Storia dei partiti contemporanei: il Popolo della Libertà

Il Popolo della Libertà (PdL) è un partito politico italiano di centro-destra.

Il partito nasce dall’unione dei due principali partiti di centro-destra presenti in Italia a partire dagli anni novanta: Forza Italia, di tendenza riconducibile al liberalismo conservatore, ed Alleanza Nazionale, di tipo nazional-conservatore. Sono inoltre confluiti al suo interno diversi altri partiti minori di varia estrazione e colore politico, che avevano precedentemente partecipato alla Casa delle Libertà: la Democrazia Cristiana per le Autonomie, il Nuovo Partito Socialista Italiano, i Riformatori Liberali, i Popolari Liberali e Azione Sociale.

Improvvisamente lanciato nel corso di una manifestazione da Silvio Berlusconi il 18 novembre 2007 a Milano in Piazza San Babila, il Popolo della Libertà venne inizialmente costituito come federazione di partiti politici il 27 febbraio 2008, per trasformarsi in seguito in soggetto politico unitario. Il congresso fondativo del partito si è svolto presso la Fiera di Roma fra il 27 e il 29 marzo 2009, in occasione del quindicesimo anniversario della prima vittoria elettorale conseguita da Berlusconi alla sua discesa in campo nell’agone politico.

A livello europeo il Popolo della Libertà aderisce al Partito Popolare Europeo, partito politico europeo federalista di centro-destra che raccoglie forze generalmente classificabili come democristiane, liberal-conservatrici, centriste e liberali.

Al suo esordio nelle elezioni politiche italiane del 2008 il PdL è risultato il partito più votato, con il 37,4% dei voti, dopo essersi alleato al Centro-Nord con la Lega Nord e al Centro-Sud con il Movimento per le Autonomie, con i quali ha poi formato il Governo Berlusconi IV.

L’idea del partito unico (1994-2004)

L’idea di costruire un partito unico di centro-destra italiano circolava fin dal 1994. L’11 marzo 1994 in una discoteca di Roma Silvio Berlusconi, allora presidente di Forza Italia, proclamò: «Saranno necessari tre, forse sei mesi. Ma presto avremo un nuovo partito: il partito unico liberaldemocratico»[12].

Tra i promotori dell’idea vi era in particolare, fin dal 1991, l’esponente di Alleanza Nazionale Pino Tatarella[13], che durante il Governo Berlusconi I si definì «ministro dell’Armonia», appellativo con cui viene definito tuttora per il suo ruolo di mediatore come Vicepresidente del Consiglio dei ministri.

Anche nel 1996 Berlusconi sosteneva la necessità «che nel tempo si debba arrivare a una forza unica del centro-destra», cosa già proposta dal forzista Antonio Martino come rimedio alla sconfitta elettorale del 1996.

Agli inizi del 1997 il partito unico viene lanciato da Berlusconi, ma bocciato dagli alleati, fra cui Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale, che vi legge un’«idea azzardata che costerebbe molti voti al Polo. Bisogna procedere per gradi».

L’allora premier spagnolo José Maria Aznar, nel 1998 intervenne a favore dell’iniziativa. Per Gianfranco Fini, tuttavia, pesa l’idea che un eventuale partito unico del centro-destra debba poi confluire nel Partito Popolare Europeo, ritenuto non sufficientemente di destra.

Nel 2002 anche Berlusconi si convince che un centro-destra diviso è elettoralmente di maggior successo e prende atto che il partito unico «non è una prospettiva realizzabile, se non l’abbiamo fatto in questi dieci anni… Del resto con più partiti nella coalizione si prendono più voti».

Mentre il progetto viene accantonato a destra, dall’estate 2003 si verificano analoghe discussioni a sinistra, dove si considera per le elezioni europee del 2004 la tesi di una lista unitaria del centro-sinistra e in prospettiva quella di pervenire al Partito Democratico. Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia, commenterà: «È chiaro che se nel centro-sinistra si dovesse sviluppare l’evoluzione verso un progetto politico unitario sotto le insegne dell’Ulivo, anche il centro-destra non potrebbe non tenerne conto».

Il dibattito del 2005 e il Manifesto dei Valori

La Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato (FI) organizza periodicamente a Todi dei seminari che si propongono il fine di far evolvere la Casa delle Libertà verso il partito unico del centro-destra. Si inizia il 31 gennaio e il 1º febbraio 2003 col seminario dal titolo La Casa delle Libertà. Radici e valori di un’alleanza nuova in Italia e in Europa. Due giornate di confronto tra intellettuali e politici.

Il 6 gennaio 2005, Gennaro Malgieri di AN, dalle colonne di Il Tempo, propone una federazione del centro-destra che anticipi il partito unico[29]. Ne nasce così un dibattito sulle colonne del quotidiano romano che arriva ben presto a interpellare anche i leader della CdL: a partire da Sandro Bondi fino a Maurizio Gasparri, tutti appoggiano la proposta di Malgieri. Il 27 gennaio arrivano però i no di Gianfranco Fini per AN e Marco Follini per l’UDC. Anche la Lega Nord è della medesima opinione[30], mentre Berlusconi si limita a ricordare che il partito unico «è da sempre nelle mie speranze»[31]. Il dibattito però prosegue e trova nuovo vigore dopo la pesante sconfitta del centro-destra alle elezioni regionali dell’aprile 2005 e il conseguente passaggio dal II al III governo Berlusconi.

È il 26 aprile 2005 quando Berlusconi alla Camera dei Deputati, in occasione della richiesta della fiducia per il suo nuovo governo, annuncia: «Nei giorni scorsi, la coalizione di centro-destra, la Casa delle libertà, ha dato prova che le ragioni di fondo per cui è nata non sono venute meno. Nessuno della maggioranza, in questi giorni, ha mai messo in discussione le ragioni del nostro stare insieme. La Casa delle libertà non è nata come un cartello elettorale: è nata da una profonda condivisione di valori e di intenti che lega i nostri elettori ancora prima dei nostri partiti. Questo perché la Casa delle libertà è la sintesi originale e moderna di tutte le forze riformatrici – le forze del cambiamento – che, nell’ultimo decennio, si sono costituite nel nostro paese ed il suo disegno riformatore resta adeguato per l’oggi e per il domani. Proprio per questo sono convinto che la vicenda di queste settimane abbia portato ad una maggiore consapevolezza delle ragioni del nostro stare insieme ed abbia posto le basi per proseguire il nostro cammino comune, anche in vista di una prossima, auspicabile trasformazione dell’alleanza di oggi in un soggetto unico destinato a segnare per decenni la storia della politica italiana».

Il giorno dopo La Stampa rivela che il soggetto unico che ha in mente Berlusconi prenderà il nome di Partito della Libertà. Lanciata la proposta, il 4 maggio il Comitato di Todi – soggetto trasversale della CdL nato intorno ai già descritti seminari di Todi – propone il documento Cominciare il cammino[34], in cui si propone di arrivare al partito unico con «un percorso realistico (…) articolato nelle seguenti fasi:

1) L’apertura di un’ampia discussione in tutto il Paese che coinvolga, in convegni e assemblee, dirigenti, militanti, simpatizzanti, elettori e club, investendo “dalla base” sia la dimensione dei partiti che quella della società civile. Una fase, questa, particolarmente importante anche per cominciare a definire il profilo identitario del nuovo soggetto.
2) Il pronunciamento ufficiale sul progetto dei diversi partiti.
3) La formazione di un comitato costituente dei partiti e dei movimenti che aderiscono, con il compito di definire valori e regole del nuovo soggetto, la bozza del manifesto politico-culturale e dello statuto, da sottoporre alla discussione collegiale e alla fase congressuale.
4) La fase congressuale vera e propria che potrebbe chiudersi con un congresso fondativo nei primi due mesi del 2006.
Tale cammino può anche essere articolato in tappe intermedie di tipo federativo che garantiscano la gradualità necessaria a rendere ciascun partito convinto della strada da percorrere. È però a nostro avviso indispensabile che esso entri fin subito nella nostra agenda politica e costituisca la stella polare del comune lavoro per vincere le elezioni del 2006».

È chiara la volontà di realizzare il PdL entro un anno, prevedendone il debutto alle elezioni politiche del 2006 evitando il bis della disfatta delle regionali. L’11 maggio Adolfo Urso e Ferdinando Adornato creano i primi circoli della libertà.

Il 19 e 20 maggio la Fondazione Liberal e il Comitato di Todi promuovono a Roma il seminario La proposta di una nuova casa comune: l’identità, i valori, il progetto, nel corso del quale interviene anche Berlusconi, che rilancia e spiega: «Mi piace l’idea di una road map, una volta verificato l’accordo fra di noi. Dopo una fase di discussione ancora più approfondita potremo dar vita, come ha proposto anche Fini, a un comitato con il compito di elaborare un manifesto dei valori definitivo, e una prima bozza di Statuto, due documenti sui quali promuovere quel grande dibattito in tutto il Paese che possa portare alla nascita del nuovo soggetto. Sarà il definitivo compimento della nostra transizione politica, dal Polo della libertà, dal Polo del Buon governo alla Casa delle libertà, al partito della libertà, o come insieme decideremo di chiamarlo. Un nuovo partito italiano di governo, liberale, popolare, nazionale, riformista, con nuovi movimenti e associazioni che già esistono o che stanno nascendo, al Sud come al Nord, disposti a condividerne il programma. Un partito popolare nazionale in grado di collocarsi – questo è il mio pensiero, oltre che la mia speranza – ben oltre il 40% dei consensi e di essere la casa di tutti i moderati e di tutti i riformatori». Questo e gli altri interventi saranno tutti raccolti nel numero 30 di liberal, intitolato significativamente «Il Partito della Libertà».

