H7N9. Chiuso il mercato e soppressi gli animali, si è passato alla disinfezione dei locali e delle stie, il tutto avvenuto di notte. Poco fa le autorità di Shanghai hanno annunciato la chiusura di tutti i mercati di pollame della città, come mossa preventiva almeno fino a quando non saranno eseguiti test. Analisi in corso anche nei confronti dell’uomo ricoverato con i sintomi dell’influenza dopo essere stato a contatto con una delle vittime dell’H7N9 a Shanghai. Al momento, non c’é nessuna conferma del fatto che l’uomo abbia contratto il virus, come invece è emerso stamattina.

Nessuna conferma al primo caso di contagio da umano della nuova influenza aviaria N7H9. Mentre stamattina in rete e su alcuni organi di informazione si era diffusa la notizia che un uomo era stato ricoverato con i sintomi del virus dopo aver avuto contatti con una delle vittime, al momento le autorità sanitarie di Shanghai, confermando il ricovero dell’uomo con sintomi influenzali, hanno detto che nessun test ha finora certificato che l’uomo abbia contratto l’N7H9. “Ad oggi – ha detto in una conferenza stampa Wu Fan, direttrice del centro per la lotta alle malattie infettive di Shanghai – possiamo chiaramente affermare che non vi è alcuna trasmissione tra uomini del ceppo H7N9 dell’influenza aviaria”. La Wu ha anche escluso che l’influenza possa diffondersi all’estero. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha affermato oggi a Ginevra che “non vi è prova di trasmissione sostenuta di trasmissione da essere umano a essere umano” del virus di influenza aviaria H7N9 in Cina. Le indagini continuano presso le 400 persone che hanno avuto contatti con i 14 casi umani finora confermati, ha precisato il portavoce dell’Oms Gregory Hartl. Le ricerche continuano anche per identificare la fonte, ha aggiunto. “Abbiamo 14 casi confermati in una vasta area geografica, non abbiamo alcun segno di legame epidemiologico tra i casi confermati e non abbiamo alcun segno di trasmissione sostenuta da uomo a uomo”, ha detto Hartl.

 ED2691EB3ED874502B543B9117478C_h419_w598_m2_q90_crTSzIfzj

Hong Kong, la città del “non luogo” metropolitano

Leggendo i giornali mi è capitato di ripercorrere con la memoria un viaggio di qualche anno fa in Cina, che è lo scenario in cui sta esplodendo oggi l’aviaria e qualche anno fa  la Sars. Precisamente nel sud e nel centro della Cina e a Hong Kong.

Quando si arriva in vista del Mar Cinese Meridionale si ha l’impressione di nuotare in un acquario. Un acquario gelatinoso, melmoso, soffocante. E’ certo una prima impressione, ma è difficile scrollarsela di dosso definitivamente. Incide senz’altro il clima tropicale, il traffico, la ristrettezza degli spazi. La città si sviluppa tutta verso l’alto. A Hong Kong avevamo qualche amico, così risulta in un certo senso tutto più facile. Gli arranco dietro. Con gli occhi di oggi rifletto su che cosa debba significare per quella città asiatica lo scoppio del contagio da  Sars: un incubo; con 105 casi di morte sui 1.458 casi registrati in quella città. Un vero incubo.

L’ex colonia britannica è la città del “non luogo” metropolitano, così come l’ha definito un sociologo francese. Il più evidente è lo shopping center. Enormi shopping center sono collegati l’uno all’altro da strade pedonali sopraelevate. E’ come una rete di labirinti. Ma in questo “non luogo” persiste una credenza antica, geomantica e superstiziosa, il “feng shui”, il buon auspicio, che ingarbuglia con le sue regole capricciose la rete dei labirinti urbani. Se un terreno risulta privo di buon auspicio non vi costruiscono sopra, col risultato di intasare le zone di buon auspicio elevando grattacieli giganteschi.

