Il presidente Saakašvili in Georgia punta alla consacrazione, nonostante i video sulle torture

Il presidente georgiano Mikheil Saakašvili

Il presidente della Georgia Mikheil Saakashvili è abituato a collezionare onorificenze, ma anche diverse accuse, che si stanno facendo più serrate nell’imminenza delle elezioni legislative. Adottato dagli occidentali al suo arrivo al potere nel 2004 dopo la rivoluzione delle rose, è oggi al centro delle critiche degli oppositori, che mirano a  far vacillare il suo potere alle elezioni politiche di lunedì prossimo e lo accusano di derive autoritarie. La recente rivelazione delle torture operate dalle guardie carcerarie in una prigione di Tbilisi, che ha suscitato la condanna internazionale, ha scalfito l’immagine del governo e collocato il suo partito in una situazione delicata a qualche giorno dal voto.

Saakašvili è il presidente della Georgia dalla vittoria delle elezioni del 4 gennaio 2004, avvenute dopo i fatti della Rivoluzione delle Rose, di cui è stato uno dei principali artefici. È succeduto il 25 gennaio 2004 a Nino Anzoris asuli Burdzhanadze (capo di stato provvisorio) sino al 25 novembre 2007, quando la signora Burjanadze gli è nuovamente succeduta alla carica come capo provvisorio. Le elezioni presidenziali del 5 gennaio 2008, che lo hanno visto come candidato dell’Unione Movimento Nazionale (centro destra), seppur contestate dall’opposizione, lo hanno riconfermato alla carica di Presidente per altri 5 anni (essendo state ritenute sufficientemente regolari dagli osservatori internazionali).

Saakašvili deve lasciare il potere alla fine del suo secondo mandato presidenziale nel 2013, ma secondo molti georgiani se passerà con successo l’esame delle legislative potrebbe restare un’importante figura politica ancora a lungo. Se i detrattori l’accusano di autocrazia, i sondaggi mostrano che il presidente resta uno degli uomini politici più popolari delle piccola repubblica ex sovietica caucasica. A 44 anni, bruno, imponente,Saakašvili si nuove con la stessa energia e la stessa fiducia in se stesso di quando arrivò al potere dopo la rivoluzione del 2003. Ambizioso, impulsivo, giurista carismatico formatosi negli Usa e in Francia, capace di parlare cimque lingue, Saakašvili porta una ventata di novità nella politica georgiana quando riesce a cacciare il presidente Edouard Shevardnadze, vecchio apparatchik comunista e già ministro degli Esteri di Mosca, accusato di brogli elettorali.

L’imamgine del giovane rivoluzionario che nel novembre 2003 entra in parlamento con una rosa in mano fa il giro del mondo. Eletto poco dopo, con il 96% dei voti, diventa il più giovane capo di Stato europeo e incarna il sogno democratico post-Urss.

Beniamino degli occidentali e soprattutto di Washington, il nuovo presidente parte di slancio con la modernizzazione del paese, in preda alla povertà e alla corruzione, avviando una serie di riforme economiche e cercando di attrarre gli investitori esteri. Ma nel 2007 la sua immagine si appanna: manifestazioni d’opposizione disperse con i lacrimogeni, televisione d’opposizione presa d’assalto, decretazione dello stato d’emergenza. Fine tattico, figlio di un medico e di una storica, nato a Tbilisi il 21 dicembre 1967, riesce a riprendere il controllo della situazione indicendo un voto presidenziale anticipato, che vince.

Mentre crescono le tensioni con le vicina Russia, decide di riprendere con le armi il controllo del territorio separatista filorusso dell’Ossezia del Sud, l’8 agosto 2008, giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, una scelta che gli costerà cara. Mosca interviene occupando gran parte del territorio georgiano. Tbilisi perde la guerra lampo, durata cinque giorni, al termine della quale Mosca riconosce l’indipendenza dell’Ossezia e dell’Abkhazia, altro territorio separatista georgiano.

Dicevamo che Mikheil Saakašvili è abituato a collezionare onorificenze ma anche diverse accuse per uso di sostanze stupefacenti. Le ultime accuse risalgono al 2008. Da allora il presidente georgiano ha esercitato un controllo sempre più pervasivo sulla società, nonostante un’agguerrita opposizione interna.

Una manifestazione di protesta contro Saakašvili

27 settembre 2012



Categorie:E11- Storia dei Balcani e dell'Europa Orientale

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