Il dibattito sul partito unico anima tutta l’estate 2005 e sfuma velocemente quando il II Congresso dell’UDC si esprimerà contro un PdL guidato da Berlusconi (fatta eccezione per una piccola minoranza guidata da Carlo Giovanardi), a cui si aggiunge lo scetticismo di vasti settori di AN per il progetto. La Fondazione Liberal continua comunque a lavorare al progetto e il 29 luglio fa partire la Costituente del Partito dei moderati e dei riformisti.

L’8 novembre a nome di Forza Italia, di AN e dell’Udc, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Rocco Buttiglione firmano il Manifesto dei valori del futuro partito, redatto dalla Costituente. Il progetto del partito unico subisce, però, un pesante arresto: il governo Berlusconi III modifica la legge elettorale in senso proporzionale il mese dopo e alle elezioni politiche del 2006 ogni partito della CdL, presentandosi formalmente per Berlusconi premier, di fatto marcerà autonomamente per il proprio leader di partito.

Il XVII Congresso del Partito Popolare Europeo a Roma, 30-31 marzo 2006

Durante la celebrazione del XVII Congresso del Partito Popolare Europeo, svoltosi a Roma tra il 30 e il 31 marzo 2006, Silvio Berlusconi, in qualità di organizzatore del congresso e di presidente dell’assemblea, sottopone all’approvazione della dirigenza del PPE un documento precedentemente redatto con il contributo di tutti i partiti italiani aderenti alla famiglia dei popolari europei, denominato Carta dei Valori del Partito Popolare Europeo e ispirato al Manifesto dei valori del Partito della Libertà. In questo documento vengono puntualmente elencati tutti i principi ideali e politici a cui i movimenti aderenti al PPE devono ispirarsi: il federalismo nell’ottica del rispetto del principio della sussidiarietà, la dignità della persona, la libertà e le responsabilità conseguenti alla libertà, l’eguaglianza e il riconoscimento delle radici giudaico-cristiane dell’Europa e la sua comune eredità culturale classica e umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo.

Questo documento, successivamente approvato per acclamazione dai membri del PPE partecipanti al Congresso (tra i quali Angela Merkel e José Manuel Durão Barroso) e che al momento della sua presentazione era sembrato solo mero esercizio di accademia politica, si rivelerà successivamente quale fondamento imprescindibile del Popolo della Libertà e verrà adottato nello statuto del partito come carta dei valori a cui tutti i membri del PdL sono tenuti a conformare la loro azione politica e amministrativa.

L’opposizione al Governo Prodi: il Partito della Libertà

La vittoria de l’Unione di Prodi alle elezioni del 2006 disarticola il campo del centro-destra e sembra archiviare il progetto Partito della Libertà. Nonostante le difficoltà susseguenti alla sconfitta, il 30 marzo 2006 Berlusconi, dal Congresso del PPE a Roma, propone nuovamente il progetto del partito unico, dichiarando: «Voglio rispondere alla sollecitazione di mettere insieme le nostre forze per realizzare in Italia un grande partito dei moderati, che possa prendere il nome di partito del popolo italiano», ovviamente aderente al PPE. Ma il “Partito del Popolo Italiano” lascia freddi o infastiditi gli alleati.

Il 16 maggio Berlusconi lascia Palazzo Chigi a Prodi sostenendo che il Partito della Libertà si sarebbe fatto entro solo un anno, ma è poco più di un auspicio[43]. Poi a sorpresa il tema viene ripreso da Fini che insieme all’Esecutivo di AN il 18 luglio annuncia l’intenzione di voler traghettare il suo partito nel partito unico del centro-destra, accettando quindi l’ingresso nel PPE entro le elezioni europee del 2009. È il documento Ripensare il centrodestra nella prospettiva europea.

Di diverso avviso resta l’UDC, che in settembre per bocca del suo segretario, Lorenzo Cesa, ribadisce che «non siamo per il partito unico del centro-destra, ma per il partito dei moderati che coincide con l’Udc».

La nuova tattica: rovesciare la gerarchia piramidale e verticistica del potere

A partire dal mese di ottobre del 2006 Silvio Berlusconi, volendo rilanciare il progetto politico di unificazione del centro-destra vincendo le perplessità in merito delle segreterie alleate, inizia a propagandare il concetto di rovesciamento della gerarchia piramidale e verticistica del potere, affermando che il nuovo movimento politico che sarebbe nato dall’unificazione non sarebbe stato elaborato dal vertice per essere presentato come già pronto agli elettori, ma sarebbe nato dal popolo, con il popolo e per il popolo.

Il 29 ottobre Berlusconi annuncia, durante una manifestazione ad Arconate contro la legge finanziaria 2007, che il 2 dicembre FI e AN sarebbero scesi in piazza contro il Governo Prodi e per lo scopo di rilanciare l’opposizione di centro-destra ed il progetto PdL.

L’avanguardia del Popolo della Libertà

A muoversi come avanguardia e guida del cosiddetto Popolo della Libertà sono Marcello Dell’Utri e Michela Vittoria Brambilla.

Il 17 novembre 2006 Marcello Dell’Utri rilancia in forma rinnovata i suoi giovani de Il Circolo come Circoli della Libertà,[50] successivamente divenuti Circoli del Buon Governo, e tiene un convegno nazionale a Montecatini Terme dal 24 al 26 novembre.

Il 22 novembre 2006 Michela Vittoria Brambilla, leader dei giovani di Confcommercio, presenta a Milano il «Circolo della libertà» con i «complimenti» di Berlusconi. Il 2 dicembre 2006, nel corso della Manifestazione per la libertà a Roma contro il Governo Prodi, Berlusconi proclama che «noi qui, oggi, siamo già il partito unitario del centro-destra, siamo già il partito della libertà. E stanno nascendo in Italia, dovunque, su impulso di tanti giovani, ma anche di chi è giovane nel cuore, quei circoli della libertà che hanno adottato come loro manifesto quello del Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa”.

Dopo la manifestazione del 2 dicembre 2006 il progetto PdL sembra nuovamente ritornare in apparente letargo per alcuni mesi. L’UDC continua a non mutare atteggiamento ed è ormai fuori dalla CdL, mentre AN procede prudentemente. I critici dell’impresa come Ferdinando Adornato cercano di sminuire il progetto ritenendo che esso non abbia come obiettivo finale la costituzione di un unico partito dei moderati, bensì solo una reincarnazione di Forza Italia in cui confluiscano al suo interno frazioni e schegge del centro-destra.[56]. Il 26 aprile 2007, all’insaputa dei più che verranno a saperlo solo due mesi dopo, la Brambilla registra il nome Partito della Libertà. Il 6 agosto 2007 Michela Vittoria Brambilla registra anche il simbolo del Partito della Libertà per conto di Silvio Berlusconi, che ne risulta titolare: graficamente è identico al logo dei Circoli.

Dal 2 giugno 2007 Il Giornale allega il settimanale Il Giornale della Libertà, organo dei circoli Brambilla e nonostante le proteste dei redattori del quotidiano di Paolo Berlusconi. L’11 giugno, dopo due mesi e mezzo di preparazione, nasce anche la TV della Libertà, canale satellitare gratuito trasmesso anche da una rete di Tv locali e sotto la supervisione di Michela Brambilla.

Il 19 agosto avviene una nuova accelerazione allorquando il quotidiano La Stampa annuncia ormai come imminente il nuovo partito di Berlusconi con Brambilla segretario. Berlusconi smentirà bollando tutto come «una fantasia di Ferragosto» e aggiungendo che «Forza Italia (…) resta il baluardo della libertà e della democrazia (…) che ritengo insostituibile».

La svolta del predellino di Silvio Berlusconi

Viste le fibrillazioni interne a Forza Italia e non solo dopo l’uscita de La Stampa in agosto, Berlusconi arretra dal partito unico alla forma federativa che viene rilanciata il 30 agosto: «È giunto il momento di una federazione in cui le decisioni vengano prese a maggioranza». L’8 settembre aggiunge anche di voler unificare i gruppi parlamentari di FI e AN, ma anche che FI è insostituibile. A questo risponderà il giorno dopo Fini: «È noto che se un processo unitario non è ancora decollato, non è responsabilità di Alleanza nazionale. A Berlusconi dico: passiamo dalle intenzioni ai fatti, quando certi impegni si prendono in un luogo solenne, mi auguro che poi si faccia, perché lo stop and go è francamente incomprensibile». Ma non se ne fa nulla. Il PdL anche come federazione resta fermo alla fase degli annunci. Così quando il 27 ottobre Adornato chiede di riconvocare la costituente del PdL, Fini sbotta: «Basta con le ipocrisie, il partito unitario non è all’ordine del giorno. Non è una roba di domani, speriamo che lo sia per dopodomani». Commenterà Berlusconi: «Non era un messaggio rivolto a me, e comunque il partito unico è un sogno che intendo realizzare, gli elettori della Casa delle Libertà lo vogliono: quando i sogni si sognano in tanti, diventano realtà».

Il 23 ottobre il quotidiano Libero titola: «Prodi via il 14 novembre». Spiegherà al riguardo il portavoce di Forza Italia Paolo Bonaiuti che «quelli sono i giorni in cui si vota la Finanziaria al Senato e quindi credo che siano i giorni di massimo pericolo. I giorni dell’allarme rosso». Nel centro-destra sembrano in tanti a crederci e pare che Berlusconi abbia promesso per quel giorno la definitiva «spallata» al governo Prodi.

