A.DeL.- Come si affronta lo studio di Storia medievale a livello universitario

Oggi, al contrario di quanto accadeva un tempo, si avverte maggiormente la necessità di aiutare gli studenti che affrontano gli esami universitari, sia a livello di motivazione sia a livello di metodologia. Non si dà quasi niente per scontato se non si vuole rischiare di perdersi gli studenti per strada. Per questo molti docenti pubblicano sui siti delle rispettive università delle indicazioni più o meno brevi su quello che ci si attende. Tocca quindi allo studente farne buon uso.

Ma non sempre queste indicazioni sono veramente esaurienti. Non si parla mai dei fondamentali di una disciplina. Tra le eccezioni segnaliamo quella della prof.ssa Marina Gazzini, del Dipartimento di Storia dell’Università di Parma, da cui abbiamo largamente attinto per questa scheda. Ce ne sono anche altri, che ci sono risultati più o meno utili, ma quello della prof.ssa di Parma è di una lucidità didattica esemplare.

Tutti abbiamo constatato che gli studenti di storia spesso sembrano smarrire il senso stesso di un percorso storiografico determinato e quindi o lasciano o imparano tutto a memoria. Sembra invece più utile fornire degli spunti che aiutino a coniugare memoria e organizzazione concettuale. Questa è una cosa che si impara.

I testi – tutti, quelli della parte istituzionale, così come di quella monografica – vanno non solo letti, ma veramente studiati: e studiare significa leggere una prima volta, selezionare gli argomenti, rileggere almeno una seconda volta, provando quindi a ripetere, possibilmente ad alta voce, verificare cosa pare poco chiaro a questo primo tentativo espositivo, ponendosi delle domande. La prima è la seguente: il testo procede per problemi o semplicemente seguendo la cronologia? È questo solitamente il caso dei manuali, che peraltro, giocoforza, non possono risolversi in un mero elenco di date: ricordiamoci allora di disegnare, sulla base delle indicazioni cronologiche fornite dal manuale, un personale diagramma relativo alla sequenza dei secoli, collocando su di esso alcune date chiave di riferimento.

Nel caso di monografie, bisognerà poi sforzarsi ad una sintesi che individui il senso della ricerca esposta. Si mostrano di solito utili le seguenti domande: quali sono le tesi che il testo propone e come vengono dimostrate? quali le prospettive di ricerca? quali sono gli interlocutori, le teorie, i classici, gli autori con cui si discute? Essenziale si rivela anche la lettura delle introduzioni, soprattutto se ad opera di studiosi diversi dall’autore stesso, perché ci aiutano a collocare l’opera nel suo contesto di produzione, e ci possono fornire indicazioni biografiche illuminanti a comprendere l’impegno intellettuale a tutto tondo dell’autore (esemplare in proposito l’introduzione di Lucien Febvre all’Apologia della storia di Marc Bloch, testo fra i più consigliati, per il suo indubbio valore medotologico, fra i programmi medievistici).

Sono da leggere anche le note al testo e le tabelle, apparati critici utili a comprendere il lavoro dello storico, un sforzo in più che può tornare utile in seguito, al momento della stesura di una tesi, triennale e soprattutto magistrale, quando lo stesso studente sarà tenuto ad arricchire di note e tabelle il proprio elaborato. Spesso, in abbinamento ai testi in programma, lo studente trova consigliata la consultazione di dizionari storici, come il Dizionario del Medioevo, a cura di Alessandro Barbero e Chiara Frugoni (Roma-Bari 1994), o l’Enciclopedia del Medioevo (Le Garzantine, Milano 2007), o ancora il Dizionario dell’Occidente medievale, a cura di J. Le Goff e J.C. Schmitt, 2 voll., Torino 2011, ma altrettanto frequentemente lascia cadere l’indicazione perché ritenuta solo un aggravio al proprio impegno di studio. Invece si tratta di strumenti insostituibili non solo per un approfondimento del significato di certi termini – iconoclastia, feudo, banno, investitura, enfiteusi, regalia, eresia, allodio etc. – che il manuale può non chiarire del tutto, ma anche per acquisire maggiore disinvoltura nel loro uso.

Una delle competenze che si richiede allo studente è infatti quella dell’acquisizione dello specifico lessico medievistico. Sia chiaro poi che non è pensabile ricostruire lo svolgersi degli avvenimenti nel tempo senza collocarli entro precise coordinate spaziali. Per seguire gli spostamenti di una popolazione, le conquiste di un imperatore, i percorsi dei crociati, bisogna avere dimestichezza con l’orizzonte geografico ove questi fenomeni si vanno a collocare: di qui la frequente raccomandazione, anch’essa da non ignorare, all’utilizzo di atlanti storici, come il Piccolo atlante di storia medievale, 249-1492, a cura di Paolo Cammarosano e Fabio Mezzone (CERM, Trieste 2007), o di altri strumenti cartografici on line, come Atlante storico, la storia e altro ancora http://www.silab.it/storia/?pageurl=00-atlante-storico-on-line o le pagine dinamiche relative all’Italia dell’Osshe Historical and Cultural Atlas Resource, http://mappinghistory.uoregon.edu/english/EU/EU19-00.html.



Categorie:E01- Storia Medievale - Medieval History, W00- [LA SCUOLA COME LABORATORIO CULTURALE], X01- Didattica

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