Salwa Al-Neimi intervista Naghib Mahfuz

Naghib Mahfuz: un potenziale enorme per la letteratura in lingua araba
ma la concorrenza della televisione è forte

Salwa Al-Neimi: intervista a Naghib Mahfuz
tratto da “la Repubblica”, 14 ottobre 1988.

Nel centro del Cairo si annida il Caffè Alì Babà, un locale popolare. E’ qui, nella penombra di una sala al primo piano, che Naghib Mahfuz legge i giornali del mattino e beve un caffè saada amaro. Chissà quale sarà stata la vita, ci si chiede, di questo funzionario tranquillo che conosce le cose in profondità. Scrivere è stata per lei una scelta di vita. E’ cambiato il suo rapporto con la scrittura, nel corso degli anni? No, il mio rapporto con la scrittura non è cambiato. Per me la scrittura è una fidanzata eternamente giovane. Non si incontrano nella vita due amori così importanti. L’ amore per la scrittura e la consapevolezza che essa è parte della mia vita non sono mai cambiati; e se la voglia di scrivere un giorno mi abbandonasse, mi auguro che quello sia il giorno della mia morte. Per quanto riguarda invece il lavoro, molte cose sono cambiate. Quando si comincia a scrivere, si ha un grande accumulo di esperienza umana. Si scrive a proposito di una cosa sola, mentre almeno tre altri temi ti occupano la mente… Quest’ anno, non ho scritto niente. Ho il desiderio di scrivere, ma mi manca il tema. Per esempio: ci sono in questo momento molti sintomi di degenerazione sociale su cui si potrebbe scrivere, ma io ne ho già scritto quando essa era agli inizi. Ho anche scritto sul personaggio dell’ opportunista. Cosa è cambiato, adesso? Quelli che descrivevo si perdevano per cinque lire, oggi lo fanno per cinque milioni… E’ la sola differenza, il sintomo resta uguale. Dal punto di vista psicologico e comportamentale, il personaggio non è cambiato. E’ per questo che oggi ho difficoltà a trovare argomenti per i miei libri. Inoltre non ho mai viaggiato. Se avessi viaggiato, la mia visione delle cose si sarebbe forse rinnovata, e avrei trovato di che scrivere. E allora perché non viaggia? E’ troppo tardi. Non posso più trarre profitto da un viaggio, oggi. Non posso più mangiare, né bere, né muovermi come un tempo. Non ci vedo bene per colpa del diabete e di una allergia alla luce, contratta nel 1935. Sono queste le cose che mi impediscono di viaggiare, adesso. E prima? Prima ne avevo la forza ma non il desiderio. Lei ha detto una volta che si può fare a meno della cultura ma non della scienza, che in questo mondo è necessaria. Non ricordo in quali circostanze l’ ho detto. Ma penso che per l’ uomo dare espressione alle proprie esperienze è una esigenza di cui non può fare a meno… L’ uomo ha bisogno di gettare uno sguardo critico sulle sue esperienze e di ritrovarle attraverso la cultura. La scrittura le ha portato una maggiore consapevolezza dell’ esperienza? Se lei non fosse stato uno scrittore, avrebbe potuto vivere i mutamenti sociali e politici dell’ Egitto in un modo così profondo quale ha fatto attraverso i suoi romanzi? Quei mutamenti li avrei vissuti ugualmente anche se avessi studiato la politica, o la sociologia. Esistono molti strumenti per penetrare la società. Del resto può accadere che un uomo colto non capisca nulla di ciò che avviene intorno a lui. Lei conduce una vita molto regolare: si dice che essa nasconda una vita interiore assai caotica. La mia vita l’ ho organizzata quando ero studente. Ho dovuto farlo a causa dei miei numerosi interessi. Volevo condurre un’ esistenza brillante, e quindi mi toccava lavorare molto. Mi piaceva giocare al calcio, andare al cinema, ricevere gli amici… Per poter fare tutto questo, ho dovuto suddividere rigorosamente il mio tempo. Molti miei amici erano bravissimi nel calcio, e venivano bocciati a scuola. O al contrario, studiavano tanto da non aver più tempo per divertirsi. Io invece mi sono organizzato, ho continuato a organizzarmi, e le mie giornate sono piene delle attività più diverse. Senza organizzazione, la tua giornata se ne va senza che tu riesca a riconoscerne l’ inizio, né la fine. La sua esistenza regolare non è dunque una sorta di fuga, come si dice in giro? Le ho appena fornito una spiegazione superficiale. Se poi ci sono delle motivazioni nascoste, Dio solo lo sa! Comunque quella spiegazione superficiale mi appaga, e perciò mi ritengo dispensato dal fornirne un’ altra. Lei si impone dei limiti assai stretti per la sua vita pubblica. Fortunatamente non accade la stessa cosa per la sua opera… L’ uomo che vive in società è diverso da colui che scrive. Chi scrive è solo e semplicemente un uomo. Come si svolge una giornata di lavoro per Naguib Mahfuz? Esco prestissimo e cammino per circa un’ ora al giorno. Poi vado al Caffè Alì Babà. Ho scoperto al primo piano una saletta dove me ne sto da solo a leggere i giornali prima di rientrare a casa. In casa scrivo fino a mezzogiorno, poi mangio. Dopo una breve siesta, passo la seconda metà della giornata a leggere. E arriva così l’ ora della televisione. In genere scelgo un film straniero: e dato che di solito non capisco la lingua, leggo i sottotitoli. Le mie serate le occupo così; del resto dormo poco. Adesso che potrei dormire, non ci riesco più, mentre quando ero studente non pensavo che al momento in cui avrei potuto farlo; avevo fretta di diventare un funzionario solo per poter dormire. Durante le ore di lavoro? (Ride) In tutti i modi la mia salute malandata ha cambiato tutto, oggi. Soffro di una atropia della retina, un malanno per cui non c’ è rimedio. Adesso sto facendo una cura, ma non so se, dopo, potrò ancora scrivere e leggere. Non so fino a che punto avrò l’ uso dei miei occhi. Lei passa metà della giornata a leggere: che cosa legge? Le mie letture sono molto diverse: filosofia, storia delle civiltà, letteratura, politica, opere di divulgazione…. Legge anche autori giovani? Leggo quelli che mi mandano i loro libri. I nostri giovani autori sono di buona qualità…. Ce n’ è qualcuno che potrebbe diventare un grande romanziere? Molti, se la nostra vita culturale fosse sana. Perché, oggi non è sana, secondo lei? Per niente. Quando ho debuttato, in Egitto c’ era il novanta per cento di analfabeti e il dieci per cento di gente che sapeva leggere e scrivere. Le persone colte erano un dieci per cento di questo dieci per cento, ma amavano veramente i libri, amavano veramente la cultura; sono loro che hanno creato i nostri giganti, Al-Aqqad o Taha Hussein. Si interessavano agli sconosciuti che cominciavano a pubblicare e leggevano quello che essi scrivevano, anche se erano pochissimi. Oggi ci sono milioni di persone che sanno leggere: uno scrittore arabo potrebbe avere cinque milioni di lettori. Ma a leggere sono in pochi, per colpa del basso livello della scuola, della crisi economica, della concorrenza della televisione… Quello che mi ha permesso di diventare quello che sono, non esiste più. C’ era aria, c’ era ossigeno: quando si accendeva una candela, qualcosa illuminava. Adesso non c’ è più ossigeno: quando si accende una candela, si spegne subito.
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Categorie:H06- Lingua e Letteratura araba - Arabic Literature

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