È passaggio decisivo per la nascita del PdL perché su quel 14-15 novembre la partita che si gioca nel centro-destra è enorme, come spiegherà infatti il 5 novembre Roberto Calderoli della Lega Nord: «Se Prodi non cade, il centro-destra com’è oggi finisce il 15 novembre. Cancellato. (…) Non cambia nulla per Forza Italia, ma per i suoi alleati cambia eccome. Cambia tutto» perché Berlusconi «si è esposto tanto sulla caduta del governo, è evidente, che se poi nulla succede non può cavarsela dicendo “mi ero sbagliato”. A tutti quanti piangerebbe il cuore per aver lavorato tanto per niente. Berlusconi lo sa. Scoppierebbe la guerra».[72] Calderoli si rivela un ottimo profeta: il 15 novembre arriva il via libera dal Senato alla legge finanziaria 161 voti favorevoli contro 157 contrari e la fase acuta della crisi del centro-destra detona alla massima potenza.

Dal 16 al 18 novembre 2007: scontro frontale nella Casa delle Libertà

Il 16 novembre 2007 il Corriere della Sera pubblica una lettera di Gianfranco Fini nella quale il Presidente di Alleanza Nazionale osserva come «anziché tirare le cuoia come assicurato da Berlusconi, Prodi tira a campare». Invece, sostiene Fini, «il governo cadrà un secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torna subito alle urne con l’attuale legge elettorale». Berlusconi commenterà ai microfoni di Radiouno Rai che quella di Fini è un’«opinione rispettabile», aggiungendo: «Sono stato l’unico del centro-destra a darsi da fare interpretando i sentimenti della grandissima maggioranza dei cittadini, il resto è politichese da professionisti della politica lontani dalla realtà e incapaci di capire quelli che sono i sentimenti della gente».

Il 18 novembre 2007 Gianfranco Fini dalla colonne de la Repubblica afferma: «Io voglio rilanciare l’alleanza, sia ben chiaro. Ma non accetto che mi si diano pagelle.[…] Ognuno di noi, in questo anno e mezzo, ha combattuto la battaglia politica. Con modalità diverse, con la presenza assidua dei senatori in aula, con manifestazioni di piazza». E avvisa: «Adesso basta è arrivato il momento in cui o questo centro-destra è in grado di trovare una soluzione unitaria, di ridarsi una missione, di rioffrire al Paese un progetto, oppure si prende atto che la coalizione non c’è più, e ognuno va per la sua strada. Tertium non datur…». Quello stesso giorno, intorno alle ore 13 presso il convegno organizzato da Alleanza Nazionale Il tempo delle scelte, il deputato di AN Italo Bocchino dice: «C’è Berlusconi dietro la scissione di Storace da Alleanza Nazionale e c’è Berlusconi dietro il passaggio di Daniela Santanchè alla Destra di Storace, c’è una manina…!». Ovazione in sala e fischi all’ospite di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, il quale così replica: «Non so dove volete andare. Non andate da nessuna parte mettendo in moto dei piccoli plotoni di esecuzione che a nome del partito unico tirano randellate a Silvio Berlusconi».

18 novembre 2007: il discorso del predellino a piazza San Babila

Attorno alle ore 18 del 18 novembre 2007, ovvero circa cinque ore dopo la contestazione a Fabrizio Cicchitto presso il convegno di Alleanza Nazionale, Silvio Berlusconi si presenta in piazza San Babila a Milano ove è in corso l’iniziativa nazionale Subito al voto organizzata da Forza Italia (una campagna popolare di raccolta firme sotto i gazebo per chiedere nuove elezioni). Improvvisamente Berlusconi sale sul predellino di un’auto e annuncia ai microfoni dei giornalisti: «Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande Partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica in un nuovo grande partito del popolo». Berlusconi aggiunge che Forza Italia si scioglierà nel nuovo movimento politico e argomenta la sua svolta con lo straordinario successo dell’iniziativa nei gazebo di Subito al voto: il nuovo partito «lo vogliono tutti i cittadini; in più di 7 milioni, una cosa mai successa nella storia della Repubblica, si sono recati ai chioschi per dire basta alla situazione attuale, uniti contro la frammentazione, per fronteggiare la sinistra che è sotto i diktat della sinistra estrema. Metà di coloro che sono venuti da noi ai gazebo non erano di Forza Italia». Questo fatto rimarrà famoso come «discorso del predellino» e, per la modalità inconsueta con cui si proclamò la fine di un partito e la nascita di un altro, si parlerà a lungo di «svolta del predellino».

Il 19 novembre Berlusconi, in una conferenza stampa nella quale presenta gli obiettivi del partito, annuncia che sarebbero stati gli elettori a scegliere il nome definitivo del partito e che si sarebbero tenute elezioni primarie per eleggere il leader. In tale occasione Berlusconi presentò il simbolo del partito e dichiarò che il nome del nuovo soggetto politico sarebbe stato scelto dagli stessi elettori nell’occasione di una seconda raccolta di firme, durante la quale si sarebbero organizzate anche le prime pre-iscrizioni.

Viene anche inviata una lettera agli iscritti di Forza Italia, con la quale Berlusconi conferma la fine di Forza Italia. Il partito non raccolse, in quel momento, il consenso dei tre principali alleati di Forza Italia, la Lega, l’UdC e Alleanza Nazionale; quest’ultima, pur avendo fin allora sostenuto il progetto unitario, non poté fare a meno di risentirsi per il modo d’agire di Berlusconi, tanto da spingere Fini a dire che col PdL «Berlusconi ha solo cercato di uscire da una condizione di difficoltà politica. Ha reagito, come è suo costume, in modo effervescente, uscendo dall’angolo con un colpo di teatro, che poi non è stato neppure tale, perché da tempo era noto che lui pensava ad un restyling di Forza Italia».

Anche Casini parlerà del predellino come di un «colpo di teatro». Esce pure un comunicato stampa di AN dove si spiega che il partito «non si scioglie e non confluisce nel nuovo partito di Berlusconi, a cui fa gli auguri e con cui si confronterà in Parlamento e nel paese per mandare a casa Prodi e costruire un’alternativa alle sinistre». Il 25 novembre Berlusconi decreta così la morte della coalizione di centro-destra, sostenendo che «la Cdl era una specie di ectoplasma. (…) Come possiamo andare avanti con questi alleati che ci hanno fatto perdere le elezioni del 1996?». Aderirono invece subito quasi tutti i partiti minori di matrice liberale e centrista.

2 dicembre 2007: la scelta del nome

Berlusconi va comunque avanti con la costruzione del nuovo partito. Il 2 dicembre tornano in piazza i gazebo di Forza Italia, con l’ausilio dei Circoli della Libertà, per invitare i cittadini a scegliere il nome del nuovo soggetto politico[85]. Il 12 dicembre 2007 Berlusconi annuncia su la Tv della Libertà che era prevalsa l’opzione Il Popolo della Libertà su Il Partito della Libertà, col 63,14% dei voti contro il 36,86%[. Il 15 viene annunciata la costituente del nuovo partito per il 27 marzo 2008.

Alcuni sostengono che sia stato scelto questo nome alternativo anche perché il termine Partito della Libertà sarebbe risultato essere un marchio di proprietà della Federazione dei Liberali Italiani, la quale il 5 ottobre aveva già diffidato la Brambilla e Berlusconi dall’uso dello stesso e contestualmente presentato una richiesta di danni pari a 30 milioni di euro per l’uso indebito di tale marchio.

Ma con AN il gelo non diminuisce. Il 9 dicembre Fini sostiene che «comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali»[90]. E una settimana dopo non sarà meno tenero dalle pagine di Libero quando sbotta: «Abbia pazienza. Il Cavaliere ha fatto tutto da sé. Ha messo in piedi i Circoli della libertà con la Brambilla. Poi ha creato il Partito della libertà senza neanche avvertire i suoi amici di Forza Italia, quindi ha distrutto la Cdl. Conclusi i giochi, a regole scritte (alla stesura delle quali non siamo stati chiamati a partecipare) dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti. I progetti si ideano insieme e si realizzano insieme, se si vuole andare lontano. Non ho nulla di cui scusarmi».

Il sì degli alleati

Gli eventi politici italiani hanno una piega inaspettata quando il 16 gennaio 2008 viene arrestata la moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il partito guidato da quest’ultimo, l’UDEUR, passa ben presto da alleato organico de l’Unione all’appoggio esterno al governo (17 gennaio) a suo oppositore (21 gennaio). Il 24 gennaio il governo Prodi II perde la fiducia del Senato e al presidente Napolitano non resta che sciogliere le Camere anticipatamente il 6 febbraio.

Il 19 gennaio il segretario del PD, Walter Veltroni , aveva annunciato che il suo partito vuole archiviare le alleanze elettorali stile l’Unione per correre alle elezioni da solo con proprie liste. Veltroni però invitava anche Berlusconi a fare altrettanto. Il Cavaliere rispose con un laconico «vedremo»[94]. Proposta ribadita con più forza pochi giorni dopo sempre da Veltroni: «Forza Italia abbia il nostro stesso coraggio, o si assuma la responsabilità di andare al voto con 18 partiti».

L’8 febbraio 2008 giunge l’accordo: alle elezioni FI e AN andranno unite come PdL. Qualunque altro alleato, escluso la Lega Nord, dovrà confluire nel PdL o presentarsi autonomamente con un altro candidato premier[96]. La data dell’8 febbraio venne tra l’altro a cadere proprio nel giorno anniversario della morte di Pino Tatarella, che si era insistentemente battuto per realizzare il sogno di un partito unitario di centro-destra.

L’UDC esprime il proprio dissenso: «Un polo liberale non può nascere con richieste di annessione»[97]. Il 13 febbraio l’UDC esplicita il suo rifiuto del PdL.

