Femminicidio- In Italia uccisa una donna quasi ogni due giorni nel 2012

Ha ucciso la compagna con diverse coltellate al petto durante una lite in un appartamento nel quartiere Forcellini, a Padova. L’uomo, 30 anni, ha poi tentato il suicidio impiccandosi. Le urla provenienti dalla casa hanno allarmato i vicini che hanno chiamato la polizia. Quando gli agenti della Squadra Mobile di Padova sono arrivati sul posto hanno trovato la donna, anche lei 30 anni, già morta e il compagno in gravi condizioni.

Sono da poco passate le 14.40 a Collegno. Qualcuno chiama il 118 dal quartiere Villaggio Dora: “Venite, ho fatto una follia”. Chi parla è Francesco Barraco, 54 anni, impiegato nella segreteria dell’istituto scolastico di Casalette. Subito dopo scende nel portone del palazzo per aspettare i carabinieri. Quando i militari giungono sul posto, guidati dal capitano Raffaele Ruocco, lo trovano così, stordito e confuso nell’androne del palazzo. Barraco indica con una mano l’appartamento e se ne rimane in disparte. Nell’appartamento si è da poco consumata un’allucinante tragedia. La porta è aperta. Un ragazzo di 16 anni regge la mano di una donna riversa in una pozza di sangue. E’ l’ultimo, disperato, contatto del ragazzo con la madre, Vincenzina Fernanda Scorzo, di 56 anni, insegnante di italiano alla scuola media Tallone di Alpignano. Anche il ragazzo è ferito, ma solo di striscio a un braccio. La donna è morta, in seguito a tre fendenti al petto e otto sul braccio sinistro procurati con un coltello da cucina con una lama di 30 centimetri.

A Palermo un ragazzo accoltella la sorella dell’ex fidanzata intervenuta per difenderla in una furibonda lite.

Queste potrebbero sembrare  notizie di cronaca come tante, ma sono solo gli ultimi due dei 99 casi di omicidio perpretati in Italia dall’inizio dell’anno ai danni delle donne. Si chiama “femminicidio”. Una strage silenziosa.

La novantottesima vittima ha il volto della trentenne uccisa  a Padova dal proprio compagno, di cui abbiamo riferito in apertura. La novantanoversima quella di una insegnante. La centesima la diciassettenne di Palermo. I numeri, forniti all’Adnkronos da Telefono rosa, mostrano un’escalation di violenza inarrestabile.

Il termine femminicidio (o femmicidio) è ricorrente da anni a livello internazionale per descrivere fenomeni di violenza che interessano molti paesi latini – emblematici i casi del Messico (Ciudad Juarez), della Colombia, della Spagna – e anche altri paesi occidentali, sebbene siamo soliti attribuire ai soli paesi arabi e africani ed a ragioni tribali e religiose il triste primato.

Si parla di femminicidio quando la donna viene uccisa in quanto donna. Non sono casi di femminicidio l’operaia morta sul lavoro, la donna morta in un incidente d’auto o la soldatessa uccisa in guerra, a condizione che l’operaia non sia buttata dall’impalcatura dai colleghi maschi infastiditi ad esempio dalle sue assenze per cure parentali, il frontale non sia causato dall’ex della donna per vendetta e la soldatessa sia vittima di un proiettile in battaglia o di una bomba lanciata nel mucchio e non sia prima stuprata come arma di guerra.

A maggio, quando le donne scesero in piazza Montecitorio per denunciare il dramma della violenza, erano 55 quelle che erano state uccise per lo più per mano di partner, mariti e padri possessivi. Chiedevano quale sarebbe stata la prossima vittima: da allora, ben altre 43 hanno perso la vita.

Manifestazione per denunciare il femminicidio

L’appello di “Se non ora quando”

Ad aprile c’era stata una prima denuncia di “Se non ora quando” (Snoq).

“Il femminicidio non è solo un fatto criminologico ma ha una valenza simbolica del rapporto (arretrato) uomo-donna in Italia. Ecco perché riguarda la politica”, sottolinea Cristina Comencini di Snoq. Ed è per questo che Snoq chiede anche “agli uomini di aprire gli occhi e di camminare e mobilitarsi con le donne per porre fine a questo orrore”. Telefono Rosa ha scritto al premier Monti: “Servono risorse economiche e una commissione straordinaria”. Barbara Pollastrini del Pd ha chiesto un piano di sicurezza e la senatrice Adriana Poli Bortone ha annunciato che in Senato c’è un ddl per l’inasprimento delle pene contro il femminicidio. Dal mondo politico anche le adesioni di Nicola Zingaretti, Anna Finocchiaro, Livia Turco, Costanza Quatriglio

Il libro di Riccardo Iacona

La tragedia del femminicidio è il tema trattato da Riccardo Iacona in un libro in uscita in questi giorni,   Se questi sono gli uomini, Chiarelettere Reverse, pagine 272). E’ il racconto di una  tragedia nazionale, che macina lutti e sparge dolore come una vera e propria macchina da guerra. Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, dentro le famiglie, nel posto che dovrebbe essere il più sicuro e il più protetto e invece diventa improvvisamente il più pericoloso.
Riccardo Iacona ha attraversato il paese inseguendo le storie dei tanti maltrattamenti e dei femminicidi. Finalmente la voce di chi subisce violenza possiamo ascoltarla, insieme alle parole degli uomini, quelli che sono stati denunciati: “Avevo paura di perderla. Gliele ho date così forte che è volata giù dal letto…”.
“Qual è allora l’Italia vera, quella dove l’amore è una scelta e le donne sono libere, o quella delle tante case prigione in cui siamo entrati?… Questa è una storia che ci riguarda da vicino, perché ci dice come siamo nel profondo” scrive Iacona. È un fenomeno che non si può catalogare tra i fatti borderline. Sono migliaia i casi di violenza silenziosa e quotidiana che si consumano nelle nostre case. “La sera, appena sentivamo il rumore della macchina di lui, io e i bambini entravamo in agitazione; dicevo loro: ‘Mettetevi subito davanti alla tv’.”
Così la vita diventa un inferno, se questi sono gli uomini.

