Mali- Distruzioni sistematiche di templi sufi da parte di miliziani qaedisti

Continuano in Mali le distruzioni sistematiche di monumenti e cimeli sufi da parte degli islamisti di Al Qaeda. I miliziani qaedisti che da marzo, dopo il colpo di Stato a Bamako, occupano il nord del Mali, vogliono un’applicazione rigorosa della ‘sharia’ e considerano ‘haram’ (proibito) ogni forma di adorazione politeista, che metta cioè accanto a Dio altri ‘santi’, sia pure uomini pii e devoti; e dunque i santuari sono considerati idolatri. “Dio è unico. Tutto questo è ‘haram’.

Da marzo la storica città e il nord del Paese sono cadute in balia dei fondamentalisti che tagliano mani e teste e distruggono santuari .

Un appello del partito radicale e della fondazione Chirac, “Salvare Timbuctu per salvare la pace”, (lo trovate qui) cerca di attirare un po’ di attenzione mediatica su una delle tante crisi dimenticate o mai scoperte del pianeta. Se Timbuctu è, per molti, un luogo letterario, un nome che evoca carovane transahariane ed esplorazioni epiche, pochi hanno avuto notizia che la vera Timbuctu, la città sgarrupata e ricca solo di storia nel nord del Mali, è da cinque mesi, insieme a altre città storiche come Gao e Kidal, sotto il controllo del Mujao, il Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale, di Ansar al Din e di altri gruppi armati.
Ostaggio, insomma, di estremisti islamici di area Al Qaeda che spadroneggiano in una regione più grande della Francia, hanno imposto agli abitanti che non sono riusciti a scappare una rigida e per molti versi folle osservanza della sharia, punendo i veri o presunti dissidenti con pestaggi, amputazioni e lapidazioni pubbliche.
Come già per i più celebri Buddha di Bamiyan anche i monumenti sono rimasti vittime dell’ignoranza e del fanatismo: distrutti uno dopo l’altro i preziosi e antichi santuari sufi, la corrente dell’Islam tollerante e mistica particolarmente invisa a tutti gli estremisti, in pericolo o forse già perduti i 700 mila manoscritti arabo-islamici medievali. Pericolosi emblemi d’idolatria che comprendono rare opere di Avicenna e che arrivarono lì dalla Spagna tornata cristianissima dopo la Reconquista.
Il Mali è diventato un Paese “fallito” a marzo scorso quando un colpo di Stato militare ha deposto il presidente Amadou Toumani Toure e i gruppi islamisti hanno approfittato del caos per conquistare il nord del Paese e instaurarvi la loro speciale forma di islam. Il governo provvisorio, retto dal presidente Dioncounda Traore, è impotente e fantastica di un’improbabile riconquista manu militari dei territori perduti mentre i jadhisti si lottano con problemi seri come ad esempio, lo riferisce il New York Times, amputare le mani a tutti i 200 ladri che hanno catturato nella regione di Kidal. Problema secondario, evidentemente, è invece che nella zona manchi quasi del tutto la corrente elettrica.
Intanto tra un’esecuzione – annunciata ieri quella del vice console algerino a Gao, Tahar Touati, preso in ostaggio lo scorso 5 aprile – e un tribunale speciale islamico si attendono le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu su un piano che prevede l’intervento di aiuto di 3 mila truppe del Blocco africano occidentale (Ecowas) al costo di 400 milioni di dollari. Due le opzioni per il governo di Bamako: quella militare cui darebbero un contributo i paesi della regione e quella dei negoziati cui si sta dedicando in particolare il Burkina Faso. In mezzo, dimenticati da tanti, mezzo milione di civili in fuga.

Tra giugno e luglio i miliziani quadisti avevano distrutto un cimitero a sud di Timbuctu, nel sobborgo dell’omonima moschea di Djingareybe, fatta costruire nel 1327 dal sultano del Mali Kankan Moussa, di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca. Si sta perdendo un patrimonio di immenso valore.

30 settembre 2012



Categorie:F09- Storia dell'Africa sub-sahariana - History of Sub-Saharan Africa

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