Il decisivo cambiamento di atteggiamento di AN segna comunque il rilancio definitivo del PdL come partito unico del centro-destra. E a Libero del 16 febbraio che chiede conto di questo cambiamento, Fini risponde che «è cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Non è questo il caso, mi creda. Stiamo costruendo un progetto condiviso. Il Popolo della Libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell’urna il 13 e il 14 aprile». E annuncia al contempo per l’autunno il congresso di scioglimento di AN.

Il 4 febbraio lasciano l’UDC per il PdL i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi[100]. Viceversa il 1º febbraio lascia Forza Italia per l’UDC Ferdinando Adornato con i suoi circoli liberal. Anche il Nuovo PSI di Stefano Caldoro, la Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi e Azione Sociale di Alessandra Mussolini aderiscono. Il 9 febbraio Berlusconi apre la campagna elettorale del PdL al meeting dei Circoli della Libertà del Nord Italia a piazza San Babila col nuovo slogan «Rialzati, Italia!».

La formazione della lista unica per le elezioni politiche 2008

Il 27 febbraio viene sottoscritto davanti al notaio Paolo Becchetti da Berlusconi e Fini l’atto costitutivo dell’associazione Il Popolo della Libertà. In esso si stabilisce che l’associazione scadrà il 31 luglio 2014 e stabilisce che il PdL sia cogestito da FI e AN, le quali si impegnano a fare gruppi parlamentari unici dalla legislatura successiva. Nel metodo e nel merito, l’atto non piacerà agli alleati minori.

L’articolo 8 dell’atto fissa in 70% a 30% i rapporti numerici rispettivamente tra FI e AN all’interno della lista unica da presentare alle elezioni. Il 29 febbraio 2008 viene presentato il programma elettorale del cartello elettorale strutturato in sette punti principali (o «missioni»): rilanciare lo sviluppo, sostenere la famiglia, più sicurezza, più giustizia, i servizi ai cittadini, il Sud, il federalismo, un piano straordinario di finanza pubblica.

La prima campagna elettorale

La campagna elettorale de il Popolo della Libertà vide accendersi i toni da entrambe le parti verso le settimane precedenti al voto. In particolare, evento che inasprì i toni della campagna fu l’annuncio da parte di Silvio Berlusconi, il 22 marzo 2008, di una cordata italiana per l’acquisto della compagnia aerea di bandiera, l’Alitalia, nella quale sarebbero entrati anche, probabilmente, i figli del leader del centro-destra. L’annuncio venne visto dalla maggior parte degli avversari politici del PdL come un annuncio puramente propagandistico. Il giorno dopo Berlusconi precisò di avere soltanto auspicato un impegno di imprenditori italiani in una cordata, ma smentì una partecipazione in prima persona della sua famiglia.

Evento che contraddistinse gli ultimi giorni di campagna elettorale fu lo scontro fra PD e PdL sul confronto televisivo fra i due principali candidati premier. La legge della par condicio, infatti, prevedeva che a tutti i candidati alla presidenza del Consiglio vi fosse pari partecipazione televisiva, e il rinnovato panorama politico con quindici candidati non avrebbe permesso un duello in TV come quelli avvenuti prima delle precedenti elezioni fra Berlusconi e Romano Prodi, allora unici candidati. L’agognato duello fra Veltroni e Berlusconi, alla fine, non si tenne, ma l’ultimo giorno di campagna elettorale i due politici poterono confrontarsi nella stessa trasmissione, seppur uno dopo l’altro, a Matrix, su Canale 5, dove i due ebbero a disposizione tre quarti d’ora ciascuno.

Altro caso che inasprì i rapporti fra le due forze politiche fu la vicenda sulle schede elettorali: Berlusconi denunciò una presunta irregolarità delle schede, che a suo avviso non esplicitavano la presenza di due coalizioni ed erano soggetti ad errore da parte dell’elettore. Particolarmente criticate furono le parole del principale alleato del PdL e capo della Lega, Umberto Bossi, il quale aveva metaforicamente minacciato di «prendere mano ai fucili» nel caso le schede fossero rimaste com’erano allora.

La vittoria alle Politiche 2008

Le elezioni politiche del 2008 si sono concluse con un netto successo dell’alleanza di centro-destra formata da PdL, Lega Nord e Movimento per le Autonomie, che ha ottenuto complessivamente il 46.81% alla Camera ed il 47.32% al Senato, conquistando la maggioranza assoluta in entrambe le camere. Il Popolo della Libertà ha ottenuto singolarmente il 37.39% alla Camera e il 38.17% al Senato. Il PdL è così la prima lista elettorale a livello nazionale.

Il Popolo della Libertà al governo

Dopo la vittoria politica del centro-destra, il PdL e i due partiti alleati, la Lega Nord ed il Movimento per le Autonomie, costituiscono la maggioranza parlamentare nella XVI Legislatura, inaugurata il 29 aprile 2008 con l’elezione dei due presidenti delle Camere. I politici designati per tali compiti sono due membri del PdL: Renato Schifani al Senato (eletto lo stesso giorno) e Gianfranco Fini alla Camera (che, a causa della maggioranza più ampia richiesta alla Camera, viene eletto al quarto scrutinio il 30 aprile).

Fabrizio Cicchitto diventa presidente del gruppo parlamentare alla Camera, Maurizio Gasparri di quello al Senato.

Il 9 maggio il Governo Berlusconi IV entra in carica con il giuramento davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’incarico era stato affidato al leader del PdL il giorno precedente, e Berlusconi aveva accettato senza la consueta riserva, come invece era avvenuto anche nei precedenti governi da lui presieduti. Dei 21 ministri complessivi del Governo, 17 appartengono al Popolo della Libertà. Il 12 maggio il Consiglio dei ministri nomina i sottosegretari del Governo.

Intanto, l’11 maggio 2008 il presidente della Camera, Gianfranco Fini, lascia la presidenza di Alleanza Nazionale e affida ad Ignazio La Russa il compito di portare AN, tra la fine dell’anno e l’inizio del 2009, alla definitiva confluenza nel PdL.

La nascita ufficiale: il congresso fondativo del 27-28-29 marzo 2009

Dopo la costituzione della lista unica in occasione delle elezioni politiche del 2008 e in previsione di un’eventuale costituzione di un soggetto politico unitario, vari congressi di partito, tra cui quello di Forza Italia e della Democrazia Cristiana per le Autonomie, furono tenuti nell’autunno del 2008 per sancire lo scioglimento dei rispettivi movimenti politici e la futura adesione dei membri di tali movimenti al progetto del Popolo della Libertà.

Il 21 e 22 marzo 2009 si celebra il terzo e ultimo congresso di Alleanza Nazionale che ne sancisce lo scioglimento. Nell’occasione Gianfranco Fini traccia un bilancio degli ultimi quindici anni di alleanza tra Forza Italia e Alleanza Nazionale: «con alti e bassi, con momenti difficili, ma senza mai una rottura insanabile» Secondo Fini il Popolo della Libertà «non è nato sul predellino di piazza San Babila» e il nuovo movimento politico «dovrà essere un partito ampio, plurale, inclusivo ed unitario», «non di una persona, ma di una nazione».

Dal 27 al 29 marzo 2009 si tenne alla Fiera di Roma il primo Congresso nazionale fondativo del Popolo della Libertà, a cui hanno assistito come ospiti anche i leader dei due partiti alleati Umberto Bossi e Raffaele Lombardo. La data fu scelta per ricordare il 27 marzo 1994, giorno della prima vittoria ottenuta dall’allora Polo della Libertà.

Alla chiusura del Congresso, i seimila delegati acclamamo all’unanimità Silvio Berlusconi come Presidente del PdL. Dal congresso scaturiscono anche le nomine dei tre coordinatori del partito: Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi.

27 marzo 2009: il primo giorno

Il primo congresso fu tenuto presso la Fiera di Roma nel quindecennale della prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi del 1994 con la partecipazione di quasi seimila delegati in rappresentanza dei partiti e movimenti fondanti il Popolo della Libertà.

In apertura dei lavori fu ascoltato l’Inno di Mameli e l’Inno alla gioia di Beethoven, rispettivamente inni della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea, e a seguire Annagrazia Calabria, la più giovane parlamentare del Popolo della Libertà, pronunciò il primo intervento, leggendo i saluti e gli auguri di buon lavoro inviati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra gli intervenuti vi fu il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, che lesse il messaggio di ringraziamento del PdL a Giorgio Napolitano per gli auguri inviati, ed il fondatore del partito Silvio Berlusconi, che delineò i principii e gli elementi fondanti il movimento politico. Egli, con riferimento alla scelta del nome Popolo della Libertà, affermò che «dovevamo essere un popolo prima di essere un partito. Due sono le parole d’ordine: Popolo e Libertà, che definiscono esattamente chi siamo, come dice il primo articolo della Costituzione». Inoltre indicò quali precursori ideali del PdL don Luigi Sturzo, «fondatore del partito che chiamò popolare», e Alcide De Gasperi e la Democrazia Cristiana, richiamandosi peraltro alla figura politica di Bettino Craxi, a proposito del quale affermò che «Il mio amico Bettino Craxi ebbe il merito, di rivolgersi per primo alla destra del Parlamento Italiano dicendo che chi sedeva tra quei banchi sarebbe stato trattato alla pari: decretò concretamente la fine del cosiddetto arco costituzionale». Berlusconi proseguì affermando, a proposito delle finalità cui era diretta la nuova compagine politica, che «quella del Popolo della Libertà sarà una rivoluzione moderata, liberale, borghese, popolare e interclassista».