“È come se io fossi il fuoco e la mia compagna ci buttasse la benzina sopra: tu bruci, bruci. E dall’altra parte non arriva nessun aiuto, perché se le mi voleva veramente bene non doveva alimentare questa cosa…”

Testimonianza di un uomo di 45 anni, denunciato dalla moglie per maltrattamenti e oggi in cura presso un centro antiviolenza.

“Quanti rapporti malati, quanta inutile sofferenza. Quanta crudeltà nel sottomettere la madre dei propri figli. Che vita d’inferno in centinaia di migliaia di case italiane.”

“È un percorso tipico di questi uomini, ce lo dicono tutte le donne che ci vengono a trovare: ti isolano, così è più facile cominciare a colpirti.”

Maria Grasso, fondatrice e responsabile del Centro antiviolenza di Piazza Armerina (Enna).

“Ormai ci avevo fatto l’abitudine, per me era così, non c’erano alternative… Io non esistevo più, esisteva solo lui.”

Cristina, 24 anni, ex moglie di Francesco Lo Presti, 34 anni, l’uomo che il 24 aprile 2012 ha ucciso la nuova fidanzata Vanessa Scialfa, ventenne.

“Mi ci metto anch’io, dobbiamo fare un semplice esercizio: quanti di noi si riconoscono in questi racconti, anche solo in parte? Proviamoci veramente, con sincerità però e senza autoassoluzioni. Le liti durate ore. Le inutili scene di gelosia. L’incapacità di parlare, di rispondere durante le discussioni. La scorciatoia delle urla e delle grida. Le offese, le ingiurie, le parolacce. Le minacce e la mano alzata. Quanti di noi hanno vissuto episodi come questi?…”

“Quando le ho messo le mani al collo, pensi che stavamo litigando per il caricabatteria di un telefonino, per questo le dico che le motivazioni non sono importanti, possono sembrare assurde.”

Testimonianza di M., 50 anni, Torino.

“Il 93 per cento delle violenze perpetrate dal coniuge o dall’ex non viene denunciato. Solo il 6,2 per cento delle violenze è opera di sconosciuti, mentre il resto dei maltrattanti sono partner o ex partner. Sono 6,743 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che, almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenza, pari al 31,9 per cento della popolazione femminile.”

Rapporto Istat, 2007.

Lo studio di Barbara Spinelli

“Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale” è un libro a cura di Barbara Spinelli uscito in prima edizione per la Franco Angeli nel 2008.

Il termine “femminicidio”, nato in occasione della strage delle donne di Ciudad Juarez, indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna». Il testo illustra le tesi elaborate in Centroamerica sulle cause del femminicidio ed espone i meccanismi di indagine e di denuncia, i risultati di ricerche locali, le politiche sviluppate, la richiesta di riconoscimento giuridico del femminicidio come specifico reato e crimine contro l’umanità.

Perché un libro sul femminicidio? Per raccontare le origini e la storia di questo recentissimo neologismo, ormai sempre più diffuso anche nel nostro paese con riferimento alla strage delle donne di Ciudad Juarez, in Messico. L’autrice documenta la nascita del termine femminicidio, antecedente a tali fatti, e spiega come esso sia stato adottato dalle donne centroamericane per veder riconosciuti e rispettati i propri diritti umani, in particolare quello ad una vita libera da qualsiasi forma di violenza. Femminicidio è la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna “in quanto donna”, perché non rispetta il ruolo sociale impostole. L’autrice illustra, inoltre, le tesi elaborate in Centroamerica sulle cause del femminicidio ed espone i meccanismi di indagine e di denuncia, i dati risultanti dalle ricerche locali, le politiche sviluppate sulla loro base, la conseguente richiesta di riconoscimento giuridico del femminicidio come specifico reato e come crimine contro l’umanità.
Nel volume si mette in luce l’alleanza tra donne e Ong a tutela dei diritti umani per inchiodare lo stato messicano alle sue responsabilità per i massacri di donne a Ciudad Juarez. Ora, grazie alla copertura mediatica del caso messicano, il femminicidio non rappresenta più solo una specificità centroamericana, ma ha assunto una valenza generale, uscendo dall’ambito importante, ma ristretto, della descrizione di un fenomeno locale per costruirsi come concetto giuridico, di rilevanza interna e internazionale.
Il percorso di riconoscimento del femminicidio come crimine contro l’umanità, ora preso in considerazione anche a livello europeo, ha una valenza universale: consente di individuare il filo rosso che segna, a livello globale, la matrice comune di ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne, ovvero la mancata considerazione della dignità delle stesse come persone. Non rispettare i diritti delle donne lede l’umanità tutta: tale affermazione pone le basi per la costruzione di relazioni sociali diverse, incentrate sulla Persona in quanto tale e sul rispetto reciproco a prescindere da ogni forma di diversità, sia essa sessuale, etnica, giuridica o ideologica.

A.DeL.

20 ottobre 2012



Categorie:A02- Storia giudiziaria dell'Italia unita, W04- Giovani Disagio Legalità

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