Uzbekistan

Uzbekistan

Mappa Uzbekisthan

L’Uzbekistan (anche Uzbekstan o Ozbekistan, italianizzato Usbechistan), ufficialmente Repubblica dell’Uzbekistan (in usbeco O‘zbekiston Respublikasi o O‘zbekiston Jumhuriyati, in cirillico Ўзбекистон Республикаси e in russo ‘Республика Узбекистан’), è uno stato (447.400 km², 27.727.435 abitanti, capitale Taškent) dell’Asia centrale, già parte dell’Unione Sovietica. Confina a Nord e ad Ovest con il Kazakistan, a Est con il Kirghizistan ed il Tagikistan, a Sud con l’Afghanistan ed il Turkmenistan; è doppiamente senza sbocchi sul mare. La lingua ufficiale è l’uzbeco.

Esteso per 1500 km da Nord-Ovest a Sud-Est, con una larghezza media che non supera i 300 km, l’Uzbekistan si allunga dalle falde occidentali del massiccio dell’Alaj (a est), che inquadrano la valle del Fergana (una fossa di sprofondamento), sino alle rive del vastissimo lago d’Aral (a ovest), residuo di un antico mare, a soli 53 m di altitudine. Nel territorio si distinguono due zone geomorfologiche e climatiche.

L’ovest è dominato dalla steppa arida del Kyzylkum (300.000 km², in parte nel Kazakistan), che arriva sino all’Aral. L’Amu Darya, che segna per un lungo tratto il confine con il Turkmenistan, divide questa zona semidesertica, ricca di giacimenti di gas naturale, dall’altopiano desertico del Karakumy (in territorio turkmeno) e dal deserto dell’Ustjurt, che si estende a Ovest dell’Aral sino al Caspio. Le pianure che circondano il Lago d’Aral appartengono alla Repubblica Autonoma dei Karakalpak. In tutta la regione occidentale il clima è continentale secco, con temperature minime in gennaio di -29 °C e massime estive di +45 °C; le precipitazioni sono inferiori a 100 mm annui.

Nell’est, i bacini fluviali del Zeravšan, dell’Amu Darya e del Syr Darya sono separati dalle estreme propaggini dei Tian Šan, dell’Alaj e del Pamir, catene montuose giovani e fortemente sismiche. Tra le catene dell’Alatau e dell’Alaj si estende la già menzionata pianura del Fergana, bacino tettonico lungo 300 km e largo 100, bagnato dal Syrdar’ja e dai suoi affluenti, in cui si concentra una parte rilevante della popolazione. La frontiera con il Tagikistan taglia queste catene e le valli che le separano in modo assai complesso: la valle del Fergana, per esempio, è separata dalla capitale Taškent da territorio tagico. Il controllo dei corsi d’acqua, essenziale per la vita economica, crea rivalità tra i due Paesi. Nelle valli fluviali e sulle pendici montuose la continentalità del clima si attenua e aumentano le precipitazioni (da 300 mm annui nelle pianure a più di 1000 sui rilievi).

Il 4,6% del territorio è costituito da aree protette.

Suddivisioni amministrative

L’Uzbekistan è diviso in dodici regioni (viloyatlar, al singolare: viloyat), una repubblica autonoma (Karakalpakstan), e una città indipendente (Taškent).

In dettaglio le regioni sono:

  • Andijan
  • Bukhara
  • Djizak
  • Fergana
  • Kaškadarja
  • Khorezm
  • Namangan
  • Navoiy
  • Samarcanda
  • Sirdarja
  • Surkhandarja
  • Taškent

Storia

I territori dell’attuale Uzbekistan furono compresi nelle satrapie di Sogdiana e Corasmia dell’impero Achemenide, fino alla conquista di Alessandro Magno. Successivamente la regione entrò a far parte degli stati Partico e Sasanide. Nel Medioevo emerge per la prima volta l’elemento turco con la potenza qaraqanide (IX-XII secolo), che si rafforzerà dall’XI secolo a spese del regno persiano dei Samanidi. Questa verrà poi soppiantata dai Mongoli all’inizio del XIII secolo, che fonderanno il regno centroasiatico del Chagatay, peraltro rapidamente turchizzandosi nella lingua e nei costumi. Successivamente, con l’emergere della figura del Tamerlanoche si riproponeva di rinnovare i fasti e le conquiste di Gengis Khan, Samarcanda diverrà uno dei grandi centri della civiltà timuride e dell’Asia Centrale musulmana. Dal XVI secolo, con la dinastia di origine mongola degli Shaybanidi il paese comincia a chiamarsi Uzbekistan e nella seconda metà del secolo la capitale viene spostata a Bukhara. Emergono successivamente due formazioni destinate a durare tra alterne vicende fino alla metà del XIX secolo: il Khanato di Khiva e il Khanato di Bukhara, spesso in conflitto tra loro, e dal Settecento si formerà, più a est, il Khanato di Kokand. La regione fu per tutta l’epoca dell’Impero Safavide (XVI secolo – metà del XVIII secolo) al centro di conflitti sia con i sovrani persiani che, più tardi, con la nascente potenza russa. Nel XIX secolo, l’impero russo cominciò la sua espansione nell’Asia centrale; ma a differenza di altri territori turchi centroasiatici (Kazakistan, Kirghizistan), Khiva e Bukhara non vennero subito annesse, bensì divennero emirati vassalli della Corona Zarista.

Sullo sfondo è il periodo del “Grande gioco”, ovvero del confronto geopolitico e militare tra Impero russo e Impero Britannico, che si fa solitamente iniziare nel 1813 e finire con la convenzione anglo-russa del 1907. All’inizio del XIX secolo circa 2000 miglia separavano l’India britannica e le regioni periferiche della Russia zarista. Gran parte di quelle terre non era neanche tracciata sulle mappe. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 seguì una seconda fase dei rapporti con la Russia, con la creazione, dopo varie complesse vicende, della Repubblica bolscevica di Bukhara. In seguito, malgrado alcune prime resistenze ai bolscevichi, l’Uzbekistan entrò a far parte dell’Unione Sovietica.

Il 1º settembre 1991 l’Uzbekistan, seppur riluttante, dichiarò l’indipendenza. Mentre gli stati baltici guidarono la battaglia per l’indipendenza, quelli dell’Asia centrale ne ebbero timore. “Le forze indipendentiste che spingevano per la separazione dall’Unione (Sovietica) erano molto deboli in Asia centrale. Dopo il tentativo di colpo di stato dell’agosto 1991, tutte le nazioni dell’Asia centrale ritennero che l’Unione fosse qualcosa da preservare”, scrisse Michael McFaul nella sua “Russia’s Unfinished Revolution”.

Il 13 maggio 2005, violente dimostrazioni di protesta scoppiarono nella città di Andijan, nella regione di Ferghana, in seguito alle azioni di antiterrorismo del governo, che portarono all’arresto di 23 cittadini accusati di essere integralisti islamici. In seguito ai torbidi i soldati spararono sulla folla uccidendo almeno nove persone. I dimostranti per ritorsione presero in ostaggio 30 persone. Nello stesso giorno a Taškent, un sospetto kamikaze venne colpito ed ucciso all’esterno dell’Ambasciata d’Israele. La repressione del presidente Islam Karimov, poi estesa, si ritiene che abbia provocato anche altre vittime, non conteggiate negli elenchi ufficiali. In seguito alla repressione si ritiene che comunque i capi più importanti della rivolta “islamista” siano fuggiti ed abbiano trovato rifugio in Afghanistan, è stata segnalata la loro presenza nella regione del Vaziristan pakistano.

Demografia

L’Uzbekistan è lo stato più popoloso dell’Asia centrale. I suoi 25 milioni di abitanti, concentrati nel Sud e nell’Est del paese, costituiscono infatti circa la metà della popolazione totale dell’area. L’Uzbekistan, al tempo dell’Unione Sovietica, era una delle repubbliche più povere; gran parte della popolazione era occupata nella coltivazione del cotone in piccole comunità rurali. Ancora oggi, buona parte degli abitanti vive nelle campagne e dipende dall’attività agricola per la propria sussistenza.
Il sistema educativo ha consentito di avere una percentuale di alfabetizzazione della popolazione del 97%, e la maggior parte delle persone (di entrambi i sessi) ha un livello di istruzione di almeno 11 anni. In realtà, a causa di ristretti vincoli economici ed altri problemi dovuti al collasso dell’Unione Sovietica, i testi ed il materiale scolastico in generale, i metodi di insegnamento, i curricula e le istituzioni scolastiche sono antiquati, inappropriati e trascurati; in aggiunta, la percentuale di persone iscritte in età scolare si sta abbassando. Benché il governo sia in apprensione per questo fenomeno, il budget rimane limitato. Allo stesso modo, nel campo della sanità, la stima di durata media della vita è lunga, ma, in seguito alla separazione dall’Unione Sovietica, sono diminuite le risorse dedicate alla salute, riducendo la qualità, l’accessibilità e l’efficienza del servizio sanitario.

Etnie

Gli uzbechi costituiscono il gruppo etnico principale. Vi sono poi russi (5,5%), tagiki (10%), coreani (4,7%), kazaki (3%), caracalpachi (2,5%) e tatari (1,5%). Esistono alcune famiglie di Italiani deportati da Stalin dalla Crimea.

Lingue

L’usbeco (una lingua turca orientale) è la lingua ufficiale della maggioranza della popolazione, e viene ufficialmente scritta dal 1991 con l’alfabeto latino (in precedenza, durante il periodo sovietico, era usato l’alfabeto cirillico). Tra le lingue parlate dalle minoranze è importante il tagico (una variante orientale del neopersiano), diffuso ancora a Bukhara e a Samarcanda e collegato alla prestigiosa tradizione della letteratura persiana. Il russo è usato per la comunicazione fra le varie etnie e per gran parte delle attività commerciali e governative.

Cultura

Religione

Gli abitanti sono per l’88% musulmani sunniti, seguono i cristiani ortodossi (9%) e altre minoranze musulmane aderenti allo sciismo.

Nel paese fu costruito il primo templio della fede Baha’i, religione nata in Iran nell’800. Tale templio, edificato durante il regno dello Zar Nicola II, fu requisito dai sovietici e demolito negli anni’60.

Mausoleo a Taškent

Politica

Il Paese è guidato dalla figura carismatica di Islom (Islam) Karimov, formatosi nelle strutture burocratiche ex sovietiche e artefice dell’indipendenza nazionale. Egli ha strutturato un regime fortemente personalistico trasformando radicalmente le vecchie strutture sovietiche e recuperando gli antichi costumi uzbechi ereditati in particolare dagli antichi Khanato di Chiva ed Emirato di Buchara. Si sono così prepotentemente riaffermati i concetti di clan e di tribù, che oggi sono alla base della vita sociale uzbeka. Da segnalare anche il recupero di antiche tradizioni e costumi risalenti ai tempi d’oro di Samarcanda, specialmente in occasione degli eventi più importanti della vita (nascite, matrimoni, funerali). Karimov ha assai puntato sul recupero di questi costumi, in opposizione da un lato ai costumi russi d’importazione, dall’altro ai costumi islamici a loro volta prepotentemente in rinascita. Gli stessi oppositori di Karimov si sono organizzati in clan ed in certe zone del Paese hanno ottenuto notevoli poteri amministrativi dal Governo centrale. Karimov ha basato gran parte della sua propaganda nazionale sulla lotta all’islamismo terrorista, ciò che gli ha permesso anche in politica estera di avere un certo successo sia nei rapporti con la Russia, sia in quelli con gli Stati Uniti, cui ha concesso numerose basi militari nel suo territorio.

Economia

L’economia dell’Uzbekistan è dominata da due realtà. La prima è la massiccia irrigazione artificiale e la fertilizzazione delle regioni aride e semiaride, necessarie per mantenere la produzione del cotone grezzo, la sua principale coltura (l’Uzbekistan è il secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti d’America), come risultato dei grossi sforzi intrapresi nel settore dell’economia e dell’ecologia. La seconda (presente anche nelle altre repubbliche centroasiatiche) è il crollo del vecchio sistema commerciale sovietico che ha trasformato il paese, incentivando la produzione di una grande quantità di materie prime piuttosto che di prodotti finiti, nonostante l’esistenza di industrie nei dintorni di Tashkent, Samarcanda, Bukhara e nella valle di Fergana. L’Uzbekistan, privo di sbocchi sul mare, deve affrontare notevoli difficoltà per far arrivare i propri prodotti sui mercati delle valute forti.

L’Uzbekistan si è assunto il difficile compito di limitare la propria dipendenza dal mercato del cotone e di riportare il fertile suolo alla produzione agricola non monocolturale.

Altre importanti colture sono la frutta e il riso, specialmente nella valle del Fergana, che è anche il principale centro di bachicoltura e di sericultura (Marghilan e Andijan). L’allevamento di animali predomina nelle aride regioni occidentali, soprattutto nella regione di Bukhara, dove viene allevata la pecora Karakul con la sua lana vellutata dai molti colori.

L’Uzbekistan è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di oro. La miniera di Muruntau nel deserto di Kyzylkum è ritenuta la più grande miniera d’oro a cielo aperto del mondo[3][4]. Altre risorse naturali sono carbone, gas naturale, petrolio, uranio e metalli non ferrosi e rari. Circa il 3% del paese è costituito da foreste e il legname viene importato. La maggior parte dell’elettricità proviene da centrali termiche, per lo più alimentate a carbone, e il restante 15% da centrali idroelettriche.

Il governo ha investito in nuove infrastrutture, attirando investimenti esteri su larga scala, soprattutto nel settore tessile e automobilistico, e si sta impegnando a rendere il paese indipendente per quanto riguarda elettricità, cibo, petrolio e gas. I principali prodotti di esportazione sono naturalmente il cotone grezzo (più del 40% del valore di tutta la produzione agricola) il filo, i tessuti e l’abbigliamento di cotone, oltre ai metalli non ferrosi. Più dei quattro quinti del commercio usbeco si svolge ancora con i paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

La crisi dell’economia asiatica e russa del 1998 ha indotto il governo a eliminare le restrizioni su quella che era ancora un’economia prevalentemente chiusa e, come conseguenza, è riapparso il mercato nero delle valute forti. Non c’è stato alcun tentativo di decollettivizzare l’agricoltura o l’industria e sono stati fatti solo passi molto timidi verso la deregolamentazione. La terra è ancora nelle mani dello stato, anche se è possibile affittare dei campi. La politica del governo, intesa a sostituire gradualmente i lavoratori russi con manodopera centroasiatica, ha provocato una fuga di cervelli all’estero, dove tra l’altro lavora una quota imponente di uomini compresi nella fascia d’età fra i 18 e i 40 anni che, con le loro rimesse, costituiscono una voce importante di introiti di valuta pregiata, in un paese in cui i dati ufficiali d’inflazione forniscono percentuali che si aggirano intorno al 14%, mentre quelli ufficiosi la raddoppiano quasi.

L’economia è fortemente protetta da esorbitanti barriere doganali. Il sum (1 dollaro = 1952 sum al cambio ufficiale, 2700 sum al cambio non ufficiale) non è convertibile, ad esclusione dei progetti approvati dal governo. Tali restrizioni contro l’esportazione di valuta forte (cioè contro l’esportazione dei profitti) scoraggiano gli investimenti stranieri e la maggior parte di coloro che hanno investito si trova fortemente indebitata.

Stando alle cifre del 2012 della Banca Mondiale, l’Uzbekistan è un Paese con un reddito, a parità di potere d’acquisto (PPA) annuo di 3.500 dollari (circa 300 al mese), nella capitale il PIL pro-capite (PPA) è di circa 6.000 dollari annui. Il salario medio a Tashkent è di circa 300 dollari al mese per le figure comuni e di circa 6-800 dollari per quelle qualificate (ingegneri, avvocati, informatici), nelle campagne di circa 150-200 dollari e l’economia al di fuori delle principali città è in parte basata sul baratto essendo moltissime le famiglie che hanno animali da cortile, mucche ed orti e spesso trovano più conveniente scambiare questi prodotti con altri a disposizione dei vicini piuttosto che venderli al mercato locale. Ricordiamo che il costo della vita è sensibilmente più basso in confronto a quello europeo ad eccezione dei prodotti d’importazione che essendo soggetti a dazi pesantissimi possono costare anche il 200% in più rispetto ai mercati occidentali.

Tombe dello Shah-e Zindah

Trasporti

In Uzbekistan sia la rete stradale che le infrstrutture portuali lungo il fiume Amu Darya risultano arretrate e penalizzate da una scarsa manutenzione. All’inizio del XXI secolo importanti investimenti sono stati dedicati sia al trasporto aereo che a quello ferroviario.

Bibliografia

  • A. Bombaci, La letteratura turca, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1969.
  • G. Scarcia, Storia della letteratura turca, Fratelli Fabbri, Milano 1971.
  • S. Naglia, Uzbekistan: un viaggio, postfazione di G. Messori, Noubs, Chieti, 2005.
  • AA.VV., Imperi delle steppe. Da Attila a Ungern Khan, prefazione di F. Cardini, centro studi “Vox Populi”, Pergine 2008.


Categorie:00I- Atlante storico-geografico - Historical-geographical Atlas, G01- Storia dell'Asia centrale - History of Central Asia

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