Il ballo nei versi delle canzoni e nell’immaginario collettivo

Il ballo nei versi delle canzoni e nell’immaginario collettivo

 

Il ballo nei versi delle canzoni

Francesco GucciniTango per due

(dall’album: “Quello che non…”- 1990)

Coppia che sta silenziosa, un po’ rigida e in posa, a ballare, una sera:
la vita è solo una cosa rimasta indietro non c’è più, ma c’era;
composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica,
l’ oggi ha cambiato facciata, ma di quell’ ieri passato io so
che tante ne potreste raccontare e il ricordo stempera e non guasta
quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
nate con un rapido “a domani”, continuate in giorni di “si” e “no”,
lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò…

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
lui bar, alcol ,nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
lei, lei rayon, lei signorina, la permanente coi ricci…

Coppia di fronte a un bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
la vita che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena…

Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l’ amore,
quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
quel gioco ardente e discreto, da allora sempre diverso ed uguale…
chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so
impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò…

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
lui bar, alcol, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
lei, lei rayon, lei signorina, lei, lei…

Paolo ConteAlle prese con una verde milonga

(dall’album: Paris Milonga – 1981)

Alle prese con una verde milonga
Il musicista si diverte e si estenua…
e mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me,
per la mia sensibilità, per le mie scarpe lucidate…
per il mio tempo e per il mio gusto
mi avrai, verde milonga inquieta
che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo,
mentre fai dannare le mie dita…
…io sono qui, sono venuto a suonare,
sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare…
e ammesso che la milonga fosse una canzone,
ebbene io l’ho svegliata e l’ho guidata ad un ritmo più lento…
così la milonga rivelava di sé molto più di quanto apparisse…
la sua origine d’Africa, la sua eleganza di zebra,
il suo essere di frontiera, una verde frontiera…
una verde frontiera tra il suonare e l’amare,
verde spettacolo in corsa da inseguire…
da inseguire sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi bianchi del silenzio
fin che Atahualpa[1] o qualque altro dio
non ti dica: descansate niño, che continuo io…
…io sono qui, sono venuto a suonare,
sono venuto a danzare, e di nascosto ad amare…

[1] si allude ad Atahualpa Yupanqui, ultimo grande interprete della danza pampera chiamata milonga.

Paolo ConteBoogie

(dall’album: Paris Milonga – 1981)


Due note e il ritornello
era già nella pelle di quei due
il corpo di lei mandava vampate africane,
…lui sembrava un coccodrillo…
i sax spingevano a fondo
come ciclisti gregari in fuga
e la canzone andava avanti
sempre più affondata nell’aria…

Quei due continuavano,
da lei saliva afrore di coloniali
che giungevano a lui come da una di quelle
drogherie di una volta
che tenevano la porta aperta
davanti alla primavera…

Qualcuno nei paraggi
cominciava a starnutire,
il ventilatore ronzava immenso
dal soffitto esausto,
i sax, ipnotizzati…
dai movimenti di lei si spandevano
rumori di gomma e di vernice,
da lui di cuoio…

Le luci saettavano
sul volto pechinese della cassiera
che fumava al mentolo, altri
starnutivano senza malizia
e la canzone andava elegante,
l’orchestra era partita, decollava…

I musicisti, un tutt’uno
col soffitto e il pavimento,
solo il batterista nell’ombra
guardava con sguardi cattivi…
Quei due danzavano bravi,
una nuova cassiera sostituiva la prima,
questa qui aveva gli occhi da lupa
e masticava caramelle alascane,

Quella musica continuava,
era una canzone che diceva e non diceva,
l’orchestra si dondolava come un palmizio
davanti a un mare venerato…

Quei due sapevano a memoria
dove volevano arrivare…

Un quinto personaggio esitò
prima di sternutire,
poi si rifugiò nel nulla…

Era un mondo adulto,
si sbagliava da professionisti…



Categorie:T14.06- Laboratorio sul ballo e sulla danza

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