La Cina e l’Uomo di Atlante

Eccoci, dopo un avventuroso viaggio su un bimotore da Hong Kong, a Canton (Guangzhou), una delle capitali, con Pechino e Shangai, della nuova Cina. Canton non è trendy come la città più “americana” della Cina, Shangai, dove ai tavoli dei megaristoranti (il “Red snapper” può ospitare 3.000 persone) i ravioli al vapore ripieni di brodo di carne e polpa di granchio (“jiao zi”) vengono serviti da camerieri su pattini a rotelle, ma è sempre un grande laboratorio del paese dell’estremo oriente che si appresta a sfidare il mondo occidentale sul suo stesso terreno, quello della competizione commerciale. L’amico orientale ci fa da Cicerone, esaudendo divertito le mie richieste: la televisione, l’università, le biblioteche, i luoghi di ritrovo dei giovani.

Mi interessa in particolare il ruolo dei media. La Cina inaugurò la sua prima stazione televisiva solo nel 1958, e fino al 1979, in tutto il paese col suo miliardo di abitanti, c’erano meno di cinque milioni di apparecchi. Tuttavia oggi i cinesi stanno diventando fanatici della televisione quanto gli americani e i giapponesi, per lo meno nelle zone urbane dove si concentra il maggior numero di televisori.

Quando una stazione di Pechino mandò in onda il suo primo programma americano, una serie di telefilm di fantascienza che ha come protagonista un uomo che sa nuotare come un pesce, “The Man from Atlantis”, il numero delle persone che il sabato sera rimase in casa per seguire il programma fu tale che i cinema, di solito superaffollati, rimasero vuoti e il numero dei crimini a Pechino scemò di colpo, come mi racconta un giornalista dello studio televisivo.

Mi incuriosiva sapere perché le autorità politiche del paese avessero scelto un programma così strano, per non dire inverosimile, come prima serie regolare di telefilm stranieri. Lo sceneggiato, privo di qualsivoglia messaggio sociale,  mostrava gli occidentali, in questo caso americani, in ambientazioni ricche, seducenti e avventurose, niente che scoraggiasse l’invidia per il modo di vivere di quei paesi. La ragione, mi spiega il giornalista, risiedeva nel fatto che la stazione televisiva governativa disponeva di un bilancio ristretto (trasmetteva una quantità minima di pubblicità) e “The Man from Atlantis” era la serie più economica che la Cina avesse potuto comperare ad Hollywood.

E’ la volta di una biblioteca. Nello schedario del dipartimento di storia cerco la scheda di Trotsky, così, per curiosità, ma la scheda rimanda a Lev Bronstein, il suo nome d’origine. Vado a cercare Bronstein e la scheda rimanda a Trotsky. In seguito un laureando mi dice che lo stratagemma è il residuo di un recente passato, in quanto le autorità politiche cinesi erano fino a non molto tempo fa ancora pieni d’ammirazione per Stalin e consideravano Trotsky un apostata. Quelle schede sono semplicemente non aggiornate, perché ora anche Stalin è scomparso dai punti di riferimento. Fuori campeggiano grandi cartelloni pubblicitari di marche giapponesi e dentro le carte disputano ancora dell’ortodossia di Trotsky, ma sono solo carte; la vera Cina ha fatto un passo in avanti e nessuno può prevedere quello che ci riserverà in un immediato futuro, anche se oggi ha ricevuto un duro colpo dall’epidemia della polmonite atipica.

Poi, questo gioco di carte può stupire soltanto chi non sa che l’Oriente, da quello vicino a noi, il Medio Oriente, a quello più lontano, viveva e ancora vive – sia pure in maniera diversa – in un perenne stato di scissione mentale: da un lato si avverte l’esigenza di salvaguardare quello che si è acquisito con tanti sacrifici, un’identità nazionale e politica (Cina e Vietnam), talvolta con caratteristiche etniche e religiose (mondo islamico, India), dall’altra si guarda con ammirazione a Occidente. Certi fenomeni sono normali, anche se possono apparire curiosi; questo mi è capitato di vederlo in Tunisia come in Turchia, in India come in Tibet e in Cina. Certe titubanze nel rivelare i dati del contagio derivano anche da questo.

