Nigeria- Ritratto del gruppo islamista Ansaru

Nigeria- Ritratto del gruppo islamista Ansaru

Militanti Ansaru

“Ansaru”, il gruppo islamista che ha rapito l’ingegnere italiano, Stefano Trevisan e sei suoi colleghi nel nord-est della Nigeria, è circondato da un alone di mistero. Jama’atu Ansarul Musilimina fi Biladis Sudan (Avanguardia per la protezione dei musulmani nell’Africa nera), questo il nome completo del gruppo, è stato inserito dal governo britannico nella lista delle organizzazioni terroristiche allineate ad Al Qaeda e a dicembre aveva rivendicato il sequestro del francese Francis Colump, nel nord della Nigeria. Per alcuni Ansaru è una formazione scissionista di Boko Haram, l’organizzazione terroristica nigeriana di matrice islamica, altri li considerano una costola stessa del movimento jihadista, responsabile dal 2009 della morte di almeno 3mila persone nel gigante africano.

C’è però una pista accreditata che ne nega addirittura l’esistenza, come hanno spiegato all’Agi due autorevoli esperti Boko Haram. «Siamo davanti a un caso di disinformazione», sottolinea Shehu Sani, influente intellettuale nigeriano e presidente dell’associazione umanitaria “Civil Rights Congress”, protagonista nel 2011 del più serio tentativo di mediazione per arrivare a una pacificazione tra governo locale e terroristi. Per Sani «non vi è alcuna prova certa e inconfutabile dell’esistenza di Ansaru»: «Riteniamo che sia semplicemente un nome dato da Boko Haram a una propria cellula a cui è stato dato l’incarico di colpire obiettivi occidentali».

Il governo inglese ritiene infatti che gli uomini di Ansaru siano i responsabili del sequestro del concittadino Chris Mcmanus e dell’italiano Franco Lamolinara, rapiti nel nord della Nigeria nel maggio 2011 e morti dieci mesi dopo nel corso del blitz scattato per la loro liberazione. «Ansaru non esiste affatto, è una mistificazione della realtà», ha dichiarato all’Agi Ahmad Salkida, un free lance che è l’unico giornalista ad aver avuto contatti diretti con il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, e la cerchia a lui più vicina. Salkida, ritenuto attualmente il canale di collegamento privilegiato tra il governo e il gruppo stesso, è originario di Borno (dove Boko Haram è nato e conserva le principali roccheforti) ma adesso vive nella capitale Abuja per sfuggire alle numerose minacce che ha subito, a partire dalle forze di sicurezza nigeriane di cui ha denunciato gli abusi commessi contro le popolazioni locali nel nome del contrasto al terrorismo islamico nel nord-est del paese.

Eppure è il governo britannico a ufficializzare lo status di gruppo terroristico per Ansaru: «Non è la prima volta che gli inglesi si sbagliano e su Boko Haram i servizi di sicurezza occidentali hanno dimostrato di averci capito ben poco fino adesso», sostiene Salkida. Per lui «Ansaru è solo “un’invenzione” di Boko Haram per distogliere l’attenzione su di loro per quanto riguarda le azioni che potrebbero creargli troppo pressione da parte delle nazioni occidentali, come il sequestro di loro concittadini». Del resto «l’intelligence delle potenze internazionali hanno capacità e mezzi in grado di metterli davvero in difficoltà, non certo come i servizi di sicurezza interni», conclude Salkida che fu arrestato dall’esercito nigeriano lo stesso giorno del luglio 2009 in cui fu catturato Mohammed Yusuf, il leggendario fondatore di Boko Haram. Trascorse in carcere quasi una settimana, tempo utile per «sentire la trentina di colpi con i quali i militari nigeriani, nella cella al fianco della mia, uccisero Yusuf », l’omicidio che ha segnato la deriva violenta di Boko Haram contro le istituzioni nigeriane.

Fonte: La Stampa



Categorie:F09- Storia dell'Africa sub-sahariana - History of Sub-Saharan Africa

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