Come il sistema Iron Dome ha salvato Israele contro i razzi palestinesi

Come il sistema Iron Dome ha salvato Israele contro

i razzi palestinesi

Il radar prodotto dalla Elta, cardine del sistema Iron Dome

Le guerre sono sempre sanguinose e politicamente pericolosissime. Nel caso della crisi tra Israele e Gaza si sono contate parecchie decine di morti tra i palestinesi, per via dell’asimmetria delle forze in campo. Israele dispone di un sistema di difesa e di attacco tra i più avanzati del mondo. Gaza conta una popolazione che è tra le più povere della terra. I morti da parte palestinese sono  oltre 140 morti e 1.100 feriti, in maggioranza bambini, donne e anziani – i dati sono dell”Associazione medici di origine straniera in Italia e del Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia), in costante collegamento telefonico con il direttore generale della Mezzaluna rossa palestinese, Kalad Gjwda.

Dei costi umani del conflitto parliamo in altra sede, qui vorremmo delineare alcuni aspetti militari che sono destinati a fare storia in Medio Oriente.

I razzi iraniani Fajr-5 lanciati dai palestinesi da Gaza contro Gerusalemme e Tel Aviv hanno fatto temere il peggio fin dalle prime ore dell’attacco israeliano con l’uccisione del leader di Hamas.  Hamas e la Jihad Islamica palestinese dispongono ancora di questi razzi a lungo raggio, imprecisi ma in grado di colpire fino a 75 chilometri di distanza. I primi raids aerei israeliani nei giorni scorsi hanno preso di mira proprio i depositi di Fajr-5 segnalati dalla ricognizione aerea e soprattutto dagli informatori palestinesi dell’intelligence di Gerusalemme.

Questi razzi sono stati centellinati dai palestinesi in un contesto che vede invece un intenso impiego di ordigni più piccoli e con minore gittata, dagli artigianali Kassam (5/12 chilometri di raggio d’azione) ai Grad da 122 millimetri (20/40 chilometri a seconda delle versioni), questo ha fatto pensare che la scorta era limitata. In tre giorni di conflitto infatti Hamas e i suoi alleati hanno  lanciato contro Israele circa 600 razzi, cioè lo stesso numero di ordigni che impiegarono nei 24 giorni dell’operazione “Piombo fuso”, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009. E’ un dato significativo del riarmo effettuato da Hamas in questi anni grazie agli amici iraniani e sudanesi ma anche grazie all’aiuto dei trafficanti che hanno fatto arrivare a Gaza molte armi prelevate dai depositi di Gheddafi durante la guerra civile libica.

Circa un terzo dei razzi lanciati da Gaza è stato intercettato dal sistema di Difesa Iron Dome e si trattava certamente degli ordigni che avrebbero provocato più danni e vittime poiché il radar dello “scudo” israeliano calcola la traiettoria del razzo valutando se intercettarlo per evitare che cada in aree abitate o lasciarlo andare se destinato a colpire zone disabitate.

Il sistema Iron Dome (kipat barzel) è un sistema d’arma mobile (radar EL/M-2084 MMR della Elta e missili Tamir della RAFAEL) per la difesa antimissile[3] sviluppato dalla RAFAEL, progettato per la difesa del punto e di piccole città, in grado di intercettare razzi a media velocità e proietti di artiglieria (viene citato il calibro da 155 mm, ma probabilmente sarà efficace contro il 180 mm) con traiettoria balistica. Il sistema è stato pensato come contromisura difensiva per la minaccia dei razzi Grad e Katjuša contro le popolazioni di Israele vicine ai confini, ed è stato dichiarato operativo nel marzo 2011. Viene presentato come capace di intercettare minacce a corto raggio, fino alla distanza di 40 km in tutte le situazioni meteo.

Non si tratta solo di sofisticazione tecnologica ma di una forma di risparmio non indifferente: il gioiello tecnologico realizzato dalle aziende israeliane Elta e Rafael (con un contributo finanziario statunitense pari a 275 milioni di dollari) utilizza un missile intercettore Tamir molto rapido e preciso ma che costa circa 30 mila dollari a esemplare e viene utilizzato solitamente per distruggere razzi del valore di poche migliaia di dollari, a volte anche meno come nel caso dei rudimentali Kassam prodotti con 800 dollari al pezzo.

