La marcia dei poveri verso Nuova Delhi: ancora grave il problema dei fuori casta

Decine di migliaia di indiani poveri, soprattutto “paria” o “dalit”, cioè i fuori casta, hanno iniziato una marcia di 350 chilometri verso Nuova Delhi per rivendicare i loro diritti e denunciare il fallimento dello sviluppo economico del subcontinente indiano.

La “marcia per la giustizia” è partita da Gwalior, centro del paese, e dovrà raggiungere la capitale tra 26 giorni, ha indicato l’organizzazione che promuove l’iniziativa, Ekta Parishad, che chiede una giustizia sociale per gli indiani senza terra. “Circa 35mila persone erano a Gwalior e quando il corteo avrà raggiunto Nuova Dehli il numero dei partecipanti sarà arrivato a 100mila”, ha promesso il portavoce dell’organizzazione, Aneesh Thillenkery.

In cammino ci sono agricoltori, membri della tribù Adavasi (letteralmente “abitanti originari”, ovvero gli appartenenti ai popoli tribali indigeni) e dalit (o paria). Il fondatore di Ekta Parishad, Pv Rajagopal, ha ricordato alla folla prima di partire che si tratta di una lotta per “la dignità, la sicurezza e l’identità”.

All’iniziativa, che ricalca il modello della famosa “marcia del sale” lanciata dal Mahatma Gandhi nel 1930 per ottenenere l’indipendenza dell’India, partecipano duemila organizzazioni indiane.

“Chiediamo che le terre agricole siano utilizzate esclusivamente per l’agricoltura e vogliamo una politica di riforme agrarie, che non esiste”, ha spiegato il portavoce dell’organizzazione, Anees Thillenkery. “Mentre i poveri chiedono la terra, il governo centrale afferma che il problema dipende dal governo locale – ha denunciato il portavoce – il governo acquisti le terre per un uso industriale o per realizzare delle zone economiche speciali”.

Il problema dei fuori casta in India è ancora pesante. Due donne fuori casta indiane (dalit) hanno lavorato per 42 anni nello Stato sud-occidentale di Karnataka pulendo bagni di un istituto pubblico con uno stipendio mensile, mai aumentato, di 15 rupie (oggi 22 centesimi di euro). Ora, pur in pensione, continuano a lavorare senza avere ottenuto l’adeguamento riconosciuto loro da tribunali di vari gradi. Protagoniste della vicenda sono Akku e Leela, che per oltre 4 decenni hanno assicurato la pulizia di 21 bagni di un istituto governativo.

3 ottobre 2012

TMnews



Categorie:G02- Storia dell'India - History of India

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