Il corona virus nelle pianure del sud-est cinese

Sempre sul filo della memoria mi capita di spostarmi nelle pianure del sud-est cinese, per poi risalire verso il Sichuan, proprio i luoghi di incubazione del terribile virus Sars, la cosiddetta polmonite atipica. Il 17 maggio 2003 le statistiche hanno fanno registrare 7.761 casi di contagio da Sars. Sembra che il responsabile della Sars non sia stato un solo virus, ci sono stati forti sospetti sul corona, della famiglia dei virus che danno banali raffreddori. Forse erano implicati altri microrganismi complici ed è quasi certo che si fosse trattato di un nuovo ceppo di corona mutante.

Il bollettino dell’Oms di quel giorno parlava di 33 nuovi casi in più rispetto al venerdì precedente, concludendo che l’epidemia stava frenando, se si tiene conto del fatto che fino a quel momento il contagio viaggiava alla media di 100 casi al giorno. Intanto il totale era salito a 623 vittime. Sabato  c’erano stati 12 morti, 7 in Cina e 5 ad Hong Kong.  Ma il capo degli ispettori dell’Oms, il dottor Daniel Chin, frenava gli ottimismi: “Basandoci sugli ultimi dati, riteniamo che il calo  dei nuovi casi di infezione registrato negli ultimi giorni non derivi purtroppo da un reale contenimento dell’epidemia. Abbiamo ragione di ritenere che, da qualche tempo, i medici negli ospedali di Pechino abbiano cominciato a non dichiarare i casi sospetti che manifestano sintomi lievi o allo stato iniziale, come invece facevano prima, e come richiesto dal nostro protocollo di analisi. Quindi, per ora, riteniamo che la situazione non sia realmente migliorata rispetto a quando si registrava una media di 100 nuovi casi al giorno”.

Il corona era mutato rispetto a quelli umano e animale noti, diventando nei passaggi più cattivo. Una delle caratteristiche dei coronavirus era di far evolvere la struttura del loro genoma, acquistando nuova virulenza. Lo hanno fatto attraverso vari meccanismi, come ricombinandosi con altri virus. Per questo aveva un genoma voluminoso: il doppio rispetto ai virus influenzali e all’hiv. Qualcuno ha sostenuto che le pianure del sud-est della Cina, appunto, dove “l’uomo convive in promiscuità con oche, volatili e maiali” abbiano costituito un habitat ideale. Ma perché proprio lì? Non è certo l’unico posto in cui si verificano queste circostanze. Ma purtroppo la società dell’informazione, che sembra sapere tutto di tutto, quando si verifica un episodio del genere va letteralmente in tilt. Più che informazione, infatti, possiamo parlare di propaganda, a oriente come a occidente.

Il contagio nell’immaginario collettivo

I ricordi cinesi sfumano, continuando a sfogliare giornali, in quelli scolastici. Che cosa ci fa venire in mente la parola contagio? Lucrezio, Boccaccio, Poe, Manzoni. E poi i grandi storici, antichi (Tucidide) e moderni. Nei sintomi – ha scritto Franco Cordero su “La Repubblica” di quei giorni, che seguiremo in tutte le citazioni di questo paragrafo – la sindrome asiatica somiglia alla peste ateniese: occhi rossi, febbre, starnuti, raucedine; poi il morbo scende agl’intestini (Tucidide, II, 49). Nella tempesta delle fortune saltano gli equilibri, cadono i motivi inibitori, sparisce la pietà e la benevolenza; lo scioglimento dei connettivi civili libera cariche aggressive latenti; ognuno diventa predone (II, 53). Lucrezio da parte sua postulava un “morbidus aer” o effluvi dalla terra imputridita sotto “intempestivae pluviae” ovvero arsa dal sole (“De rerum natura”, VI, 1093-1102) e anch’egli descriveva l’effetto del morbo sul consesso umano. La città degli uomini va in sofferenza e l’ordine civile cede il posto alla barbarie. Così come l’ha descritto Boccaccio nel “Decameron” parlando della Firenze colpita dalla peste a metà Trecento. Non si sfugge al morbo, muoiono ricchi e poveri. E non c’è solo Firenze, l’intera penisola è colpita e a ondate nel tempo.