Verso il secondo appuntamento elettorale: le polemiche sulle liste europee

Il 14 febbraio 2009 il Popolo della Libertà annunciò che in vista del rinnovo del Parlamento europeo tra le proprie liste sarebbe stato candidato alle elezioni europee Clemente Mastella, leader dell’UDEUR e già ministro della Giustizia del secondo governo Prodi. Alcuni quotidiani riportarono che tale annuncio non fosse stato gradito dalla base del partito. Nelle medesime elezioni Berlusconi si presentò in qualità di capolista per il Popolo della Libertà in tutte e cinque le circoscrizioni elettorali italiane, attirando critiche di parte dell’opposizione, in quanto le cariche di parlamentare nazionale e membro dell’esecutivo di uno degli stati membri sono incompatibili con quella di deputato europeo. La scelta di Berlusconi fu condivisa anche da Antonio Di Pietro, che parimenti si candidò in tutte le circoscrizioni come capolista dell’Italia dei Valori.

Una ulteriore polemica esplosa sui principali quotidiani a diffusione nazionale concernente la formazione delle liste elettorali interessò la candidatura europea di giovani donne tra cui alcune collegate con il mondo dello spettacolo. I giornali riportarono di un corso di formazione politica per potenziali candidate, aperto il 21 aprile da Berlusconi nella sede del partito in via dell’Umiltà a Roma, nel quale le partecipanti erano circa trenta. Diverse di loro avevano già alle spalle una carriera politica in Forza Italia, come Beatrice Lorenzin, Michaela Biancofiore, Laura Ravetto e Annagrazia Calabria. Tra le partecipanti erano presenti attrici e personalità televisive come Angela Sozio, già concorrente della terza edizione del Grande Fratello, Barbara Matera, ex annunciatrice Rai (che peraltro aveva svolto attività politica in Forza Italia), Camilla Ferranti, interprete di Incantesimo e Eleonora Gaggioli, attrice in molte fiction televisive. Nell’occasione Berlusconi disse loro: «molte di voi non lo sanno ancora (…) alcune saranno candidate» perché «voglio volti giovani, facce nuove, per dare un’immagine rinnovata al Popolo della Libertà e dell’Italia in Europa».

Il 27 aprile il web magazine della fondazione di area finiana FareFuturo pubblicò l’articolo Donne in politica: il “velinismo” non serve[117] a firma di Sofia Ventura, docente di scienza politica all’Università di Bologna. L’articolo analizzava l’annosa problematica, comune a molti paesi europei, della bassa percentuale di donne nelle istituzioni e confrontava le varie modalità per porvi rimedio, auspicando che un partito di governo come il Popolo della Libertà volesse interrogarsi seriamente sulla questione. La parte dell’articolo più citata dai media sarà però quella conclusiva, in cui la Ventura attaccava «la pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità». Secondo la Ventura, «il fenomeno del “velinismo” in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificanteche». Concludeva dicendo che «le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse».

Fini ne prenderà subito le distanze parlando di «valutazioni comprensibili ma eccessive»[119]. Nella serata del 28 aprile, la querelle venne rilanciata dall’intervento a sorpresa della moglie di Berlusconi, Veronica Lario, che rispondendo a delle domande via e-mail all’Ansa, scrisse che «quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti. Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere».

Il giorno successivo furono pubblicate le liste del PdL: in esse si ritrovarono solo tre “donne nuove”, con una delle quali, Barbara Matera, proveniente dal mondo dello spettacolo. Per alcuni organi di stampa, come il quotidiano la Repubblica, molte candidate erano state depennate dopo l’intervento della moglie di Berlusconi. Tale ipotesi è stata comunque smentita dal PdL.

Berlusconi presentò le tre “nuove candidate” e per il resto venne confermata quasi al completo la squadra degli europarlamentari uscenti, con l’inserimento di Mastella.

Elezioni europee e amministrative 2009

Il partito ottenne il 35,26% dei voti, non raggiungendo la soglia auspicata del 40%. Il risultato consolidò il ruolo del Popolo della Libertà come primo movimento politico italiano per numero di voti, in quanto il Partito Democratico, suo principale concorrente, si attestò su una percentuale inferiore, pari al 26,13% dei votanti. Dalle liste del PdL vennero così eletti 29 europarlamentari, che aderirono al Gruppo del Partito Popolare Europeo. Berlusconi mancò però l’obiettivo dei tre milioni di preferenze, totalizzandone due milioni e settecentomila circa. Nonostante le polemiche giornalistiche scatenate nei mesi precedenti, Clemente Mastella, Lara Comi, Barbara Matera e Licia Ronzulli risultarono tutti eletti.

Nelle contemporanee amministrative del 2009 il Popolo della Libertà riuscì a vincere in alcune amministrazioni precedentemente governate dal centro-sinistra, come nelle provinciali di Milano, Venezia, Piacenza, Napoli e Bari.

All’indomani delle elezioni il Presidente della Camera Fini aprì un confronto interno denunciando le politiche promosse dal PdL come troppo simili a quelle leghiste..

Il successo delle regionali e amministrative 2010

In occasione delle elezioni regionali e amministrative del 2010 il Popolo della Libertà, alleato con la Lega Nord al nord e l’Unione di Centro al sud, riuscì a strappare al centro-sinistra varie amministrazioni comunali (tra cui Chieti, Andria e Quartu Sant’Elena) e provinciali, oltre a quattro amministrazioni regionali (Piemonte, Lazio, Campania e Calabria) confermandosi inoltre alla guida delle due regioni in cui il centro-destra già ebbe vinto (Lombardia e Veneto) alle votazioni di cinque anni prima.

L’insuccesso in Puglia invece provoca le dimissioni da Ministro agli Affari regionali di Raffaele Fitto, leader del PdL pugliese; le sue dimissioni vengono però non accettate da Berlusconi.

Rispetto al 2005, allorquando il centro-destra ebbe a ritrovarsi alla guida di quattro regioni su venti (Lombardia, Veneto, Molise, Sicilia), dopo le elezioni regionali del 2010 la coalizione guidata dal PdL governò in undici regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Calabra, Sicilia, Sardegna) sulle venti d’Italia.

Nell’ambito del successo conseguito dalla coalizione, in termini meramente percentuali il Popolo della Libertà ottenne meno voti della sommatoria di Forza Italia e Alleanza Nazionale nell’Italia settentrionale a vantaggio della Lega Nord rispetto alle regionali di cinque anni prima.

La disfatta delle amministrative 2011 ed Alfano segretario

Durante le Elezioni amministrative del 2011, prime elezioni successive alla scissione causata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini e dai parlamentari a lui vicini, ed anche allo scandalo noto come caso Ruby che ha coinvolto personalmente il Presidente del Consiglio, accusato dalla Procura della Repubblica di Milano di concussione e prostituzione minorile, si registra un netto arretramento del Popolo delle Libertà e più in generale della coalizione a sostegno del premier Silvio Berlusconi.

Nelle grandi città al voto si registra una vittoria del centro-sinistra, la quale è particolarmente sorprendente ai ballottaggi di Milano, dove Giuliano Pisapia con il 55,1% riesce a battere il Sindaco uscente Letizia Moratti che si ferma al 44,89%[126], di Napoli, dove Luigi de Magistris con il 65,37% batte nettamente Gianni Lettieri che ottiene al 34,62%[127] e di Cagliari, dove Massimo Zedda col 59,42 % batte Massimo Fantola che ottiene il 40,57 %.

Nello stesso giorno della sconfitta, il coordinatore del PdL Sandro Bondi rimette il proprio mandato nelle mani di Berlusconi.

A seguito delle elezioni, dopo essere stato designato dall’Ufficio di Presidenza del PdL, il 1º giugno 2011 Angelino Alfano, già Ministro della Giustizia, viene eletto Segretario politico del PdL dall’Assemblea Nazionale del partito, con un solo voto contrario.

La vittoria alle elezioni regionali 2011 in Molise

Il 16 e 17 ottobre 2011, in occasione delle elezioni regionali in Molise del 2011, in base ai risultati, si registra una ripresa del partito e in generale della coalizione di centro-destra, dopo la sconfitta subita alle elezioni amministrative del 2011. Infatti, per la terza volta consecutiva l’esponente del partito Angelo Michele Iorio viene riconfermato Presidente della regione Molise, anche se con un margine molto più ridotto rispetto alle due elezioni precedenti il 2011; vince infatti di appena 0,79 punti percentuali sul candidato del centro-sinistra Paolo Di Laura Frattura.

Crisi economica e crisi di governo

Nel mezzo della crisi del debito sovrano europeo e della crisi economica italiana, la maggioranza che sostiene Berlusconi comincia a sfaldarsi. Il senatore Carlo Vizzini lascia il partito ed aderisce al PSI[134], ma è soprattutto alla Camera che l’emorragia di deputati del PdL mette in seria crisi la tenuta del governo.

Santo Versace[135] e Giancarlo Pittelli[136] lasciano il gruppo a settembre ed ad ottobre all’interno del partito le spinte per un nuovo governo sono forti, soprattutto da parte di Claudio Scajola e di Beppe Pisanu.

La prima avvisaglia di crisi è la non approvazione da parte della Camera del Rendiconto generale dello Stato[138]. Berlusconi non si dimette e la maggioranza si ricompatta pochi giorni dopo, ridando la fiducia al Governo, ma non partecipano al voto Giustina Destro e Fabio Gava.

Questi ultimi, insieme a Isabella Bertolini, Giancarlo Pittelli, Giorgio Stracquadanio e Roberto Antonione, scrivono una lettera aperta a Berlusconi, nella quale chiedono una nuova fase politica ed un nuovo governo.

Pur avendo riottenuto la fiducia, l’uscita di deputati non si ferma: in novembre Roberto Antonione, Alessio Bonciani, Ida D’Ippolito Vitale e Gabriella Carlucci[143] lasciano il partito.

