Nel Web 550 miliardi di siti sommersi (e illegali). Quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg (2 miliardi)

Pochi sanno che il web è più invisibile che visibile. Il deep web, o web invisibile, è l’insieme delle risorse informative del World Wide Web non segnalate dai normali motori di ricerca. La rete, come la si conosce, è solo la punta dell’iceberg e contiene solo una minima parte del materiale effettivamente presente sul web: i file “emersi” sono circa 2 miliardi contro i 550 miliardi di quelli “sommersi”. La maggior parte dei file, infatti, non viene indicizzata dai normali motori di ricerca e per accedere ad essi è necessario utilizzare una particolare tecnica. Non bisogna necessariamente essere degli hacker per utilizzare questo tipo di tecnologia che, oltretutto, è facilissima da reperire sul web medesimo. Sono migliaia, infatti, i siti e i video che spiegano come accedere in questa “free zone” in totale anonimato.

Lo chiamano deep web e in pochi lo conoscono. È la parte nascosta di Internet, quella che non si vede in superficie e che, da qualche tempo a questa parte, sta diventando il posto ideale per le associazioni a delinquere di tutto il mondo.

Chi si addentra in questo mondo oscuro può trovare di tutto: dal mercato nero delle armi ai venditori di droga, dai killer su commissione fino ai siti pedopornografici. Inizialmente, il deep web era stato pensato come un grande spazio in libertà dove gli internauti potessero accedere ai cable di Wikileaks: qui ci si potevano scambiare, ad esempio, libri e dischi musicali. La creazione di questa nuova zona franca del web, però, non è passata del tutto inosservata alle organizzazioni criminali sul web che, al contrario, l’hanno repentinamente presa di mira e utilizzata per scopi illeciti. Le autorità sono, ovviamente, al corrente di queste attività illegali in rete ma, attualmente, non è possibile rintracciare gli autori di questi siti, in quanto dispongono di sofisticati programmi che permettono di rimanere costantemente anonimi cambiando indirizzo IP ogni 5-10 minuti.

Fonte: La Stampa



Categorie:S02- Storia di Internet

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