2008: “Operazione Libertà” e caduta del governo Prodi. Le strane vicende dell’ex senatore De Gregorio

2008: “Operazione Libertà” e caduta del governo Prodi

Le strane vicende dell’ex senatore De Gregorio

 

L'ex senatore Sergio De Gregorio

L’ex senatore Sergio De Gregorio

La vicenda giudiziaria

Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti insieme all’ex senatore Sergio De Gregorio e a Valter Lavitola. La notizia è diventata pubblica giovedì 28 febbraio, quando Berlusconi ha ricevuto l’informazione di garanzia (quello che i giornalisti chiamano di solito “avviso di garanzia”), con cui veniva ufficialmente informato di essere indagato. Il corrotto sarebbe il senatore Sergio De Gregorio, eletto nel 2006 con l’Italia del Valori e passato poi al Popolo della Libertà.

Il 24 febbraio 2008, De Gregorio votò contro la fiducia al governo Prodi, contribuendo alla sua caduta. L’indagine è cominciata grazie alle dichiarazioni spontanee che De Gregorio ha fatto ai magistrati, in tre incontri a partire dal 28 dicembre 2012. De Gregorio ha dichiarato di avere ricevuto 3 milioni di euro – parte come finanziamento alla sua fondazione, parte in contanti e in nero – come compenso per il suo passaggio alla coalizione di centro destra.

I magistrati della procura di Napoli intendono ascoltare in qualità di persona informata dei fatti l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi. Secondo quando dichiarato ai pm nel dicembre scorso dal senatore Sergio De Gregorio il penalista sarebbe stato al corrente del versamento dei soldi e dell’accordo.

La scia dei soldi

La scia dei soldi, l’ombra della camorra e l’interesse degli Usa nella caduta del Governo Prodi. Molti sono gli spunti investigativi che l’inchiesta, in cui sono indagati per corruzione e finanziamento illecito ai partiti Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e il faccendiere Valter Lavitola, offre per la ricostruzione della compravendita dei senatori tra il 2006 e il 2008. I pm sono sulle tracce dei due milioni di euro in nero consegnati all’ex senatore dipietrista, denaro «in origine proveniente da società di capitali del Gruppo Berlusconi in via di individuazione concreta» e transitato «attraverso altre società anch’esse in via di individuazione».

Una ricostruzione che, se fosse confermata, potrebbe aprire inediti scenari investigativi e portare a nuove contestazioni di reato. Ma che comunque viene fermamente negata, nel suo complesso, dall’avvocato del Cavaliere. «Un milione – ha detto Niccolò Ghedini – è stato dichiarato con un regolare contratto depositato alla Camera e al Senato. Da dove arrivino gli altri due milioni questo non lo sappiamo. De Gregorio dice che glieli ha dati Lavitola, ma quest’ultimo nega». Gli accertamenti sui conti correnti del parlamentare hanno dimostrato, scrive il perito dell’accusa, «un movimento di contanti più ampio di quello oggetto della ricerca di riscontro», pari ad almeno 4 milioni. Le movimentazioni bancarie del parlamentare hanno interessato negli anni una «vasta platea di soggetti» in entrata e in uscita: oltre allo stesso Berlusconi ci sono imprenditori, faccendieri e «soggetti vicini alla criminalità organizzata, terminali economici di associazioni di stampo camorristico operanti nella città di Napoli».

Romano Prodi: un episodio tristissimo. Se vero, un attentato alla democrazia

Romano Prodi ha commentato al TG1 la notizia dicendo che si tratta di “un episodio tristissimo e, se vero, un attentato alla democrazia”.

“Sono molto scosso dopo aver letto le testimonianze dell’inchiesta sul presunto caso di corruzione durante il mio governo nel 2006-2007», dice Romano Prodi dai microfoni di Radio 24. Si riferisce alle accuse a Berlusconi, da parte della Procuradi Napoli, di aver “comprato” l’onorevole De Gregorio perché passasse dal centrosinistra (era con l’Idv) al centrodestra per far cadere l’esecutivo guidato da Prodi. In serata, al Tg1, commenta: “Se le cose sono così, si tratta di un elemento gravissimo, di un vero attentato alle democrazia». «Esigo chiarezza – incalza l’ex premier – perchè non si può cambiare la storia di un Paese corrompendo dei parlamentari”.

