Politica, malavita e compravendita dei voti- Il caso Zambetti a Milano

Dal “Sistema Calabria” al “Sistema Italia”

“Il ‘Sistema Calabria’, governato dalla ‘ndrangheta calabrese, è diventato il ‘Sistema Italia’. La ‘ndrangheta non ha più bisogno di mobilitarsi, è la politica che la cerca perchè la riconosce come istituzione”.

Giuseppe Lombardo, procuratore antimafia di Reggio Calabria, ha spiegato a Sandro Ruotolo di Servizio Pubblico i rapporti tra politica e ‘ndrangheta e il sistema di compravendita di voti.

I voti si pagano: cento euro a voto in Calabria, cinquanta a Milano, come emerso nelle indagini che hanno portato all’arresto del Pdl Domenico Zambetti, 60 anni, importante assessore alla Regione Lombardia della giunta Formigoni.

Il responsabile dell’assessorato alla Casa è stato arrestato a Milano dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di 4.000 preferenze (decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010) pagando 200.000 euro alla ’ndrangheta.

Il caso Zambetti a Milano

Voto di scambio con la ’ndrangheta per un importante assessore Pdl della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni. Il responsabile dell’assessorato alla Casa, Domenico Zambetti, 60 anni, è stato arrestato a ottobre a Milano dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di 4.000 preferenze (decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010) pagando 200.000 euro a due colletti bianchi della ’ndrangheta. Uno dei due è un esponente della cosca calabrese «Morabito-Bruzzaniti» di Africo (Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato); l’altro è un referente invece del clan «Mancuso» di Palmi, il gestore di negozi Costantino Eugenio. Un tandem che a sua volta, oltre che all’hinterland milanese della famiglia «Barbaro-Papalia» di Platì, per investire sulla candidatura di Zambetti avrebbe attinto in parte a un bacino di preferenze nella disponibilità di Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, l’ex sondaggista di Berlusconi condannato nel dicembre 2011 in primo grado a 7 anni per la bancarotta Hdc.

L’arresto  segna il caso di maggior infiltrazione della ‘ndrangheta nella politica sinora svelato al Nord Italia dalle indagini. Zambetti, in Regione in passato responsabile dell’Ambiente e poi dell’Artigianato, è il quinto assessore delle varie giunte di Formigoni a essere arrestato, dopo Guido Bombarda (Formazione professionale), Piergianni Prosperini (Turismo), Franco Nicoli Cristiani (Ambiente, Commercio) e Massimo Ponzoni (Protezione civile, Ambiente). E in questo momento è anche il tredicesimo consigliere regionale dell’attuale assemblea (su 80) a finire sotto inchiesta.

Un’intercettazione ambientale, disposta dal pm Giuseppe D’Amico nell’automobile dei due ’ndranghetisti subito dopo l’incontro il 15 marzo 2011 tra uno di essi e Zambetti nell’Associazione culturale milanese dell’assessore «Centro e Libertà», secondo l’accusa documenta il pagamento appena avvenuto, da parte del politico ai boss, di una delle ultime rate (30.000 euro) della somma concordata al momento dell’accordo sui voti nel 2010.

L’assessore regionale alla Casa avrebbe anche fatto assumere la figlia di uno dei due ’ndranghetisti a termine all’Aler, l’ente case popolari, e promesso di attivarsi per far avere lavori a cooperative e ditte degli ’ndranghetisti: il gip milanese Alessandro Santangelo, estensore a Torino della sentenza-pilota Eternit sui morti per amianto, gli contesta i tre reati di «scambio elettorale politico-mafioso», «concorso esterno in associazione mafiosa» (ipotesi addebitata al pure destinatario di un ordine di arresto Ambrogio Crespi) e «corruzione» con l’aggravante di aver agevolato la ’ndrangheta.

L’inchiesta dei carabinieri ha monitorato anche tutta un serie di telefonate e lettere intimidatorie, foto e registrazioni con le quali gli ’ndranghetisti, in alcune fasi altalenanti del rapporto con il politico, contavano di richiamarlo all’ordine («ce l’abbiamo in pugno»), pena quello che nelle intercettazioni definiscono «il rimpasto degli accordi».

Ecco che cosa dicono di Domenico Zambetti i boss che lo tenevano in pugno. Il presunto boss Eugenio Costantino, in un’intercettazione, svela le manovre per tenere in pugno l’ex assessore alla Casa della Regione  Lombardia,  finito in carcere il 10 ottobre con l’accusa di  aver acquistato voti dalla ‘ndrangheta.
Nell’intercettazione ambientale del 6 giugno 2011, presente negli atti allegati alla richiesta di custodia cautelare, Costantino parla con Ciro Simonte, un altro degli arrestati: «Dobbiamo trovare un paio di troie, una sera di queste dobbiamo invitare Zambetti a cena, lo dobbiamo tenere sotto, quello esce pazzo per le femmine. Adesso parlo con Alessandro (Gugliotta, uno dei collettori di voti per Zambetti, secondo l’accusa) che ha un amico che ha le femmine a Milano, che lo spella veramente, organizziamo una cenettina».
In un’altra intercettazione agli atti il boss definisce «idioti» i candidati che provano a vincere le elezioni senza ricorrere a trucchi.
Il 31 maggio 2011, Costantino parla al telefono con il chirurgo Marco Scalambra, anch’egli agli arresti, definendo sprezzantemente «un poveri idiota chi, in una competizione politica, ha cercato di vincere giocando pulito».
Nel frattempo Ambrogio Crespi, ritenuto dall’accusa uno dei presunti collettori di voti per Zambetti, ha fatto ricorso al riesame, attraverso il suo legale, l’avvocato Marcello Elia, per chiedere l’annullamento dell’ordinanza d’arresto.
Mentre Zambetti, difeso dall’avvocato Giuseppe Ezio Cusumano, continua a professarsi innocente e farà ricorso al riesame nei prossimi giorni.



Categorie:A08- Cronaca giudiziaria

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