Parte la campagna del movimento “Cambiare si può”- Quarto polo alternativo a tutti

Parte la campagna “Cambiare si può”. I sottoscrittori si incontreranno in un’assemblea pubblica che si terrà sabato prossimo, 1 dicembre 2012, al Teatro Vittoria a  Roma.

“Un’iniziativa politica nuova e non la raccolta dei cocci di esperienze fallite, dei vecchi ceti politici, delle sigle di partito, della protesta populista. Un’iniziativa che porti alla costituzione di un polo alternativo agli attuali schieramenti, con uno sbocco immediato anche a livello elettorale.

Un’iniziativa che parta dalle centinaia di migliaia di persone che nell’ultimo decennio si sono mobilitate in mille occasioni, dalla pace ai referendum, e che aggreghi movimenti, associazioni, singoli, amministratori di piccole e grandi città, lavoratrici e lavoratori, precari, disoccupati, studenti, insegnanti, intellettuali, pensionati, migranti in un progetto di rinnovamento delle modalità della rappresentanza che veda, tra l’altro, una effettiva parità dei sessi”.

È quanto si legge sul sito della campagna “Cambiare si può! Noi ci siamo”, lanciata con l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 “una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono”.

L’appello nazionale, che in pochi giorni ha già raccolto migliaia di firme, è stato promosso da personalità di spicco della società civile, della cultura, dell’economia, dello spettacolo che intendono proporre un’alternativa alla politica liberista che, in tutta Europa, sta distruggendo il tessuto sociale senza dare soluzione alla profonda crisi in atto. Fra i promotori

  • Luciano Gallino (professore sociologia, Università di Torino)
  • Livio Pepino (magistrato, responsabile Edizioni Gruppo Abele)
  • Marco Revelli (professore di scienza della politica, Università del Piemonte orientale)
  • don Marcello Cozzi (vicepresidente nazionale Libera)
  • Antonio Di Luca (operaio, Fiom, Pomigliano)
  • Chiara Sasso (scrittrice, Coordinamento Rete dei Comuni Solidali)

Si tratta di un’iniziativa volta a far emergere, sul territorio, i presupposti per la costruzione di una lista elettorale alternativa alle politiche del Governo Monti, ma anche alle proposte del Pd-Sel e del Movimento 5 stelle.

“Cambiare si può” vuole portare all’affermazione di una politica nuova portata avanti da una rappresentanza preparata e al servizio della comunità.

Lo schieramento politico alternativo intende impegnarsi per il rispetto dell’ambiente, la valorizzazione dei beni comuni, l’accoglienza, la riconversione di ampi settori dell’economia ed il rilancio occupazionale. “Non è un’illusione, ma il compito di una politica lungimirante”, si legge nell’ appello.

Si tratta di un’iniziativa volta a far emergere, sul territorio, i presupposti per la costruzione di una lista elettorale alternativa alle politiche del Governo Monti, ma anche alle proposte del Pd-Sel e del Movimento 5 stelle, che da un lato non offrono una via d’uscita equa e convincente dalla crisi in atto e dall’altro lasciano a desiderare sul piano della democrazia interna.

“Per una vera alternativa politica, che sappia e voglia mettere in discussione questo modello di sviluppo e di società, restituendo la sovranità ai cittadini, riaffermando l’autonomia e la supremazia della politica rispetto ai mercati e alla finanza, tutelando e preservando i beni comuni, io aderisco a Cambiare si può”. È quanto ha dichiarato Domenico Finiguerra, ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, copromotore Forum Salviamo il Paesaggio e Rete Stop al Consumo di Territorio.

In merito alla campagna “Cambiare si può” si è espresso anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Condivido il contenuto e lo spirito dell’appello per le elezioni politiche del 2013 ‘Cambiare si può’ promosso e già sottoscritto da importanti esponenti del mondo della cultura e dell’università, della magistratura e della società civile, dei movimenti e dell’amministrazione locale. Non posso infatti che riconoscere, come scritto nell’appello, l’importanza di centrare ‘l’obiettivo di presentare alle elezioni del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono’”.

Intanto, è stato preparato un manifesto,  che all’inizio del mese aveva 70 firme e che ora ne ha 3.600, fortemente sostenuta proprio da Luigi de Magistris. Il sindaco arancione sarà protagonista insieme a Ingroia dell’assemblea di Roma, e dodici giorni dopo lancerà nome, simbolo e prime candidature della lista.

Antonio Ingroia

Ci lavora da tempo. Ci lavorano i suoi a Napoli. La convergenza con Giuliano Pisapia, però, è fallita negli ultimi giorni. Il sindaco di Milano spingeva affinché l’operazione avvenisse all’interno di un’alleanza con il Pd. E non è un caso, che ieri abbia formalizzato il suo endorsement per Nichi Vendola alle primarie. De Magistris ci ha pensato un po’. Il legame con Pisapia, così come quello con Michele Emiliano e Marco Doria, era importante per richiamare quell’”onda arancione” che è stata vincente alle amministrative, con risultati andati ben al di là delle aspettative. I professori che mesi fa avevano già lanciato il movimento Alba (alleanza per il lavoro, l’ambiente e i beni comuni), però, spingono per restare fuori. E si fanno forti della vicinanza a un nome che può fare la differenza in termini di voti, quello appunto di Antonio Ingroia, già corteggiato da Antonio Di Pietro e da Beppe Grillo (cui ha cortesemente detto no).

Luigi De Magistris

L’idea è che la lista Arancione possa raccogliere consensi – tanti da superare la soglia di sbarramento – a sinistra delle coalizione del Pd, recuperando così una quota di voti altrimenti diretti verso l’astensione e verso Beppe Grillo. Poi, dopo il voto, la strategia è presto detta: «Saranno loro a dover scegliere se, per fare un governo – dice de Magistris – preferiscono noi o l’Udc».



Categorie:C04- Partiti e comunicazione politica

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