Le dimissioni e la fine del governo Berlusconi IV

Alla seconda votazione per l’approvazione del Rendiconto generale dello Stato la maggioranza scende alla Camera a quota 308 deputati, con otto voti meno della maggioranza assoluta; non hanno partecipato al voto gli esponenti del PdL Fabio Gava, Giustina Destro, Roberto Antonione, Giancarlo Pittelli, Santo Versace e Francesco Stagno d’Alcontres. In seguito Gava, Destro, Antonione e Pittelli creeranno la componente del Misto Liberali per l’Italia.

Il 12 novembre 2011, dopo l’approvazione della Legge di stabilità 2012 in entrambe le camere del Parlamento, Silvio Berlusconi, come aveva precedentemente accordato con il Presidente Napolitano, rassegna le sue dimissioni e quelle del suo Governo, a causa della perdita della maggioranza assoluta alla Camera dei deputati e della crisi economica del paese.

L’appoggio al Governo Monti

Il partito a questo punto sceglie di schierarsi a favore dell’appoggio al governo tecnico guidato Mario Monti insieme a Pd e Terzo Polo.

Con l’appoggio a Monti, il PdL vede peraltro venir meno l’alleanza con la Lega Nord, che passa all’opposizione e muove critiche al partito di centro-destra, accusato di incoerenza e di appoggiare un governo formato da membri non votati dai cittadini.

Secondo i sondaggi[non chiaro] l’80% degli elettori del PdL è contrario al sostegno all’esecutivo tecnico, guidato dal presidente dell’Università Bocconi. [senza fonte]

Intanto si celebrano i Congressi Provinciali.

La sconfitta alle elezioni amministrative del 2012

Come successo alle amministrative del 2011, anche in quelle del 2012 il Popolo della Libertà ottiene scarsi risultati. Il PdL e la Lega Nord corrono divisi nella maggior parte delle città, ad eccezione di Gorizia, in cui confermano insieme il sostegno al sindaco uscente Ettore Romoli. In vari casi il candidato sindaco non riesce a raggiungere il secondo turno, superato da esponenti di altre liste: a Palermo, storica roccaforte del centro-destra, il candidato di PdL, Udc e Grande Sud ottiene il 12 % senza arrivare al ballottaggio; a Genova il candidato del PdL viene superato nei voti dal candidato del Terzo Polo e da quello del Movimento 5 Stelle e si ferma al primo turno.

Scontri interni

PdL Sicilia / Forza del Sud

Nel novembre del 2009 il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Micciché diede vita, insieme ai finiani, alla scissione del Pdl Sicilia[150]. Tra le motivazioni della rottura il continuo scontro con l’area del partito facente capo al Ministro Angelino Alfano, al Presidente del Senato Renato Schifani ed ai coordinatori Giuseppe Castiglione e Domenico Nania sulle posizioni nei confronti del Governo Regionale Siciliano guidato da Raffaele Lombardo. Dopo la scissione lo scontro all’interno della maggioranza siciliana si acuì al punto che i deputati del Pdl ufficiale votarono contro il DPEF del Governo, mettendo in crisi Lombardo che arrivò a dichiarare: “Con la bocciatura del Dpef, c’è stata la dissoluzione della maggioranza”.

Nel marzo 2010 Gianfranco Micciché dichiara di essere disposto a lasciare il Popolo della Libertà per creare il Partito del Sud.

L’esperienza del PdL-Sicilia si chiude quando la componente “finiana” aderisce a Futuro e Libertà per l’Italia, nuovo partito guidato da Gianfranco Fini, nato dalla scissione dal PdL; mentre la componente che fa riferimento a Gianfranco Micciché effettua una nuova scissione dando vita a un ulteriore partito denominato Forza del Sud, presentato ufficialmente il 30 ottobre 2010.

Lo scontro Fini-Berlusconi e la nascita di Futuro e Libertà

Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha inizio sin dall’annuncio della fondazione del PdL con il “discorso del predellino”: Fini si oppose nettamente all’iniziativa, marchiandola come «plebiscitaria e confusa». Nel dicembre 2007 l’ex leader di An rimarca ancora una volta la contrarietà al nuovo partito unico, dichiarando:

« Non se ne parla proprio, An non si scioglierà per entrare nel nuovo partito di Berlusconi. Quella è un’iniziativa plebiscitaria e confusa. »

Alle elezioni politiche del 2008 Fini però cambia opinione e si presenta con il Pdl. Le prime avvisaglie delle polemiche da Presidente della Camera col Presidente del Consiglio si hanno sulla proposta di Fini di dare il voto agli immigrati e sull’accusa da parte di Fini di abuso nei confronti del Governo degli strumenti del decreto-legge e del voto di fiducia.

Il 1º dicembre 2009 Fini critica aspramente Berlusconi in una conversazione privata con il magistrato Nicola Trifuoggi registrata a loro insaputa grazie ad un microfono inaspettatamente acceso. Fini accusa il premier di confondere la leadership con la monarchia assoluta ed il consenso popolare con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità. Dal PdL arrivano richieste di chiarimenti sulle parole dell’ex An.

Il 2 marzo 2010 Fini ribadisce la mancanza di sintonia con Berlusconi dichiarando:

« Avendo io contribuito a fondare il Pdl, ci sono molto affezionato…ma se mi chiedi se il Pdl mi piace così come è adesso, la risposta credo l’abbiano capita tutti, non c’è bisogno di ripeterla. »

L’apice dello scontro si raggiunge il 15 aprile 2010 con Gianfranco Fini che accusa Berlusconi di appiattirsi sulle posizioni della Lega Nord, minacciando di creare gruppi parlamentari autonomi. La polemica è talmente forte che il Presidente del Senato Renato Schifani dichiara che le continue divisioni possono portare ad elezioni anticipate. Nei giorni seguenti Bocchino annuncia la nascita di una corrente “finiana”articolata[163], mentre Berlusconi invita Fini a lasciare il partito e durante la prima convocazione della Direzione Nazionale (per l’occasione estesa anche ai gruppi parlamentari italiani ed ai membri del parlamento europeo del Pdl) il 21 aprile 2010, si verifica un duro battibecco tra i due nel quale Berlusconi chiede a Fini di lasciare la presidenza della Camera se quest’ultimo intende proseguire a fare politica dentro il PdL. Fini provocatoriamente risponde: “Altrimenti che fai? Mi cacci?”. Al termine viene approvato un documento con il voto contrario di 11 “finiani”, in cui si ribadisce che il partito non riconosce ufficialmente l’esistenza di correnti che contribuiscono a ledere la natura stessa di esso. Qualche giorno dopo viene ufficializzata la componente Generazione Italia, che riunisce tutti i finiani.

Il 30 luglio 2010 si costituisce un nuovo gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati denominato Futuro e Libertà per l’Italia per scissione da quello del Popolo della Libertà dopo il deferimento ai probiviri di tre fedelissimi di Gianfranco Fini (Italo Bocchino, Fabio Granata, Carmelo Briguglio) effettuato dall’Ufficio di presidenza del partito e all’indomani dell’elaborazione di un documento, sempre dell’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà e approvato con 33 voti favorevoli e 3 contrari, in cui viene sancita l’incompatibilità di Fini con i princìpi del partito e pertanto viene così affermata la sfiducia da parte del movimento politico verso Gianfranco Fini anche in qualità di Presidente della Camera. Tale gruppo parlamentare è costituito da 34 deputati finiani. Il 2 agosto 2010 viene formato al Senato della Repubblica con il nome di Futuro e Libertà per l’Italia un gruppo parlamentare finiano di 10 membri provenienti dal gruppo del PdL.

Il 26 ottobre Alfredo Biondi lascia polemicamente la Direzione Nazionale del PdL osservando, rispetto alla vicenda finiana, che «nel partito ormai vige una concezione feudale che non concepisce il dissenso interno». Per il PdL si tratta di una fase critica percorsa da diversi abbandoni, nonostante il governo passi indenne la mozione di sfiducia del 14 dicembre 2010, sostenuta dall’opposizione e da FLI.

Liberali per l’Italia

In occasione della votazione della Legge di stabilità per il 2012, durante la fase di pre-apertura della crisi di governo che preluderà alle dimissioni del Governo Berlusconi IV, il 12 novembre 2011 si costituisce alla Camera dei Deputati una componente del Gruppo Misto denominata Liberali per l’Italia – PLI formata da Fabio Gava, Roberto Antonione, Giustina Destro e Giancarlo Pittelli, usciti dal PdL, e da Luciano Sardelli, uscito da Popolo e Territorio.

Ideologia

« Quattordici anni dopo non c’è una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica. »

(Silvio Berlusconi, dal discorso alla manifestazione dei Circoli della Libertà in Piazza San Babila a Milano, 9 febbraio 2008)

I riferimenti ideali del partito si rintracciano nel conservatorismo liberale, nel cristianesimo democratico e nel liberalismo, tuttavia non mancano gruppi di estrazione socialdemocratica.

I principi cattolici sono quelli della dottrina sociale della Chiesa cattolica, con particolare riferimento all’importanza del ruolo della famiglia nella società, mentre i principi liberali si delineano nel sostegno dell’iniziativa privata, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, nonché nella necessità di attuare sgravi fiscali per le piccole e medie imprese.

Tra le tematiche care ad una destra moderna e solidale, opportunamente rappresentate nel partito, vi sono la priorità alla sicurezza del cittadino, la lotta all’immigrazione clandestina, il sostegno alle forze dell’ordine, il merito, le radici cristiane dell’Europa, il principio della legalità, l’attenzione alle politiche sociali e la rilevanza dell’identità nazionale.

