La musica del ventennio fascista

La musica del ventennio fascista

Dall’Inno degli studenti a Giovinezza

La storia della celebre canzone Giovinezza comincia con una contraffattura. La melodia di Giovinezza era quella di un canto goliardico (intitolato Commiato) che all’epoca era discretamente diffuso, composto da Giuseppe Blanc nel 1909 su testo di Nino Oxilia. I percorsi che hanno dato vita a Giovinezza sono raccontati da Asvero Gravelli (I canti della rivoluzione fascista, Roma 1926). Blanc canta per la prima volta il Commiato alla mensa durante un corso di sci per gli Alpini e i giovani ufficiali lo proclamano Inno degli sciatori; durante la guerra lo stesso canto con le strofe scritte dall’ardito Marcello Nanni si diffonde tra i soldati (senza che Blanc stesso lo sapesse) e viene promosso a Inno degli arditi; nel 1919 la stessa canzone viene adottata dalle squadre fasciste (Savona e Straniero segnalano che una melodia popolare molto simile a quella di Giovinezza è pubblicata da Filippo Marchetti in una raccolta di cantari popolari romaneschi con il titolo Il cerchio). Nella raccolta di Carrara si trovano due varianti una intitolata Inno degli Arditi l’altra Inno fascista; mentre i versi ufficiali dell’Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista vengono poi scritti da Salvator Gotta. Nel tempo il testo si è modificato considerevolmente, mantenendo invariati solo la musica e il ritornello, e numerose sono state le varianti adottate via via dai fascisti

COMMIATO- INNO DEGLI STUDENTI

I.
Son finiti i giorni lieti
degli studi e degli amori,
o compagni in alto i cuori
e il passato salutiam!
E’ la vita una battaglia,
è il cammino irto d’inganni,
ma siam forti, abbiam vent’anni,
l’avvenir non temiam.

Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza!
Della vita nell’asprezza
il tuo canto squilla e va!

2.
Stretti, stretti sotto il braccio
d’una piccola sdegnosa,
trecce bionde, labbra rosa,
occhi azzurri come il mare…
Ricordate in primavera
nei crepuscoli vermigli,
tre le verdi ombre dei tigli
i fantastici vagar?

Giovinezza, ecc…

3.
Salve, nostra adolescenza!
te, commossi, salutiamo,
per la vita ce ne andiamo;
il tuo riso cesserà!
Ma se un dì venisse un grido
dei fratelli non redenti
alla morte sorridenti
il nemico ci vedrà!

Giovinezza, ecc…

GIOVINEZZA

Prima versione dell’inno del PNF 1922

Su, compagni in forti schiere,
marciam verso l’avvenire
Siam falangi audaci e fiere,
pronte a osare, pronte a ardire.

Trionfi alfine l’ideale
per cui tanto combattemmo:
Fratellanza nazionale
d’italiana civiltà.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Non più ignava nè avvilita
resti ancor la nostra gente,
si ridesti a nuova vita
di splendore più possente.

Su, leviamo alta la face
che c’illumini il cammino,
nel lavoro e nella pace
sia la vera libertà.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Nelle veglie di trincea
cupo vento di mitraglia
ci ravvolse alla bandiera
che agitammo alla battaglia.

Vittoriosa al nuovo sole
stretti a lei dobbiam lottare,
è l’Italia che lo vuole,
per l’Italia vincerem.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Sorgi alfin lavoratore
giunto è il dì della riscossa
ti frodarono il sudore
con l’appello alla sommossa

Giù le bende ai traditori
che ti strinsero a catena;
Alla gogna gl’impostori
delle asiatiche virtù.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

Gli anni Trenta – La conquista dell’Africa

AFRICA NOSTRA

(Ruccione)

1.

Son raccolte da cento contrade
le più belle legioni del mondo;
riprendendo di Roma le strade
oltrepassano il mare profondo.
Esse avanzano in terra africana,
sfavillanti di gioia pugnace
per donare alla patria lontana
un diadema di terre e di mar!

Siamo le camicie nere,
siamo fanti, siamo i primi,
siamo mille ardite schiere,
siam gli eroi di Mussolini!

Artiglieri e bersaglieri
Noi farem la nostra storia
Coi cannoni e con gli avieri
Colle bombe e coi pugnali!

2.
Annientato sarà dalla scure
che brandisce la mano Littoria
chi si oppone alle mète sicure
che il Fascismo ha segnato alla gloria.
Nel fiorire d’acciaio e di carmi
splenderà la radiosa Vittoria
nella luce fulgente dell’armi
l’Abissinia redenta sarà!

Siamo le camicie nere…

Fonte: audiocassetta, Inni del Fascismo. Canti d’Africa, vol. 7, Stereo DKC 288.

IN AFRICA SI VA

(G. Raimondi-E: Fratti)

1.
La tromba del quartiere è già suonata,
e l’adunata del battaglione;
un rigo in fretta per l’innamorata,
poi la sfilata lungo i bastion.
Eterne strade ancora tormentate
Risuona dei soldati la conzone:

Si va, per Mussolini,
nell’Africa Oriental,
abbiam con gli abissini
molti conti da saldar!
Per chiuder la partita
Portiam nella giberna
L’elisir di lunga vita
Per il Negus Selassié!

Si va, per Mussolini,
per l’Italia e per il Re!

E un giorno non lontano,
laggiù, sull’altipiano,
noi vedremo sventolare
più superbo il Tricolor!

2.
Tremante d’emozione una vecchietta
Si reca in fretta alla stazion,
per dire al figlio suo con amor:
fatti onore, io pregherò!
Ritornerò col segno del valore,
le grida il figlio mentre il treno va…

Si va, per Mussolini…

Fonte: audiocassetta, Inni del Fascismo. Canti d’Africa, vol. 7, Stereo DKC 288.

FACCETTA NERA

Faccetta nera è una canzone scritta da Giuseppe Micheli e musicata da Mario Ruccione nel 1935.

FACCETTA NERA

La versione originale in romanesco cantata da Carlo Buti

FACCETTA NERA

Il Ministero della Cultura Popolare, insoddisfatto  per la stesura del testo in romanesco del poeta romano Giuseppe Micheli, a causa dell’ammiccamento a rapporti interrazziali visto che definiva “romana” una ragazza etiope e per il senso troppo spiritoso di alcune parole, la censurò (sebbene le leggi razziali non fossero in vigore). Il Ministero pretese, tempestivamente, di modificare il testo per ben altre due volte, alterando notevolmente il senso e il significato della canzone, che venne così trasformata in un più rassicurante, per il regime, inno di conquista e di sottomissione degli abissini, notevolmente meno tollerante e scherzoso dell’originale. Infine, vennero eliminate pure tutte le parole e le inflessioni dialettali.

Se tu dall’altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.

Faccetta nera,
Bell’abissina
Aspetta e spera
Che già l’ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un’altra legge è un altro Re.

La legge nostra è schiavitù d’amore,
il nostro motto è libertà e dovere,
vendicheremo noi camicie nere,
Gli eroi caduti liberando te!

Faccetta nera,
Bell’abissina
Aspetta e spera
Che già l’ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un’altra legge è un altro Re.

Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.

Faccetta nera,
Sarai Romana
La tua bandiera
Sarà sol quella italiana!
Noi marceremo
Insieme a te
E sfileremo avanti al Duce
E avanti al Re!

CRONACA E STORIA

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Categorie:P08- Musica del secolo breve- Musica e politica

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