Dati Istat sulla disoccupazione- Se il 36,5% di giovani senza lavoro vi sembran pochi- E chi ce l’ha un lavoro, è precario

Dati Istat sulla disoccupazione- Se il 36,5% di giovani senza lavoro vi sembran pochi- E chi ce l’ha un lavoro, è precario

L’Italia fa registrare un nuovo, triste record. I disoccupati italiani a ottobre: sono 2 milioni e 870 mila.  Il tasso di disoccupazione a ottobre supera la soglia dell’11%, raggiungendo l’11,1%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su settembre e di 2,3 punti su base annua. Lo rileva l’Istat (dati destagionalizzati e provvisori). È il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie mensili). Guardando alle serie trimestrali è il maggiore dal primo trimestre ’99. In valore assoluto i disoccupati sono 2,87 milioni. A ottobre il numero record di disoccupati deriva da un aumento del 3,3% su base mensile, con quasi cento mila persone in più alla ricerca di un impiego rispetto a settembre (+95 mila), mentre su base annua si contano 644 mila disoccupati in più, con un rialzo del 28,9%.

Il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, commenta: «Il 2013 sarà un anno sul piano occupazionale molto più pesante del 2012 che già è stato il più pesante di questi anni». A margine di un convegno sulla maternità negata a palazzo Valentini, la Camusso sottolinea che l’anno prossimo «non essendo intervenuti sui fattori che determinano le difficoltà» ci sarà un «effetto moltiplicatore». E ha aggiunto: «La riorganizzazione degli ammortizzatori sociali sarebbe certamente da rinviare nel momento in cui ci sarà la crescita».

Situazione ancora peggiore per i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a ottobre è al 36,5%, è il livello più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia dall’inizio delle serie trimestrali, cominciate nel IV trimestre del 1992. L’Istat sottolinea anche come tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 639 mila.

Più complesso il dato relativo all’occupazione femminile. Se in termini assoluti non c’è grande differenza tra uomini e donne che hanno perso il lavoro, in termini congiunturali aumentano in percentuale le disoccupate è in crescita perché ci sono più donne che cercano lavoro.

Ma, secondo l’Istat, nel terzo trimestre 2012 le figure lavorative a tempo pieno continuano a mostrare una forte caduta (-2,0%, pari a -398.000 unità rispetto allo stesso periodo di un anno prima). Il risultato riflette soprattutto il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-2,7%, pari a -347.000 unità), specie nelle costruzioni e nel settore dell’amministrazione pubblica. Prosegue, ininterrotta dal I trimestre 2010, la crescita degli occupati a tempo parziale che nel terzo trimestre 2012 manifesta un incremento su base annua dell’11,6% (+401.000 unità). L’aumento coinvolge le posizioni lavorative dipendenti maschili e, nei valori assoluti, soprattutto quelle femminili; in tre casi su quattro si tratta di part-time involontario, ossia dei lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. Continua a crescere il numero dei dipendenti a termine (+3,5% pari a 83.000 unità), ma esclusivamente nelle posizioni a tempo parziale. Circa la metà dell’incremento del lavoro a termine interessa i giovani di età inferiore a 35 anni e caratterizza soprattutto il commercio e gli alberghi e ristorazione. L’incidenza dei dipendenti a termine sul totale degli occupati sale così al 10,7%. Significativo è anche l’aumento dei collaboratori (+11,6%, pari a 45.000 unità), concentrato nei servizi alle imprese e nell’assistenza sociale.

Se in Italia la disoccupazione è un problema, non va meglio in Europa. Secondo l’Eurostat, nell’Eurozona a ottobre sono stati registrati 18,7 milioni di disoccupati, pari all’11,7% dato in crescita (+0,1 punti) rispetto al mese precedente. Su base annua l’aumento della disoccupazione è stato di +1,3 punti (10,4% a ottobre 2011), colpendo 2,16 milioni di persone in più in 12 mesi.

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