Tra gli obiettivi del programma presentato agli elettori nel 2008 vi è la diminuzione del costo dello Stato, al cui funzionamento dovrebbero essere demandate non più di un terzo del PIL, e l’ammodernamento del sistema infrastrutturale italiano, tra cui il completamento dell’Alta Velocità ferroviaria e la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Onde ridurre i costi del funzionamento della macchina statale si mira alla totale riorganizzazione e informatizzazione della pubblica amministrazione, alla soppressione di tutti gli enti inutili e alla riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori presenti in vari livelli istituzionale (comuni, province, regioni).

Il PdL infine sostiene la necessità di profonde riforme costituzionali che trasformino l’Italia in senso federalista e presidenzialista. Nel discorso tenuto il 9 febbraio 2008 a Milano, Silvio Berlusconi affermò che Il Popolo della Libertà sarebbe diventato il partito unico del centro-destra e che i valori che muovono il “popolo” che sostiene il movimento, sono gli stessi che Berlusconi stesso delineava nel discorso della discesa in campo del 1994 e che non ha mai mancato di sottolineare nel corso della sua azione politica. La politica per il leader di Forza Italia “deve essere al servizio dei cittadini”, non i cittadini al servizio della politica ed essere “fondata più sui valori che sugli interessi”.

E ancora:

« Le radici giudaico-cristiane dell’Europa e la sua comune eredità culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo, sono le fondamenta della visione della società. I valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla famiglia politica del Partito Popolare Europeo: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà. »

« Noi crediamo che la persona – con i suoi valori ed i suoi principi, con la sua morale e la sua ragione di esistere e di migliorarsi – sia il principio ed il fine di ogni comunità politica, la sola fonte della sua legittimità. E che non possano esistere un’autentica giustizia ed una autentica solidarietà, se la libertà di ogni singola persona non viene riconosciuta come condizione essenziale dallo Stato. »

« Il Popolo della Libertà è nato dalla libertà, nella libertà e per la libertà, perché l’Italia sia sempre più moderna, libera, giusta, prospera, autenticamente solidale. »

Wolfram Nordsieck ha classificato il PdL come un partito conservatore liberale e democristiano.

Tuttavia Piero Ignazi, professore di politica comparata presso l’Università di Bologna, ha scritto che Il Popolo della Libertà esprimerebbe «una agenda (e un modo d’essere) lontani da quelli dei partiti moderati europei».

Collocazione europea

In ambito europeo il Popolo della Libertà aderisce al Partito Popolare Europeo, federazione politica federalista di centro-destra.

Durante l’iter fondativo del PdL Silvio Berlusconi ha spesso dichiarato come il partito avrebbe dovuto essere considerato la sezione italiana del Partito Popolare Europeo (PPE) che ha l’ambizione di rappresentare i movimenti di centro-destra, siano essi liberali, democristiani e di destra democratica d’Europa. Secondo i discorsi degli esponenti principali di Alleanza Nazionale pronunciati durante il congresso fondativo del Popolo della Libertà, la stessa AN (che fino al suo scioglimento aveva preso parte al gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni) ha accettato di aderire al PPE.

Wilfried Martens, presidente del PPE e in passato contrario all’adesione di AN,[178] ha partecipato al primo congresso del PdL ove ha affermato che «i valori del Popolo della Libertà sono quelli del Partito Popolare Europeo» e ha elogiato il percorso di Fini e il ruolo svolto da Berlusconi nel traghettare la destra italiana verso la federazione dei moderati europei. Tutto ciò ha garantito una veloce adesione del Popolo della Libertà al Partito Popolare Europeo, anche alla luce del fatto che, come ha ricordato Martens, il PdL è il partito successore di quella Forza Italia già partecipe “di vecchia data” al progetto politico di una sempre più forte unione dei partiti moderati d’Europa all’interno del PPE. L’ingresso del PdL nel PPE ha permesso a quest’ultimo di rimanere il gruppo di maggior peso all’interno del Parlamento europeo, nonostante la preannunciata uscita del Partito Conservatore dal gruppo. Attualmente gli eletti del Popolo della Libertà rappresentano la seconda più grande delegazione nazionale dopo quella tedesca della CDU all’interno del gruppo del Partito Popolare Europeo presso il Parlamento europeo.

Adesioni

Le radici storico-politiche de Il Popolo della Libertà.

  • Hanno aderito inizialmente al progetto de Il Popolo della Libertà formandone il Comitato Costituentei seguenti partiti e movimenti (tra parentesi il numero di membri):
    • Forza Italia (compresi Circoli della Libertà, Circoli del Buongoverno, Decidere!) (55+9=64)
    • Alleanza Nazionale (30+3=33)
    • Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi (3)
    • Popolari Liberali di Carlo Giovanardi (3)
    • Nuovo Partito Socialista Italiano di Stefano Caldoro (2)
    • Azione Sociale di Alessandra Mussolini (1)
    • Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova (1)
    • Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo (1)
    • Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio (1)
    • Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini (1)
    • Destra Libertaria di Luciano Buonocore (1)
    • Liberal Democratici di Lamberto Dini (1)
  • Hanno aderito successivamente:
    • Per la Liguria di Sandro Biasotti
    • Movimento per l’Italia di Daniela Santanchè, che si federa col Pdl mantenendo però la sua autonomia, il 24 febbraio 2010.
  • Hanno successivamente rinunciato all’adesione
    • Il Partito Repubblicano Italiano, per le elezioni politiche 2008, ha inserito propri candidati nelle liste del PdL (come già accaduto nel 2006 con Forza Italia per le elezioni della Camera e in parte del Senato) mantenendo però totale autonomia e non intendendo sciogliere il partito nel PdL.
    • I Liberal Democratici, che inizialmente avevano aderito al PdL, ne sono fuoriusciti poco dopo le elezioni del 2008. In dissenso Lamberto Dini e Giuseppe Scalera hanno lasciato il partito il 30 maggio 2008 rimanendo nel gruppo del PdL. Il movimento passa a Daniela Melchiorre e si colloca successivamente all’opposizione.
    • Il Partito Pensionati ha rinunciato a confluire nel PdL e ha ripreso la sua piena autonomia.
    • La Democrazia Cristiana, che mantiene la sua autonomia, rimanendo però alleata al PdL nelle elezioni amministrative.
  • Rinunciano momentaneamente all’adesione:
    • Il movimento Alleanza di Centro per la Libertà non ha dato, per il momento, la propria adesione al progetto.
  • Hanno presentato candidati nelle liste liste PdL:
    • Popolari UDEUR. Il 14 febbraio 2009 Clemente Mastella ha annunciato la propria candidatura alle Europee nelle liste del Popolo della Libertà; inoltre l’Udeur si allea con il PdL per le elezioni amministrative del 2009. In seguito alle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 Mastella è stato eletto parlamentare europeo del Popolo delle Libertà. In un primo momento si è ipotizzato che l’alleanza non sarebbe stata rinnovata in vista delle regionali del 2010. Successivamente il partito comunque si è alleato con il Popolo della Libertà, presentando in particolar modo il suo simbolo nel Lazio, in Campania e in Puglia, mentre in Basilicata ha formato la lista Per Pagliuca Per La Basilicata insieme a Noi Sud e ad altre 3 formazioni minori, e ha eletto in Campania due consiglieri, in particolar modo Sandra Lonardo, moglie del leader Clemente Mastella.

Correnti

Il Popolo della Libertà non riconosce ufficialmente correnti ma, vista anche la grandezza del partito, ci sono diverse aree interne che spesso sono “istituzionalizzate” tramite fondazioni. Tali fondazioni non sono però necessariamente sempre interne al PdL e quindi, per correttezza, si dividono le aree interne a seconda del maggior esponente politico di riferimento.

Un censimento interno al PdL individua sei aree, organizzate a loro volta in varie tendenze, per un totale di circa venti “correnti”. Tale ricostruzione sarà confermata tre mesi dopo da Milano finanza. Posizioni poi acuite dopo l’ultima riunione della direzione nazionale del PdL.