Il ruolo di  Sergio De Gregorio

Sergio De Gregorio è nato a Napoli nel 1960. Ha lavorato come giornalista a Paese Sera e ha collaborato con Oggi, l’Espresso e con la RAI. Il principale scoop della sua carriera fu l’intervista al pentito Tommaso Buscetta, riconosciuto per caso – a quanto disse – durante una crociera nel Mediterraneo.

Nel 1996 diventò direttore de L’Avanti!, il giornale di Valter Lavitola, mentre nel 2000 fondò l’associazione “Italiani nel mondo” – metà partito e metà holding finanziaria, come la descrisse il giornalista Francesco Bonazzi – che controlla una tv satellitare (Italiani nel mondo Channel) e tutta una serie di società editrici, pubblicitarie, immobiliari, perfino di import-export alimentare. L’Avanti! di Lavitola non va confuso con il quotidiano storico del Partito Socialista Italiano, che non ha l’articolo nel nome della testata.

Secondo le ricostruzioni apparse in questi giorni su molti giornali, già nel 2005 De Gregorio e la sua associazione avrebbero dovuto allearsi con Forza Italia. Per qualche motivo l’accordo non si fece e lo stesso anno la sua associazione fece un accordo con l’Italia dei Valori, mentre De Gregorio passò a dirigere Italia dei Valori, il giornale del partito. Alle elezioni del 2006 venne eletto al Senato, nella Circoscrizione Campania. Il primo incidente con la maggioranza lo ebbe già il 7 giugno, un mese dopo le elezioni, quando si fece nominare, con i voti del centrodestra, alla presidenza della Commissione Difesa, al posto della candidata del centrosinistra. Il 25 settembre 2006 uscì definitivamente dall’Italia dei Valori e nel febbraio 2008 votò contro la fiducia al governo Prodi.

De Gregorio è stato indagato, e la sua posizione è stata successivamente archiviata, per riciclaggio e per corruzione. Nel 2012 è stato indagato per truffa e false fatturazioni nell’inchiesta sui finanziamenti al quotidiano L’Avanti!, insieme a Valter Lavitola. La richiesta di custodia cautelare venne bocciata al Senato con voto segreto il 6 giugno 2012.

L’indagine per corruzione

De Gregorio era già stato indagato per corruzione nel 2008. All’epoca, l’ipotesi dei magistrati era che i finanziamenti da parte di Forza Italia alla sua associazione Italiani nel mondo fossero una forma di compensazione per il suo passaggio al centrodestra nel 2006. L’indagine, cominciata dalla Procura di Napoli, fu trasferita alla Procura di Roma e successivamente archiviata. All’epoca De Gregorio dichiarò: «È normale che Forza Italia finanzi un partito a lei federato».

Nei suoi incontri con i magistrati cominciati lo scorso dicembre – il primo il 28, poi il 29 e quindi di nuovo il 7 gennaio, secondo il Fatto Quotidiano – De Gregorio ha dichiarato che oltre al finanziamento alla sua associazione – circa un milione di euro – ricevette anche due milioni di euro in nero, in rate da 200 o 300 mila euro. A consegnargli i soldi, ha detto, era Valter Lavitola. Sempre Il Fatto riporta alcuni stralci delle dichiarazioni di De Gregorio nei quali sembrerebbe che, dopo aver ricevuto il denaro, De Gregorio si sia offerto di contattare a sua volta altri senatori.

«Dissi a Berlusconi – avrebbe detto De Gregorio ai magistrati – che forse il senatore Caforio poteva essere ascritto tra gli indecisi. Lui mi disse: cosa gli puoi offrire? Io risposi: gli posso offrire di rendersi autonomo e magari gli date un finanziamento alla sua forza politica. Lui mi disse: puoi offrirgli fino a cinque milioni». In un’intervista pubblicata oggi su Repubblica, Giuseppe Caforio – eletto al Senato nel 2006 e nel 2008 con l’Italia dei Valori – ha dichiarato che nel 2006 De Gregorio lo chiamò al telefono, offrendogli cinque milioni per passare con il centrodestra.

In un’intervista con il Mattino di Napoli, De Gregorio ha detto di aver deciso di parlare con i magistrati a causa di un sogno: «Dopo l’estate scorsa ho sognato mio padre, che ho perso nell’aprile 2011. Mi suggeriva di mollare la politica e mi faceva anche una previsione: Antonio Di Pietro non sarebbe stato rieletto. Fui turbato dal sogno che contribuì alla mia decisione di fare chiarezza con i magistrati. Non sto inventando».

