Antonio De Lisa- Padre Maurizio: l’umile prete di Caivano tra roghi tossici e formalismi prefettizi

Padre Maurizio Patriciello

C’è un prete a Caivano, provincia di Napoli, che non celebra solo messe e matrimoni. Si chiama Maurizio Patriciello e ha a cuore- oltre che la salute spirituale- anche quella materiale dei suoi concittadini. A Caivano c’è il problema dei rifiuti e dei roghi tossici ed è un problema grave, molto grave. Perciò si trova lì in quel momento, nell’ incontro in Prefettura, per denunciare l’allarme sui rifiuti tossici nelle province di Napoli e Caserta. Padre Maurizio è un uomo schietto, prende la parola per denunciare i rischi per la salute pubblica ma commette un errore fatale:  si rivolge al prefetto di Caserta, Carmela Pagano, chiamandola ‘signora’ invece che ‘signora prefetto’ come vuole l’etichetta. Si vede subito che qualcuno storce il naso, che a qualcuno interessa più un problema di etichetta che non quello dei roghi notturni, delle lingue di fuoco tossico altamente nocivo che si innalzano nei cieli di Caivano. Padre Maurizio continua a parlare e ripete “Signora”. Si infervora e intercala “Signora” raccontando di nubi di fumi di spazzatura e sporcizia. Ma il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, freme: non può accettare ancora l’oltraggio e interrompe bruscamente il prelato: “Lei manca di rispetto per le istituzioni” e poi scivola sull’italiano “se io la chiamerei signore, lei come reagirebbe?”. Poi si corregge: “Mi fa anche dimenticare l’italiano…”.

Ci vuole qualche secondo a padre Maurizio per capire di cosa stia parlando il prefetto, poi si scusa: “Non era mia intenzione offendere, mi spiace, non sono avvezzo a questi consessi, non volevo mancare di rispetto, perdonatemi tutti quanti, io sono un prete, un parroco di periferia”.  Non conosciamo, ed è un peccato, le reazioni della “Signora”, il “signor prefetto” di Caserta. Si sarà veramente risentita dell’affronto? Avrà pensato che quel pretaccio volesse mancarle di rispetto? Non sappiamo. Sappiamo però che  il prefetto De Martino ha sentito il bisogno di rispondere in rete, dando quella che definisce “la giusta connotazione dei fatti”. “Eravamo tutti riuniti nell’intento condiviso di contrastare il fenomeno dei roghi di rifiuti – ha detto – Al contrario di quanto è stato evidenziato, al di là dei toni anche accesi, e dei quali mi dolgo, dettati dalla forte partecipazione di tutti alla problematica, nell’occasione non si è registrata alcuna distanza tra istituzioni e cittadini ma un clima di intensa e proficua collaborazione, pur se nell’ambito di un confronto dialettico, che sono certo darà ancora una volta ulteriori risultati importanti anche con il contributo di don Patriciello”.

Poi il prefetto De Martino si immerge nel consueto gergo burocratico nel tentativo di spiegare le circostanze dell’accaduto. E comincia subito: “Tengo a precisare”. Appunto, ora si trova più a suo agio nel territorio linguistico dei comunicati stampa. “Tengo a precisare che il parroco don Maurizio Patriciello conosceva il prefetto Carmela Pagano e il suo ruolo perché era stato ricevuto in più occasioni presso la prefettura di Caserta. Pertanto dopo averla chiamata per ben tre volte signora in presenza dei rappresentanti di altre istituzioni, più di 20 sindaci, il questore, i comandanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti della Regione, della Provincia e delle Asl, ho ritenuto doveroso invitare don Patriciello a rivolgersi al responsabile della prefettura di Caserta utilizzando il titolo di prefetto, perché riconoscesse nel suo interlocutore, agli occhi di tutti, il ruolo e le responsabilità che sono affidate al rappresentante del Governo. Il rispetto dei ruoli ancor più se di livello istituzionale e connessi a incarichi di elevata responsabilità – aggiunge De Martino – è la prima regola per aver un confronto costruttivo”.

Padre Maurizio è amareggito per l’accaduto, è abituato ad avere a che fare più con la camorra che con le etichette istituzionali. Afferma di aver notato da parte del prefetto De Martino un atteggiamento ostile fin dall’inizio della riunione: “Mi ha fatto parlare solo alla fine – sostiene il sacerdote – quasi che desse fastidio che raccontassi della discarica di amianto scoperta tra Napoli e Caserta. Da parte mia non avevo alcun intento offensivo nei confronti del prefetto di Caserta, Carmela Pagano, che ho incontrato alcuni giorni prima ed è stata gentilissima. Chiamandola signora volevo farle una cortesia, altro che insultarla”.

“Il rispetto dei ruoli”, certo. Invece di sottolineare – a suo vanto- che c’era lì tutta quella gente per risolvere un problema sociale, il prefetto De Martino parla di rispetto dei ruoli. Senza questo spiacevole incidente nessuno avrebbe saputo che in quella prefettura erano convenuti più di 20 sindaci, il questore, i comandanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti della Regione, della Provincia e delle Asl per far fronte all’emergenza continua dei rifiuti nelle province di Napoli e Caserta . Ma forse c’è un modo meno insidioso per pubblicizzare lo sforzo delle istituzioni per risolvere gravi problemi in una zona difficilissima.

Antonio De Lisa
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Categorie:N05- Tutti i veleni del mondo, W05- Seminario sulla Criminalità organizzata

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