Correnti odierne

  • Area ex-Forza Italia: annovera al suo interno gli ex esponenti di Forza Italia.
    Sono ex-craxiani la Fondazione Bettino Craxi di Stefania Craxi e Maurizio Sacconi, il Nuovo PSI di Stefano Caldoro, l’associazione Noi Riformisti Azzurri di Alessandro Colucci (figlio di Ciccio Colucci), la FreeFoundation creata da Renato Brunetta, l’associazione Riformismo e Libertà di Fabrizio Cicchitto.
    In posizione isolata vi è invece l’ex ministro all’economia Giulio Tremonti ed i suoi fedelissimi come Marco Mario Milanese e Giuseppe Vegas; i Tremontiani sono anti-berlusconiani e filo-leghisti e si raccolgono attorno alla fondazione ResPublica.
    La Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello e Marcello Pera invece raccoglie coloro che vogliono coniugare liberalismo e dottrina sociale della Chiesa e sono detti anche Teocon.
  • Area ex-Alleanza Nazionale, costituita dagli ex membri di Alleanza Nazionale che non hanno seguito Gianfranco Fini nella sua scissione, è composta principalmente dagli uomini che fanno riferimento agli ex colonnelli di AN e dalle loro rispettive correnti:
    Gianni Alemanno ed i suoi uomini come Alfredo Mantovano e Mario Landolfi detti Alemanniani, che sono undici deputati e sette senatori, e che fanno riferimento alla Fondazione Nuova Italia;
    Ignazio La Russa con il gruppo La nostra destra ed il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri con la sua associazione Italia Protagonista, eredi della corrente Destra Protagonista ai tempi di AN;
    Altero Matteoli con Osservatorio Parlamentare – Fondazione della Libertà, che si è avvicinato ad Alemanno in chiave anti-Gasparri/La Russa.
    La componente annovera tra i propri esponenti principali anche Domenico Nania con il suo gruppo Destra-PDL e Giorgia Meloni, ex leader di Azione Giovani e ex presidente del movimento giovanile del PdL Giovane Italia.
  • Area ex-Democristiani: è animata dagli ex-dc come Mauro Cutrufo, Gianfranco Rotondi e la sua Democrazia Cristiana per le Autonomie, da Carlo Giovanardi ed i suoi Popolari Liberali, la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini e di Giuseppe Galati.
    L’area vicina al movimento ecclesiale Comunione e Liberazione è rappresentata soprattutto dall’associazione Rete Italia di Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e l’europarlamentare Mario Mauro ed è molto presente in Lombardia.
    Attorno all’ex-dc ed ex coordinatore FI Claudio Scajola si è formato un gruppo di parlamentari, detti appunto Scajoliani e raccolti nella Fondazione Cristoforo Colombo, critici nei confronti dell’operato del governo: Paolo Russo, Massimo Maria Berruti, Giuseppe Saro in posizione moderata, mentre scajoliani falchi sono Giustina Destro, Fabio Gava e Roberto Antonione (che lasceranno il partito per fondare i Liberali per l’Italia).
    L’ex ministro Beppe Pisanu è referente dell’ala moderata ma critica nei confronti di Berlusconi, che chiede di andare oltre al PdL per unire i liberaldemocratici; attorno a Pisanu si contano circa 27 senatori.
  • Berlusconiani, componente vasta che raccoglie gli esponenti più fedeli a Berlusconi.
    L’ala più moderata è formata dalla fondazione Liberamente, i cui aderenti sono considerati le colombe del PdL, fedeli a Berlusconi e sostenitori di Monti; vi aderiscono gli ex ministri Franco Frattini, Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Paolo Romani e Sandro Bondi ed i Club della Libertà di Mario Valducci.
    Altri fedelissimi sono Marcello Dell’Utri ed i suoi Circoli del Buongoverno, Michela Vittoria Brambilla ed i suoi Circoli della Libertà (dal febbraio 2010 divenuti Promotori della Libertà) ed anche ex dipendenti Publitalia ’80, come lo stesso Dell’Utri, Giancarlo Galan, Enzo Ghigo e Gianfranco Micciché.
    Fedelissimi e considerati falchi del PdL sono Daniela Santanchè ed Alessandra Mussolini.
  • Liberali: componente che raccoglie ex politici del Partito Liberale Italiano, della galassia radicale e repubblicana ed esponenti le cui posizioni sono di stampo liberale. Tra i maggiori esponenti l’ex radicale Daniele Capezzone, l’ex governatore veneto Giancarlo Galan e l’ex ministro della difesa Antonio Martino.
    Benedetto Della Vedova ha creato l’associazione Libertiamo, che in seguito si è però avvicinato a Fini.
    Gli ex segretari PLI ed ex ministri Raffaele Costa ed Alfredo Biondi hanno creato nel PdL l’associazione Unione Liberale di Centro.
    Di quest’area fa parte anche Guido Crosetto, che nel 2011 fonda, in chiave anti-Tremonti, l’associazione Controcorrente, a cui vi aderiscono circa trenta deputati, tra i quali Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e lo stesso Martino.

Ex correnti

  • Finiani: erano la componente vicina all’ex Presidente di AN Gianfranco Fini. Vi aderivano: l’associazione Generazione Italia di Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio, con posizioni molto critiche nei confronti di Berlusconi; improntate ad una maggiore moderazione invece erano la Fondazione Farefuturo di Adolfo Urso ed Alessandro Campi, l’associazione Area Nazionale di Roberto Menia e Silvano Moffa e l’associazione Spazio Aperto di Andrea Augello e Pasquale Viespoli.

Secondo Generazione Italia Gianfranco Fini avrebbe rappresentato nel PdL l’ala socialmente liberale per le sue idee non improntate al conservatorismo sociale in materia di ricerca sulle cellule staminali, eutanasia, salute, oltre che per temi quali assistenza, immigrazione e rapporto tra Chiesa e Stato. Inoltre, a differenza di Silvio Berlusconi, Fini avrebbe preferito che il Popolo delle Libertà avesse avuto una struttura di partito solida, piuttosto che le caratteristiche di un movimento “leggero”. Le idee politiche di Fini riguardanti le questioni morali e sociali erano condivise sia dall’area marcatamente laica, liberale e progressista proveniente da Alleanza Nazionale, sia da altre figure ugualmente liberali all’interno del PdL, tra cui Benedetto Della Vedova con la sua associazione Libertiamo e Alessandra Mussolini. La Mussolini, nonostante il suo percorso precedente (quale membro del MSI, di AN e leader di AS), aveva avuto opinioni socialmente liberali, simili a quelle di Gianfranco Fini, su diverse questioni, come l’aborto, la fecondazione assistita, i diritti dei gay, e le unioni civili.

Alla Camera erano Finiani oltre 40 parlamentari del PdL, cioè il 70% dei deputati ex-AN, mentre al Senato si scendeva al 50%; tra loro vi erano alcuni membri dell’Ufficio di Presidenza del PdL (Adolfo Urso, Italo Bocchino, Andrea Ronchi, Pasquale Viespoli) e la direttrice del Secolo d’Italia, Flavia Perina. Dopo l’espulsione di Fini questa corrente è confluita nel nuovo soggetto politico Futuro e Libertà per l’Italia.

Risultati elettorali

Il Popolo della Libertà

Voti

%

Seggi

Politiche 2008

Camera

13.642.742

37,4

276

Senato

12.678.790

38,2

146

Europee 2009

10.807.327

35,26

29

Regionali 2010

5.994.741[216]

26,7

176

Precedenti aggregati

FI+AN

Voti

%

Seggi

Politiche 1994

Camera

13.350.268

34,48

162

Senato

nel Polo

84

Europee 1994

14.197.809

43,09

38

Politiche 1996

Camera

13.582.640

36,23

157

Senato

nel Polo

91

Europee 1999

11.032.519

35,47

31

Politiche 2001

Camera

15.386.636

41,45

185

Senato

nella CdL

126

Europee 2004

10.542.851

32,42

25

Politiche 2006

Camera

13.756.102

36,06

208

Senato

12.438.098

36,41

119

Nelle istituzioni

Camera dei deputati

Gruppo Popolo della Libertà

XVI Legislatura

210 deputati

Senato della Repubblica

Gruppo Il Popolo della Libertà

XVI Legislatura

127 senatori

Parlamento europeo

Gruppo del Partito Popolare Europeo

VII Legislatura

24 europarlamentari

Struttura

Organi nazionali

  • Presidente: Silvio Berlusconi (29 marzo 2009-in carica)
  • Segretario Nazionale: Angelino Alfano (1º luglio 2011-in carica)
  • Coordinatori Nazionali: Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi (29 marzo 2009-in carica)
  • Capogruppo al Senato: Maurizio Gasparri (2009-in carica)
  • Capogruppo alla Camera: Fabrizio Cicchitto (2009-in carica)
  • Capo delegazione al Parlamento Europeo: Mario Mauro (2009-in carica)
  • Portavoce Nazionale: Daniele Capezzone (9 aprile 2009-in carica)[219]

Coordinatori regionali

  • Valle d’Aosta: Giorgio Bongiorno (2009-2011); Alberto Zucchi (2011-in carica).
  • Piemonte: Enzo Ghigo (2009-in carica).
  • Lombardia: Guido Podestà (2009-2011); Mario Mantovani (2011-in carica).
  • Veneto: Alberto Giorgetti (2009-in carica).
  • Trentino-Alto Adige: Cristano de Eccher e Walter Viola.
  • Friuli-Venezia Giulia: Isidoro Gottardo (2009-in carica).
  • Liguria: Michele Scandroglio (2009-in carica).
  • Emilia-Romagna: Filippo Berselli (2009-in carica).
  • Toscana: Massimo Parisi (2009-in carica).
  • Umbria: Luciano Rossi (2009-in carica).
  • Marche: Remigio Ceroni (2009-in carica).
  • Lazio: Vincenzo Piso (2009-in carica).
  • Abruzzo: Filippo Piccone (2009-in carica).
  • Molise: Ulisse Di Giacomo (2009-in carica).
  • Campania: Nicola Cosentino (2009-2012); Francesco Nitto Palma (commissario, 2012-in carica).
  • Basilicata: Guido Viceconte (2009-in carica).
  • Puglia: Francesco Maria Amoruso (2009-in carica).
  • Calabria: Giuseppe Scopelliti (2009-in carica).
  • Sardegna: Mariano Delogu (2009-2011)[220]; vacante.
  • Sicilia: Giuseppe Castiglione (2009-in carica); Domenico Nania (2009-in carica); Dore Misuraca (2012-in carica).

Organizzazione giovanile

Movimento giovanile Giovane Italia:

  • Presidente Nazionale: Giorgia Meloni
  • Coordinatore Nazionale: Annagrazia Calabria

Congressi

  • I Congresso Nazionale – Roma, 27-29 marzo 2009

Bibliografia

  • Silvio Berlusconi. Verso il Partito della Libertà: l’identità, i valori, il progetto, Mondadori, 2006.
  • Maurizio Gasparri, Il viaggio del Popolo della Libertà. Il PdL e le sue idee, Koinè Nuove Edizioni, 2009.

Fonte: Wikipedia

Nota: questo ritratto del Popolo della Libertà presenta dei caratteri di evidente simpatia per questo partito. Ciononostante, è molto dettagliato nei particolari. Affidiamo all’intelligenza dei lettori il compito di distinguere le informazioni dalle opinioni dell’estensore. A noi interessavano i particolari, nella convinzione che ciascuno valuterà il profilo in piena autonomia intellettuale.



Categorie:C04- Partiti e comunicazione politica

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