Berlusconi nega

Silvio Berlusconi ha rilasciato un’intervista ai microfoni del notiziario di Italia 1, Studio Aperto (trasmessa in anteprima da Tgcom24), nella quale ha commentato la vicenda giudiziaria in cui è coinvolto per la presunta compravendita del senatore De Gregorio:

Sembra che le elezioni abbiano avuto dei tempi supplementari per cambiare il risultato delle elezioni nelle aule dei tribunali. (…) Non c’è nulla di vero con quello che dicono i magistrati a Napoli, con il senatore De Gregorio Forza Italia ebbe un accordo perché il senatore De Gregorio aveva una formazione politica che si chiamava Italiani nel Mondo e si offrì di sviluppare un’azione di propaganda e promozione per la nostra parte politica nei vari Stati dove gli italiani sarebbero stati chiamati a votare. Per far sì che questo accadesse si stipulò un patto in cui Forza Italia diede a Italiani nel mondo un milione di euro. Fu fatto alla luce del sole, depositato alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Di vero c’è soltanto questo.

Quindi approfondendo l’argomento:

Lui ha dichiarato che noi abbiamo versato due altri milioni, lo abbiamo fatto con soldi in contanti, in nero, attraverso un terzo, il signor Lavitola. Come mai questa sua dichiarazione è l’opposto di ciò che lui ha sempre dichiarato in Parlamento, in pubbliche dichiarazioni e addirittura in altri precedenti atti giudiziari? La risposta è semplice: ha barattato la sua libertà con una dichiarazione contro Silvio Berlusconi. I pm hanno insistito affinché producesse questa dichiarazione minacciandolo più o meno velatamente di un arresto. Ha preferito compiacere i pm con una menzogna per cui era condannato ma con un processo accelerato che gli darà un anno o due con la condizionale, quindi non dovrà andare in carcere.

Berlusconi ha insistito sul tema, prima notando che “se avessimo avuto timore di qualche rivelazione di De Gregorio lo avremmo ricandidato”, poi ribadendo parole molto forti nei confronti della magistratura:

E’ una situazione barbara quella di pm che utilizzano il carcere come minaccia per far dire quel che vogliono ai vari imputati o tengono in carcere persone come Lavitola, in carcere da un anno senza aver commesso reati così gravi da dover essere tenuto in carcere. Sono forme di pressione sui cittadini affinchè, stremati, pur di tornare alla libertà, possono dichiarare tutto quello che i pm vogliono dichiarare. Questo è un fatto annoso nella storia dei rapporti con la magistratura a cui dobbiamo dire basta.

Quindi l’annuncio della manifestazione di piazza promossa dal suo partito per il prossimo 23 marzo:

Noi come Pdl scendiamo in piazza il 23 marzo a Roma per protestare contro una parte dei magistrati che utilizza il proprio potere per lotta politica e per eliminare quegli avversari che attraverso i sistemi democratici delle elezioni non si riescono ad eliminare dalla scena politica.

La smentita di De Gregorio

Successivamente l’ex senatore De Gregorio ha smentito le affermazioni di Berlusconi:

«In relazione a notizie di stampa dalle quali si apprende che sarei stato ‘costretto dai pm’ a rendere dichiarazioni accusatorie contro l’on. Berlusconi, mi corre l’obbligo di precisare che la mia scelta di sottopormi ad interrogatorio e’ stata il frutto di una mia libera determinazione»

Gli sviluppi dell’inchiesta

L’inchiesta, secondo l’ANSA, rimarrà alla Procura di Napoli, a differenza dell’altra inchiesta sullo stesso caso, quella del 2008, spostata per competenza alla Procura di Roma. La decisione sarebbe stata presa dal Procuratore Generale della Cassazione dopo un conflitto di attribuzione sollevato dalla Procura di Roma. La Cassazione avrebbe ritenuto che il luogo dove si è compiuto il reato – e che serve a determinare quale Procura è competente – sarebbe quello dove De Gregorio ha versato i soldi, cioè Napoli.

