USA- I costi della guerra in Iraq: 134 mila civili uccisi e una spesa di 2.000 miliardi di dollari

USA- I costi della guerra in Iraq: 134 mila civili uccisi e una spesa di 2.000 miliardi di dollari

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Oltre 134 mila civili iracheni uccisi e un costo di 1.700 mld di dollari per le casse del governo Usa: questi alcuni dei numeri forniti dal progetto ‘Costs of War’ del ‘Watson Institute for International Studies’ sulla guerra in Iraq, di cui a giorni, il 19 marzo, sara’ il decimo anniversario. Ai 1.700 mld si dovrebbero pero’ aggiungere anche 490 mld di dollari in indennita’ per i veterani, una spesa che nei prossimi 40 anni, con gli interessi dovuti, potrebbe arrivare a 6.000 miliardi di dollari.

La guerra d’Iraq, o seconda guerra del Golfo, è cominciata il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti d’America, e terminata il 15 dicembre 2011 col passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene da parte dell’esercito americano.

L’obiettivo principale dell’invasione era la deposizione di Saddam Hussein, già da tempo visto con ostilità dagli Stati Uniti per vari motivi: timori (poi rivelatisi infondati) su un suo ipotetico tentativo di dotarsi di armi di distruzione di massa, il suo presunto appoggio al terrorismo islamico e l’oppressione dei cittadini iracheni con una dittatura sanguinaria. Questo obiettivo fu raggiunto rapidamente: il 15 aprile 2003 tutte le principali città erano nelle mani della coalizione, e il 1º maggio il presidente statunitense Bush proclamò concluse le operazioni militari su larga scala. Tuttavia il conflitto si tramutò poi sia in una guerra di liberazione dalle truppe straniere, considerate invasori da alcuni gruppi armati, sia in una guerra civile fra varie fazioni, quest’ultima, sotto alcuni profili, tuttora in corso.

I costi umani della guerra non sono chiari, e sono spesso oggetto di dibattito; più in generale, il bilancio dell’intera guerra risulta difficile: a fronte della deposizione di Saddam e dell’instaurazione di una democrazia, si è avuto un netto aumento delle violenze settarie in Iraq, una penetrazione di al-Qāʿida nel Paese e, in generale, un calo della sicurezza dei cittadini.

L’Italia, pur essendosi inizialmente limitata a fornire supporto logistico, partecipò poi al conflitto fra il 2003 e il 2006 con la missione Antica Babilonia, fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nassiriya (Nāṣiriyya), sotto la guida inglese. Questa partecipazione suscitò forti polemiche.

Fin da prima dell’inizio della guerra, l’ipotesi di un’invasione dell’Iraq scatenò malumori in tutto il mondo, contrapponendo chi la riteneva necessaria e chi la considerava un crimine ingiustificabile. Oltre all’opinione pubblica, le polemiche si svilupparono anche sul piano internazionale: in Europa, la Francia e la Germania si opposero fin dall’inizio all’intervento, mentre Italia e Gran Bretagna offrirono il loro supporto.

La guerra irachena viene combattuta con mezzi estremamente brutali. Una parte consistente della resistenza non esita a compiere atti terroristici che provocano un gran numero di vittime civili, a volte senza neppure il pretesto di attaccare le forze della coalizione o del nuovo governo iracheno. Nonostante abbiano provocato un numero relativamente piccolo di vittime, in Occidente hanno avuto grande risonanza i rapimenti di personale occidentale, terminati in più di un caso con l’assassinio degli ostaggi (p.es. gli italiani Fabrizio Quattrocchi ed Enzo Baldoni), a volte in circostanze particolarmente raccapriccianti come quelle del filmato della decapitazione del civile americano Nick Berg.

Le truppe della coalizione e degli alleati iracheni non sono certo immuni da colpe. Il caso più noto in Occidente è quello della prigione di Abu Ghraib, dove numerosi prigionieri iracheni sono stati sottoposti a tortura da parte di soldati americani, ma vi sono stati numerose denunce di abusi, legate sia a episodi “sul terreno” che al frequente uso dell’arma aerea da parte dei comandi americani; la campagna di Fallūja del novembre 2004, che ha distrutto 2/3 degli edifici della città senza tener conto dell’eventuale presenza di civili è uno degli esempi più citati.

Un caso più recente è il cosiddetto massacro di Haditha, in cui il 19 novembre 2005 una squadra di Marines avrebbe assassinato 24 civili iracheni disarmati in risposta ad un attacco contro truppe statunitensi. Se confermato, il fatto costituirebbe un crimine di guerra. Esso sarà oggetto di un processo in cui gli imputati rischiano la pena di morte.

Nell’aprile 2010 viene diffuso il video Collateral Murder, che mostra le varie sequenze di una serie di attacchi aerei compiuti da due elicotteri Apache americani a Baghdad il 12 luglio 2007, in cui furono uccisi almeno 12 civili iracheni tra cui due giornalisti della Reuters. Il video di 17 minuti, a seguito della diffusione da parte di WikiLeaks, ha avuto una copertura mondiale. Nel maggio dello stesso anno il soldato dell’esercito americano Bradley Manning viene arrestato con l’accusa di aver divulgato il video e altri documenti riservati e rischia 52 anni di carcere.

Infine, le varie milizie irachene (siano esse sciite, sunnite, curde o persino governative) sono ritenute responsabili di campagne di omicidi mirati o di vera e propria pulizia etnica (specialmente in città contese come Kirkūk; nel giugno 2006 il governo iracheno ha stimato che 180.000 persone siano state costrette a lasciare le proprie case in episodi del genere, ma l’ONU sostiene che oltre un milione di iracheni abbiano lasciato il Paese). Nel dicembre 2005 l’ex primo ministro Iyād ʿAllāwī descrisse gli abusi della polizia del nuovo governo iracheno come “peggiori di quelli di Saddam”. Poche settimane dopo questo giudizio è stato almeno parzialmente confermato dalla scoperta da parte americana di una prigione dove i corpi speciali del governo iracheno (fortemente infiltrati dalle milizie sciite) sottoponevano sistematicamente a tortura dei prigionieri sunniti.



Categorie:E13- Storia degli Stati Uniti d'America - History of the United States of America

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