A metà Seicento si verifica un altro grande episodio di recrudescenza. Se si prova a girare nell’Italia meridionale e anche qui da noi, in Basilicata, si può scrivere una mappa geografica del contagio in base al diffondersi del culto di San Rocco, di cui Potenza e Tolve sono solo i casi più eclatanti. In ogni paese che venera San Rocco, il santo della peste, come patrono, si può star certi che è passata la falce devastatrice della peste.

In una prospettiva di lunga durata le epidemie giocano sul tavolo della storia lo stesso ruolo delle grandi battaglie e delle alleanze politiche (P. Preto, Epidemia, paura e politica nell’Italia moderna, Laterza, 1987). Questo è vero soprattutto per il passato, ma non mancano casi anche nella storia recente. Si pensi alla cosiddetta “spagnola”, che dal 1918 al 1920, subito dopo la Prima guerra mondiale sembra abbia mietuto dalle 20 alle 40 milioni di vittime. O al virus influenzale dell’asiatica, che uccise nel 1957 un milione di persone. Nel 1968 il ceppo virale della “Hong Kong” (ancora questo nome), originato come quello precedente dagli uccelli, causò più di 700 mila vittime. Nel 1977 la combinazione micidiale di ceppi delle due precedenti influenze provocò il destarsi della “russa”. Infine, nel 1997, per la prima volta un ceppo virale ritenuto esclusivo degli uccelli passa all’uomo senza mutare.

Nel paradiso del Felix a Kowloon

Qualcuno mi ha detto che il “must” della Honk Kong di oggi è il Felix, all’ultimo piano del grandioso Peninsula Hotel (progettato da Philippe Starck), il bar-ristorante più “cool” della città., mentre nella Cuaseway Bay si espongono le creazioni ispirate all’Oriente della stilista  Vivienne Tam, cinese d’origine ma trapiantata a New York.  Anche l’arte contemporanea, che non ha mai avuto un grande mercato a Hong Kong, mostra o mostrava una certa controtendenza, con le gallerie dei giovani artisti di Para/Site e Laspace. Ma dietro l’ottimismo ufficiale e le ufficiose preoccupazioni emerge il volto inquieto della Cina d’oggi, a diciassette anni circa dal mio viaggio fatto nell’agosto 1986.  Nel cinema di Wong Kar-wai e John Woo si manifesta la perdita d’identità di questo paese, segnato da “non luoghi” metropolitani, da scenari iperrealisti e da personaggi-fantasma “che attraversano inquieti megalopoli punteggiate da luci al neon” (Gianni Canova). Tuttavia all’ora di pranzo i manager e i dirigenti di un certo livello si tolgono la cravatta e vanno in palestra a praticare il “kung fu”, più una filosofia di vita che una lotta. Ma com’è il “kung fu” praticato con una mascherina? Non lo sapremo mai. I cinesi sono molto discreti e riservati, specie nei confronti degli occidentali. Ne hanno viste tante. Passerà anche questa.

 Antonio De Lisa

© Copyright 2013 – Riproduzione riservata – Diritti riservati – Rights Reserved

Logo NSC copia

http://www.storiografia.org

E-mail: mailto@storiografia.org

Testi pubblicati per studio e ricerca – Uso non commerciale

Texts published  for study and research-non-commercial use

© Copyright 2010-13 – Rights Reserved

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License



Categorie:U02- Orienti estremi

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

SCIENZA E CULTURA - SCIENCE AND CULTURE

Lo stato dell'arte tra storia e ricerche contemporanee - State of the art: history and contemporary research

ORIENTALIA

Studi orientali - Études Orientales - Oriental Studies

NUOVA STORIA CULTURALE / NETWORK PHILOSOPHY

NUOVA STORIA CULTURALE / NEW CULTURAL HISTORY

TEATRO E RICERCA - THEATRE AND RESEARCH

Sito della Compagnia Lost Orpheus Teatro

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Antonio De Lisa - Scritture / Writings

Teatro Musica Poesia / Theater Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: