Paleoantropologia e preistoria (Periodizzazione)

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La preistoria (dal latino præ “prima, innanzi” e historia “storia”) è il periodo della storia umana che convenzionalmente precede la scrittura, quindi la storia documentata, abbracciando l’intervallo temporale, secondo una visione sufficientemente condivisa, da circa 2,5-2,6 milioni di anni fa al, almeno in eurasia, IV millennio a.C.. In alcune discipline e contesti è comprensiva della protostoria: quasi tutta l’era quaternaria.
Mentre l’inizio del periodo appare relativamente poco problematico, soggetto alla repertazione, e concerne la paleoantropologia e l’antropologia molecolare, il suo termine non è univoco e soggiace ad anche notevoli variazioni, prevalentemente di ambito geografico. Esistono molte culture non definibili preistoriche, specie nel continente americano ed in Africa subsahariana che non hanno, o hanno tardivamente introdotto, l’uso della scrittura; anche in Europa ed Asia vi sono inoltre state rilevanti differenze temporali. Il termine è stato inizialmente introdotto negli anni trenta del XIX secolo dal Paul Tournal, fondatore della Commission Archéologique e del museo di Narbonne, e poi diffuso in altre lingue.

La preistoria è convenzionalmente definita come il periodo della storia umana che precede l’invenzione della scrittura, intesa in senso tradizionale a circa il 3200-3500 a.C. nel vicino oriente, ovvero la storia documentata o registrata. Le scoperte recenti sulle prime notazioni sumeriche o balcaniche e le molteplici considerazioni sulle molte reinvenzioni della scrittura stessa, nonché eventuali notazioni prettamente preistoriche, non spostano il senso pratico di questa convenzione.
In alcune discipline, e in diverse tradizioni scientifiche comunque, la parte più recente della preistoria viene a sovrapporsi alla protostoria, arrivando a sfiorare il II millennio a.C. Quindi a seconda del contesto, con preistoria si può coerentemente intendere quanto scritto nella definizione iniziale, così come quanto definito nel Sistema delle tre età.

Con la comparsa di testimonianze scritte continuative e interpretabili gli storici hanno a disposizione per la loro ricostruzione degli eventi una più vasta e chiara documentazione che giustifica questa periodizzazione convenzionale.

La lunghissima fase della storia dell’uomo antecedente all’invenzione della scrittura a rigor di termini dovrebbe iniziare circa 200 000 anni fa quando nella regione dell’attuale Sudafrica appare un tipo umano, l’Homo sapiens che dal punto di vista anatomo-morfologico risulta in tutto identico all’uomo attuale.

Schema dell’evoluzione umana (pre-sapiens)
LEGENDA: A: Lukeino, Lothogam; B: Afarensis, Hadar (Etiopia); C: Afarensis (“Lucy”), Hadar (Etiopia); D: Africanus; E: Robustus; F: Ultimi australopitechi; G: Industria di Oldoway (Tanzania): ciottoli bifacciale (chopping-tools); H: Primi insediamenti strutturati, Melka Kunturé (Etiopia); I: Homo erectus in Europa; J: Avvio dell’industria acheuleana in Africa; K: Homo erectus in Francia; L: Avvio dell’industria acheuleana in Europa; M: Homo erectus in Germania; N: Uomo di Giava; O: Uomo di Tautavel (Francia); P: Dominio del fuoco: Nizza (Francia); Vértesszöllös (Ungheria); Q: Tecniche di caccia, Torralba del Moral (Spagna); R: Sinantropo (Uomo di Pechino), Zhoukoudian (Cina); S: Fossili pre-neandertaliani di Swanscombe (Gran Bretagna); T: Fossili pre-neandertaliani di Petralona (Grecia); U: Fossili pre-neandertaliani di Steinheim (Germania); V: Capanna, Nizza (Francia); W: Homo erectus, Gerona (Spagna). L’immagine riporta ancora la suddivisione, obsoleta, delle ere. Il periodo Quaternario attualmente inizia, col pleistocene, quasi 2,6 milioni di anni fa.

2,5 milioni di anni fa, sul Lago Vittoria, tra Uganda, Kenya e Tanzania

Tuttavia circa 2,5 milioni di anni fa, un tipo di ominide vivente nella regione intorno al Lago Vittoria, nel luogo dove attualmente confinano l’Uganda, il Kenya e la Tanzania, inizia ad utilizzare per la prima volta degli utensili dando inizio alla storia della tecnica. Per estensione, si può ipotizzare una possibile contemporanea origine del pensiero, che darà a sua volta inizio alla religione, all’arte, alla filosofia ed alla scienza pura.

Il lago Vittoria in Africa e l'attuale suddivisione geopolitica

Il lago Vittoria in Africa e l’attuale suddivisione geopolitica

Attualmente si tende a considerare preistoria, allineando scienze diverse interessate alle periodizzazioni, cioè antropologia, zoologia, archeologia (paletnologia), e geologia, ma soprattutto paleoantropologia, quindi un definito periodo geologico: l’era quaternaria, estendendo quindi la cronologia della preistoria a 2 588 000 anni fa e includendo l’olduvaiano inferiore (una definizione antropologica) e di conseguenza il genere Australopithecus, probabilmente l’Australopithecus garhi, tra le specie tecnologiche, in grado di produrre e utilizzare estensivamente utensili, anche se piuttosto grezzi. Secondo alcuni autori l’inclusione di australopitechi, estenderebbe il periodo alla comparsa del genere, circa 4 milioni di anni fa. L’invenzione del primo strumento di lavoro potrebbe giustificare quindi l’estensione della preistoria a tutto il quaternario, e forse oltre, con i gruppi di ominidi che utilizzarono utensili autoprodotti, dissimili dagli umani attuali, Homo.s.s.

La preistoria viene convenzionalmente suddivisa, in prima approssimazione in tre periodi rientranti in due diverse fasi:

  1. Fase preistorica, dominio delle tecniche litiche
    • Età della pietra: prodotti litici, in legno, osso, pelle.
      • paleolitico, un lunghissimo periodo, paragonato alle altre periodizzazioni, di oltre 2 milioni di anni; inizio ed evoluzione della modificazione degli strumenti in pietra
        • paleolitico inferiore 2 500 000 – 120 000 anni fa
        • paleolitico medio 120 000 – 36 000
        • paleolitico superiore, fino a 10 000 anni fa
      • mesolitico, un più breve periodo, uso di tecniche microlitiche e inizio della domesticazione animale
      • neolitico, levigatura dei manufatti, uso di ceramiche, progressivo abbandono del nomadismo, diffuse pratiche agricole
        • Età del rame o cuprolitico, che si sovrappone alle ultime fasi del neolitico, coesistendo l’uso del metallo con l’industria litica
  2. Fase protostorica, sovente esclusa dalla preistoria in senso stretto
    • Età del bronzo
    • Età del ferro

che si accavalla abbondantemente alla storia in senso stretto, e rientra in ogni ambito nella protostoria.
Sarebbe più corretto comunque, parlare sempre di fasi in quanto i periodi preistorici sono caratterizzati da, anche forte, differente durata temporale e termine nelle diverse regioni geografiche. Un esempio per tutti, nelle Americhe, le fasi glaciali, la cultura, la tecnologia, seguirono cronologie completamente differenti; basti pensare alla limitata e tarda diffusione della metallurgia, circoscritta al sud del continente e basata principalmente su rame, oro, argento.

La teoria dell’ evoluzione delle specie è fondamento della biologia moderna, dalle prime forme vitali strutturalmente semplici, nelle acque, all’origine dei regni dei viventi, allo sviluppo degli animali vertebrati, con la loro classe più evoluta: i mammiferi.

Premessa: il paleocene e la radiazione dei mammiferi

Lo sviluppo dei mammiferi e di conseguenza l’evoluzione della specie umana devono probabilmente la loro esistenza alla scomparsa dei dinosauri sulla quale circolano molte differenti ipotesi. L’estinzione avvenuta nel Cretaceo superiore, circa 65 milioni di anni fa, lasciò libere numerose nicchie ecologiche che durante il Cenozoico furono occupate dal gruppo dei mammiferi.

Tra i mammiferi primitivi, animali di piccole dimensioni simili agli attuali insettivori, alcuni svilupparono un modo di vita arboricolo, dando origine ai Primati.

Il miocene e l’evoluzione dei primati, fino a 5 milioni di anni fa

I più antichi progenitori degli attuali primati, gruppo a cui appartiene anche l’uomo, si possono riconoscere nelle tupaie, ora considerate appartenere ad un ordine a sé stante (gli Scandentia) e i lemuri, presenti oramai solamente nell’ecosistema del Madagascar.

L’uomo fa parte del grande gruppo delle scimmie catarrine o scimmie del vecchio mondo, separatesi dalle scimmie platarrine o scimmie del nuovo mondo almeno 40 milioni di anni fa. All’interno di questo gruppo, gli Hominidae si differenziarono nel Miocene inferiore circa 20 milioni di anni fa e, a 5-7 milioni di anni fa, da dati paleontologici e biomolecolari, si stima la divergenza genetica con le attuali, viventi, scimmie antropomorfe, (chimpanzee-human last common ancestor, CHLCA, CLCA, or C/H LCA). Il gruppo dal quale emergerà la nostra specie è quello degli Australopitechi, un ramo dei quali a partire da circa 4 milioni di anni fa diede origine a diverse specie ed ai progenitori del futuro nuovo genere Homo.

L’inizio del pleistocene, i primi uomini: Australopithecus garhi e Homo habilis, 2,5 milioni di anni fa

Il gruppo degli Australopitechi generò due rami evolutivi fondamentali, e perdurò per circa 2,5 milioni di anni, diversificandosi ecologicamente. Al ramo evolutivo un tempo definito gracile, per la struttura ossea meno massiccia dei suoi appartenenti, si pensa come al più probabile ceppo radiativo di Homo.

Il primo appartenente al genere Homo è l’Homo habilis i cui più antichi resti, provenienti dalla regione dei laghi del Kenia in Africa, risalgono allinizio del quaternario, circa 2,5 milioni di anni fa, e che ha contribuito alla creazione della cultura Olduvaiana.

Le caratteristiche dell’homo habilis

L’Homo habilis è una specie di ominide del genere Homo, apparsa nel Pliocene. L’Homo habilis è vissuto da circa 2,4 milioni a 1,5 milioni di anni fa. Le prime scoperte su questa specie vennero fatte dai coniugi Leakey nei primi anni sessanta nella gola di Olduvai in Tanzania. Questo luogo si è rivelato particolarmente importante per il numero di frammenti ossei rinvenuti negli anni, appartenenti a molte specie diverse. Tra queste vi sono le tracce di alcuni ominidi che già due milioni di anni fa dimostravano di avere capacità “umane”. Vicino ai loro resti sono stati trovati moltissimi manufatti di pietra dalla fattura elementare (tra questi, anche i cosiddetti chopper). Per questo motivo si sono meritati l’appellativo di “habilis”.

Dotato di una capacità cranica di circa 600-750 cm3, Habilis utilizzava i suoi strumenti per uccidere e squartare le carcasse di animali. Tali manufatti erano ancora abbastanza primitivi, ma il fatto che tali ominidi li costruissero implica delle importanti considerazioni:

  1. Habilis prefigurava la necessità futura di tali oggetti;
  2. Habilis sapeva scegliere i materiali disponibili per costruirli;
  3. Habilis possedeva l’abilità manuale e cognitiva per realizzarli secondo necessità.
Ricostruzione di Homo habilis

Ricostruzione di Homo habilis

È convinzione scientifica che per un certo periodo l’habilis abbia convissuto con le varie specie di australopiteco. Australopithecus garhi, è il principale primate co-indiziato di avere per primo prodotto e usato strumenti litici, contendendo a Homo abilis l’appellativo di primo umano.

La gola di Olduvai in Tanzania

La gola di Olduvai, importante sito archeologico africano, è un avvallamento lungo circa 40 km, chiuso da ripide pareti, situato nella pianura di Serengeti, nel nord della Tanzania, e collegato alla Grande Rift Valley che si estende lungo l’Africa orientale. La dizione locale originale del nome, Oldupai, significa sisal in lingua masai; l’area, semi desertica, è infatti cosparsa di piante di sisal e acacia arbustiva.

La gola di Olduvai in Tanzania

La gola di Olduvai in Tanzania

Mappa della Tanzania

Mappa della Tanzania

Da 1-1,5 milioni a 50-100 mila anni fa: l’Homo erectus

L’evoluzione, sempre avvenuta in Africa, dell’Homo habilis è l’Homo erectus che presenta una postura completamente eretta, un notevole sviluppo cranico e soprattutto lo sviluppo di una superiore tecnologia; gli strumenti dell’erectus non sono solamente oggetti che la natura fornisce, o poco modificati ma sono lavorati, modificati, adattati alle necessità con diverse tecniche.

I resti archeologici, principalmente tracce di accampamenti, ci confermano che l’erectus possedette il controllo del fuoco. Questa maggior conoscenza tecnologica e quindi la capacità di adattarsi a diversi ambienti è forse ciò che permette all’erectus di migrare, colonizzando tutte quelle parti del mondo che sono in collegamento diretto con l’Africa: l’Europa e l’Asia. Il più antico resto fossile europeo finora reperito è una mandibola trovata in Germania a Heidelberg. Da un’approssimativa datazione sembra risalire a 650 000 anni fa.

Il più antico sito europeo dell’erectus è la grotta del Vallonet sulla Costa Azzurra databile tra i 950-900 000 anni fa. In questa grotta sono stati trovati strumenti in pietra e anche schegge lavorate in osso che costituiscono i resti più antichi di strumenti preistorici in Europa. Non sono ancora presenti strumenti bifacciali.

In Europa ritrovamenti di utensili bifacciali indicano la presenza di questa tecnica solo 600 000 anni fa, mentre reperti di strumenti bifacciali recuperati in Etiopia vengono datati a molto prima: 1,5 milioni di anni fa.

Vi è ancora dibattito in relazione all’epoca della sua totale estinzione. Diverse popolazioni sono giunte fino a oltre 50 000 anni fa (Homo erectus soloensis e altri), evolvendo notevolmente le capacità tecniche, che fino a un certo punto si credevano appannaggio di specie ritenute più evolute.

Homo neanderthalensis e Homo sapiens, uomini “moderni”

fino a 30-28 mila anni fa: l’Homo neanderthalensis e la cultura musteriana

Uno degli ulteriori stadi evolutivi di Homo erectus è una specie che si è evoluta a partire da erectus o specie discendenti emigrati precedentemente in Europa che avevano originato la specie Homo antecessor forse evoluta in Homo heidelbergensis. Da questi ultimi, circa 130 000 anni fa, con una dominanza della cultura del musteriano ebbe origine quello che viene comunemente chiamato uomo di Neanderthal dalla valle tedesca dove vennero effettuati i primi ritrovamenti. A questa fase risalgono i primi ritrovamenti relativi a pratiche di arte e sepoltura. Alle fasi più tarde si riferisce la transizione al paleolitico superiore e a culture più sofisticate, come il castelperroniano, forse oltre.

Utensileria dell'uomo di Neandertal

Utensileria dell’uomo di Neanderthal

Da 200-150 mila anni fa ad oggi: l’Homo sapiens

In parallelo la specie sapiens evolve in maniera, a tutt’oggi pare, indipendente, a partire circa da 200 000 anni fa. I primi umani moderni si ritrovano nel sito Kibish nei pressi de fiume Omo, in Etiopia e nel sito Qafzeh-Skhul (Qafzeh e Es Skhul) nell’attuale Israele.

Il sito di Omo Kibish, Etiopia- Uno scheletro quasi completo di adulto maschio di homo sapiens

La formazione di Omo Kibish è uno dei numerosi siti di antiche formazioni rocciose (chiamate Kibish) situati all’interno dell’parco nazionale dell’Omo, in Etiopia sudoccidentale. Gli affioramenti dei Kibish sono dove gli scavi di Richard Leakey ed altri portarono alla luce i resti di homo sapiens risalenti a 125 000 anni fa. Omo Kibish-1, noto anche come Sito di ominidi di Kamoya (KHS), conteneva uno scheletro quasi completo di adulto maschio di homo sapiens.

Formazione rocciosa di Omo Kibish, nei pressi di Kibish, Etiopia, dove furono scoperti i resti umani

Formazione rocciosa di Omo Kibish, nei pressi di Kibish, Etiopia, dove furono scoperti i resti umani

I resti del Monte Carmelo in Israele (Skhul Cave)

Il Monte Carmelo è una catena montuosa lunga 39 km e larga 7 o 8 km, che si trova nell’Alta Galilea, una regione dello Stato di Israele. Sul fianco occidentale del monte, vi è la grotta di Kebara, che si rivelata uno straordinario sito archeologico, e dagli anni trenta in poi, ha rivelato tracce di strati del Paleolitico superiore e successivamente, negli anni cinquanta, anche del Paleolitico medio. Negli anni ottanta, è stata rinvenuta la sepoltura di un uomo adulto all’interno di una fossa, risalente a 60.000 anni fa.

Il Monte Carmelo in Israele

Il Monte Carmelo in Israele

L'ingresso della grotta di Skhul

L’ingresso della grotta di Skhul

I resti della Qafzeh Cave, presso Nazareth, in Israele

La grotta di Qa

La grotta di Qafzeh, presso Nazareth

L’evoluzione dell’homo sapiens in terra africana

In terra africana la specie di homo sapiens si evolve culturalmente. Sono numerosi i ritrovamenti fossili e di manufatti e, a tutt’oggi, il più antico ritrovamento di un oggetto dalle indubbie caratteristiche artistiche risale a 80 000 anni fa, in prossimità di Cape Agulhas, nella Caverna di Blombos, in Sud Africa.

Il sito presitorico di Blombos, in Sud Africa

Blombos è un sito preistorico a Cape Agulhas, in Sud Africa, circa 300 km a est di Città del Capo. Si trova in una piccola grotta che si apre ai piedi di una falesia di calcarenite ed è divenuto celebre per l’inattesa scoperta di vestigia indicatrici di comportamenti moderni e di preoccupazioni estetiche o simboliche (pezzi di ocra incisi con disegni geometrici regolari, punte di freccia, utensili in osso, perle e parti di collane e braccialetti ricavati dalla lavorazione delle conchiglie di piccoli gasteropodi marini. da orizzonti stratigrafici databili tra i 75 000 e gli 80 000 fa, ossia al paleolitico medio. Le scoperte fatte a Blombos hanno profondamente modificato la visione attuale della storia dell’arte e dell’evoluzione culturale durante il paleolitico, che apparirebbe più lenta e graduale di quanto non si credesse prima.

I reperti della Caverna di Blombos appaiono ora come la prima testimonianza dell’affermarsi di un comportamento creativo e di un sistema simbolico e culturale nell’Homo Sapiens.

Il sito di Blombos

Il sito di Blombos

Cartina della costa presso Cape Agulhas, con la localizzazione di Blombos

Cartina della costa presso Cape Agulhas, con la localizzazione di Blombos

L’espansione dell’homo sapiens in Europa

Circa 40 000 anni fa in Europa si parve ritrovare tracce dell’Uomo di Combe-Capelle e 35 000 anni fa dell’uomo di Cro-Magnon, dai siti di primo ritrovamento (il secondo presso il villaggio di Les-Eizies in Francia), zoologicamente e antropologicamente Homo sapiens. In seguito, il primo esemplare verrà fortemente postdatato, e un cromagnoide di Peştera cu Oase, in Romania, con 35 000 anni di età risulterà essere il sapiens europeo più antico, destinato a sostituire il Neanderthal.

L’evoluzione a tutto tondo, fisica, tecnologica e culturale, condurrà alla fine del paleolitico.

Negli ultimi anni si è rafforzata la teoria, pur con altalenanze scientifiche tuttora in corso, che vede neanderthal e sapiens (tra cui la popolazione Cro-Magnon) come due specie diverse evolutesi in modo quasi parallelo. L’uomo di Cro-Magnon, ovvero ascrivibile all’uomo moderno, sostituisce in Europa l’uomo di Neanderthal (che pare si estingua circa 28 000 anni fa) in un arco di tempo relativamente breve ma con una certa convivenza di alcune migliaia di anni, anche se non è ancora possibile stabilire che tipo di relazioni (collaborazione, indifferenza, guerra) si fossero stabilite tra i due gruppi umani.

La fine dell’era glaciale- 12.000 anni fa

12 000 anni fa, dopo andamenti e massimi espansivi differenti nelle diverse regioni geografiche, iniziava la fine dell’ultima era glaciale. Questo fu un evento di grande rilevanza nel determinare e favorire il prosieguo dell’evoluzione, a questo punto culturale, e non più fisica, umana.

Diecimila anni fa, l’olocene: agricoltura e sedentarismo dal Mesolitico al Neolitico

Con il termine dell’ultima glaciazione e con l’irrompere di una nuova economia fondata sull’agricoltura, che sostituisce nei gruppi umani più evoluti socialmente l’economia di caccia e raccolta, si dà inizio ad un venir meno al tradizionale nomadismo (attestato ancora in età mesolitica) della specie umana per un sedentarismo che con il tempo sarà sempre più spinto e di cui il processo di urbanizzazione sarà il sintomo più eclatante.

Un altro elemento non trascurabile e carico di conseguenze è che le comunità di agricoltori sedentari hanno la possibilità di accumulare proprietà e di conseguenza, tendono a proteggerle.