A quanto scrivono i giornali, ci sono già alcune conferme delle dichiarazioni di De Gregorio, tra cui la testimonianza di un commercialista che era presente a una delle consegne di denaro da parte di Lavitola a De Gregorio. Ulteriori conferme dovrebbero arrivare dall’esame di una cassetta di sicurezza di proprietà di Silvio Berlusconi che si trova al Monte dei Paschi di Siena.

La richiesta di poter esaminare il contenuto della cassetta e quella di poter controllare i tabulati telefonici di Berlusconi è stata depositata il 28 febbraio alla Camera dalla Guardia di Finanza che si sta occupando delle indagini. All’interno della richiesta sono contenuti i verbali delle dichiarazioni di De Gregorio, che ora sono quindi pubblici. Il Corriere della Sera ha scritto che i magistrati di Napoli potrebbero convocare Berlusconi già martedì prossimo per interrogarlo. Quando il 15 marzo si insedierà il nuovo parlamento, De Gregorio non sarà più senatore e dovrà affrontare gli arresti domiciliari per il caso dei finanziamenti a L’Avanti!.

Sul versante dell’inchiesta, i magistrati di Napoli non escludono di allargare le indagini anche ad “altri esponenti parlamentari dello schieramento politico” dell’allora maggioranza che, al pari di De Gregorio, potrebbero aver ricevuto “cospicue somme di denaro” per far cadere il governo Prodi.

Il filone estero: l'”Operazione Libertà”

Altro filone di approfondimento riguarda – scrivono diversi giornali, tra i quali il Sole 24 ore-  la circostanza che alla caduta dell’esecutivo del Professore fossero interessati anche ambienti statunitensi. Lo racconta De Gregorio in un interrogatorio quando riferisce dell’incontro con Del l’Utri per avere un aiuto per il suo futuro lontano dalla politica: voleva diventare produttore cinematografico e lavorare con Medusa. «Gli feci leggere un appunto… del mio intervento con gli americani per mandare a casa Prodi». Agli atti dell’inchiesta, tornata a Napoli da Roma su decisione del pg della Cassazione, c’è anche il verbale della storica segretaria di De Gregorio che ha riferito ai pm di aver lei stessa aiutato economicamente, con i risparmi dell’anziana madre, il parlamentare in perenne ricerca di denaro fresco per mantenere le sue imponenti uscite economiche.

Pressioni anche da ambienti statunitensi, oltre che dall’allora leader dell’opposizione Silvio Berlusconi, per far cadere il governo Prodi: di questo parla lo stesso De Gregorio, destinatario delle presunte pressioni quando era presidente della commissione Difesa di Palazzo Madama, nell’interrogatorio di Napoli. Nel verbale – che figura tra gli atti allegati alla richiesta di autorizzazione “a svolgere perquisizioni locali e ad acquisire tabulati” telefonici nei confronti di Berlusconi, inviata alla Camera – De Gregorio fa riferimento ai suoi rapporti con ambienti Usa, anche diplomatici, sostenendo che da questi gli giungevano sollecitazioni perché prendesse le distanze dalla maggioranza e contribuisse a determinare la caduta di Prodi. Un tassello, insomma, di quella “Operazione libertà” che – secondo la confessione di De Gregorio e gli accertamenti dei pm di Napoli – è costata al centrosinistra la guida del Paese e al Cavaliere almeno tre milioni di euro, finiti nelle tasche di De Gregorio. È lo stesso senatore a spiegare ai pm come il suo obiettivo di “frantumare” la maggioranza che sosteneva il governo, all’epoca divisa anche sulla partecipazione italiana alla missione Nato in Afghanistan, passasse pure sui rapporti “privilegiati” che avrebbe avuto con esponenti dell’amministrazione Usa. “Le faccio l’esempio del luglio 2006” quando “Rifondazione comunista spingeva perché non si rafforzasse il contingente militare in Afghanistan. Io – mette a verbale De Gregorio – feci una dichiarazione molto forte, dopo aver incontrato l’ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli e l’ambasciatore americano presso la Nato, presso l’ambasciata di via Veneto… feci una dichiarazione molto forte garantendo il mio personale appoggio. Ed era l’appoggio del presidente della commissione Difesa… fu un primo atto di una serie di comportamenti e di segnali politici” che mi portarono a “frantumare i rapporti interni all’Unione ed era quello sostanzialmente l’obiettivo dell’operazione libertà”.


Categorie:A02- Storia giudiziaria dell'Italia unita

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