Penne rosse, sciopero bianco- I Prof fanno sul serio e intensificano le proteste, dal Miur a Youtube

Il flash mob del 28 ottobre davanti al Ministero (Foto Ansa)

Centinaia di professori hanno organizzato oggi a Roma un flash mob di protesta davanti al ministero dell’Istruzione contro l’aumento a 24 ore dell’orario previsto dalla legge di stabilità. Senza simboli politici o di sindacati i docenti si sono radunati sulla scalinata del ministero con cartelli che spiegano come le ore di lezione sono solo una parte del lavoro svolto. Non sono mancate le «carote di protesta» a ricordare la manifestazione della scorsa settimana degli studenti. I prof hanno portato i compiti davanti al Ministero dell’Istruzione e li hanno corretti per strada. Poi hanno sollevato in aria le penne rosse, uno dei simboli classici dell’insegnamento, e hanno gridato in coro «scuola pubblica, scuola pubblica». Prima di andarsene hanno lasciato le loro penne sulla scalinata che porta al dicastero.
«Questa settimana c’é stata una campagna di disinformazione sulla legge di stabilità. La commissione cultura della Camera non ha dato nessun parere sull’aumento delle ore di insegnamento e non è sicuro che questo provvedimento verrà ritirato, come è stato annunciato», ha detto al megafono uno dei coordinatori del movimento, Alessandro Natalini, professore di lettere in una scuola media di Centocelle. Per questo, ha aggiunto, «vogliamo che il presidio dei professori davanti al Miur diventi permanente: vogliamo ritrovatrici qui ogni domenica finché non ci sarà chiarezza».

Prossimo appuntamento annunciato, dunque, il 4 novembre alle 11 mentre proteste simili si sono svolte anche in altre città come ad esempio Pescara. «Se facciamo un calcolo delle ore che dedichiamo alla scuola nel corso di una settimana, non sono 18 ma 43,5», ha sottolineato una manifestante, professoressa di matematica e fisica al liceo scientifico Talete.
«Siamo considerati una classe di privilegiati e fannulloni, invece siamo un’agenzia educativa come la famiglia. La scuola statale è sotto attacco», ha aggiunto Paola Mastrantonio, docente di storia e filosofia sempre al Talete.
«Cinque ore consecutive, da sessanta minuti ciascuna, senza un intervallo, sono insostenibili. Come si fa a non capire il nostro lavoro?», si è chiesta una professoressa di francese di una scuola media. «Ho nove classi di circa 30 alunni», ha aggiunto, «250 compiti in classe da correggere e 250 cinquanta genitori ai colloqui. Con l’aumento delle ore di insegnamento i compiti sarebbero ogni volta 350».
«È importante stare qui la domenica quando il Ministero è chiuso per far capire che la scuola si fonda sul lavoro volontario delle persone», ha rimarcato Natalini.
In piazza, anche la protesta contro le affermazioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero: «Io sono ‘choosy’ verso i tagli alla scuola: no alle 24 ore», si leggeva sui cartelli appesi al collo di alcuni manifestanti. I docenti sono ‘schizzinosi’, dunque, ma verso le scarse risorse destinate alla scuola.

I docenti si sono dati un nuovo appuntamento per domenica prossima, alle ore 11, sempre sulle scalinate del ministero. Un movimento spontaneo, organizzato tramite il classico tam tam, i social network  e un nuovo canale su Youtube, Teacherpridetv. Nessun simbolo politico o sindacale, precisano, solo rabbia.



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