Periodizzazione

  • 5 – 6 milioni di anni fa: conquista della “stazione eretta”
  • 5 milioni di anni fa: sembrerebbe che a questa datazione si possa far risalire l’antenato comune agli ominidi e allo scimpanzé, che è il primate genealogicamente più vicino agli ominidi.
  • 3,2 milioni di anni fa: datazione del reperto paleoantropologico denominato “Lucy” in Africa. Reperto denominato scientificamente Australopithecus afarensis. Quando fu scoperto questo reperto suscitò molto scalpore anche tra i non addetti ai lavori poiché fu molto pubblicizzato anche nelle terze pagine dei normali quotidiani: si pensava di trovarsi di fronte alla “prima madre”, Eva, la madre di tutti i viventi, poi la notizia fu ridimensionata e ci si rese conto che Lucy era sì un ominide, ma di specie diversa da quella dell’uomo, in quanto fu escluso per questo tipo di ominide l’utilizzo di utensili.
  • 3 milioni di anni fa: datazione del reperto paleoantropologico denominato Australopithecus robustus.
  • Da 3 a 1,6 milioni di anni fa risalgono più reperti di un medesimo tipo Australopithecus africanus.
  • Da 2,5 a 2 milioni di anni fa risalgono i primi reperti di Homo habilis trovati in Tanzania nella gola di Olduvai. Poco più di un metro di altezza, con braccia lunghe così come quelle di “Lucy”, la caratteristica di questo gruppo di ominidi, ritenuti più socievoli degli australopitechi sarebbe che la preda sarebbe stata condivisa e consumata insieme.
  • 2 milioni di anni fa: è databile all’incirca il primo utensile per lavorare. L’uso di utensili non è in assoluto una prerogativa della sola specie umana, ma solo l’uomo è in grado di procedere oltre creando con tale strumento altri strumenti per creare strumenti in un circolo virtuoso.
  • Poco più di 1 milione di anni fa: a questa data risalgono i primi segni di presenza umana (Homo erectus) noti fuori dall’Africa.
  • 900 000 anni fa: avviene la migrazione degli ominidi dall’Africa all’Asia e poi ancora all’Europa. Dalla specie umana presente in Europa per mezzo milione di anni, prende origine circa 100 000 anni fa la specie Homo neanderthalensis, che si estingue circa 30 000 anni fa, dopo l’arrivo in Europa dell’Homo sapiens, diretto progenitore dell’essere umano moderno.
  • 400 000 anni fa: “scoperta” del fuoco. Le prime tracce di utilizzazione del fuoco vengono rinvenute in Cina.[1] Dapprima l’uomo impara a conservare quello provocato dai fulmini o da altri disastri naturali, in seguito il fuoco verrà ottenuto con mezzi rudimentali e la conservazione del fuoco talora avrà anche carattere rituale.
  • 200 000 anni fa: Homo sapiens, essere umano attuale i cui reperti più antichi sono stati rinvenuti in Sud Africa nelle caverne dette Border Caves (datazione approssimativa 130-74 mila), nelle caverne della foce del fiume Klasies (datazione approssimativa 115-74 mila), nei ritrovamenti etiopici in tufi vulcanici della valle del fiume Omo, circa 200 000 anni fa[2], datati con tecniche basate sui rapporto isotopici dell’argon, a 195 000 anni con una incertezza di ± 5 000 anni.
  • 40-35 000 anni fa: l’Homo sapiens giunge in Europa, dove già vive l’Homo neanderthalensis.
  • 34-24 000 anni fa: Venere di Willendorf, tra le più antiche espressioni artistiche della scultura.
  • 30 000 anni fa: termina la lunga convivenza tra vari tipi di ominidi. Da questo momento in poi i paleoantropologi hanno rinvenuto solo reperti di Homo sapiens, unico discendente degli ominidi sopravvissuti.
  • 20 000 anni fa: invenzione dell’arco, dopo l’invenzione della lancia avvenuta diverse migliaia di anni prima, che permette che la caccia grossa possa essere praticata più abitualmente.
  • 16 000 anni fa: in una grotta sotterranea nella Spagna orientale, in provincia di Valencia è stata ritrovata una rappresentazione di una figura umana, forse una donna, che raccoglie il miele da un alveare e lo mette in un cesto stando aggrappata a una scala di corda artisticamente intrecciata.
  • 15 000 anni fa: in una grotta in Francia è stata ritrovata la più antica rappresentazione della danza e del ballo in un graffito che rappresenta uno stregone nell’atto di svolgere una danza rituale.
  • 10 000 a.C.: fine dell’ultima glaciazione.
  • 11 000 – 9 000 anni fa: fondazione di Gerico, considerata la più antica città del mondo.
  • 8 000 a.C.: si stima che la popolazione mondiale nella sua totalità ammonti a circa 10 milioni di individui.
  • 6 000-5 000 a.C.: agricoltura. Il passaggio a un’economia agricola segna anche il passaggio dal nomadismo al sedentarismo che in seguito con l’avvio dell’urbanizzazione si intensificherà ulteriormente. Con l’agricoltura si ha una maggior necessità di avere figli e anche molti, di conseguenza aumenta e acquista un valore maggiore la fertilità e la figura della donna-madre, più ancora di quanto lo era già nell’epoca basata su un’economia di caccia e raccolta.
  • 3 500 a.C.: invenzione della scrittura. Convenzionalmente si pone termine al racconto della preistoria con questa invenzione e incomincia la storia vera e propria.
  • 3 500 a.C.: inizia l’epoca della metallurgia. La prima “civiltà dei metalli” comincia con l’uso dell’oro a scopi ornamentali e prosegue con l’età del rame, epoca in cui avvengono anche la domesticazione del cavallo e l’invenzione della ruota. Migliorando le tecniche di fusione, l’uomo impara a formare una lega del rame con lo stagno ottenendo così il bronzo, molto più duro ed utile per utensili ed armi. L’età del bronzo dura fino all’inizio dell’età del ferro, circa 1200 a.C.
  • 3 000 a.C.: prime grandi civiltà idrauliche sorte sui grandi fiumi del Nilo e del Tigri-Eufrate. La pianificazione e il controllo delle acque conducono ad uno sviluppo dell’economia agricola. Inizio dell’urbanizzazione e sviluppo delle scienze funzionali all’agricoltura: matematica, geometria, astronomia, ingegneria.
  • 2 200 – 1 200 a.C.: età del bronzo, che dura fino all’inizio dell’età del ferro, circa 1 200 a.C.
  • 1 100 a.C.: Sviluppo del primo alfabeto fonetico presso i Fenici.



Categorie:N04- Antropologia e paleoantropologia - Anthropology and Paleoanthropology

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