L’Iron Dome è operativo da oltre un anno lungo i confini con Gaza e con il Libano (a difesa dai razzi di Hezbollah) ma in queste ore una batteria è stata spostata nell’area metropolitana di Tel Aviv. Le iniziative militari israeliane non sono certo solo difensive. Oltre al migliaio di missioni aeree effettuate su Gaza si infittiscono i segnali che indicano l’imminenza di un’offensiva terrestre contro Gaza. Il comando militare israeliano ha avvertito la popolazione del sud a prepararsi ad almeno sette settimane di battaglie, una tempistica compatibile con una lunga e meticolosa campagna terrestre tesa a smantellare le capacità militari dei gruppi armati palestinesi presenti a Gaza. La mobilitazione iniziale di riservisti, 16 mila richiamati in servizio più altri 14 mila in preallarme, poteva risultare compatibile con un’operazione ad ampio respiro nella Striscia di Gaza.

Contemporaneamente all’uso degli Iron Dome, il governo di Israele ha fatto uso su larga scala della minaccia di un’invasione via terra, con l’annuncio di una mobilitazione ampliata a 75 mila riservisti. Ai confini di  Gaza, poche ore prima della tregua erano ammassati 30.000 riservisti. Quattro anni or sono per l’operazione “Piombo Fuso” vennero richiamati 10 mila riservisti mentre nel 2006 la campagna nel sud del Libano ne vide mobilitati beh 60 mila. Secondo la Jihad islamica le minacce di Israele di lanciare un’incursione terrestre a Gaza e la decisione di richiamare 75.000 riservisti sono azioni di guerra psicologica (dichiarazione rilasciata dall’alto esponente della Jihad Ahmad al Mudallal all’agenzia iraniana Fars). Inoltre L’Idf si è servito largamente di mezzi mediatici-tecnologici affidati ai Social Network.

Il fatto è che Israele, anche a tregua raggiunta, non si fida completamente dell’Autorità palestinese:  Se non dovesse reggere l’accordo sul cessate il fuoco ci sarà “una più dura azione militare” contro i territori palestinesi. Così il premier israeliano Benyamin Netanyahu nel corso di una conferenza stampa, secondo quanto riportano le tv locali.

La complessità del dispiegamento bellico di israele si spiega col fatto che il sistema Iron Dome presenta alcuni inconvenienti ed è molto costoso; non si può fare affidamento solo su di esso. l sistema Iron Dome è stato criticato per i suoi costi proibitivi. Si stima che il missile intercettore Tamir costi 35.000–$50.000 dollari, mentre un razzo Qassam artigianale (e notevolmente meno efficiente) non costi più di 800 dollari. La RAFAEL ha risposto che il problema dei costi è sopravvalutato, dal momento che il radar dell’Iron Dome determinerà quali razzi possono colpire un centro abitato e dunque procedere a intercettare soltanto quelli pericolosi.

Più recentemente l’analista militare prof. Reuven Pedatzur (dell’Università di Tel Aviv) ha affermato che la presentazione dell’Iron Dome in modalità anti-Qassam:

« è tutto un inganno… il tempo di volo di un razzo Qassam fino a Sderot è di 14 secondi, mentre il radar e il controllo di tiro dell’Iron Dome necessitano di 15 secondi per identificare un bersaglio e tracciare la sua traiettoria. Questo significa che non può difendere da nulla sparato da meno di 5 chilometri; ma è piuttosto probabile che non possa neanche difendere da missili lanciati da 15 chilometri. Inoltre la massiccia disparità nel costo del singolo missile dell’Iron Dome (100.000 $) e del tipico razzo artigianale Qassam (50 dollari) significa che la faccenda dell’Iron Dome non ha alcuna logica »
(Reuven Pedatzur)

In un articolo del quotidiano israeliano Haaretz (Dic. 2011) si afferma che l’installazione di una quantità sufficiente di missili “Iron Dome”, in grado di difendere soltanto la parte settentrionale di Israele dai razzi di Hezbollah, potrebbe portare alla bancarotta della nazione.

Questa volta il sistema però ha funzionato, evitando una grave escalation del conflitto.



Categorie:00H- Storia militare, Y03- World News

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